L’Italia femminile a Brema

19 Giugno 2006 da Ping Pong Italia 


Con un discreto ritardo, la responsabilità è mia, pubblico un intervento del Drago Rosso a proposito della prestazione ai mondiali di Brema della nostra squadra azzurra femminile. Buona Lettura

del Drago Rosso

E arriviamo alle azzurre, il tema più delicato di questi Mondiali. Già sono intervenuto su questo argomento, per descrivere cosa è accaduto in Italia-Romania, ma soprattutto “prima” di questa partita, che è stata decisiva per togliersi dai pasticci, visto che si rischiava la retrocessione. Purtroppo, le prime reazioni a quello che ho scritto sono state negative, ma il vero problema è che, invece di contestare la verità dei fatti (cosa che non è possibile, perché quello che ho scritto è tutto vero), ci si mette a dare interpretazioni su quello che è successo. Faccio quindi una premessa: cerchiamo di parlare da sportivi. Sono stato il primo a dire che non c’è stato alcun illecito nella gara con la Romania, ma anche se un comportamento non può configurarsi come illecito, non vuol dire che sia corretto dal punto di vista sportivo. Inoltre, c’è tutta una situazione interna alla nazionale azzurra femminile che potrebbe portare a risultati sempre più negativi. Invece di fare gli offesi, è meglio riflettere sui punti che metto in evidenza.
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Come ho fatto per gli azzurri, parto da una considerazione sul valore del piazzamento finale dell’Italia. Il 15° posto della squadra guidata da Plese è un netto passo indietro rispetto al 9° della squadra guidata da Errigo nel 2004 in Qatar. Ma non è solo quello il peggioramento. Come ho già spiegato quando ho parlato degli azzurri, il valore tecnico della Prima divisione a Brema, con 24 squadre, era sicuramente inferiore a quello di due anni fa in Qatar, con 12 squadre. In tutti e due i casi, l’Italia si è piazzata quinta nel girone, ma il significato tecnico è completamente diverso. Nel 2004, le azzurre furono quinte davanti alla Bielorussia, che a Brema ha conquistato il 3° posto; a Brema sono state quinte davanti a una Australia debolissima e in un gruppo in cui il secondo posto sarebbe stato alla loro portata, se solo si considerano le vittorie ottenute più volte contro quelle stesse squadre, fra Europei e Lega Europea. Per rendere meglio l’idea, ecco la differenza. Nel 2004, l’Italia era nel girone con Hong Kong (poi arrivato in finale), Giappone (poi arrivato in semifinale), Romania (5° posto finale), Ungheria (8°) e Bielorussia (11°) e riuscì a battere Giappone e Bielorussia. Nel 2006, nel girone c’erano Corea del Sud (5° posto finale), Germania (11°) , Austria (8°), Olanda (14°) e Australia (21°, retrocessa). E l’Italia è riuscita a battere solo l’Australia e poi l’Austria, ma quest’ultima in una partita ininfluente perché i posti nel girone erano già assegnati, tant’è vero che l’Austria ha schierato le meno forti e Liu Jia come numero 3. Come si vede, non si tratta di un passo indietro, ma di un vero crollo.
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Ma andiamo con ordine, partendo da come si è arrivati a questi Mondiali. Il primo atto scellerato, compiuto molto prima dei Mondiali, è stata la decisione del c.t. Roman Plese di mettere fuori squadra Ding Yan. Ding Yan, insieme a Wang Yu, aveva già subito una grandissima ingiustizia l’anno scorso, quando, iscritta ai Mondiali individuali a Shanghai, si era vista cancellare l’iscrizione dal presidente federale Sciannimanico, per la storia che ho già raccontato. Ding Yan e Wang Yu per tanti anni avevano lavorato duramente per la nazionale, contribuendo anche con medaglie europee nelle categorie giovanili (ricordiamo l’oro a squadre junior agli Europei) e portando avanti la baracca, insieme ad Arisi e Negrisoli quando le soddisfazioni erano poche. Poi, nel momento in cui avrebbero potuto coronare il sogno di una vita, i Mondiali in Cina, per di più a casa loro, visto che sono di Shanghai, davanti ai loro parenti, sono state buttate via. E’ una vergogna cui non si potrà mai più riparare, ed è tutta di Sciannimanico. E dopo i Mondiali mancati, ecco la mazzata finale: il nuovo c.t. azzurro, Plese, manda Ding Yan via dalla nazionale. E il peggio è che va avanti con sole quattro giocatrici, con tutti i rischi che questo comporta. E infatti, proprio nella ormai famosa partita con la Romania, si sfiorerà il ridicolo proprio per questo motivo, con due azzurre che si dichiaravano infortunate. Ma su questo tornerò dopo per spiegare tutto nei dettagli.
