I Mondiali di Riva Del Garda

8 Dicembre 2017 da Ping Pong Italia · 7 Commenti 

Ecco il pezzo del Drago Rosso a proposito dei recenti Mondiali Juniores di Riva Del Garda.

del Drago Rosso

Per dare un’idea dell’interesse che il mondo del tennistavolo italiano ha avuto per i Mondiali junior a Riva del Garda basta citare due semplici fatti. Il primo: alle cerimonie finali di premiazione, per singoli e doppi, domenica sera, della Fitet era presente il solo consigliere federale Enrico Rech, eletto in quota tecnici, quindi non uno dei membri “politici”, in mezzo a vicepresidenti Ittf e altri rappresentanti del tennistavolo mondiale, tutti gli altri erano scappati, dal presidente Di Napoli ai consiglieri federali, ma che bella figura! Il secondo: fra tutti i presenti nelle due sale di gioco erano di più quelli con l’accredito, un qualsiasi tipo di accredito, che i “semplici spettatori”, a riprova che, al di là dei partecipanti, i cosiddetti “appassionati” si sono sbattuti altamente il cazzo di questi Mondiali. E’ vero che c’era la concomitanza delle gare dei campionati nazionali (suprema puttanata della Fitet), ma chi è voluto andare a Riva ci è andato, alcuni veri appassionati hanno chiesto il rinvio delle loro gare e si sono presentati. Gli altri si sono messi a pontificare su forum e social senza avere idea di cosa stesse davvero accadendo a Riva. Insomma, è questa l’immagine del tennistavolo italiano, in cui a parole tutti sono interessati e fanno qualcosa di concreto, nei fatti nessuno opera davvero per il bene di questo sport.
Io invece ci sono stato, dal giorno prima delle gare fino all’ultimo minuto, perciò provo a raccontare un po’ cosa è successo, ma soprattutto il “dietro le quinte”, quello che non risulta dagli atti e dai resoconti ufficiali, quello che viene nascosto e quello che può far capire cosa sta realmente avvenendo nel tennistavolo italiano e mondiale.

REALTÀ TECNICA

La Cina ha vinto tutti i 7 titoli in palio, stavolta ha mandato la squadra più forte (o quasi), sicuramente con i migliori due sia fra gli uomini che fra le donne, a differenza dell’anno scorso, quando si presentò ai Mondiali junior con le seconde linee. Non è una novità che la Cina a volte snobbi questa manifestazione, qualche volta per protesta contro l’Ittf che approva regolamenti nuovi per danneggiare i cinesi (memorabile un anno in cui la Cina mandò la squadra junior di Pechino e non la Nazionale, ma nessuno dell’Ittf se ne accorse), altre volte perché lascia vincere gli altri per carità di patria, per lasciare qualche vittoria agli altri e suscitare un po’ di interesse per uno sport che altrimenti rischierebbe di diventare noioso per i non appassionati. Fra l’altro, le classifiche di categoria sono false, nel senso che i cinesi giocano meno tornei e quindi hanno meno punti, il fatto che siano in tanti li costringe a suddividersi le gare, a differenza di altre nazioni che puntano sempre sugli stessi giocatori che così accumulano più punti. Da gennaio, poi, ci sarà la rivoluzione nelle classifiche, altro “capolavoro” dell’Ittf e scoppierà il casino, che sarà meglio spiegare in altra occasione. Per il momento basta dire che a gennaio il nuovo numero 1 sarà l’indiano Thakkar, ora n.18, bravo sì, ma assurdo che diventi il numero 1 davanti a cinesi e giapponesi. L’unico dubbio, a Riva, è quello riferito al singolo maschile, con l’assenza del giapponese Harimoto, in teoria favorito. Piccola parentesi su Harimoto: ufficialmente ha rinunciato perché infortunato, la verità è che ha preferito allenarsi per le Finali del Pro Tour che si terranno ad Astana in Kazakistan, dal 14 al 17 dicembre (sarò anche là, giusto per informazione). Per il resto, anche la gara a squadre, pur con l’eventuale presenza di Harimoto, non avrebbe avuto storia perché i cinesi non potevano perdere con gli altri due giapponesi in squadra, e infatti li hanno schiantati tutti e tre nella finale a squadre. Quindi, 7 titoli o 6 non sarebbe cambiato alcunché. E non considero nemmeno la possibilità che il Giappone potesse fare qualcosa fra le donne schierando le sue due più forti, Hirano e Ito, perché Wang Manyu e Sun Yingsha sono nettamente più forti di loro. A proposito di Hirano, indicata come la grande speranza per una vittoria contro le cinesi addirittura a livello assoluto, faccio presente che, dopo la vittoria ai Campionati Asiatici, Hirano non ha più vinto una sola partita contro le cinesi, le ha perse tutte, con le più forti (fra cui Wang Manyu) e anche con quelle di medio livello, a riprova di quanto spiegai dopo i Mondiali di Dusseldorf: il suo gioco tutto potenza e scambi non è più una sorpresa per le cinesi che adesso la bastonano regolarmente.

POCHE NOVITÀ

Andando nel particolare, la vittoria di Xue Fei (pennaiolo destro) era quasi scontata, anche se io puntavo su Wang Chuqin (europeo mancino) e continuo a pensare che sia il giocatore tecnicamente più dotato e in prospettiva capace di diventare il più forte di tutti. Ha bisogno però di rendere al massimo per il suo gioco di attacco sfrontato, senza pause. Xue Fei, più potente, è anche più costante e affidabile, ma gli manca qualcosa quando si arriva ai limiti estremi del gioco. Il giapponese Kizukuri ha mostrato parecchi limiti, come anche i suoi compagni Takami, Tanaka e Uda. Stesso discorso per il sudcoreano An Haehyun, bravo ma inconsistente a un certo livello. Ovviamente, potranno migliorare ed evolversi, ma non mi pare proprio di stare davanti a nuovi campioni. Dall’Europa poco o niente. Tecnicamente, il potenziale maggiore è quello del romeno Pletea, ma la sua testa non funziona bene, si mette a fare lo sbruffone e viene punito. Inoltre, tende sempre a indietreggiare quando non riesce a prendere il comando del gioco, tant’è che ha perso con Mutti proprio per questo motivo, facendo esattamente il gioco dell’azzurro. E infine c’è lo svedese Moregard, indicato da molti come il campione del futuro. Dico subito che non condivido questa analisi. A parte il fatto che è il giocatore più buffone che ho visto in tutta la mia vita (con atteggiamenti ridicoli e plateali quando vince e con “pianti” bambineschi quando perde), dal punto di vista tecnico è davvero limitato: gioca prevalentemente di contrattacco, “sparando” bordate impossibili in stile “vediamo se va dentro”, poche le azioni di impostazioni dell’attacco, molte di queste con sparacchiate senza senso. Se troverà un tecnico capace di renderlo più disciplinato tecnicamente e tatticamente (attenzione, non sto dicendo che non debba avere fantasia, dico che quello che lui fa non ha alcunché a che fare con l’estro e la fantasia) potrebbe diventare forte davvero, altrimenti resterà un pazzo che può vincere solo approfittando degli errori degli avversari.
Fra le donne, discorso ancora più semplice. Wang Manyu e Sun Yingsha sono già ai massimi livelli assoluti, altro che junior, quindi sono fuori gioco. Le giapponesi si distinguono sempre con il gioco limitato di una gomma che distrugge e un’altra liscia, quando si arriva a dover giocare seriamente si fermano. Anche qui il discorso delle classifiche resta lo stesso, addirittura la portoricana Diaz è testa di serie n.4 nel singolo! Comunque, per vedere qualcosa di buono bisogna andare ancora una volta in Romania, la cui Federazione, con pochissimi soldi e mezzi, inventa sempre miracoli. Fra le donne, a parte Diaconu e Dragoman, già conosciute, destano impressione due giovanissime, Tania Plaian (2001) e Elena Zaharia (2004). Plaian gioca di topspin, Zaharia più di scambi al tavolo, ognuna ha già un suo preciso stile, frutto di due diverse scuole della Romania, entrambe mostrano qualità tecniche e di carattere che le porteranno a diventare ottime giocatrici. E chiudo questo argomento parlando proprio di “scuole”, perché ancora una volta, guardando soprattutto la Germania, maschile e femminile, si nota la povertà tecnica, che viene colmata, da ormai parecchi anni, solo con le naturalizzazioni di cinesi. Falegnami erano e falegnami restano, con tutto il rispetto per i falegnami veri, che magari farebbero meno danni se si dedicassero al ping pong!

