Vi racconto l’America del pingpong

23 Dicembre 2010 da Ping Pong Italia 

Sono passati solo 7 giorni dalla fine dell’incarico indiano ed un’altra differente sfida mi ha visto coinvolto, stavolta da tutt’altra longitudine, gli Stati Uniti d’America.

Attraverso i canali indiani ho ricevuto un invito a Milpitas, una località nella Baia di San Francisco nella Silicon Valley, dall’Indian Community Center ICC , obiettivo preparare i propri atleti per i Campionati Nazionali di Las Vegas che si sono svolti dal 14 al 18 Dicembre. L’ICC table Tennis Center è una struttura con 20 tavoli, creatore e ideatore un ex giocatore e tecnico indiano del Gujarat, Rajul Sheth, una persona dinamica ed efficiente.
Intanto devo dire che i ragazzi e le ragazze dell’ICC hanno fatto incetta di titoli, ben 23 medaglie di cui 10 ori, 5 argenti e 8 bronzi. Il singolo maschile ed il singolo femminile sono stati vinti entrambi da atleti dell’ICC con Timothy Wang n.9 e Ariel Hsing n.2
Una grandissima affermazione poiché alla vigilia nessuno avrebbe scommesso un singolo dollaro su questi due atleti veramente interessanti dal punto di vista tecnico e non solo.
I Campionati Nazionali sono una grande festa ci sono gare per tutti. Negli States si gioca il vero tennistavolo per tutti, tanto che l’Europa avrebbe molto da imparare compresa l’Italia.
Forse per sua natura l’America considera il pingpong come sport ricreativo o forse perché il pingpong è davvero complicato e difficile che fa fatica ad emergere in modo considerevole. Il potenziale è elevato, ci sono buoni affari economici, ci sono molti club che però non sono organizzati come club nel senso più europeo del termine, ossia con campionati a squadre locali o nazionali, con vincoli di tesseramento che generano tante discussioni rovinando le amicizie e facendo venire il sangue cattivo a tutti. Insomma un sistema totalmente diverso ma al tempo stesso efficiente ed a mio parere valido.
Agli US Nationals c’erano se ben ricordo 63 gare diverse che spaziavano dai singoli maschile e femminile assoluto all’hardbat per arrivare alle gare a squadre. Una 5 giorni intensissima dove siamo stati impegnati dal mattino alle 8 alla sera alle 10 girovagando per gli oltre 90 tavoli del Las Vegas Convention Center.

In America non ci sono le categorie tipo prima, seconda etc. In America ci sono i Rating Points. Ogni giocatore pertanto può partecipare alla sua categoria, appunto di rating e giocare tutte le altre superiori alla sua. Per darvi un’idea il numero uno qui in America è Lupulesku con un rating di 2738, il nuovo campione americano Timothy Wang con 2535
Immaginate se in Italia si disputassero gare per fasce di classifica e/o di punti ci sarebbe da far divertire davvero tanta gente. Questa delle fasce di classifica era una mia vecchia idea che avevo proposto già all’amministrazione Bosi ed anche a quella Sciannimanico ma nessuno dei due l’ha colta, chissà che in futuro qualcosa si possa muovere in questa direzione? Attraverso questo modo di fare si dà la possibilità a tanta gente di tutte le età e di classifica di competere nel proprio ambito e di tentare la scalata verso l’alto provando ad essere competitivo in fasce con classifica o punti più alti della propria.
Il vero tennistavolo per tutti passa proprio questa fase, dare la possibilità a tutti di confrontarsi nel modo più libero possibile e di poter ottenere risultati che altrimenti non potrebbero conseguire.

