Il Drago Rosso - Mondiali di Shanghai parte 2

20 Agosto 2005 da Ping Pong Italia 

lettura di 15 min.

Come promesso, comincio a raccontare i Mondiali di Shanghai, gara per gara, partendo dal singolo maschile. Wang Liqin vince il suo secondo titolo iridato individuale, dopo quello del 2001, allora in finale 3-2 contro Kong Linghui. Anche stavolta per vincere deve battere un altro cinese, Ma Lin. Lo fa per 4-2 e conferma non solo il suo gran momento di forma (aveva vinto a dicembre il Master, quello che viene comunemente chiamato Ittf Pro Tour Finals, a Pechino, in finale proprio contro Ma Lin), ma anche di essere uno dei più forti giocatori di sempre.
WANG LIQIN E LA CINA

In proposito, credo sia meglio chiarire un paio di cose su lui, visto che in passato ci sono state informazioni quantomeno inesatte e fuorvianti. E’ stato detto e scritto che Wang Liqin (si pronuncia vang licìn) dal punto di vista tecnico era considerato meno di altri giocatori dai responsabili della nazionale cinese, che deve i suoi successi non tanto alla tecnica quanto alla quantità di lavoro svolto che gli ha permesso di rimediare alle sue carenze, che ha vinto i Mondiali del 2001, rimontando da 0-2 a Kong Linghui, perché i tecnici cinesi avevano ordinato a Kong Linghui di perdere e via con cose di questo tipo.
Purtroppo, si parla di qualcosa o qualcuno senza conoscere alcunché. E allora è meglio precisare. Wang Liqin è uno dei due giocatori, insieme a Kong Linghui, che il c.t. della Cina, Cai Zhenhua, spedì in Svezia, a fare esperienza, 6 mesi ciascuno quando avevano 15 anni, perché aveva capito che erano i due migliori in assoluto e avevano bisogno di una esperienza nella nazione più forte in quel momento, stiamo parlando del ’93 e ’94, prima che la Cina ricominciasse a vincere. Cai Zhenhua, quindi, puntava proprio su loro due, oltre che su Liu Guoliang, per riportare la Cina al successo. E così è stato. Sono diventati entrambi campioni del mondo di singolo, come anche Liu Guoliang che Cai Zhenhua non ha fatto andare in Svezia per non far abituare gli svedesi (e gli europei) al suo gioco particolare. Quindi, dal punto di vista tecnico, Wang Liqin era considerato uno dei più forti.
Il vero problema per lui era il carattere. Troppo educato, un tipo che non gridava quando vinceva il punto, era considerato molle dai tecnici cinesi, che invece preferivano Ma Lin, considerato un vincente con la sua grinta, i pugni agitati verso gli avversari, le urla. Ecco perché c’era un clima di sfiducia nei confronti di Wang Liqin, considerato fortissimo come giocatore, ma poco intelligente dal punto di vista tattico e non certo un furbo o un duro. Una sua eventuale vittoria, quindi, sarebbe stato uno smacco per tutti quelli che sostenevano la sua debolezza psicologica. Durante la finale dei Mondiali di Osaka, il 90% dei tecnici cinesi sperava che Kong Linghui vincesse, proprio perché un successo di Wang Liqin sarebbe stato uno smacco colossale per loro. Altro che ordinare a Kong Linghui di perdere, stavano facendo il tifo per lui contro Wang Liqin.
Non è stato solo quel titolo mondiale, comunque, a dimostrare di che pasta sia fatto Wang Liqin, che ha fatto vedere di essere molto più duro di Ma Lin, a sua volta perdente in troppe occasioni, a cominciare dall’Olimpiade di Atene, quando è stato eliminato 4-0 da Waldner, giocando scriteriatamente e senza alcuna logica. Wang Liqin, pur con le ovvie sconfitte (ad Atene ha perso con un altro cinese fortissimo, Wang Hao, non con qualcuno nettamente inferiore a lui), è il giocatore con il massimo rendimento fra tutti quelli che si trovano nelle prime posizioni mondiali, è quello che ha retto più tempo in testa alla classifica internazionale e quello che ha vinto più gare, fra Open internazionali, Master e Mondiali. La vittoria a Shanghai è stata solo l’ultima di una serie lunghissima di successi che fanno capire quale sia il suo reale valore.