ITALIA NELLE STALLE

Come al solito, discorso a parte per l’Italia, che conferma una crisi tecnica spaventosa. Comincio dalle donne, che hanno meno responsabilità, visto che non possono ancora competere a questi livelli, tant’è che hanno partecipato solo perché si giocava in Italia. Quello che si può dire, a parte Jamila Laurenti su cui torno fra un momento, è che, risaputo, non c’è una scuola di base, un indirizzo tecnico che serva loro come impostazione generale, queste ragazze sembrano né carne né pesce e questa non è una critica alle loro qualità, ma all’essenza del lavoro (?) che svolgono. La sensazione fortissima è che non sappiano che fare, si mettono lì con servizio, attacco, block, top, senza un’idea di gioco, uno schema, niente. L’unica cosa che posso dire è che mi dispiace per loro, meriterebbero una Federazione più seria. Per la Laurenti, invece, il discorso è molto più chiaro. La sua impostazione, con la gomma Neubauer sul rovescio, è dovuta alle indicazioni del padre e del primo allenatore, come lei stessa ha dichiarato al sito dell’Ittf. Quindi, che si sia d’accordo o no sull’impostazione, questa è un discorso personale, niente a che fare con i tecnici federali. Che poi i tecnici federali la seguano e la curino è un altro discorso, voglio solo dire che per trovare una ragazza con una impostazione ben precisa bisogna fare riferimento ad ambienti estranei ai Centri federali e ai tecnici ufficiali della Federazione. Detto questo, il discorso da fare con la Laurenti è complesso, perché ha ottenuto bei risultati finora, a Riva è rimasta imbattuta nella gara a squadre e nel singolo ha perso, di misura con due forti giocatrici di Taipei e Corea del Sud, vincendo con un’altra sudcoreana, ma il punto fondamentale è un altro. Con quel tipo di gomma, che offre vantaggi, ma anche la limita, bisogna avere coscienza proprio dei limiti. Già a Riva si è accorta che, con le giocatrici più forti, il punto non arriva semplicemente dopo un colpo con la gomma strana, perché le avversarie sanno come affrontarla, e sarà ancora più difficile quando passerà senior e giocherà contro avversarie scafatissime. A quel punto, servirà una diversa preparazione mentale (non mollare perché il punto non arriva immediatamente) e tecnica, su come sfruttare la gomma Neubauer quando non assicura il punto facile. Il discorso è delicato e comporta la presenza di un tecnico più che qualificato, ma qui entriamo in un altro campo, quello in cui la Fitet si è distinta per aver voluto cacciare gente come Costantini ed Errigo. Ci torno fra poco, ma resta il dubbio sui progressi che Laurenti potrà compiere se non assistita adeguatamente.
Per gli uomini, anche se il livello tecnico è superiore, il discorso è persino peggiore, proprio perché ci sono ragazzi che hanno dimostrato negli anni passati di poter ambire a obbiettivi importanti e che adesso stanno franando sia dal punto di vista tecnico che da quello mentale. Un disastro, ancora più grande se si considera che le cose sono peggiorate da quando questi ragazzi hanno accettato di rinchiudersi nel Centro di Formia. Paradossalmente, a ottenere il miglior risultato a Riva è Mutti, che non è a Formia, ma è meglio chiarire che è solo una coincidenza perché anche lui mostra limiti tecnici, accompagnati da impostazioni sbagliate in alcuni fondamentali, come nel servizio. Tanto per essere chiari: tutti i servizi di diritto di Mutti sono irregolari, tutti, con pallina nascosta dietro la testa, dietro la spalla, dietro il corpo. Se non glieli chiamano adesso, perché l’arbitro è scarso, non sarà lo stesso ad altri livelli. E si va peggio con gli altri, anche se trovo sconcertante il tiro al bersaglio contro Pinto, che ha avuto chiaramente una involuzione tecnica inspiegabile (o forse non inspiegabile), ma che non è aiutato a risolverla da alcuno. Fra l’altro, Pinto è stato l’unico a Riva del Garda a mostrare un comportamento sportivo e corretto, al contrario del resto della squadra, segno questo di un equilibrio interiore che può essere la base per una rinascita tecnica. Dal punto di vista tecnico, quello che più mi ha colpito in lui è la totale mancanza di reattività, vede dove gli arriva la pallina, sarebbe in grado di colpirla e in tempo per farlo, ma rimane fermo, riflessi nulli, come se non sapesse che fare, davvero sconcertante e ancor più indicativo di pesanti impostazioni negative nel lavoro svolto ogni giorno.
Gli altri si sono distinti più per il nervosismo che per il gioco, a cominciare da Rossi e Amato, quest’ultimo in particolare. In tutte le loro partite si sono notati scatti di rabbia anche quando non c’era tensione dovuta al punteggio o alla situazione della partita, come se questa tensione appartenesse solo a loro. Il peggio si è avuto nella gara a squadre contro l’India. Sembrava che gli azzurri fossero caricati a palla sin dal primo punto, con inspiegabile nervosismo. Nell’ultimo incontro, quello del 3-1 per l’India, fra Rossi e Thakkar, l’azzurro si è visto togliere un punto sul servizio e la sua reazione è stata incredibile: è andato dall’arbitro segnapunti e ha cercato di rimettere il punteggio indietro, con l’arbitro incredulo costretto a fermarlo materialmente con le mani, mentre Rossi diceva ad alta voce: “No, no, non mi puoi togliere il punto”. Gli è andata bene che non lo hanno ammonito. Ma molto peggio ha fatto Amato, prima di lui. Nel terzo incontro, contro Shah, gli viene tolto un punto sul servizio, nel primo set sul 3-1 per l’indiano. Amato ha uno scatto assurdo. Io stavo dietro l’arbitro segnapunti, a un paio di metri, quindi vedevo Amato di fronte e posso dire esattamente cosa ha fatto e cosa ha detto. Amato va verso l’arbitro, la russa Irina Semizorova, con atteggiamento aggressivo e dice testualmente, in inglese: “Tu adesso mi devi dire perché mi hai tolto il punto. Voglio sapere perché mi hai tolto il punto”. La Semizorova resta per un momento in silenzio, chiaramente sconcertata da questo atteggiamento, poi spiega perché ha tolto il punto. Amato insiste, ma alla fine torna al suo posto. Alla fine del set, vinto 11-7 da Shah, Amato va verso l’arbitro segnapunti per prendere l’asciugamano nell’apposito box, ha in mano la pallina e, guardando fisso la Semizorova, le tira la pallina contro, per fortuna non centrandola, ma prendendo il tabellone dei punti. E’ possibile che abbia mirato direttamente al tabellone, invece che all’arbitro, ma il significato del gesto non cambia. Gli va bene perché si prende solo un cartellino giallo, gli arbitri avrebbero potuto richiedere l’intervento del giudice arbitro che avrebbe anche potuto espellerlo direttamente. Dopo la partita, Amato e il tecnico Nannoni sono convocati dal giudice arbitro dei Mondiali che pone l’ultimatum ad Amato: un altro comportamento come quello e sarà espulso dai Mondiali.
Ovviamente, queste cose non le potete leggere in alcun sito, ufficiale e no, in alcun forum, ma sono vere e danno la dimensione di quale sia la situazione del tennistavolo italiano. In particolare, è incomprensibile che un ragazzo come Amato, che ritengo tecnicamente il più dotato dei giovani azzurri e potenzialmente un grande giocatore, che fino a un paio di anni fa si distingueva per educazione e comportamento sportivo, si sia ridotto a giocare così male e a subire una così profonda involuzione anche dal punto di vista mentale. Giusto un’osservazione per capire l’assurdità del suo atteggiamento: mettiamo pure che l’arbitro abbia sbagliato a togliergli quel punto, ma si era sull’1-3 del primo set, tutta una partita davanti. Amato, invece, sembrava stesse ai vantaggi del set decisivo in quanto a tensione e nervosismo. Come è possibile? E come è possibile che i tecnici federali non intervengano per fermare questi comportamenti? Faccio notare che anche Nannoni è stato convocato dal giudice arbitro, non solo per responsabilità oggettiva in quanto tecnico della squadra, ma anche perché gli arbitri dell’incontro hanno segnalato che alla fine anche lui è andato a protestare per i punti tolti su servizio. Insomma, stiamo parlando di un atteggiamento generale, aggravato dal fatto che si tratta di squadre giovanili. E le domande sul clima che si respira a Formia, sulle indicazioni tecniche che vi vengono attuate, si moltiplicano sempre più.