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Quindi, Plese va avanti con sole quattro giocatrici, che, come ho già detto nei commenti agli Open del Qatar e del Kuwait, sono completamente spaccate. Le tensioni interne si sommano alle contestazioni nei confronti di Plese da parte di mezza squadra e alla cattiva condizione di forma di Stefanova prima dei Mondiali, cattiva condizione che purtroppo continua durante i Mondiali, tanto da portare a qualche clamoroso risultato negativo, come quello con l’olandese Creemers. A Brema, insomma, arriva una squadra di sole quattro giocatrici, con la suicida rinuncia a Ding Yan, spaccata in due, in pessime condizioni di forma (anche per loro appena sei giorni di stage prima di andare a Brema) e col c.t. Plese che non ha alcuna autorità sulle giocatrici, tanto da subire contestazioni anche durante le partite.
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I risultati sono stati la logica conseguenza di tutto questo. Che sia arrivata la salvezza è solo un caso fortuito, dovuto all’assenza della Steff nella gara con la Romania. Le partite del girone sono un’alternanza di prove entusiasmanti e sconcertanti. Che Stefanova non sia al massimo lo si vede già nella prima gara, contro l’Australia. Niko vince 3-2 con Miao Miao, cinese emigrata da junior in Polonia e poi da senior in Australia, puntinata, brava ma niente di eccezionale, tra l’altro, con il tipo di gioco sul quale Niko, col suo bel rovescio, può spingere senza problemi. E invece, Niko deve sempre recuperare, non regge lo scambio di rovescio e solo una prova d’orgoglio le permette di imporsi nel quinto set. Lei stessa, però, dà la sensazione di risvegliarsi nella successiva gara, quando batte nettamente la “tedesca” Wu Jiaduo, cinese, figlia di un allenatore che è stato c.t. dell’Italia all’inizio degli anni Ottanta. Ma è la giornata storta di Tan Wenling, che si fa battere nettamente da Struse e dalla stessa Wu Jiaduo. Negrisoli si batte alla pari con Schall (sposata Wosik), ma cede per un niente al quinto set.
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Si gioca poi con la Corea del Sud. La partita è segnata e, considerato anche che ci sono due difese tostissime fra le coreane, sarebbe bene far riposare Stefanova, in vista dell’incontro decisivo del giorno dopo con l’Olanda, e non farla sfiancare contro le difese. Tra l’altro, Wang Yu, da autentica cinese, gioca bene con le difese, quindi, se proprio si dovesse puntare al colpaccio, la formazione dovrebbe essere diversa. Invece, Plese conferma le tre titolari. Finisce 3-2 per la Corea e questo risultato dà la falsa sensazione che si potesse vincere e che sia stato giusto puntare su queste tre azzurre. Nella realtà, la possibilità di vincere non c’è mai stata. I due punti arrivano da Tan Wenling, che col suo gioco particolare dà quasi l’impressione di non dover faticare contro le due difese. Le coreane, infatti, sono abituate agli attacchi regolari e continui in topspin, finché le attaccanti, una volta che il veleno è entrato nel loro sangue e hanno il braccio stanco, cominciano a non buttare più le palline oltre la rete. Tan Wenling, invece, con i suoi tocchetti corti sul tavolo, alternati ai topspin, spezza il ritmo delle difese e le fa uscire fuori palla. E infatti, le sue vittoria contro Kim Kyung Ah e Park Mi Young sono nette, non inganni il 3-2 alla Park, dovuto solo a un primo set buttato via, in quello decisivo la Tan lascia a 4 la coreana. Al contrario, Niko, che tende a doppiare il topspin e a continuare su questa strada, con pochi stop sul tavolo, finisce con lo sfiancarsi e a cedere. Negrisoli, contro la pennaiola Moon Hyun Jung, che si era messa in mostra ai Mondiali 2005 a Shanghai battendo la Wang Nan, resiste, impegna l’avversaria, ma negli ultimi punti è costretta a cedere.