GLI AVVERSARI A SHANGHAI
SAMSONOV
Nelle previsioni dei cosiddetti esperti, i favoriti per il titolo mondiale erano parecchi, ma l’aspetto più sconcertante era il gran numero di europei considerati in grado di battere i cinesi e gli asiatici in generale. In particolare, le indicazioni erano per Boll, Samsonov, Kreanga, il campione in carica Schlager. Alla prova dei fatti, l’unico davvero in grado di sostenere il confronto è Samsonov, a dispetto del fatto che in semifinale sia arrivato Maze, e su quest’ultimo aspetto mi soffermerò più a lungo in seguito. Il bielorusso, campione d’Europa in carica, ha perso col sudcoreano Oh Sang Eun, poi arrivato in semifinale, ma ha sprecato una grande occasione, giocando quasi senza convinzione e cedendo il campo proprio sul suo punto più forte, lo scambio di mezzavolata di rovescio, non seguito dal top di diritto, cosa che Samsonov è perfettamente in grado di fare. Kreanga, potenzialmente pericoloso per chiunque, mostra i limiti quando non è il primo ad attaccare, così ha ceduto al cinese Hao Shuai, non un campione eccelso, ma comunque veloce nell’attacco.
BOLL
Boll ha mostrato ancora una volta i suoi grandi limiti tecnici, che i tecnici europei (a eccezione di Leo Amizic, nettamente il migliore di tutti) si ostinano a non vedere, tanto che a questo punto bisognerebbe chiedersi se non vogliono vederli o non sono in grado. Si comincia dall’assurda posizione delle gambe nella risposta al servizio, troppo larghe, un esempio che nessun ragazzo che comincia a giocare a ping pong dovrebbe seguire. Si continua con un movimento di diritto fuori da qualsiasi canone di armonia del corpo. Quando Boll esegue l’attacco col top di diritto sembra che riceva un colpo di spranga nella schiena, tanto il suo corpo si inarca innaturalmente. Di buono ha il rovescio, grandissimo, l’unico colpo non rovinato da chi lo ha impostato tecnicamente, e una risposta sul tavolo di diritto agli attacchi avversari. Troppo poco per aspirare a essere un vero campione. E a Shanghai non ha dovuto nemmeno aspettare i cinesi più forti per perdere (con Ma Lin, tanto per fare un esempio, ha uno 0-7 da paura nei confronti diretti), è stato eliminato da uno della vecchia guardia, quel Liu Guozheng che è vicino all’addio alla nazionale, dopo essere stato uno degli eroi in passate edizioni dei Mondiali. Il bello è che Boll avrebbe dovuto vincere 4-1 questo incontro, per come si era messo e per quello che si vedeva in campo, con un vantaggio enorme sciupato nell’ultimo set e con un pizzico di sfortuna (spigolo di Liu Guozheng su un matchball di Boll) che però non annulla i demeriti del tedesco. Ma ogni volta che Boll sembrava guidare il gioco, ecco che arrivava l’attacco del cinese a spezzare la sua azione e lui non era mai in grado di dare continuità agli attacchi. Ai Mondiali di Parigi, nel 2003, Boll aveva perso da un giovane cinese Qiu Yike, nemmeno lui un grandissimo giocatore, che aveva semplicemente contrastato gli attacchi di Boll con un efficace block di rovescio, sul quale Boll si trovava sempre fuori posizione, conseguenza questa delle anomalie tecniche, specie nel diritto, che lo portano a essere costantemente sbilanciato. Quindi, c’è sempre un ostacolo, nemmeno tanto alto, che impedisce a Boll di vincere. Arriva qualche successo nei tornei internazionali, ma nei momenti importanti, Campionati europei inclusi, vengono fuori i suoi grandi limiti, dei quali a mio avviso lui ha colpe limitate: sono dovuti al tecnico che lo ha impostato da ragazzo.