Qualcuno si domanderà: ma come fanno a gestire tutta quella gran massa di gare e di persone? Innanzitutto gli arbitri intervengono solo dai quarti di finali in poi, a volte ce ne sono due ma altre solo uno. Nella confusione che si potrebbe immaginare, come per miracolo le cose avvengono in modo incredibilmente ordinato. Ecco come avvengono le cose: al loro arrivo i partecipanti fanno una sorta di check in, pagano i loro $25 per gara, dunque ricevono il badge per accedere alla struttura unitamente al numero di gara ed ad un foglio in cui ci sono tutti, e dico tutti, gli orari delle sue gare, dalla prima all’ultima, dalle qualificazioni alle finali.
All’inizio di ogni partita, con qualche minuto di anticipo, un giocatore deve andare al tavolo dei giudici, farsi riconoscere ed ottenere il referto. Nel qual caso un giocatore dovesse competere in due gare nello stesso orario è predisposta una postazione che gestisce i cosiddetti conflitti e l’incaricato decide quale priorità assegnare. Il vincitore della partita o del gruppo, nel caso di gironi, è tenuto a prendersi cura del referto di gara e riconsegnarlo ai giudici. Per mia esperienza diretta non ho riscontrato la benché minima contestazione, non un risultato sbagliato riportato dagli stessi atleti, tutto nel pieno rispetto delle regole e della sportività. I servizi ben eseguiti; esultanza contenuta e comunque mai sfociata in occhiate brutte cariche di cattiveria, come purtroppo siamo abituati a vedere in Italia. Durante lo svolgimento della partita, sebbene gli arbitri non fossero presenti, gli allenatori o genitori che seguono in panchina il proprio ragazzo, non si sono sognati di dare il minimo consiglio tecnico, incoraggiamenti e niente più. In una partita di mini cadet avvicinandomi al mio assistente coach per dare ulteriori consigli al giovanotto in difficoltà, sono stato richiamato dall’allenatore opposto il quale mi faceva notare che durante il break tra un set ed un altro uno e solo un allenatore poteva dare i consigli. Insomma per me è stata una grandissima esperienza, certo non tutto era perfetto, in oltre 60 tavoli il pavimento era di cemento ed in certi spazi piuttosto scivoloso, a compensare però c’era un bel tavolo centrale con tutti i requisiti ideali per il miglior tennistavolo possibile organizzato tipo arena con la tv in diretta.

Normalmente un giocatore partecipa a non meno di 8 gare, solo i fortissimi si limitano a due o tre dipendente se giocano anche i doppi o meno. La giuria sempre preparata ed efficace.

Non potevano mancare i vip, prima fra tutti Susan Sarandon che accompgnava alcuni dei suoi atleti dello Spin di New York, poi l’intramontabile Maropis Adoni (il terrorist della serie 24 stagione 6, ma anche il cattivo di Criminal Minds 5) che ha ottenuto la medaglia d’argento nell’Hardbat 40+ che ricordo si gioca a 21, praticamente una maratona.

Beh mi sembra sia tutto, ora mi faccio alcuni giorni qui a Milpitas e poi a casa, a Senigallia per il capodanno.

Colgo l’occasione per augurare a tutti gli amicidel blog e a tutti i pongisti di trascorrere le festività all’insegna della pace, dell’amore e dell’amicizia.

Dagli States è tutto, ci vediamo in Italy.

Max

Commenti

8 risposte per “Vi racconto l’America del pingpong”

  1. about.blank ha scritto il 23 Dicembre 2010 15:41

    Caro Massimo, il tuo articolo offre molti spunti di riflessione su quella che é e quella che potrebbe essere l’attività in Italia. Il sistema rigido dei tornei predeterminati qualificazione ai C.I., (predeterminato, bruttissima parola che nello sport fa pensare a qualcosa di preordinato laddove tutto dovrebbe essere imprevedibile e non scontato), ingabbia quasi tutta l’attività individuale. Le poche società che si fanno carico di organizzare un evento devono sottostare a questa impostazione che è rigida ma che permette allo stesso tempo di potersi cullare nella certezza di avere un certo numero garantito di partecipanti interessati alla qualificazione, e di sottrarre idee e impegno nel ricercare altre forme di finanziamento e, soprattutto di premio ai vincitori e ai piazzati.
    Tornei open, a ranking e a montepremi avrebbero sicuramente un appeal più moderno e partecipato.