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Lo sforzo fatto da Niko contro le sudcoreane è pagato il giorno dopo, contro le olandesi. Tan Wenling fa altri due punti, facilmente, e si prende la rivincita sulla cinese-olandese Li Jiao, che l’aveva battuta agli Open del Qatar. Stavolta, non c’è storia. Laura si trova di fronte la russa-olandese Timina, proprio quella che giocava per la Russia tanti anni fa insieme alla Palina. L’Olanda ha girato la formazione perché vuole assicurarsi il punto della Timina sulla numero 3 e punta sui due punti sicuri (in teoria) della Li Jiao. Succede, invece, che Tan Wenling batte Li Jiao e a quel punto tutto sembra girare a favore dell’Italia. Laura si batte bene, è coraggiosa, vince il primo set e incute paura all’Olanda, ma poco alla volta, anche per le sue non perfette condizioni fisiche, e anche per un po’ di sfortuna nei punti finali del set decisivo, perde. Stefanova, che ha perso con la Li Jiao, senza brillare, si trova a giocare, sul 2-2, con la Creemers, n. 239 della classifica mondiale, una ragazzotta un po’ pagnottella, con gambe grosse e con tecnica scarsa. Insomma, la vittoria sembra una cosa scontata. Ma l’incubo incombe. Niko vince con relativa facilità i primi due set. Non deve far molto, le basta stare sul tavolo, attaccare o bloccare di rovescio gli attacchi poco consistenti dell’olandese. Insomma, la differenza tecnica è notevole. Nel terzo set, però, qualcosa cambia. La Creemers si rende conto che deve tentare di fare qualcosa di diverso per avere qualche speranza di vittoria. Comincia, così, a staccarsi dal tavolo e prova a impostare scambi più potenti e da lontano. Niko sbaglia clamorosamente perché accetta questo gioco e mostra tutti i suoi limiti fisici. La Creemers, pur tecnicamente inferiore, ha gambe da vera giocatrice, si muove bene e, più lungo è lo scambio, più si trova a suo agio. Niko, invece, arriva sempre in ritardo su questi scambi ed è imbarazzante la differenza atletica fra lei e l’olandese. Ciò nonostante, Niko potrebbe vincere tranquillamente se solo tornasse a giocare vicino al tavolo. Si va così sul 2-2. Aumenta il nervosismo, ma sembra che Niko riacquisti lucidità, perché prova di nuovo a impostare il gioco sul tavolo e ad attaccare in topspin. Ma la Creemers, fino a questo punto in difficoltà sugli attacchi della Stefanova, “allenta” l’impugnatura della racchetta e comincia a controllare in block i topspin. Niko, invece, su questa palla che arriva con velocità diversa e più molle, si mostra fuori tempo. La Creemers per tre volte ha la palla del match, ma Niko l’annulla sempre. Poi, alla quarta, deve cedere. Era già allucinante che si fosse arrivati sul 2-2, ma quando la Creemers vince siamo in piena follia. E’ stata una partita assurda da tutti i punti di vista e si è conclusa con una sconfitta che mette in evidenza i limiti di Niko, acuiti dal fatto che la preparazione ai Mondiali, fisica e tecnica, è stata scandalosa.
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Il giorno dopo, contro l’Austria, la partita non ha più alcun valore, perché le posizioni nel girone sono già assegnate. Così, Tan Weling rimane a riposo, e l’Austria schiera Liu Jia come numero 3, rinunciando a far giocare Li Qianbing. L’Italia vince e si prepara al sorteggio per il tabellone salvezza. Viene fuori l’India, un avversario di scarsissimo valore e non ci sono problemi a vincere. Poi, c’è la Romania. Chi vince rimane in Prima divisione, chi perde ha bisogno di giocare ancora per evitare la retrocessione. E qui entriamo nella sceneggiata. Partiamo dal giorno prima, quando la Romania affronta la Serbia. Il tecnico rumeno, Filimon, decide di non schierare la Nastase (che viene indicata come Zamfir perché questo è il cognome del marito, io la indico col suo cognome originale), perché ha qualche problema con le difese, e la Serbia ha le due sorelle Erdelji, entrambe difese. Steff non reagisce bene a questa decisione. Da un po’ di tempo lei e la Federazione rumena sono in contrasto e le relazioni sono pessime. Probabilmente, Steff pensa che la decisione del tecnico sia un altro atto contro di lei, visto che è molto amica della Nastase. Qualche che sia la situazione, Steff si ribella al tecnico, gesti di stizza, pallina sbattuta a terra con la racchetta. Comunque Steff gioca, fa due punti, la Romania vince 3-1. I rapporti col tecnico rimangono tesi.