SCHLAGER
Per quanto riguarda Schlager, la sua eliminazione da parte del He Zhiwen paradossalmente non dovrebbe nemmeno essere considerata una sorpresa. In realtà, la sua vittoria ai Mondiali di Parigi era stata il frutto di una serie irripetibile di circostanze. E infatti non si sono ripetute. Ha perso con un cinese pennaiolo classico, che usa solo una faccia della racchetta, il che potrebbe sembrare incredibile, ma così non è. Schlager, che è molto intelligente, sa sviluppare un gioco che a va a colpire i punti deboli degli avversari, non solo cinesi. Non trovando più pennaioli classici, ma solo moderni, alla Ma Lin tanto per intenderci, non è abituato a confrontarsi con loro e a trovare le giuste contromisure. Inoltre, contro avversari che sfruttano attacchi improvvisi e anticipano i tempi dei colpi sul tavolo, come fanno i pennaioli classici, si trova in difficoltà perché non è velocissimo. Contro altri tipi di avversari, pure molto veloci, lui sa anticipare le loro intenzioni e quindi farsi trovare pronto. Contro He Zhiwen, ogni colpo era una sofferenza per lui. E così, ha perso.
YOO SEUNG MIN
Come ha perso il campione olimpico, il sudcoreano Yoo Seung Min. Lo scrivo in questo modo perché è il suo vero nome, contrariamente a quanto viene riportato dall’Ittf, che lo chiama Ryu Seung Min, ma anche su questo tornerò in uno dei miei prossimi interventi. Yoo Seung Min (ha lo stesso cognome del primo campione olimpico di singolo, Yoo Nam Kyu) è stata una sorpresa meno rilevante rispetto a quella di Schlager ai Mondiali 2003. In effetti, il suo valore tecnico è molto elevato: veloce e potente, ha sempre dato fastidio ai cinesi, anche se non riusciva mai ad arrivare sino alla fine del torneo con lo stesso livello di gioco. L’incostanza di rendimento, però, non significava che non potesse prima o poi raggiungere un gran risultato, cosa che è avvenuta ad Atene, sia pure con la collaborazione di Wang Hao, il cinese che si sta distinguendo per fallire gli appuntamenti importanti. Yoo Seung Min, dopo la vittoria olimpica, non ha più azzeccato una gara e così è stato anche ai Mondiali di Shanghai, quando ha ceduto all’olandese Heister, soffrendo la sua potenza e non riuscendo quasi mai ad anticiparlo, anzi era Heister che partiva sempre per primo e che avrebbe potuto chiudere addirittura 4-1, sciupando tanto sul 3-1 e risvegliandosi poi sul 3-3.
WALDNER
Un discorso a parte per Waldner, che ogni volta sembra arrivato alla sua ultima manifestazione, ma che puntualmente riappare in quella successiva. Dopo aver superato due turni contro Chou Tung Yu (Taipei) e Moldovan (Norvegia), si è trovato di fronte un muro, Samsonov. E non c’è stato niente da fare, così come era già successo ai Mondiali 2001, a Osaka, quando il risultato fu un imbarazzante 0-3 (soprattutto nei parziali), quando si giocava ancora il vero tennistavolo ai 21 punti. Stavolta, il confronto, pur nel netto 0-4, è stato più equilibrato, Waldner ha fatto comunque bella figura. Il bis del torneo olimpico, quando è arrivato in semifinale, era impossibile, per un semplice motivo. Ad Atene, Waldner aveva costruito la sua impresa grazie a vittorie su due giocatori tatticamente sprovveduti, come Ma Lin e Boll, da lui battuti facilmente. Contro Ma Lin, ha costretto il cinese a forzare gli attacchi, col risultato che Ma Lin è impazzito nel tentativo di chiudere il punto sulla terza palla, quando avrebbe dovuto fare esattamente il contrario, aspettare che Waldner sbagliasse, visto che non può più sopportare lo scambio lungo per evidenti motivi di debolezza fisica. Contro Boll, ha aperto lui il gioco su ogni punto, e Boll non sa cosa fare quando è l’avversario ad attaccare. Ma quando Waldner si è poi trovato di fronte due giocatori , come Yoo Seung Min in semifinale e Wang Liqin nella finale per il terzo posto, non c’è stata partita. La sua immensa classe può ancora reggere, ma fino a un certo punto. Quando si trova davanti un giocatore veloce o potente, non c’è niente da fare, a meno che l’altro non si faccia imbrigliare, cosa accaduta a Ma Lin e Boll, che però, come detto, si distinguono per i loro limiti di comprensione della partita. A discolpa di Ma Lin, comunque, bisogna dire che lui questo limite lo mette in mostra solo quando si fa prendere dalla tensione, visto che ogni giocatore cinese, dal punto di vista tattico, ha una preparazione che i giocatori europei (tranne rare eccezioni) si sognano.
