best usa online blackjack best usa online blackjack us online slot machines best slots for usa players online slot machines for real money online slot machines for real money blackjack casino for real money blackjack casino for real money download video slots best video slots online casino vip players vip online casinos play video poker online play video poker online real money online casinos real money online casinos top usa online casinos online casinos accepting usa players online casino american express amex casino online casino bonus
mac slots usa online slots mac us mac online casino online casino for mac best usa online slots usa slots play online casino for real money best real money online casinos online casino usa top online casinos for us players us blackjack best online blackjack for usa players slots for real money play slot machines for real money real money blackjack in us play blackjack for real money online blackjack for mac mac blackjack for usa players newest slots games new slot machines no download casinos no download casino games no download online slots for usa players no download online slots for usa players online casino accepting us credit cards online casino that accept credit card casino video slots online video slots games casinos 2012 best online casinos 2012 online roulette bonus bonus for roulette honest online casinos secure online gambling legal us online casino legal us online casino flash online casino flash casino games internet slot games internet slots high roller casino bonus high roller casino bonus best sign up bonus casino usa sign up bonuses casinos best us casino bonus us online casino bonus best first deposit bonuses online casino best first deposit bonuses online casino slots bonus slot machines bonus vip online casino vip casino best casino welcome bonuses online casino welcome bonus