INDIA SULLE STELLE

Al contrario, il lavoro tecnico attuato in India appare sempre più brillante e interessante, non solo perché l’India ha battuto l’Italia nell’incontro che ho citato, ma perché c’è tutta una serie di risultati a dimostrarlo, di squadre e individuali, di uomini e donne. E il lavoro è quello di Massimo Costantini, la cui figura è ancora un’ombra su questa Fitet che lo ha cacciato nel 2005, insieme a Maurizio Errigo, dopo una serie di successi per l’Italia, e che da quel momento ha imboccato la strada del fallimento tecnico. A Riva del Garda, l’India ha ottenuto l’11° posto a squadre maschili dopo aver sfiorato l’ingresso nelle prime 8, battuta 3-2 dalla Francia, che ha ben altre tradizioni e successi in campo giovanile rispetto agli indiani, dopo aver sfiorato la vittoria. Una vittoria che è mancata per l’inesperienza internazionale di Suravajjula, in vantaggio 2-1 con Rembert e 8-6 nel quarto set, per poi cedere 11-8, vanificando i 2 punti di Thakkar su Bertrand e Rolland, una Francia che avrebbe poi ceduto solo 3-2 contro il Giappone nella fase successiva, a riprova del livello cui è giunta l’India, in grado di lottare alla pari con i più forti. E poi, Thakkar che cede 4-2 (dopo aver condotto 2-0) solo al cinese Wang Chuqin, poi giunto in semifinale contro Xue Fei, tre giocatori nei doppi misti giunti agli ottavi, e una ragazza sconosciuta, Kamath (2000), che provoca sorprese nel singolo. Kamath supera il gruppo battendo la tedesca Schreiner e la portoricana Diaz (non la testa di serie) per poi superarsi nel tabellone principale: 4-3 a Lee Yupeng (Taipei) e poi 4-2 alla Kihara (Giappone), n.14 della classifica mondiale junior. Non c’è il singolo risultato, che può anche essere dovuto alla fortuna o al caso, ma una crescita costante di tutta la squadra.

I MIRACOLI DI COSTANTINI

E allora allarghiamo il discorso su Costantini, anche alla luce di dichiarazioni allucinanti, fatte da consiglieri federali o apparse su forum e social. Ancora una volta, le squadre e i giocatori allenati da lui ottengono risultati superiori alle aspettative e alla tradizione storica delle nazioni in cui Massimo opera. Tanto per capirci, ricordo ancora una volta che all’Olimpiade di Londra fu l’unico allenatore al mondo, cinesi inclusi, a qualificare tre suoi atleti, degli Stati Uniti, non di una delle grandi potenze del tennistavolo. E non risulta che l’India abbia mai avuto risultati eclatanti nelle gare junior. Ai Mondiali junior, l’India mancava dal 2011, quando si presentò una squadra di giovani tirati su da Massimo negli anni precedenti, ma senza lui in panchina perché fatto fuori, pochi mesi prima, da una congiura di palazzo. E quella squadra di ragazzi tirati su da Costantini fin quasi alla vigilia dei Mondiali (Gnanasekaran, Ghosh e Desai) riuscì nell’impresa di vincere addirittura il bronzo, i cui meriti andarono scandalosamente a qualcun’altro. Ovviamente, una volta passati senior quei ragazzi, chi sostituì Costantini, non riuscì a tirare su nemmeno uno junior degno dei Mondiali. E faccio notare che per qualificarsi ai Mondiali, nella zona asiatica, ci sono solo 5 posti, assegnati con la classifica a squadre ai Campionati Asiatici 2017. Quindi l’India di Costantini per andare a Riva del Garda ha dovuto superare una qualificazione con al via autentiche potenze come Cina, Giappone, Sud Corea, Taipei, Hong Kong e Singapore. Vi risulta che a Riva del Garda ci fossero le squadre di Hong Kong e Singapore? E non solo l’India si è qualificata, ma lo ha fatto salendo addirittura sul podio di questi Campionati: terzo posto, battuta solamente dalla Cina in semifinale e col Giappone, senza Harimoto, quinto, pur con atleti di classifica mondiale più alta di quelli allenati da Massimo. Ma ogni volta che Costantini ottiene un risultato di questo genere, ecco i sapientoni italiani che cercano di sminuire la sua bravura. Non hanno fatto eccezione alcuni consiglieri federali Fitet a Riva del Garda. Dopo la bruciante sconfitta dell’Italia con l’India, ecco che questi “esperti” se ne sono usciti con la solita frase: “Sì, vabbé, ma lui ha i giocatori forti, mica è merito suo”. Già, lui va nelle nazioni che non hanno mai vinto una mazza o a malapena si qualificano per qualcosa e trova i giocatori più forti! Poi si scopre che quest’anno l’India ha partecipato a 16 Pro Tour e in 12 di questi è salita sul podio di almeno una gara, fino alla vittoria nel singolo maschile in Spagna, due settimane fa, proprio con Gnanasekaran, uno di quei ragazzi tirati su da Massimo prima del 2011 e adesso rinato da quando Costantini è tornato a guidare l’India. Ci era forse riuscita l’India prima che tornasse Costantini ad allenarla? Ma la denigrazione di Costantini continua e si estende anche nei discorsi su internet. Addirittura, in una conversazione si è arrivati a sostenere che per l’Italia ci vorrebbe un altro c.t. della Nazionale, ma è stato fatto il nome di un tecnico straniero, che non cito perché lui non c’entra in questa denigrazione di Costantini. Insomma, chiunque tranne Costantini, che evidentemente non sta sul cazzo solo a questa Fitet, degna erede di quella precedente, ma anche a tanta altra gente in Italia. Si arriva poi all’aperta diffamazione quando interviene il noto pezzo di merda Lelesguizzero, che cita indebitamente l’episodio delle sue dimissioni da consigliere federale per diventare c.t. della Nazionale italiana. Ne ho già parlato, ma ricordo in breve che: da unico consigliere di opposizione, Costantini si vide rigettate tutte le sue proposte, ma quando diventò c.t. dell’Italia, con la condizione fra lui e il presidente Bosi che avrebbe avuto mano libera (condizione pienamente rispettata da Bosi, che diede il via libera a tutte le decisioni di Massimo) su tutti gli aspetti tecnici, Costantini realizzò in quella veste tutto quello che non avrebbe potuto fare da consigliere di opposizione, a cominciare dai programmi tecnici e dall’organizzazione di base fino a quella di alto livello, mettendo in piedi un sistema che favoriva i risultati sul campo e non permetteva favoritismi, tanto che anche i Seconda categoria ebbero la chance di entrare in Nazionale. E allora, chi è stato tradito? Fra l’altro, Costantini venne eletto col 75% dei voti, segno che lo votarono tutti, non solo quelli dell’opposizione. E, prescindendo dai voti che lui ricevette anche dalla maggioranza, quelli che lo avevano votato per far cambiare qualcosa hanno ottenuto esattamente quello per cui l’avevano votato, sia pure in altra veste. L’opposizione avrebbe dovuto fargli un monumento per le cose realizzate con il programma tecnico che nessun altro, prima e dopo di lui, è mai riuscito a fare. Risultato, ripeto ancora una volta, che non si sarebbe raggiunto se Costantini fosse rimasto a fare il solitario consigliere di opposizione. Dove sta il tradimento? Per capire meglio il tutto, basti pensare a cosa hanno ottenuto i 5 (non uno, ma cinque) consiglieri eletti dall’opposizione in questo Consiglio federale che avrebbe una maggioranza di 6 a 5, quindi sempre risicata e in pericolo. Cosa hanno ottenuto? Zero. Gli è stato imposto di nuovo Deniso come c.t. e loro dicono di aver ottenuto una grande vittoria perché hanno limitato il contratto a 2 anni. Già, ma quando scadrà e il presidente Di Napoli lo prolungherà di altri 2 anni, loro cosa faranno? Diranno di avere ottenuto un’altra grande vittoria perché il contratto è di “soli 2 anni”? Vogliamo metterci a ridere o a piangere? E infine, per quanto riguarda quella merda di Lelesguizzero, una dedica diretta: sei stato compagno di Costantini in nazionale, hai fatto finta di essere suo amico, ma dentro ti rodevi il fegato perché lui era più bravo di te e adesso ti sfoghi come un miserabile. Ma dicci un po’: come fai a vivere in questo squallido modo? E questa la chiami vita?
Concludo questa parte, però, tornando ai consiglieri federali. A Riva del Garda molti di loro hanno incontrato Costantini, tanti bei discorsi, complimenti ipocriti e poi la grande domanda: “Ma tu torneresti in Italia?”. Ma quanto sono bravi. Ma li avete capiti questi coraggiosi consiglieri? Loro non hanno scelto Costantini come c.t. dell’Italia perché non sapevano se lui volesse tornare in Italia. Ma questo Costantini è davvero scemo. Perché non ha fatto sapere ai consiglieri che lui sarebbe voluto tornare in Italia? Lo avrebbero eletto a furor di popolo. Ma è anche vero che questi consiglieri sono davvero perspicaci: il c.t. dell’Italia viene cacciato dopo aver portato tanti risultati, è costretto ad andare via dall’Italia per poter lavorare, sta via 10 anni, fra Emirati Arabi, India, Stati Uniti e poi di nuovo India, sta lontano dalla famiglia, da sua moglie e da suo figlio che, quando va in esilio, ha poco più di 10 anni, sta lontano da suo figlio proprio nella fase più importante della sua vita di adolescente, ma qualcuno si chiede ancora se Costantini tornerebbe in Italia. Ma siamo davvero un popolo di geni, oltre che di santi e navigatori! E invito subito gli idioti che, già in passato, hanno sostenuto che ci sono tanti lavoratori che vanno all’estero e che quindi Costantini non può lamentarsi, a non fare confusione. Perché andare all’estero per via del lavoro che manca in Italia è una delle cose più brutte che ci possano essere, ma dover andare all’estero non perché manca il lavoro, ma perché qualcuno ti odia, nonostante tu abbia lavorato bene e fatto il bene della tua azienda-federazione, del tuo sport, beh, quello è peggio ancora. Ed è peggio a maggior ragione se hai fatto il tuo dovere e hai rifiutato di convocare il “figlio di questo o quello”, il cui merito è solo quello di avere il padre che ricopre un certo ruolo. Quindi, per favore, cerchiamo di non prenderci per il culo.