MAZE
Concludo con Maze, acclamato dagli incompetenti come la grande sorpresa dei Mondiali. Per lui, è stato detto, si è trattato di un’ulteriore conferma dopo il bronzo olimpico nel doppio e la vittoria a squadre agli Europei. A questo punto, è opportuna qualche spiegazione. Partiamo dal bronzo olimpico nel doppio, dovuto semplicemente al fatto che l’Ittf ha approvato una regola assurda, che non c’è e non c’è mai stata in alcuno altro sport: i due doppi di una stessa nazione, all’Olimpiade, devono stare dalla stessa parte del tabellone. Per chi non è in malafede, è una regola che va contro qualsiasi principio di sport oltre che contro la Cina. Si decide a tavolino, insomma, chi deve vincere le medaglie. Nel caso specifico, si regalano medaglie alle nazioni più deboli. Così è stato ad Atene. Il bronzo nel doppio alla Danimarca è una bestemmia. Detto questo, passiamo agli Europei, quando la Danimarca ha tratto vantaggio dagli innumerevoli regali degli avversari, che hanno perso partite incredibili contro Bentsen e Tugwell. E Maze, che in teoria avrebbe dovuto garantire i 2 punti, ha perso col “polacco” Wang Zeng (Danimarca da 0-2 a 3-2),, col rumeno Crisan in semifinale (Danimarca-Romania 3-2) e con l’ “austriaco” Chen Weixing in finale (Danimarca da 0-2 a 3-2 con l’Austria). Il risultato del campo è sacro, ma il significato tecnico è tutt’altro.
Messi da parte i cosiddetti “precedenti” benaugurati, torniamo a Shanghai. Al primo turno, Maze batte 4-1 il brasiliano Monteiro, poi soffre col bravo croato Tosic (4-2), va facile col Feng Zhe, e poi, negli ottavi di finale, trova il cinese Wang Hao, che nel turno precedente ha rischiato di uscire con Cheung Yuk, cinese di Hong Kong. Una piccola parentesi: tutti i giocatori e le giocatrici di Hong Kong sono cinesi che vengono da esperienze nella nazionale cinese, non ce n’è neanche uno nato a Hong Kong. Questo Cheung Yuk è stato campione nazionale a squadre nel ’98, con la squadra del Guangdong, insieme a Ma Lin, allora si chiamava Zhang Yu (Cheung Yuk è la traduzione di Zhang Yu in dialetto cantonese). Wang Hao, tranne che nelle finali dell’Ittf Pro Tour 2003, quando vinse la finale (ma rischiando di perderla col giovane Hao Shuai) ha sempre fallito gli appuntamenti mondiali. Vincitore di molti Open internazionali, si blocca quando ha la responsabilità di una grande vittoria, basta vedere quello che è successo ad Atene, quando ha perso la finale olimpica con Yoo Seung Min. Contro il mancino Cheung Yuk, in vantaggio 3-1, si imballa, non controlla gli attacchi veloci dell’avversario e vince soffrendo, 11-8 all’ultimo set. Contro Maze, poi, piomba nel vuoto mentale assoluto. Nettamente superiore sul gioco al tavolo, si fa invischiare nella tattica difensiva di Maze. Il danese, visto che non riesce ad arginare gli attacchi di Wang Hao, si rifugia nella difesa alta, lontano dal tavolo. Wang Hao, incredibilmente, invece di alternare la schiacciata allo stop sul tavolo, si ostina nelle schiacciate a ripetizione. Con la pallina da 40 millimetri, chiudere il punto con la schiacciata alta è quasi impossibile (e questo sarà argomento di un altro mio intervento), così come è assolutamente impossibile la controschiacciata lontana dal tavolo (altro crimine dell’Ittf). E Wang Hao, alla fine, sbaglia sistematicamente l’ultima schiacciata. In tutta la partita, persa 0-4, non ha effettuato un solo stop, per costringere Maze a riavvicinarsi al tavolo. Così, la differenza tecnica abissale fra i due giocatori si trasforma in una barzelletta.