Il Drago Rosso e le gare internazionali

8 Ottobre 2005 da Ping Pong Italia · 1 Commento 

Organizzazione di gare internazionali e mondiali. Una opportuna precisazione di Alessio, nel commento al mio intervento sui Mondiali di Shanghai, mi dà la possibilità di chiarire ulteriormente cosa accade veramente in queste manifestazioni e portare altri esempi che non fanno onore al nostro sport.
MONDIALI DI SHANGHAI
Alessio, dunque, fornisce un altro elemento di critica quando fa sapere che il biglietto per entrare nella sala principale (dove c’erano solo 8 tavoli nei primi giorni, perché le dimensioni sono del palazzetto non sono granché) non dava diritto a entrare nelle altre sale (in un edificio esterno al palazzetto, comunque a soli 20 metri di distanza, con passaggio interno per raggiungerlo), dove si trovavano altri 24 tavoli e dove si svolgeva, naturalmente, il triplo dell’attività rispetto alla sala principale. Logico che quasi tutti gli spettatori e i tifosi non cinesi si perdessero le partite dei loro beniamini, visto che nella sala principale giocavano i più forti, quindi pochi europei. Poi, la situazione è cambiata perché gli organizzatori, di fronte alle proteste, si sono arresi e hanno concesso a tutti l’ingresso anche nelle altre sale. Siccome io avevo scritto che le sale secondarie erano una specie di casbah, si potrebbe pensare che quel caos, con i giocatori che si trovavano davanti agli occhi una barriera umana e mobile di spettatori (e di altri giocatori) che si spostava senza posa per raggiungere un posto, dipendesse solo dal fatto che ai normali spettatori si fossero aggiunti quelli della sala principale, inizialmente non previsti. Chiarisco subito che non è così, il caos ci sarebbe stato comunque.
Gli organizzatori avevano previsto due biglietti diversi, per guadagnare più soldi e perché il palazzetto ufficiale non poteva avere più di un certo numero di posti: per chi andava nella sala principale e per chi andava nelle altre. Ma, tranne i casi sporadici di tifosi stranieri che avevano interesse per i campioni cinesi e, naturalmente, anche per i loro atleti, gli spettatori della sala A, nel 99% dei casi, non si spostavano. Quindi, le sale secondarie erano comunque una casbah e l’aggiunta di tifosi come Alessio e i suoi amici era una goccia nel mare di gente che invadeva il poco spazio a disposizione in queste sale. Se poi si pensa che gli stessi giocatori, come avevo già segnalato, nei primi giorni non fossero autorizzati a utilizzare il passaggio interno per andare dalle sale secondarie a quella principale (poi corretto anche questo) si capisce quanto perversa fosse la mente che aveva escogitato questo tipo di organizzazione, che danneggiava soprattutto gli appassionati come Alessio che tentavano di guardare quanti più incontri possibile, di quanti più giocatori possibile.
CAMPIONATI ASIATICI DI JEJU
Per non essere da meno degli organizzatori dei Mondiali, quelli dei Campionati Asiatici, disputatisi in Corea del Sud, a Jeju, hanno deciso di fare le cose in grande anche loro. Innanzitutto c’è da dire che questi campionati si sarebbero dovuti svolgere in primavera, praticamente in concomitanza con gli Europei, come è logico visto che i campionati continentali, per l’armonia del calendario internazionale, dovrebbero giocarsi più o meno nello stesso periodo. Poi, però, i sudcoreani hanno avuto molti problemi, alcuni dei quali economici e i campionati sono stati addirittura sul punto di saltare. La brutta figura sarebbe stata enorme, così si è riusciti a farli svolgere, sia pure con un ritardo incredibile e completamente fuori stagione. Le conseguenze si sono viste, ma certi errori, va detto, non sono dipesi dai problemi e dai ritardi, ma solo dall’incapacità degli organizzatori, che sono stati pubblicamente criticati.
Giocatori, allenatori, dirigenti e giornalisti sono stati compatti nel protestare per la pessima organizzazione. La voce più famosa in questa azione di protesta è stata quella di Liu Guoliang, c.t. della nazionale cinese. Ecco le sue testuali parole: “Quando siamo arrivati nel nostro albergo ci hanno detto che non c’erano camere in numero sufficiente, perciò io ho dovuto dividere la mia con un giocatore. Gli inconvenienti sono molti. Per esempio: io non vado a dormire prima delle 3 di notte perché fino a quell’ora devo occuparmi di problemi della mia attività di allenatore, per organizzare l’attività del giorno dopo; ma il giocatore che è con me nella stanza si deve alzare presto la mattina, per andare a svolgere gli esercizi fisici e poi riscaldarsi sul tavolo, e così ognuno di noi due dà fastidio all’altro impedendogli di dormire quanto deve”.
L’allenatore capo della Tailandia, Liu Yucheng (anche lui cinese), ha protestato perché dal suo albergo al palazzetto ci voleva un’ora con il pullman. Gli alberghi erano due, da quello principale ci volevano comunque 20 minuti per arrivare a destinazione. E non era nemmeno questo il problema principale, perché gli orari degli shuttle bus per i giocatori erano un optional, non si sapeva quando si partiva. Non è finita, perché quando le gare finivano tardi, in serata, gli shuttle bus addirittura sparivano e i giocatori dovevano chiamare un taxi per tornare in albergo. Condizioni di lavoro pessime anche per i giornalisti. La sala stampa era al terzo piano di un enorme edificio che comprendeva tutto, compresa la sala principale di gioco, che però si trovava al quinto piano. Così, i giornalisti dovevano andare su e giù per poter guardare le partite. Innumerevoli altri inconvenienti ci sono stati, ma sarebbe superfluo starli a elencare tutti. Quel che se ne ricava è un atteggiamento di supponenza da parte degli organizzatori, che non si preoccupano minimamente di garantire condizioni decenti ai protagonisti di queste grandi manifestazioni.
TORNEI INTERNAZIONALI
Senza arrivare agli estremi di un Usa Open che provocò la fuga degli svedesi (letteralmente, abbandonarono il torneo), monumento all’incapacità e all’incompetenza degli statunitensi riguardo il tennistavolo, ma anche numerosi altri sport, c’è da dire che gli organizzatori di tanti tornei internazionali dovrebbero fare un altro mestiere. Forse, il peggior esempio di Open da vergogna sono stati quelli di Germania del 2003, a Brema. La prima giornata di gare, quella riservata alle qualificazioni fu qualcosa di allucinante e infernale. Gli organizzatori non avevano saputo programmare bene gli orari delle gare, perché i partecipanti erano stati superiori alle aspettative, e nemmeno seppero rimediare. Ebbene, si finì di giocare quasi a mezzanotte. Durante la giornata, i giocatori e gli allenatori non sapevano a che ora sarebbero stati impegnati. Dopo i primi incontri, infatti, ci fu un annuncio: gli incontri sarebbero andati avanti per “chiamata con l’altoparlante”. L’atleta doveva aspettare di essere chiamato, stando bene attento a non perdersi l’annuncio della sua gara, rischiando così l’esclusione per non essersi presentato al tavolo. Sembrava di assistere a un torneo regionale italiano di 30 anni fa, senza offesa ai tornei regionali. E nessun rappresentante della Federazione internazionale ebbe il coraggio di dire una sola parola su questo scempio. Sempre i tedeschi, negli Open del 2002, a Magdeburgo, si superarono nel trattamento riservato ai giornalisti: piazzati in un albergo, abbandonato nella campagna, senza niente attorno, a 10 chilometri, non dal palazzetto, ma proprio da Magdeburgo, in un’altra città, con un solo shuttle bus la mattina per andare al palazzetto e uno solo la sera, per tornare.
Numerosi altri esempi si potrebbero fare, ma c’è un punto ancora più importante su cui battere: il costo di questi Open. Intendo, il costo per chi vi partecipa. Una volta il prezzo standard era in dollari, di solito 100 a giocatore per la camera doppia. Poi, si è passati all’euro senza tener conto del suo valore superiore a quello del dollaro. Per cui, il prezzo è diventato di 100 euro, poi anche di più. E tutti i partecipanti sono obbligati a versare questa tassa, perché di tassa si tratta. Qualche giocatore, per esperienza personale, sicuramente lo sa: se gli Open si svolgono in una città in cui lui ha la possibilità di stare in casa di amici o addirittura a pochi chilometri da casa sua, non può giocare se non prenota l’albergo. E’ qualcosa di scandaloso, un vero e proprio salasso di soldi, che non ha alcuna giustificazione. E’ inutile che le Federazioni che organizzano gli Open si lamentino per gli eccessivi costi, li recuperano alla grande con questi sistemi.
Ma non è ancora finita, perché c’è da discutere del prezzo nella sostanza. Si può provare a prenotare, per conto proprio, uno degli alberghi ufficiali di queste manifestazioni, nel caso comunque difficile in cui sia rimasta qualche stanza libera. Se lo farete, scoprirete che il prezzo effettivo in quegli alberghi è circa la metà (avete capito bene: la metà) di quello che è il costo ufficiale presentato dagli organizzatori. E quando questi dicono che in quel prezzo sono inclusi altri servizi, come quello di shuttle bus dall’aeroporto e ritorno, bisognerebbe contestare il fatto che quel servizio si svolge solo una volta all’andata e una volta al ritorno, il prezzo raddoppiato dell’albergo è ogni giorno. Gli atleti non vanno e vengono dall’aeroporto ogni giorno, se proprio vogliamo precisare.
CONCLUSIONI
Visti dall’interno, dalla parte dei giocatori e degli allenatori, o dall’esterno, dalla parte di spettatori e giornalisti, gli Open internazionali e le grandi manifestazioni mondiali, sono diventati un pessimo esempio per il tennistavolo. Il vero problema, però, è che nessuno interviene. E’ possibile sbagliare, certo, perciò non si vuole processare subito qualcuno, ma se, dopo una disastrosa organizzazione, si viene a sapere che l’Ittf l’ha giudicata positivamente, allora ci rendiamo conto che niente potrà mai cambiare in meglio, che ognuno si riterrà autorizzato a fare come gli pare, senza tener conto degli interessi dei protagonisti e del tennistavolo stesso, che la situazione potrà solo peggiorare nel tempo. E continueremo ad assistere allo spettacolo di dirigenti della Federazione internazionale e delle Federazioni nazionali che si scambiano complimenti per quanto sono bravi. Vivono in un altro mondo, sarebbe opportuno farglielo sapere.