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Arriviamo quindi al giorno della partita con la Romania e torniamo in casa delle azzurre. Si pensa di risparmiare Tan Wenling, visto che non ha mai battuto la Steff. Inoltre, Tan dice che le fa male la gamba. Plese, quindi, non ha dubbi: la partita con la Romania è comunque persa, inutile stare a rischiare Tan Wenling, meglio non farla sforzare e tenersela per lo spareggio decisivo del giorno dopo (che sarà contro la Serbia, quindi non facile). Senonché, dopo l’annuncio di Plese, Negrisoli dice che anche lei non sta bene, le fa male il braccio. La situazione si fa un po’ tesa, Plese non appare convinto del malanno di Laura. Il problema più profondo, purtroppo, è sempre lo stesso, ed è inutile far finta che non esista, inutile dire che non è vero: la squadra azzurra è spaccata, Stefanova e Negrisoli da un lato, Tan Wenling da un altro, Wang Yu per i fatti suoi da un altro ancora. Il malanno di Laura appare a Plese come una ripicca nei confronti di Tan Wenling. La decisione finale è che Laura comunque sarà messa in formazione e, se non se la sentirà di giocare, perderà la sua partita (vi ricorda qualcosa a proposito del campionato italiano?). In momenti come questi si comprende ancora meglio quanto sia stato sbagliato far fuori Ding Yan, che sarebbe stata utilissima adesso. Ma questa è solo una delle tante decisioni assurde che non saranno mai biasimate abbastanza. Comunque, la decisione appare come il tentativo di Plese, in questo caso giusto, di ristabilire la sua autorità, visto che qualche episodio controverso c’è stato anche in questi Mondiali. Un solo esempio: una giocatrice (l’ho già citato questo episodio) che, dopo un time-out chiesto da Plese nel momento in cui si è ritrovata 8-7 da 8-4, si è rivolta al c.t. azzurro, davanti a tutte le compagne di squadra, e non sottovoce, dicendogli che non si doveva permettere di chiamare il tempo.
A questo punto, però, il miracolo per l’Italia.
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Non so se ricordate una scenetta di tanti anni fa della Smorfia, il trio con Massimo Troisi, Lello Arena ed Enzo De Caro, in cui si scherzava sul momento in cui la Madonna aveva avuto l’annuncio che avrebbe dato alla luce Gesù. Lello Arena, vestito da angelo, entrava in scena e gridava: “Annunciazione, annunciazione”. Ebbene, qualcosa di simile accade mentre l’Italia è già rassegnata alla sconfitta con la Romania. Arriva un angelo (diciamo che è un angelo) e grida: “Annunciazione, annunciazione: Steff non gioca”. In un momento, cambia tutto. Plese decide che Tan Wenling, sia pure con una gamba non al massimo, deve giocare, perché questa è la grande occasione. Formazione fatta: Tan Wenling, Stefanova, Wang Yu. Un paio d’ore prima della partita, i tifosi italiani vanno in giro per il palazzetto, gongolando: “Avete saputo l’ultima? L’Italia aveva deciso di tenere a riposo Tan Wenling. Poi, si è saputo che Steff non giocava e Tan Wenling è stata rimessa in squadra”. E chi l’ha detto all’Italia che Steff non gioca? Risatine.