E non è finita, perché nel turno successivo Maze affronta un altro cinese, Hao Shuai, che ha caratteristiche diverse. Wang Hao è un pennaiolo moderno, destro, Hao Shuai impugna all’europea, mancino. Maze non riesce a fermare i suoi attacchi veloci e potenti, si ritrova sotto 0-3 e nel quarto set è 5-9 e 7-10, con tre palle del match per il cinese, che comincia a sbagliare come un pollo. Maze riprende ad alzare le palle e Hao Shuai, proprio come ha fatto Wang Hao, si ostina a voler chiudere il punto con la schiacciata, finendo per impazzire. Anche leui non effettua neanche uno stop sul tavolo in tutte e 7 i set della partita, che finisce col perdere.
Maze è portato in trionfo come un eroe, ma nessuno guarda ai suoi limiti tecnici e ai regali che gli hanno fatto i cinesi. Così, si arriva alla semifinale, contro Ma Lin, che sbaglia solo quando ha paura. Quando gioca tranquillo, capisce bene che impostazione tattica dare alla partita. E la gara con Maze si trasforma in una gigantesca presa in giro da parte di Ma Lin, con il pubblico che prima si entusiasma, poi comincia a ridere di Maze. Succede, infatti, che Maze comincia ad alzare la pallina, come ha fatto con gli altri due cinesi, rifugiandosi nella difesa in lob. Ebbene, sulla prima palla alta, Ma Lin effettua subito uno stop, mentre Maze se ne sta andando tranquillamente lontano dal tavolo, convinto che Ma Li comincerebbe stupidamente a schiacciare. Maze nemmeno tenta di recuperare la palla, perché è sorpreso dallo stop. Ci prova di nuovo subito dopo e Ma Lin, anche questa volta, fa subito lo stop sul tavolo, senza effettuare neanche una schiacciata. Anche stavolta Maze resta fermo. Sulle successive palle alte, Ma Lin continua a non schiacciare e stavolta Maze comincia a tentare un recupero sulla palla corta, ma qui vengono a galla i suoi grossolani limiti tecnici, soprattutto nel movimento delle gambe (che i tecnici europei si ostinano a non voler studiare, magari pensano che le gambe non servano a niente!). Nel tentativo di avvicinarsi rapidamente al tavolo, per recuperare la pallina corta, Maze addirittura si impiccia con le gambe, fino a inciampare e a cadere sotto il tavolo, perché non sa muoversi velocemente e ignora la tecnica di base del movimento delle gambe. Ormai la partita è una barzelletta, ma non è finita ancora. Dopo aver umiliato Maze con gli stop, Ma Lin passa all’affronto finale: comincia lui ad alzare la pallina con un lob di difesa (anche se non ce n’è proprio bisogno), invitando platealmente Maze a schiacciare. E Maze comincia a schiacciare, proprio come hanno fatto Wang Hao e Hao Shuai contro di lui, ed esattamente come loro non riesce a chiudere il punto, finché sbatte la pallina nella rete, fra il boato del pubblico e l’espressione di figlio di buona donna di Ma Lin, che così vendica i suoi compagni di squadra. Maze mostra così il suo effettivo valore, davvero scarso, dal punto di vista tecnico. Anche per lui, vale il discorso fatto per Boll a proposito dei tecnici che lo hanno impostato da ragazzo. Il suo braccio sinistro, che impugna la racchetta, è qualcosa di obbrobrioso: è così disarticolato che sembra il braccio di qualcuno che ha avuto una tripla frattura, non ricomposta. Non c’è assolutamente armonia nel braccio e nei suoi movimenti. A salvarlo è la grande sensibilità del polso, ma questa dote è stata rovinata dal tecnico o dai tecnici che gli hanno dato i primi “insegnamenti”, se vogliamo chiamarli così. Delle gambe già ho detto, uno scempio del manuale della tecnica. Quindi, a dispetto della semifinale mondiale, il mio giudizio su Maze è catastrofico.

LA GARA
E concludo con gli accenni alla gara, che per gran parte già ho descritto parlando dei principali protagonisti. Andiamo avanti un turno alla volta.