C’ERAVAMO TANTO AMATI

Il discorso sui consiglieri federali, comunque, è l’occasione per una considerazione sulla situazione generale. Come tutti possono constatare, e come avevo già fatto notare qualche mese fa, l’opposizione in Consiglio federale non esiste più. In pratica, dei 5 consiglieri cosiddetti di opposizione, è rimasto solo Gabba e protestare timidamente, conscio comunque che non ha alcuna possibilità di incidere. E gli altri? Si aspetta ancora la grande riforma della tabella voti, per la quale è stato incaricato Paglia, ma sappiamo già che non ha alcuna possibilità di essere accettata, oltre al fatto che le nuove disposizioni del Coni potrebbero rendere inutile il tutto. Quindi, cosa rimane? Per la verità rimane solo la curiosità di sapere che rapporti ci sono fra Di Folco e i “suoi” consiglieri di opposizione, a cominciare da Giordani e Malucchi. Di Folco ha già detto che non mi risponde perché non parla con gli anonimi. Pazienza, me ne farò una ragione. Ma Di Folco ha il diritto di sapere che, senza offesa, me strasbatto altamente che lui non voglia ribattere le mie osservazioni, ma figuriamoci se mi sto a preoccupare. La settimana prossima vado ad Astana, in Kazakistan, per le Finali del Pro Tour, quest’anno sono già stato ai Mondiali, ai Giochi Nazionali Cinesi, a vari tornei internazionali, in giro per qualche Centro tecnico nazionale e a parlare con i maggiori responsabili mondiali del tennistavolo, oltre che con diversi campioni e campionesse, fra partite, pranzi, cene e altro. E secondo Di Folco mi starei a preoccupare se lui non vuole rispondere alle mie critiche? Ma riesce a immaginare quanto stracazzo me ne strafrega? Il vero problema è che non dovrebbe rispondere a me personalmente, ma spiegare a tutti, quelli che l’hanno votato e anche chi non l’ha votato, cosa sta succedendo. Può spiegare a questa gente se lui parla ancora con Giordani e Malucchi? Lo può spiegare? E se non ci parla, può dire perché? Può spiegare perché li ha scelti come componenti della sua cordata? Può spiegare se ha chiesto loro di fare opposizione in Consiglio o se malauguratamente è stato sfanculato? Non è al Drago Rosso che Di Folco deve dare spiegazioni, ma al tennistavolo italiano. Dopodiché, faccia pure finta che io non esista. Lui e tutti gli altri cosiddetti protagonisti del tennistavolo italiano resteranno qui, impantanati in una Federazione che distrugge questo sport, io continuerò ad andare in giro per il mondo divertendomi e rimpiangendo solo la sorte di Costantini e poche altre brave persone che potrebbero fare tanto per il tennistavolo italiano ma ne sono tenute fuori per la vigliaccheria delle innumerevoli pecore che lo popolano.

ORGANIZZAZIONE

Il finale è di nuovo per i Mondiali e riguarda l’organizzazione. Purtroppo, le note sono dolentissime, a dispetto di uno sforzo che è apparso lodevole, ma davvero privo di competenza specifica, non è chiaro se dovuta ai responsabili locali o all’Ittf, perché, stando a dichiarazioni ufficiali e no, c’è un palleggiamento di responsabilità. Comincio dalle sale di gioco. La prima, con soli due tavoli, era la principale, con due tribunette, più che sufficienti fino all’ultima giornata, non adeguate nelle finali, con un po’ di gente che non ha trovato posto, e questo si doveva immaginarlo. Ma il vero problema è stata la seconda sala, se si può chiamare così: una giungla di pali di cemento, sedie, baldacchini rialzati per il pubblico, che ovviamente copriva la visuale degli altri tavoli, davvero qualcosa di incredibile. Ho parlato con molti dei delegati stranieri e tutti si sono lamentati, hanno detto che non era una sala da mondiale. Il problema, però, è che nessuno si lamenta ufficialmente perché c’è una specie di patto tribale in base al quale nessuno può parlare male degli altri, anche perché un domani la nazione che critica potrebbe organizzare la gara ed essere criticata a sua volta. In questo modo, c’è una autoassoluzione comune, ma anche un danno per il tennistavolo. Detto questo, bisogna ricordare che l’edizione precedente, in Sud Africa, è stata perfetta, ma il Sud Africa è fuori dal normale circuito dei Paesi organizzatori.
Dicevo del palleggiamento di responsabilità: la Fitet dice che a decidere la dislocazione delle sale è stato il delegato egiziano dell’Ittf, che ha deciso quale dovesse essere la sala di gioco e quella di riscaldamento. Andando a guardare la sala di riscaldamento ci si chiede perché non sia stata questa la principale: una sola fila di pali al centro, ma che non ostruivano la visione, la possibilità di avere due file da 6 tavoli e una tribuna lungo tutta la lunghezza, insomma, una sala ottima. Qualcuno, in maniera riservata, mi ha detto che forse c’era un problema di altezza per la sala da riscaldamento, ma sono andato a controllare e non ho notato anomalie. Resta il fatto che la Fitet avrebbe almeno potuto sottoporre al delegato Ittf la possibilità di inversione delle due sale, poi se lui avesse insistito ci si sarebbe rassegnati, ma nessuno lo ha fatto. Insomma, uno scaricabarile completo. Altro problema per chi stava a guardare le gare era la mancanza assoluta di informazioni sull’andamento. Nella gara a squadre c’era almeno un tabellone elettronico a ogni tavolo col punteggio totale fra le due nazioni, senza però alcuna informazioni sui nomi dei giocatori e sui parziali. Ma negli individuali i tabelloni sono spariti e si è andati avanti al buio, senza sapere chi stava giocando su ogni tavolo, che turno era, quando si giocava e così via. All’ingresso erano appesi in bacheca i fogli (formato A4) con i tabelloni, ma addirittura senza i nomi dei qualificati dai gruppi e così sono rimasti fino alla fine, senza alcun aggiornamento. Nelle sale, nemmeno quei pochi fogli. E nemmeno il sistema informatico funzionava, perché non veniva aggiornato fino a quando non si concludeva l’ultimo incontro del turno in programma. Perciò, persino sui computer in sala stampa e nella sala degli arbitri, non c’era l’aggiornamento, l’unico era quello “a mano” al tavolo del giudice arbitro. Mi è stato spiegato, sempre in maniera riservata da qualcuno dell’organizzazione locale, che il problema dipendeva dal sistema informatico dell’Ittf, non aggiornato. Resta il fatto che in un Mondiale tutto questo è ridicolo.
Poche informazioni solo dallo speaker nella sala principale, ma qui si apre un altro capitolo speciale. Lo speaker, almeno da quello che si capiva da come parlava, non era italiano, anche se si sforzava di dare la versione in italiano delle presentazioni. Ma ci voleva tanto a prendere un italiano che parla l’inglese? Il bello è che questo speaker, che curava anche la musica e sembrava essere un dj, aveva un modo tutto suo di pronunciare i nomi dei cinesi, all’americana. Per cui Wang Chuqin, che si pronuncia “vang ciucìn”, diventava nella presentazione “ueng ciuquin”. E la Wang Manyu, che si pronuncia quasi come si scrive, “vang manyù”, diventava “ueng men iù”. Non dico che bisogna conoscere la lingua cinese, ma almeno chiedere all’interprete della squadra cinese la pronuncia, quantomeno per una forma di rispetto nei confronti della nazione più importante di questo sport, invece di mostrare la solita arroganza di chi considera tutte le lingue con le regole di pronuncia di quella inglese. Infine, più influente sul gioco, il programma delle ultime giornate, con un intasamento assurdo il sabato, quando ci sono stati 3 turni di singolo, associati a doppi e doppi misti, tanto che si è arrivati a chiudere oltre le 22.30. Sarebbe bastato fare 2 turni di singolo il venerdì e 2 il sabato per sistemare tutto, ma chi ha deciso il programma ha combinato un macello. Fra l’altro, alle 21 di sabato era stato organizzato il “farewell party”, che si sarebbe dovuto tenere nella sala accanto a quella principale. Risultato: è stato annullato perché non si poteva cominciare con le gare in corso nella sala accanto e i giocatori a una certa ora se ne sono andati, visto che erano rimasti a giocare solo i cinesi, due romeni e due coreani. Certo, il party non è necessario, ma annunciarlo e poi annullarlo perché non si è capaci di organizzare un programma intelligente non fa fare una bella figura.