Intervista Esclusiva a Daniele Masala

7 Ottobre 2005 da Ping Pong Italia · Lascia un commento 

Vi propongo un’intervista esclusiva a Daniele Masala Olimpionico di Penthatlon, appassionato di pingpong e docente di Metodologie di allenamento degli sport individuali all’Università di Cassino. Vi rimando al suo sito per tutte le altre informazioni.
Daniele Masala

1) La tecnica, la condizione fisica, la condizione mentale, secondo te, è possibile fare una scala di importanza a questi 3 elementi?

assolutamente si: 1° la condizione mentale, se non altro perchè si può essere in forma quanto vuoi, ma se la testa non risponde … non vincerai mai una gara, e se è vero questo, può essere verosimile che la testa deve funzionare alla perfezione per vincere. La 2° è la condizione fisica: sappiamo che le tecniche nel tempo vengono modificate dai grandi talenti/campioni e allora tutto è soggettivo. La 3° senz’altro è la tecnica: una buona conoscenza della tecnica e della capacità di metterla in atto è anche molto vicino allo stato di forma perfetto.

2) Spesso vediamo che la partita non è mai lo specchio di ciò che abbiamo allenato. Ci puoi dare una tua valutazione?

penso che le gare abbiano una storia tutta loro da raccontare: a volte ci sembra che sia tutto facile e a volte (specie quando abbiamo delle grandi aspettative) invece ci viene tutto difficile. L’allenamento non sempre rispecchia i nostri obiettivi ed è certo che l’intervento del nostro cervello permette delle modificazioni incredibili sia in senso positivo che in quello negativo.