PRIMO TURNO
Ci sono da segnare solo un paio di cose. Intanto, la sconfitta di Primorac col difensore greco Gionis. Primorac ormai è alla fine della carriera, e non solo da quest’anno. La sua discesa è molto più netta di quelle di altri campioni che, invece, si mantengono a galla con dignità. L’ultimo suo sussulto è stata la semifinale di Coppa del Mondo, a Jinan nel 2003, perduta con Boll, ma in quel caso la sua vittoria nei quarti di finale, contro Ma Lin, fu solo il coronamento di una partita scorretta da tutti i punti di vista, con Primorac che deliberatamente perse tempo in ogni occasione per far innervosisre Ma Lin, riuscendoci. Un solo esempio per capire cosa fu quella partita, che durò un’ora e 20 minuti con tempo effettivo di gioco di appena 20’. Primorac, che a ogni punto faceva passare almeno 15 secondi prima di piazzarsi al tavolo, chiede il time-out e, alla fine del tempo, si tolse la maglietta per cambiarla (avrebbe dovuto farlo durante il time-out o alla fine del set). A parte quella vittoria su Ma Lin, dovuta a mezzucci non adeguati a un vero sportivo, Primorac non ha più combinato niente, ormai è un ex giocatore. Sempre al primo turno, due vittorie stentate di Kreanga sul difensore Liu Song, 4-3, e di Chuan Chih Yuan, di Taipei, contro il rumeno Andrei Filimon, 4-3. Nel caso di Kreanga, c’è una combinazione di difficoltà contro un difensore e un’alternanza di alti e bassi di forma dovuti anche all’età. Nel caso di Chuan Chih Yuan, invece, c’è da mettere in evidenza il netto calo avuto da questo interessante giocatore da quando non è più sotto le cure di Leo Amizic, che era il suo tecnico nell’Ochsenhausen. Con lui, Chuan era arrivato a vincere le Finali Ittf Pro Tour nel 2002, a Stoccolma. Poi, una serie di prestazioni incolori, dovute soprattutto a tattiche di gioco sbagliate. Un peccato.
SECONDO TURNO
Qui ci sono le (secondo gli incompetenti) sconfitte di Schlager e Yoo Seung Min, che ho già descritto. A queste si aggiunge l’eliminazione di Chuan Chih Yuan, quasi prevista dopo quanto visto nel primo turno: perde 4-3 col giovane giapponese Mizutani, un tipo forte, ma che difficilmente arriverà fra i primissimi del mondo. E perde anche l’altro taiwanese Chiang Peng Lung, 4-1 con l’ex cinese Feng Zhe, uno dei primi pennaioli moderni, sacrificato per tanto tempo in patria e poi emigrato troppo tardi. Fosse andato via prima, lo avremmo visto fra i primi 10 della classifica mondiale per molto tempo. Chiang Peng Lung, pennaiolo classico, è comunque in fase calante da parecchio tempo. E’ sempre spettacolare, ma poco efficace. Fra le vittime illustri, va inserito anche il belga Jean Michel Saive, che perde col tedesco Steger dopo aver condotto 3-0. Saive è un esempio di lottatore, ma stavolta deve arrendersi ala giovane età di Steger, che comunque dimostra freddezza, vincendo gli ultimi due set 14-12 e 12-10. Da notare la vittoria di Li Ching, di Hong Kong (ex Li Jing della nazionale cinese, ha partecipato anche agli Open d’Italia 1996 da cinese), sull’altro ex cinese Chen Weixing, difensore , per 4-3. Li Ching, ex pennaiolo classico, ora parzialmente moderno perché tutti i cinesi si sono adeguati, è un tipo pericoloso a dispetto dell’età, tant’è vero che sarà l’unico, nei sedicesimi, a impensierire Wang Liqin. Un po’ di sofferenza c’è anche per Ma Lin, che vince 4-2 contro il giovane sudcoreano Lee Jung Woo, ma solo perché si addormenta nel secondo e nel terzo set. Interessante, invece, il confronto fra due giovani, il cinese Hao Shuai e il tedesco Suss. Quest’ultimo, indicato come la nuova promessa tedesca, mostra però già notevoli limiti tecnici, fra cui la mancanza di velocità, di cui approfitta senza ritegno Hao Shuai. Inoltre, e più grave, Suss comincia ad avere un comportamento scorretto, si mostra più volte insofferente, soprattutto nel torneo di doppio, quando più volte, platealmente, protesta con gli arbitri. La sensazione fortissima è che si sia montato la testa e che la sua carriera sia finita prima ancora di cominciare. E’ comunque strano il suo comportamento scorretto, perché tutta la squadra tedesca maschile (quella femminile è da squalifica prima ancora di mettere piede in campo) è composta da autentici gentiluomini e sportivi, come Boll, Rosskopf, Fejer Konnerth.