Collezionismo - pins (spille)

7 Ottobre 2017 da Ping Pong Italia · Lascia un commento 

Ciao a tutti i lettori del blog di Max!!!

Colgo l’occasione per presentarmi.

Mi chiamo Tonino Solazzi e sono un appassionato di ping pong (“tennis – tavolo” per gli addetti..) da più di 30 anni (passione che mi fa “giocare” ancora con la società CRDC di Torino)

Sono uno dei pochi collezionisti di “pins” di ping pong in Italia e nel mondo.

In Italia il collezionismo di “pins” (spille) è molto diffuso, anche se la quasi totalità dei collezionisti è rivolta allo sport del calcio.

Premesso che mentre altri settori del collezionismo , quali filatelia e numismatica , sono ben catalogati e definiti, non esiste un preciso punto di riferimento per questo tipo di collezionismo.

Vorrei cogliere l’occasione di segnalarvi il mio sito web (in aggiornamento) nel quale potrete visionare diverse foto della mia collezione

www.tabletennispins.weebly.com

Il mio obiettivo è quello di “catalogare” l’intera collezione (circa 4000 pins) e di indicare altresì i pins non presenti nella mia collezione

Alla data odierna è quasi concluso l’elenco dei pins delle federazioni mondiali, campionati mondiali ed europei!!

Se qualcuno di voi avesse e/o trovasse qualche “pin” può contattarmi al 3668744426 o alla mail

solton66@alice.it

Un saluto a tutti  !!

Solazzi Tonino

Cell.3668744426

www.tabletennispins.weebly.com

Il pingpong in India

14 Agosto 2017 da Ping Pong Italia · 12 Commenti 

Come forse saprete nel 2009 e 2010 ho ricoperto il ruolo di allenatore in India in preparazione dei Giochi del Commonwealth e Asian Games 2010, a distanza di 6 anni peraltro tutti passati negli USA ho ripreso a fare quello che era stato interrotto appunto nel 2010 con l’obiettivo ancora una volta di preparare le squadre indiane per i Commonwealth Games 2018 e Asian Games 2018.

Molte le differenze tra il primo e il secondo “mandato” prima di tutto il livello in India è notevolmente migliorato, il numero di praticanti particolarmente aumentato, qualità organizzative sempre all’altezza, i tornei nazionali condotti con competenza e una federazione più efficiente.

In India ci sono 7 appuntamenti nazionali: 5 tornei localizzati al Nord, Est, Ovest, Sud e centro, i Campionati Inter-Istituzionali riservati alle Istituzioni e i Campionati Nazionali.

Non ci sono categorie se non quelle di età, infatti agli appuntamenti nazionali ci sono 5 gare, i senior, U21, Junior, Allievi e Giovanissimi. Ad ogni torneo che dura circa 6 giorni partecipano almeno 1400 giocatori, ricordo nel 2009-2010 a malapena arrivavano a 900-1000. Infine le classifiche nazionali si azzerano ogni anno.

La domanda di pingpong cresce mese dopo mese e ormai le cosiddette accademie del pingpong si moltiplicano, alcune di loro sono alla ricerca anche di allenatori stranieri, insomma un movimento davvero in crescita.

Molti di voi avranno familiarizzato con il nome Stag, fresco sponsor tecnico federale, l’azienda di Meerut (UP) ha annunciato un progetto ambizioso, 1 Milione di pongisti per il 2020, conoscendo i protagonisti di questo progetto non faccio fatica a pensare che centreranno l’obiettivo.

Un’altra differenza è nel mio operato, ora sono responsabile delle nazionali maggiori e giovanili, non ho una settore specifico da seguire come il settore maschile o femminile, l’impegno è a 360˚ e il lavoro, vi assicuro, non manca.

Quest’anno ad attirare l’attenzione dei media, un gruppo di imprenditori di Mumbai ha dato vita all’Ultimate Table Tennis, un campionato a squadre riservato a 6 compagini composte ognuna da 8 giocatori, 4 stranieri e 4 indiani equamente suddivisi in uomini e donne, a gestire le squadre 2 tecnici uno straniero e uno indiano. Per 18 giorni consecutivi è andato in scena uno show davvero di livello con tante novità, la prima fra tutte la trasmissione dal vivo su uno dei canali principali di sport nella cosiddetta fascia prime time, a ciò si aggiunto lo streming internet e anche vari canali social. Gli indiani hanno confezionato un prodotto davvero interessante a cominciare dal montepremi di € 400,000. La prima squadra classificata i Falcons si è aggiudicata € 132,000 la seconda i Challengers 100,000 e la terza Dabang Smashers 66,000. Ogni sera venivano asseganti 4 premi speciali: al miglior Indiano, al miglior straniero, per la miglior giocata e per lo scambio più lungo. Dunque un’occasione in più per molti pongisti di livello che hanno trovato in questo UTT un’ulteriore fonte di introito, si parla di alcuni che hanno percepito anche € 30,000 per un impegno di 3 settimane

Non spaventatevi ma l’iscrizione all’Ultimate Table Tennis costava appunto € 400,000

I manager/imprenditori che hanno sottoscritto l’impegno economico dopo nemmeno un giorno dal lancio dell’UTT avevano già coperto abbondantemente l’investimento sottoscrivendo a loro volta contratti di sponsorizzazioni con altre aziende.

3 luoghi di incontri: Chennai, Delhi e Mumbai
9 partite di 3 sets l’una per un totale di 27 sets.
4 singoli maschili, 4 singoli femminili e un doppio misto.
Si aggiudicava il match la squadra che totalizzava 14 sets.
Un time-out per set di 15″ nel caso in cui uno dei due avversari conseguisse per se il quinto punto.
In caso di 10-10 entrava in vigore il Golden Point.
Gare giocate con più palline peraltro Stag e su tavoli Stag.
Il gioco doveva riprendere entro 10 secondi dal momento che il giocatore entrava in possesso della palla dovutamente consegnata dall’arbitro, in pratica a fine scambio i giocatori non si dovevano preoccupare di andare a raccogliere la pallina, l’arbitro prontamente ne consegnava subito un’altra e se la “melina” superava i 10″ il giocatore veniva sanzionato con l’assegnazione del punti all’avversario. Curiosità, è successo proprio ad un Indiano Amalraj Anthony che sul 1-1 al Golden Point 10-10 contro credo Monteiro, l’arbitro indiano ha assegnando il punto a Monteiro ponendo fine alla gara. Non vi dico l’imbarazzo generale, ma lo show era anche questo.

Insomma una formula televisiva se vogliamo ma che ha avuto anche tanti risvolti tecnici. Si è visto che con il ridurre i tempi di ripresa del gioco, il livello dei giocatori si equilibrava, sovente e specialmente gli atleti di alto livello non riuscivano a concentrarsi, tanto diverso era il meccanismo, i servizi imprecisi, fretta nel colpire la palla, a volte errori davvero troppo banali.

Ecco alcuni nomi di stranieri presenti all’UTT: Han Ying, Wu Yang, Doo, Kim Song I, Petrissa Solja, Sabine Winter tra le donne, Wong Chun Ting, Fegerl, Freitas, Gionis, Gerell, Apollonia, Quadri per gli uomini.

Gli indiani si sono comportati molto bene sorretti anche da uno spirito di squadra davvero inusuale, infatti inizialmente gli stranieri erano alquanto freddi ma poi si sono lasciati coinvolgere in un’atmosfera unica.

Per chi volesse saperne di più ecco il link dell’Ultimate Table Tennis

Qui invece su Hotstar potrete rivivere tutte le gare.

Sul fronte del circuito mondiale, ossia dei risultati internazionali, gli Indiani si stanno facendo notare; secondo il sistema delle classifica mondiali che entrerà in vigore dal primo di gennaio 2018, 6 indiani uomini e 2 donne figurano nelle prime 100 posizioni, il primo fra loro è Achanta al 37mo posto e l’ultimo e Shetty alla posizione 84 mentre tra le donne Batra è alla 59ma e Mouma Das alla 70ma.

In breve, con il nuovo sistema non si calcoleranno punti rating vinti o persi a seconda se il risultato è previsto o imprevisto, farà fede solo il piazzamento nel tabellone ad eliminatoria con l’aggiunta minima di punti per ogni partita vinta nel girone di qualificazione.

Mentre vi scrivo siamo qui a Panagyriushte per disputare il World Tour di Bulgaria, beh…speriamo bene.

A presto e un caro saluto a tutti voi.