Poi, si va nella sala in cui si giocherà la partita e si vede una scena poco sportiva: le rumene si stanno riscaldando, non c’è Steff. Su un altro tavolo, ci sono le azzurre che stanno riscaldandosi. Vicino c’è Steff, che si sta facendo fasciare il braccio dal fisioterapista della nazionale italiana, che è lo stesso del Castel Goffredo. Naturalmente, è il fisioterapista che cura abitualmente anche Steff, ma in questo caso, con la situazione di grande tensione che si è venuta a creare, dopo la “soffiata” alla squadra azzurra sul fatto che Steff non giocherà, è quantomeno inopportuno che Steff vada a farsi curare dal fisioterapista italiano. Vada da chiunque, tranne che dal fisioterapista italiano. Non è corretto dal punto di vista sportivo. Comunque, non è questa la cosa grave. E’ grave che qualcuno sia andato a dire all’Italia che Steff non gioca.
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I rumeni sono infuriati. Gheorghe Bozga, il primo allenatore di Steff, colui che l’ha impostata e l’ha fatta diventare una campionessa, ora responsabile del settore tecnico della federazione rumena, dice, testualmente: “A Mishu non fa male il braccio, a Mishu fa male il cuore nel dover giocare contro l’Italia, perciò non gioca”. Il c.t. rumeno Filimon, a proposito del dolore al braccio della Steff , fa notare che Mishu ha giocato tutte le partite dei Mondiali e che, guarda caso proprio contro l’Italia e guarda caso proprio dopo aver litigato con lui il giorno prima, non ce la fa a giocare. Ma non è finita. Bozga e Filimon spiegano anche perché schierano Nastase come numero 3: perché è grande amica di Steff, tant’è vero che il giorno prima Steff si è ribellata a loro dopo aver saputo che Nastase non avrebbe giocato contro la Serbia, e quindi pensano che Nastase possa fare apposta a perdere contro l’Italia. Perciò, è il loro ragionamento, la schierano come numero 3 in modo che non possa perdere più di un punto. Va a finire che l’Italia va sul 2-0 e che Nastase fa il punto, inutile, del 2-1, prima che la gara si chiuda sul 3-1. I dirigenti rumeni sospendono Steff per le ultime partite dei Mondiali. L’Italia è salva, ma si dovrebbe vergognare per come si è salvata. Poi, se qualcuno crede ancora a Babbo Natale, può anche dire che è tutto regolare.
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I Mondiali delle azzurre finiscono praticamente qui. Perdono di nuovo con l’Olanda, poi battono la Polonia nella finale per il 15° posto, ma sono partite senza alcun senso e significato. I veri significati stanno altrove. Mentre le azzurre giocano, il presidente federale Sciannimanico e il responsabile del settore tecnico Quarantelli sono seduti a un tavolo con Joze Uhr, il c.t. della Slovenia femminile. Qualcuno ricorderà che Sciannimanico aveva chiesto a Uhr di guidare l’Italia, quando aveva deciso di far fuori Costantini, ma poi, dopo i contrasti con Errigo, lo aveva dirottato sul settore femminile, alla fine, Uhr dopo un tira e molla, aveva rifiutato. Stavolta, torna alla carica, anche se i dirigenti azzurri si affrettano a far sapere che l’offerta a Uhr non riguarda le donne, ma la squadra junior maschile, in aggiunta a Stefanov, per un non meglio precisato piano speciale per i giovani, decisione che è stata poi ufficializzata durante i Campionati nazionali.
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Ma guarda un po’: quanti allenatori deve avere la nostra nazionale junior maschile? Perché non fanno un’offerta anche a Liu Guoliang o a Cai Zhenhua? Resta il fatto che mezza squadra azzurra femminile sta contro Plese, e Sciannimanico ha già avuto richieste per esonerarlo. Plese, però, mica sta fermo: dipendesse da lui, un’azzurra di Castel Goffredo starebbe già fuori della nazionale. Bisogna vedere se lui davvero pensa di poterlo fare, visto che non si possono toccare giocatrici (o giocatori) della squadra del presidente federale Sciannimanico.
Rimane, alla fine di tutto, la pessima sensazione di Mondiali che hanno sancito il crollo di una squadra che appena 3 anni fa è stata campione d’Europa. Niente è rimasto dello spirito di quella squadra. E le cose rischiano di peggiorare ulteriormente. E l’unica soluzione che Sciannimanico riesce a prospettare è la naturalizzazione di altre cinesi, come la Qi Rong (giocatrice del Castel Goffredo), ma per lei è difficile, e la Tian Jing (giocatrice del Pink Cervino, la prossima stagione del Castel Goffredo), per lei ci vorranno un paio d’anni. Congratulazioni.