3) Conosci tutto degli sport individuali, puoi dare una definizione del pingpong (tipologia, tipo di impegno fisico, etc)

il tennis tavolo è senz’altro uno sport prestativo, ma con chiare caratteristiche di sport situazionale. la concentrazione e la volontà di vincere la fanno da padrone, guai a chi si sente vincitore prima di aver messo a segno l’ultimo punto. Credo che l’allenamento sia fondamentale per mettere in ordine tutti gli automatismi che necessitano e penso che molto sia la natura a deciderlo. Come tutti gli sport per avere grandi risultati è necessario trovare dei talenti fin da bambini, ma la cosa sorprendente di questo sport è che invece possono farlo tutti e tutti si divertono allo stesso modo. Questo è il grande messaggio che si dovrebbe diffondere: giocate e divertitevi !

4) Secondo te quale è la migliore gestione di un allenamento.

ci vuole una grande costanza e perseveranza. Vietato abbattersi e credere in quello che si fa e nel proprio allenatore, ma l’essenziale è comunque avere semprte il sorriso sulle proprie labbra, senza questo l0 sport non può definirsi tale, anche se l’impegno è massimale e nelle gare affiora l’aggressività, tutto deve comunque ridursi al concetto che bisogna vincere, ma non a tutti i costi!

5) A tuo modo di vedere, quando e dove risiede la consapevolezza che un allenamento abbia costituito il cosiddetto “momento allenante”? Cioè quando e dove l’atleta si sente migliorato?

quando tutto ciò che prova viene eseguito alla perfezione, quando gli riesce anche quello che non ha pensato, quando vede gli avversari … un po’ lenti, questo è sentirsi addosso un buon allenamento, una sorta di mantello che ti avvolge e ti protegge da qualsiasi evento negativo.

6) In Italia abbiamo molte categorie di giocatori: i professionisti, i semi-professionisti, quelli che si allenano 3 volte alla settimana, quelli che si allenano una volta alla settimana. Secondo te c’è una caratteristica di allenamento che possa essere considerata comune a
quei giocatori su esposti?

non credo che nel caso del tennis tavolo ci siano delle regole precise, ben inteso: una volta acquisite tutte le tecniche e le tattiche di gioco, in altre parole penso che per giocatori di un certo livello sia essenziale fare ciò che si sente di fare, senza applicare troppo alla lettera la teoria dell’allenamento, ritengo infatti che la creatività e la freschezza siano degli ingredienti fondamentali per ben operare in questa disciplina.

7) Ti sembrerà strano anzi paradossale, ma molti del nostro ambiente considerano il pingpong molto simile al golf. Quale la tua opinione?

forse per la concentrazione, forse per la tecnica esasperata che bisogna applicare, ma se facessimo una panoramica un po’ più grande ed assoluta dello sport si potrebbe quasi affermare che tutto lo sport si assomiglia, rispettando le proprie carqatteristiche. L’esempio è che nessuno più riesce a vincere senza allearsi o senza avere una tecnica sopraffina o senza avere una forte motivazione, sono finiti i tempi in cui vinceva chi aveva i muscoli più grandi (e io ne sono la testimonianza vivente !!!)
8) Un consiglio a tutti i nostri allenatori.

non smettete mai di studiare. Le tecniche, le teorie sono sempre in evoluzione, ma la cosa più importante è: sappiate leggere negli occhi dei vostri atleti, essi ci dicono molte più cose di quanto ci possano dire i libri. Non a caso sono convinto che sono gl atleti che fanno grandi gli allenatori e non viceversa.

9) Un consiglio ai nostri giocatori.

divertitevi e giocate più che potete. Una volta attaccata la racchetta al muro si chiude un capitolo irripetibile della vostra vita, qualunque sia il vostro livello prestativo!

Il Drago Rosso e Zhang Yining

5 Ottobre 2005 da Ping Pong Italia · Lascia un commento 

Ventiquattro anni fa, il 5 ottobre 1981, nasceva a Pechino la più grande giocatrice di tutti i tempi, Zhang Yining. La definizione è mia e risale a ben prima che lei vincesse Olimpiade e Mondiali in singolo e doppio.