SEDICESIMI DI FINALE
In questo turno non ci sono sorprese, ma solo le avvisaglie di quello che succederà negli ottavi. Intanto, il giapponese Mizutani, giustiziere di Chuan Chih Yuan, torna nei ranghi subendo un 4-0 senza discussioni dallo svedese Karlsson. I cinesi Wang Liqin, Kong Linghui, Chen Qi e Hao Shuai vanno avanti senza problemi, Liu Guozheng deve sudare un po’ contro lo jugoslavo Grujic, uno dei giocatori più tosti in circolazione, ma anche molto bravo dal punto di vista tecnico. L’incontro più interessante è fra il sudcoreano Oh Sang Eun e il russo Smirnov. Finisce 4-3 per Oh Sang Eun, dopo che Smirnov si è trovato sul 3-0. Da quel momento in poi, però, Smirnov non ha più in mano il gioco, che passa nelle mani di Oh, uno dei pochi sudcoreani a impugnare all’europea. Oh Sang Eun è bravo nel gioco veloce di mezza volata, soprattutto col rovescio, ma se la sa cavare anche dalla media distanza, con un diritto molto solido e potente. I suoi movimenti sono molto scolastici e danno la sensazione di essere lenti, ma in realtà non è così, visto che va sempre perfettamente col tempo giusto sulla palla. Infine, altri due cinese, Wang Hao e Ma Lin, per incontri tirati. Wang Hao, come già detto, vince 4-3 con Cheung Yuk, ma più delle difficoltà tecniche, mostra preoccupanti segnali di debolezza psicologica. Gli stessi segnali li manda Ma Lin, che però sa riprendersi dopo essersi trovato 2-3 contro il ceko Korbel, un altro giocatore solido e lineare, forte negli scambi potenti, che dovrebbe essere in difficoltà contro un pennaiolo considerato veloce come Ma Lin. Dico veloce perché ritengo che Ma Lin non lo sia. Come già Liu Guoliang, più della velocità, la sua caratteristica è l’anticipo sul tempo, che dà la sensazione della velocità. Ma se un avversario riesce a andare sullo stesso tempo, o addirittura ad anticiparlo, ecco che Ma Lin appare lento. Così, non è strano che Korbel lo metta in difficoltà e non soffra la sua “velocità”. Ma è pur vero che Ma Lin è forte anche nello scambio lontano dal tavolo, così riesce a superare Korbel con gli scambi potenti e non con la velocità. A proposito di Ma Lin e Wang Hao, che presentano gli stessi sintomi di debolezza psicologica, va precisata una cosa importante. Ai Mondiali di Parigi furono sconfitti da due difensori, l’ex cinese Chen Weixing e il sudcoreano Joo See Hyuk (che a Shanghai, clamorosamente, non ha giocato, dopo essere stato finalista nel 2003), avendo lo stesso tecnico in panchina. Stesso tecnico anche a Shanghai per loro, ed è anche il tecnico che è poi stato sulla panchina di Hao Shuai nella sconfitta con Maze nei quarti di finale. C’è da interrogarsi sulle reali capacità di chi, stando in panchina, subisce tante sconfitte, tutte da giocatori più deboli. Della serie “anche i cinesi hanno tecnici scarsi”.