Coach Max

I Mondiali di Düsseldorf

17 Giugno 2017 da Ping Pong Italia · 5 Commenti 

del Drago Rosso

Con quelli di Düsseldorf sono 23 i Mondiali di tennistavolo cui ho assistito, tutti quelli disputati da Dortmund 1989 a oggi, e la sensazione che ne ricavo è sempre più deprimente. Se in bocca rimane il dolce per una bellissima finale maschile (spettacolare sì, ma non certo la più emozionante di sempre, come la si definisce sul sito Ittf, sempre più “ignorante” in materia), questo non annulla l’amarissimo per tanti altri aspetti di una edizione che ha mostrato ancora di più l’involuzione, sia tecnica, sia organizzativa, che il tennistavolo sta subendo. Ed è una involuzione che l’Ittf cerca di camuffare da grande spettacolo, grazie alla collaborazione di mezzi di informazione stupidi, inetti o asserviti. A Düsseldorf sono successe tante cose, ma quello che viene fuori sono soltanto le immagini false della Tv della stessa Ittf, false perché “ristrette” e circoscritte solo a quello che si vuole far vedere, false perché, con inquadrature ben mirate, si dà un’idea distorta dell’ambiente e delle gare. E viene fuori una rappresentazione altrettanto falsa, anche da parte dei mezzi di informazione indipendenti, o presunti tali, che si limitano a fare “copia e incolla” dei comunicati dell’Ittf o, come migliore indicazione tecnica, fanno sapere che tizio ha battuto caio 4-3, senza essere in grado di dare alcuna indicazione su cosa è davvero accaduto, sul perché è accaduto e sul futuro del tennistavolo. Non mi resta, da solito rompicoglioni, che parlare dei Mondiali come li ho visti io, non nel senso di mia interpretazione (a parte i giudizi tecnici che sono sempre personali) ma di testimonianza diretta di cosa è veramente successo e, per la maggiorparte, non è stato raccontato o analizzato da nessun altro.

DÛSSELDORF

Il ritornello di ogni edizione dei Mondiali, da una decina di anni, è quella dei “più belli di sempre”. A sentire l’Ittf, stiamo arrivando a livelli galattici, visto che si migliora anno dopo anno. La verità è che, dal punto di vista organizzativo, si continua a peggiorare (quello tecnico lo esamino a parte) anche quando le strutture a disposizione, imponenti, permetterebbero di assistere alle gare col massimo della comodità e dell’efficienza possibili. A Düsseldorf, nelle immense sale del Centro congressi Messe, con annesso palasport Esprit Arena (quest’ultimo utilizzato, e male, solo per la cerimonia di apertura), c’è stato il festival dello spreco dello spazio, della scomodità e dei pessimi servizi per gli spettatori: pochi punti ristoro, con file interminabili, pochi bagni. Ma il peggio era, nella sala principale, l’inesistenza di punti di accesso per i disabili, che sono stati costretti a stare sul terreno di gioco, al buio, con ovvie e grandi difficoltà di visione dei tavoli, non solo a causa della necessità di stare sulla carrozzina e quindi di avere gli occhi pochissimo sopra l’altezza delle transenne (più alte del normale nella sala principale), ma anche perché nessuno ha pensato di impedire a fotografi e operatori tv di piazzarsi davanti a loro nella parte che poteva essere tranquillamente lasciata libera senza alcun danno per chi doveva riprendere il tavolo e fare foto. Ma il peggio è arrivato quando, su richiesta precisa a un tedesco sul perché i disabili fossero stati trattati in questo modo, lui ha risposto, candidamente, che quello era il posto migliore in cui potessero stare, e quindi dovevano ritenersi fortunati!!! La tipica “sensibilità” crucca, la tipica arroganza del “Deutschland über alles”!

SALA DA GIOCO

Ma andiamo nello specifico. La seconda sala, utilizzata solo nei primi 4 giorni, era molto lunga, con tribune su un solo lato lungo e una tribunetta su un solo lato corto. Sarebbe potuta anche andare bene così, se non fosse che gli ingressi alle tribune si trovavano sul davanti e non sul di dietro. Così, c’è stato un ininterrotto e fastidioso passaggio di spettatori su un lato dei tavoli, con giocatori che sullo sfondo si ritrovavano con la visuale danneggiata da un continuo movimento. La prima sala, che nelle intenzione sarebbe dovuta essere una meraviglia, è stata invece la dimostrazione di quanto i tedeschi siano ignoranti, ma davvero ignoranti. La pecca più evidente: è stato stabilito il record mondiale di distanza fra gli spettatori e i tavoli. Dal bordo del tavolo alla prima fila delle sedie dei lati lunghi c’erano 25 metri, verificati da me. La distanza minima era quella fra i tavoli laterali (fin quando ce ne sono stati 4 nella sala) e i lati corti, “solo” 15 metri. Ma quando i tavoli sono stati ridotti a 2, la distanza dai lati corti saliva a 35 metri. E quando c’è rimasto un solo tavolo, gli organizzatori hanno avuto la brillante idea di non tenerlo al centro, ma spostarlo verso uno dei lati corti, col risultato che gli spettatori dell’altro lato corto avevano il tavolo a 50 metri e anche molti degli spettatori dei lati lunghi si ritrovavano il tavolo ad almeno 30-40 metri. Insomma, pagare il biglietto ed essere considerati figli di puttana rispetto ad altri che avevano pagato la stessa cifra ma, botta di culo, si ritrovano più vicini al tavolo. Eppure, sarebbe bastato avvicinare di 15 metri le tribune ai tavoli e costruirle più ripide per avere sia una miglior visibilità da qualsiasi punto, sia una capienza maggiore. L’Ittf parla di 8.000 posti. Io, da inguaribile e malfidato rompicoglioni, li ho contati, uno per uno, e sono arrivato a 5.500. Dove li hanno visti, quelli dell’Ittf, gli altri 2.500 posti? Infine, a proposito del “tutto esaurito” (mi scuserete se non dico “sold out”, ma non posso adeguarmi agli idioti e agli analfabeti), l’impianto era pieno solo negli ultimi 3 giorni. Inutile prendersi in giro e vantare un successo grandioso per 5.500 posti esauriti negli ultimi 3 giorni. Il punto vero è sapere quanti spettatori c’erano dal primo al quart’ultimo giorno, quanti negli incontri di campionato durante l’anno, quanti negli Open internazionali e così via. Andando a guardare quelle cifre, si scopre che il tennistavolo sta affondando sempre più, a cominciare, ve lo dico da almeno 5 anni, dalla Cina, con un calo incredibile di spettatori. Sono rimasti solo quelli sui siti, che però sono sempre gli stessi che si moltiplicano per ogni contatto, invece di essere considerati nella loro singolarità. Ma sì, come diceva Nanni Moretti, continuiamo a farci del male, è così bello prendersi per il culo.

SHOW

Lo spirito che anima l’Ittf e gli organizzatori non è quello dello spettacolo sul tavolo, ma fuori. In certi casi, si può anche assistere a trovate interessanti. A Düsseldorf mi è sembrata apprezzabile l’idea della presentazione dei giocatori, quando sono rimasti 2 tavoli, con i giochi di luce, le fiamme e le danzatrici con le clavette che diventavano bandiere delle nazioni dei giocatori. L’unico intoppo, comunque divertente, si è verificato nell’incontro Boll-Ma Long, quando all’ingresso di Boll sono apparse le bandiere cinesi e con Ma Long quelle tedesche. Il quadro generale, però, è negativo, colpa soprattutto delle Tv che pare abbiano imposto definitivamente il “buio” intorno al tavolo.

TELEVISIONE ASSASSINA

Negli ultimi anni, l’Ittf ha fatto tornare il tennistavolo ai “tempi bui”, dopo che, dall’inizio degli anni Settanta fino al 2012, si era imposta la luce “aperta”. Non c’è bisogno di essere anziani per ricordare le visioni spettrali di campi con una specie di faro sul tavolo e tutt’intorno l’oscurità. Per avere un’idea dell’atmosfera, vorrei ricordare le parole del padre di un campione antico, l’inglese Fred Perry, l’unico ad aver vinto le gare più importanti sia del tennistavolo (Mondiali) che del tennis (3 volte Wimbledon, 5 negli altri tre tornei del Grande Slam). Suo padre lo vide giocare a ping pong e rimase sdegnato per uno sport che si giocava in luoghi bui, tanto da dire che quegli atleti sembravano “fantasmi”. Fu accontentato perché il figlio, dopo aver vinto l’oro nel singolo ai Mondiali 1929 a Budapest, oltre a un argento e due bronzi fra quelli del ’28 e del ’29, si dedicò completamente al tennis. Dai Mondiali di Parigi 2013 si è tornati alla luce concentrata sui tavoli. A Dusseldorf, c’è stata un’ulteriore, chiamiamola così, innovazione: la luce in faccia agli spettatori. Infatti, c’erano fari piazzati con angolazione tale che gli spettatori dovevano tenere la testa abbassata per non avere la luce di questi fari negli occhi. E va bene che si deve guardare in basso, verso il tavolo, ma non si può starà costantemente con la testa piegata e il fastidio era notevole. Inoltre, non c’era assolutamente motivo per questo, se non quello di fare un po’ di luce, visto che sul campo c’era tanto buio. A chi ha visto le gare sulla Tv dell’Ittf tutto questo sfuggiva e questo fa ancora più capire che quel sistema di luce non aveva senso, così come non ha senso il voler il buio attorno ai tavoli. Il 90% delle riprese Tv sono concentrate sul tavolo, tutto quello che c’è attorno non esiste. Il rimanente 10% è dedicato ai replay e ai giocatori che si preparano a effettuare il servizio. Quindi, a cosa serve il buio? Serve solo ad avere lo sfondo scuro, in quel 10% delle immagini, perché le Tv giudicano disturbante la visione di gente (fotografi, operatori) al di fuori del campo di gioco. E per questo 10% l’Ittf acconsente a mettere in atto questa gigantesca puttanata del tennistavolo al buio? Congratulazioni ai geni dell’Ittf.