    L’attività americana, a me che sono uno spettatore lontano, sembra divisa tra una forte settorialità dovuta all’appartenenza dei praticanti a gruppi etnici provenienti da Paesi nei quali il tt é sport primario (come dimostrato dai molti cino-americani presenti anche nella tua foto di gruppo), dall’altro da un tentativo di penetrazione nel pubblico americano con tentativi di spettacolarizzazione molto “yankees” . Tentativi che forse mal si adattano ad una disciplina molto tecnica e selettiva, molto elitaria sotto l’aspetto di una vera conoscenza tecnica da parte del pubblico che vi assiste. Una disciplina nella quale se non resti nell’ambito del top e controtop difficilmente vieni capito; nella quale un gesto atletico più tecnico come può essere un servizio, una risposta al servizio, o un block difficilmente possono essere gustati appieno da uno spettatore non giocatore, a sua volta.
    I questo scenario mi sembra si inquadrino le iniziative di un noto marchio statunitense per propagandare su ESPN i propri prodotti attraverso eventi con Lupulesku, Biba Goliç, in passato Karakaseviç e altri, encomiabili da un lato ma strutturati per essere rivolti ad un pubblico di massa che può recepire solo una parte del repertorio pongistico e solo i colpi più spettacolari. Infatti nei filmati si notano improvvise quanto immotivate fughe dal tavolo a cercare lo show, il “colpo ad effetto”.

    Poi c’é l’iniziativa di Susan Sarandon di creare creare alcuni locali di incontro a tema pongistico. Questa é una nuova frontiera che va esplorata. In questi clubs, a fianco di ambienti dedicati ad una seria pratica sportiva fatta con tutti crismi della sicurezza, si vedono però anche molti giocatori improvvisati, che giocano a fianco del bancone del bar, tra un drink e l’altro, su a tavoli illuminati come tavoli da biliardo (che se la palla esce dal cono di luce sono cavoli amari) vestiti come si va ad un cocktail (una brava e bella difensora cinoamericana giocava fasciata da un tubino e col tacco da 12 cm. !!! Nel complesso, diciamo che tutto aiuta alla diffusione del Verbo e che l’America é l’America… prendere o lasciare.

    Forse questi sono solo gli aspetti che io ho potuto cogliere da lontano. Probabilmente la strutturazione del TT in America é ancora pioniersitica dal punto di vista associativo anche se molti elementi organizzativi delle competizioni meriterebbero di essere importati nel Vecchio Continente.

    Un Saluto e un caro Augurio di Serene Feste a te e a tutti i tuoi cari.
    Un abbraccio particolare ad Andrea.

    P.S: chiarisco il concetto legato ai tornei predeterminati del nostro Paese.
    Anche se la partecipazione ai C.I. non é più direttamente subordinata alla disputa dei vari tornei prederminati, la necessità di acquisire un ranking che permetta di accedere alle varie categorie di merito dei C.i. stessi costringe alla partecipazione ai tornei quegli atleti che non fanno attività a squadre nazionali, o che nelle loro serie hanno poche possibilità di confronto con atleti più avanti in classifica e quindi poche possibilità di poter migliorare il proprio rank nazionale. Si rischia così di mettere in secondo piano il gusto della partecipazione, del divertimento, del piazzamento e del riconoscimento attraverso un premio adeguato.
    Il fatto poi che i tornei siano per fasce di punteggio prederminate (così come sono invece giustamente predeterminate le teste di serie) non consente di gareggiare con atleti appartenenti a fasce di punteggio superiori alla propria, e di non poter quindi cogliere quelle opportunità di cui parlava Massimo nel suo articolo.

  2. zzantitop ha scritto il 23 Dicembre 2010 23:39

    ciao Coach
    un augurio da parte di tutti i draghetti !
    Ti aspettiamo al tempio !

    zz ‘ n pingpongdragorosso :)

  3. Carlo Pandolfini ha scritto il 24 Dicembre 2010 12:05

    Approfitto di questo articolo veramente interessante per farti i miei migliori auguri di Buon Natale e Felice Anno Nuovo.

    Auguroni, Coach!

  4. Smile ha scritto il 24 Dicembre 2010 13:15

    Ciao Massimo …
    Tanti carissimi auguri per un sereno Natale …

  5. gommalacca ha scritto il 26 Dicembre 2010 09:40

    Ciao Max,
    Ci si vede a fine anno o ai primi

  6. lelesguizzero ha scritto il 26 Dicembre 2010 22:43

    4 gommalacca: above u vrait:

    “Ciao Max,
    Ci si vede a fine anno o ai primi”

    Sono sicuro che max non vede l’ora!!!

  7. gommalacca ha scritto il 28 Dicembre 2010 09:27

    @Lele
    +kes2mento è uno s3mento di lostnatity ….

  8. about.blank ha scritto il 28 Dicembre 2010 11:09

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