Commenti

3 risposte per “L’Italia femminile a Brema”

  1. Ora bastaaaaaaaaaaaa!!!!!!!!!! ha scritto il 20 Giugno 2006 12:20

    Per il drago: bel commento drago……..ora attendiamo la cronaca di quanto successo per il maschile………il femminile ha dato già spettacolo……..fantastico direi……..ora vediamo il maschile!!!
    Abbiamo 350 allenatori che non fanno per uno……….ma ci vuol tanto a richiamare Costantini ed Errigo????????Guarda addirittura sarebbe quasi meglio anche Deniso!!!
    O vogliamo continuare a chiamare questi pseudo allenatori stranieri……cacciati dalle proprie società!!!
    E chiamiamo qualche giovane allenatore che sotto l’ala protettrice di Costantini potrebbe pian piano farsi le ossa!!!!

  2. Drago Rosso ha scritto il 20 Giugno 2006 14:00

    Per Ora basta:
    Solo per farti sapere che il commento alle gare maschili era già stato pubblicato in questo blog. Visto che ti è sfuggito, lo puoi trovare andando a cliccare sulla categoria Drago Rosso. E’ un po’ meglio delle donne, ma non tanto.

  3. Francesco Totti ha scritto il 20 Giugno 2006 15:51

    Er Pupone se sta a gguardà a Ggermagna…,
    e mme sa che mme tira aria brutta de panchina
    contro i ciechi giovedì ( e ddire che me sentivo
    de ggiocà bbène perchè io contro i non vedenti
    je faccio sempre 2 o 3 ggoll)…..
    Comunque .. mo’ nun so in vena, come che diceva
    ‘na ggoccia de sangue …ah ah bbona questa….
    Me so pure perso li campionati itajiani de jesolo..
    perchè m’è toccato pure de lavorà…., poco male,
    nun se l’è visti manaco Costantini, però dice che
    è apparso o’ologramma der Drago Rosso…
    Anzi quarcuno me potrebbe fa sapè quarcosa de
    jesolo… che oggi me so letto un articolo sul sito
    da a FITET de Di Napoli che nun se capiva gnènte?
    Mo’ ai go tu si the mecce d’a'ggermania a’television
    a’ Costantì… facce sapè de jesolo… eddai..!!

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