GIOCATORI SCHIAVI

Le esigenze della Tv e degli organizzatori, infine, si sono coalizzate per rendere i Mondiali ancora più indecenti dal punto di vista tecnico quando si è trattato di decidere gli orari delle ultime giornate di gara. Per piazzare i tedeschi negli orari più interessanti per la Tv, è stato stravolto il programma del singolo maschile: gli ottavi di finale non si sono giocati tutti nella stessa giornata, due sono stati spostati al giorno dopo, quando si sono comunque giocati tutti i quarti di finale e quando era prevista anche la finale del doppio maschile. Nessun problema per Ovtcharov perché i tedeschi, per tenerlo fresco per la gara in cui pensavano sarebbe arrivato a giocarsela coi cinesi almeno nei quarti, non lo hanno schierato nel doppio. Ma per Xu Xin i problemi ci sono stati eccome. Nella penultima giornata di gara, a causa di questo folle ordine di gioco, Xu Xin ha dovuto affrontare Lin Gaoyuan negli ottavi, partita dura in 7 set, nel pomeriggio ha giocato la finale del doppio, 4-1 a Morizono-Oshima, poi è stato impegnato per un’altra ora fra interviste in zona mista, conferenza stampa e infine premiazione, per poi giocare il quarto di finale contro il giapponese Harimoto senza essersi potuto né riposarsi, né riscaldarsi abbastanza al tavolo. Tre incontri in una giornata, dei turni finali, quindi con maggior carico fisico e mentale, non sono ammissibili, ma Xu Xin è stato sacrificato alla Tv e alla stupidità degli organizzatori tedeschi.

ELEZIONI COL SOSPETTO

A Dusseldorf, prima ancora che alle gare, bisognava prestare attenzione a un altro fatto di ben maggiore importanza, l’elezione del presidente Ittf. I candidati erano due, il presidente uscente, il tedesco Thomas Weikert, e il belga Jean Michel Saive. Weikert era diventato presidente dopo la rinuncia di Adham Sharara, rieletto nel 2013 (contro Stefano Bosi che, potenzialmente in possesso dei voti per vincere, all’ultimo momento era stato tradito dai cinesi), ma poi dimessosi in un clima di sospetti e accuse. Weikert e i tedeschi, che sembravano aver gestito le dimissioni di Sharara in un clima di accordo e amicizia, avevano poi rivoltato la frittata, messo Sharara in un angolo e cancellato il contratto con l’azienda di marketing dell’Ittf, la Tms, legata allo stesso Sharara. Così, Sharara era passato a contrastare Weikert e appoggiava Saive. Purtroppo, il suo appoggio non ha giovato al belga che, da ex giocatore, aveva le simpatie di gran parte della base del tennistavolo. La Cina, in particolare, ha votato Weikert proprio perché pensava che Saive, se eletto, sarebbe poi stato il burattino di Sharara. In realtà, Saive ha la personalità per andare avanti da solo e anche qualche idea per sottrarre il tennistavolo alla morsa dell’attuale Ittf, fatta di gente che non capisce un cazzo di questo sport e sta lì solo per occupare poltrone. Ma ai cinesi faceva anche comodo pensare a un Saive non autonomo da Sharara, come scusa per non votarlo, perché Saive avrebbe potuto impostare un programma in cui i giocatori avessero peso maggiore nelle scelte, oltre che maggiore libertà, cosa questa che non piace non solo ai cinesi, ma in generale a tutte le Federazioni nazionali che vogliono continuare a tenere i giocatori “prigionieri”. Tanto per fare l’esempio più banale: i giocatori non sono liberi di iscriversi ai tornei per conto loro, come nel tennis; in teoria, molto in teoria, ci sarebbe una possibilità del genere, nella realtà non c’è. Il tennistavolo, per i principi legislativi, è nel medioevo dello sport e dei diritti umani. Fra l’altro, a sancire questo accordo fra Cina e Germania c’erano anche le coppie “miste” sui tavoli: Ma Long con Boll nel maschile, Fang Bo con Petrissa Solja nel misto. Ma, a dispetto di tutto questo, Saive avrebbe potuto vincere se non ci fosse stato un intervento “esterno” che si è rivelato decisivo. A Weikert sono andati 118 voti, a Saive 90. Ma la situazione, due giorni prima del voto, era diversa. Saive aveva in tasca 120 voti e l’elezione assicurata. A quel punto, più che un intervento politico, c’è stata l’intromissione di una azienda che opera nel tennistavolo. I rappresentanti di 18 paesi africani e 12 latino-americani si sono ritrovati con somme variabili dai 3.000 ai 5.000 dollari in contanti in tasca, più la promessa di 15 tavoli, con tutti gli accessori annessi e connessi, a partire dal pavimento. Ovviamente per appoggiare Weikert. E lì si è decisa l’elezione. Per capire la “stima” di cui gode Weikert, basti pensare che 30 dei 48 voti europei rappresentati nell’assemblea sono andati a Saive. Insomma, il presidente tedesco non ha la fiducia nemmeno del suo continente. Quindi, per altri 4 anni, ci sarà Weikert, a sua volta burattino dei “poteri forti”, prepariamoci ad altri grandi danni per il nostro sport.

TABELLONI RIDICOLI

Cominciamo a trasferirci sui tavoli, partendo dai tabelloni. Qui oscilliamo fra il ridicolo e l’imbroglio. Intanto, va ricordato che l’Ittf ha ridotto poco alla volta il numero dei doppi per ogni nazione, per poter regalare medaglie agli scarsi. Poi ha restaurato i doppi fra nazioni diverse, anche in questo caso per regalare qualche medaglia, magari con la collaborazione degli stessi cinesi. Fra l’altro, se una nazione ha un giocatore che fa il doppio con quello di un’altra nazione, vale come secondo doppio per quella nazione. Quindi, nel doppio maschile la Cina ha Xu Xin-Fan Zhendong e poi Ma Long con Boll, non può schierare un quarto giocatore per il doppio con un’altra nazione. Quindi, invece di 4 giocatori, ne può schierare solo 3. Nel doppio misto, addirittura, la Cina può schierare solo due giocatori, Fang Bo in coppia con la tedesca Solja e Feng Yalan in coppia col danese Groth. Insomma, come eliminare la possibilità che la Cina arrivi a medaglia. Il punto, però, è che l’Ittf si taglia i coglioni con le sue stesse mani quando fa i doppi fra nazioni diverse. Quindi, come già a Suzhou 2015, si mettono insieme Ma Long e Boll, ma sono considerati come un doppio senza classifica, visto che non hanno punti insieme, e ci credo, visto che non giocano insieme tranne uno o due tornei internazionali qualche anno prima. Così, al secondo turno a Suzhou si scontrano con Xu Xin-Zhang Jike, testa di serie. Avete mai visto una cosa più idiota di questa? A Dusseldorf stessa cosa, l’unica differenza è che invece di giocare al secondo turno contro la testa di serie ci giocano al terzo turno, stavolta contro Xu Xin-Fan Zhendong. Ovviamente, visto che sono poco affiatati e che Boll alla lunga, considerata l’età, non può reggere il ritmo degli avversari molto più giovani, il risultato è scontato. In questo caso, oltre all’idiozia, c’è l’incompetenza assoluta. Nel tennistavolo, la percentuale di valore legato al cosiddetto affiatamento è minima. Se il numero 1 e il numero 2 del mondo si mettono insieme (e lasciamo stare che sono cinesi e magari in allenamento l’avranno pure provato qualche volta, consideriamoli anche non cinesi entrambi) secondo voi valgono meno del numero 20 e 21 che giocano sempre insieme? Chi è che ha sempre gli stessi doppi? Le nazioni più deboli, che hanno pochi giocatori di valore e li mettono insieme per il doppio. La Cina cambia doppi in continuazione e tutti sono in grado di vincere i Mondiali. Insomma, di che cavolo stiamo parlando. Vogliamo un esempio clamoroso dell’idiozia di questa regola del cazzo? Eccolo: la testa di serie numero 1 del doppio femminile a Dusseldorf è… Ekholm (Svezia)-Pota (Ungheria). Che hanno più punti nella classifica del doppio, ma che non valgono un’unghia dei doppi veri, infatti perdono al primo turno contro Bilenko (Ucraina)-Pavlovich (Bielorussia), che poi perdono con Garec (Slovenia)-Moret (Svizzera), che poi perdono con un doppio vero, Feng Tianwei-Yu Mengyu (Singapore). Ci rendiamo conto di quanto tutto questo sia ridicolo e oltraggioso per il tennistavolo? Ma che cazzo di tabellone è mai questo? I due doppi cinesi, Chen Meng-Zhu Yuling e Ding Ning-Liu Shiwen, sono solo teste di serie n. 3 e 4, ma perché qualche volta hanno giocato insieme. E infatti arrivano entrambe in finale. Così come nel maschile Xu Xin e Fan Zhendong, solo testa di serie n.3 dopo Morizono-Oshima (Giappone) e, qui siamo oltre il ridicolo, Franziska (Germania)-Groth (Danimarca)!!! Ovviamente, vincono i cinesi.