OTTAVI DI FINALE
E’ il turno della sconfitta di Wang Hao con Maze, di Samsonov con Oh Sang Eun, di Boll con Liu Guozheng, di cui ho già parlato. Ma Lin si riprende e vince facilmente col polacco Blaszczyk, Karlsson soffre ma rimonta da 2-3 e batte He Zhiwen, Hao Shuai si libera 4-2 di Kreanga. Kong Linghui si trova di fronte il compagno di squadra Chen Qi e, come gli succede troppe volte, rinuncia a giocare. Non è una questione di giochi di squadra, posso assicurare che fra gli uomini almeno negli ultimi 10 anni non ce ne sono stati (a diferenza di quanto successo fra le donne). Il problema è che Kong Linghui non è più abituato a soffrire mentalmente e, quando pensa di trovarsi di fronte a un ostacolo insormontabile, non gioca. Nella realtà, Chen Qi non è un avversario imbattibile per lui, ma se Kong Linghui pensa in quel modo non c’è niente da fare. Chen Qi, in effetti, è un giocatore molto potente e veloce, mancino, impugnatura all’europea, che dà l’impressione all’avversario di non poter contrastare i suoi attacchi. Ma se si riesce a superare la prima fase di questa di topspin e schiacciate, si può sperare di batterlo. Naturalmente, sto parlando di giocatori di altissima classe, altrimenti il discorso non si pone proprio, Chen Qi è devastante e basta. E’ esattamente quello che Wang Liqin è stato capace di fare nei suoi incontri precedenti con Chen Qi e che farà di nuovo nel turno successivo. Kong Linghui, invece, si rassegna e perde 4-1. Eppure, la sua grandissima tecnica, la migliore in tutta la storia del tennistavolo, gli permetterebbe di tentare la vittoria. In difficoltà vera, invece, c’è Wang Liqin in questo turno, contro quel Li Ching di cui ho parlato prima. Dopo aver condotto facilmente i primi due set, si fa imbrigliare dagli attacchi veloci di Li Ching, che gli spezza continuamente il ritmo. Wang Liqin, che è abituato ad avere una carburazione lenta (parte quasi al rallentatore, poi accelera e non ce n’è per nessuno), si trova ad affrontare una partita tatticamente contraria alle sua abitudini: partenza veloce e poi rallentamento del ritmo, perciò soffre più del dovuto. Ma è anche vero che al settimo set parte sparato e Li Ching fa solo 5 punti. Nel momento decisivo, Wang Liqin dimostra che il vero duro è lui.
QUARTI DI FINALE
Ho già parlato del match Maze-Hao Shuai. Poche cose da dire a proposito di Ma Lin-Liu Guozheng, senza storia perché Liu Guozheng appare rassegnato sin dal primo punto, tanto da far pensare a un accordo. In realtà, Liu Guozheng non ha alcuna possibilità di battere Ma Lin e questo ha influenza sul tipo di gioco messo in mostra. Karlsson tenta di resistere a Oh Sang Eun, ma la sicurezza del sudcoreano nel gioco di scambi veloci fa la differenza. Infine, Wang Liqin perde i due soliti set con Chen Qi (vince quasi sempre 4-2 con lui), ma, come già detto nelle considerazioni a proposito del turno precedente, ma prende le misure ai suoi attacchi e alla fine è sempre lui ad attaccare per primo.
SEMIFINALI
Ma Lin ridicolizza Maze, vi ho già descritto come. Wang Liqin va sul 3-0 con Oh Sang Eun, perde il quarto set, ma poi chiude senza alcun problema. Lo scambio di rovescio con Oh Sang Eun non è un problema, a dispetto del fatto che alcuni osservatori (i soliti “competenti”) in passato avevano messo in dubbio l’efficacia del suo rovescio. Anzi, Wang Liqin lo ha reso ancora più potente, tanto da mettere in difficoltà Oh Sang Eun e a costringerlo alla semplice ribattuta, senza la spinta potente che il sudcoreano è solito mettere nella pallina colpita di rovescio. Poi, quando Wang Liqin comincia ad attaccare col suo potentissimo topspin di diritto, non si gioca più.

FINALE
Potrebbe sembrare una partita equilibrata, considerando che Ma Lin arriva a condurre 2-1, ma il significato tecnico è diverso. E’ sempre Wang Liqin a guidare il gioco e a impostare gli attacchi. Considerate le caratteristiche tecniche dei due, dovrebbe essere il contrario, col pennaiolo famoso per la sua "terza palla" ad anticipare i colpi. Invece, è Wang Liqin a prendere sul tempo Ma Lin e a farlo risultare "lento", così come ho spiegato prima quando ho parlato della "velocità" di Ma Lin. Wang Liqin è superiore nello scambio sul tavolo, nell’attacco, e, quando Ma Lin riesce ad attaccare per primo, riesce a contrattaccare sia col rovescio che col diritto. Ma Lin, con uno sforzo notevole, riesce a vincere secondo e terzo set, ma poi è Wang Liqin a impostare l’azione e a chiudere. E’ il giusto trionfo di un grandissimo campione e di una scuola, la cinese, che deve proseguire la sua lotta non con le altre nazioni, ma contro l’Ittf.
Appuntamento col singolo femminile, fra pochi giorni.

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