Non c’era bisogno di aspettare per assegnarle questo riconoscimento. Basta guardare come gioca per rendersi conto che si è di fronte a un angelo sceso dal paradiso del tennistavolo sulla terra per mostrare a noi mortali quanto meraviglioso possa essere questo sport. Già ho parlato di lei, spiegando le caratteristiche che la rendono unica, ma, giusto per riassumere in poche parole la sua grandezza, basti dire questo: nessuna giocatrice mai ha avuto la sua tecnica, la sua velocità, il suo tocco di palla, la sua perfezione nei movimenti delle gambe, la sua capacità di distruggere le difese e, a dispetto delle sue braccine esili, la sua potenza.
Questo è il suo primo compleanno da campionessa del mondo di singolo. Non voglio tornare sul fatto che lo sarebbe diventata molto prima se non fosse stata obbligata a perdere in precedenti edizioni dei Mondiali, lasciamo perdere. Quello che è giusto far notare è la sua grandezza non solo come giocatrice, ma come persona. Contrariamente a quanto avveniva per tante altre campionesse che avevano una posa da primadonna, che si facevano subito notare per i loro atteggiamenti, che facevano capire di essere la numero 1 del mondo nel momento in cui entravano nel palazzetto o quando giocavano, è difficile che qualcuno si accorga di Zhang Yining. Sul tavolo e lontano da esso, lei non si comporta mai come un essere che si crede speciale, anzi, è persino difficile distinguerla fra le compagne di club o di nazionale, tanto lei si nasconde, col suo atteggiamento pieno di umiltà, che le deriva dagli ostacoli superati nella sua vita. La sua era una famiglia modesta, che doveva affrontare tante difficoltà. Zhang Yining, con le sue vittorie, è diventata ricca e famosa, ma non ha preso i difetti di chi, una volta arricchito, ripudia il suo passato, quasi se ne vergogni. In lei, invece, è rimasto l’insegnamento di quel periodo, che la porta a saper riconoscere le cose davvero importanti. Ed è bello vedere sua madre, confusa fra gli spettatori, che la segue amorevolmente, con un sorriso che è la copia esatta di quello di Zhang Yining.

Attenzione, però, l’umiltà non significa arrendevolezza o debolezza. Al contrario, il carattere di Zhang Yining è uno dei più forti che abbia mai visto. Quando deve obbedire agli ordini, lo fa, ma con un atteggiamento tipo “mi spezzo, ma non mi piego”. E ha il coraggio di affrontare anche persone potenti per difendere un’amica. C’è un episodio significativo al riguardo. Tre anni fa, in un campo militare durato 15 giorni (tutti i giovani cinesi sono obbligati a farlo, anche le donne, e anche i campioni di ping pong) la sua grande amica Li Nan fu richiamata ingiustamente da un ufficiale. Zhang Yining, per solidarietà, quello stesso giorno si rifiutò di eseguire un ordine. Questo provocò un incidente diplomatico perché i militari avrebbero dovuto punirla, ma non ne avevano il coraggio. Ripetevano l’ordine e lei, irremovibile, continuava a rifiutarlo. Alla fine, vinse lei, i militari rinunciarono a proseguire.
Nel giorno del suo compleanno, per concludere, mi piace ricordare, più che le sue vittorie, i suoi momenti dolorosi. Tante volte, Zhang Yining è rimasta completamente sola, abbandonata da tutti, dai suoi stessi allenatori: quando le è stato ordinato di perdere e lei si è presentata sul podio in lacrime, quando è stata processata dai giornalisti perché non diceva quello che loro si sarebbero aspettati, quando è stata squalificata per 3 mesi dalla Federazione cinese per “comportamento inadeguato”, quando è stata pubblicamente disprezzata da persone abituate a rispettare solo chi si comporta “diplomaticamente”, le stesse che l’hanno idolatrata quando è diventata campionessa olimpica, le stesse che si sono vantate di averla aiutata nella sua scalata. Tutte queste volte, l’ho vista rinchiusa in se stessa, con gli occhi pieni di una tristezza senza fine. Ma proprio in quei momenti di solitudine lei costruiva i suoi successi, la sua grandezza. Quando entra in campo, con l’atteggiamento quasi dimesso, col fisico che può apparire gracile, con l’espressione seria, potreste confonderla con una giocatrice qualunque, potreste giudicare che non ha una forte personalità, potreste pensare di trovarvi di fronte a una delle tante campionesse cinesi di cui un domani sarà facile dimenticare il nome e il volto. Ma, credetemi, Zhang Yining non è così: nelle sue vene scorre il sangue di mille draghi.

Il Drago Rosso e la politica del Consiglio Federale

1 Ottobre 2005 da Ping Pong Italia · 4 Commenti 

Leggi

« Pagina precedente

Login