TABELLONI CON IMBROGLIO

E passiamo agli imbrogli. Diciamo che ce n’è solo uno di rilievo a Dusseldorf e riguarda il singolo femminile, a vantaggio della giapponese Miu Hirano. Molti, dopo la sua vittoria nei Campionati asiatici, sperano e predicono che vincerà anche i Mondiali. Su come va a finire parlo a parte. Sul tabellone c’è qualcosa da dire. Nel primo quarto c’è la testa di serie n.1 Ding Ning, nel secondo quarto c’è la Hirano, senza cinesi e con la sola Feng Tianwei come giocatrice forte. Nella parte bassa del tabellone ci sono tutte le altre cinesi: Liu Shiwen, Zhu Yuling, Chen Meng e Mu Zi. Quest’ultima, barzelletta delle barzellette, parte dalle qualificazioni perché, non avendo giocato gare internazionali per più di 8 mesi, ha perso la qualifica, tant’è che nel gruppo di qualificazione parte come numero 3 su 3 giocatrici, alle spalle di Lorenzotti (Uruguay) e Fins (Portogallo), nel gruppo 42 sui 51 totali: i gruppi “degradano” a seconda della classifica, per cui il 41 è uno di quelli con le giocatrici più scarse!!! Ora, a parte l’idiozia di considerare inesistente una giocatrice che, al momento della “scomparsa” era 14 del mondo, e non 5 anni fa, ma nemmeno un anno fa, nel discorso sui tabelloni con imbroglio si inserisce anche il fatto che il sorteggio maligno ha fatto capitare tutte le cinesi dalla parte opposta a Hirano. Ma che coincidenza! Sembrava quasi di riassistere ai tabelloni con Boll che si trovava da solo in un quarto del tabellone, con un cinese nell’altro quarto e con gli altri 6 cinesi (allora era possibile iscriverne 7 ai Mondiali) tutti nell’altra metà. Anche allora, sorteggio “sfortunato” per i cinesi. Sul fatto che la Hirano sia stata poi malmenata da Ding Ning torno dopo.

DOPPI MISTI E OLIMPIADI

Parlando di doppi, misti fra nazioni e misti nel senso classico, arriviamo a un argomento ancora più importante, che parte dai Mondiali per finire alle Olimpiadi. Dico subito che il Comitato olimpico internazionale (Cio) ha approvato l’ingresso di nuove gare a Tokyo 2020, una di queste è il doppio misto nel tennistavolo. Per un momento, comunque, torniamo ai Mondiali di Dusseldorf. I cinesi hanno rinunciato ormai a schierare doppi “nazionali” in questa gara e, sempre nel rispetto del patto elettorale di cui ho già parlato, hanno cercato di regalare alla Germania un oro mondiale, specialmente nel doppio misto (vista la gigantesca cazzata dell’Ittf a proposito delle regole delle teste di serie in quello maschile). Il problema è che quella affiancata a Fang Bo, pur essendo la miglior tedesca nella classifica mondiale, n.20 (lasciando da parte le cinesi Han Ying e Shan Xiaona, che non possono giocare i Mondiali per regolamento), è davvero scarsa, anche se la Federazione tedesca e l’Ittf la lanciano come grande protagonista. In effetti, lo si è visto nel singolo quanto è scarsa (fuori 4-1 dalla ungherese Pergel, n.99 del mondo!!!) e nel doppio misto è stata la palla al piede per Fang Bo. Alla fine sono andati fuori in semifinale per mano dei giapponesi Yoshimura-Ishikawa dopo essere stati in vantaggio 3-1. I giapponesi hanno poi vinto scatenando gli scomposti commenti dell’Ittf e degli incompetenti, che adesso arrivano a pronosticare per loro addirittura l’oro olimpico. Possibile? Alle Olimpiadi, come ho già ricordato, non sono possibili doppi fra nazioni diverse, quindi i cinesi potrebbero presentare un doppio misto autentico. Ma c’è un dubbio in proposito. Questa proposta fu lanciata dall’Ittf al Cio un po’ di tempo fa e prevedeva quanto segue: ogni nazionale potrebbe partecipare a un massimo di 4 gare sulle 5 in programma alle Olimpiadi, avendo quindi il diritto di scegliere a quale rinunciare. IL significato è chiaro: fuori i cinesi dal doppio misto (perché la Cina, essendo costretta a scegliere, eliminerebbe la gara meno importante, il misto) e tre medaglie regalate ad altre nazioni, una delle quali conquisterebbe il titolo di campione olimpico grazie a un trucco. Insomma, un gigantesco imbroglio. E infatti, l’Ittf si è affrettata a lanciare in pompa magna sul suo sito l’ipotesi che Yoshimura e Ishikawa possano diventare campioni olimpici a Tokyo. Ma questa regola c’è o non c’è? E qui viene il bello. L’Ittf, fra annuncio ufficiale e articoli di propaganda, non ha detto se ogni nazione potrà partecipare a tutte e 5 le gare in programma o solo a 4, come previsto dall’ipotesi iniziale. Nemmeno la Cina, al momento, sa quale sarà il regolamento in proposito. L’Ittf lo tiene nascosto anche a loro. L’unica cosa certa è che il Cio in tali questioni non interviene, quindi tutto dipende dall’Ittf, che interpellata ufficialmente non ha risposto ad alcuna delle richieste di chiarimento. Spero di sbagliarmi, ma sento puzza fortissima di un altro regalo, addirittura tutto il podio olimpico, agli scarsi.

KONG LINGHUI

Fra le tante sorprese, purtroppo c’è stata quella dell’allontanamento di Kong Linghui dai Mondiali e, in assoluto, dalla guida della Nazionale cinese femminile. Si sa cosa è successo, ma ci sono particolari interessanti da osservare. Un giornale cinese ha riferito che un Casinò di Singapore ha portato Kong Linghui in tribunale per un debito di gioco di 290.000 euro. Immediatamente è scattata la reazione della Federazione cinese che ha dichiarato Kong Linghui “indegno” e lo ha sospeso. Kong Linghui ha chiesto scusa e ha spiegato che il debito non è dovuto alle sue giocate, ma a quelle di un famigliare. Era andato a Singapore in vacanza con genitori e parenti “allargati”, ha garantito con la sua carta di credito per tutti e qualcuno, non lui, ha perso tutti quei soldi. Questa appare come una scusa, e quasi sicuramente lo è, considerato che Kong Linghui ha da sempre avuto il vizio del gioco e delle scommesse, tanto che puntava anche sulle partite del calcio italiano. E’ anche vero, però, che molta gente campa alle sue spalle, compresi parenti acquisiti, quindi c’è una piccola probabilità che una parte delle perdite non sia sua. Ma, anche ammettendo e dando per scontato che il debito sia tutto suo, c’è qualcosa che non quadra nella situazione della Nazionale di tennistavolo. La prima considerazione che mi viene da fare è che del vizio di Kong Linghui e delle sue perdite al gioco, non da adesso, ma da parecchi anni, sapevano tutti, dentro e fuori l’ambiente del tennistavolo e della Federazione, ma nessuno si era mai sognato di denunciare “comportamenti non consoni a un tecnico della Nazionale”. Cosa è cambiato adesso? Il fatto che la questione vada in tribunale? Sarebbe una bella ipocrisia. La mia seconda considerazione è che tutto questo è un affare privato fra Kong Linghui e il Casinò. Non c’è dubbio che lui debba risarcire il Casinò, ma qui non si sta parlando di un reato, più o meno grave, che presuppone un comportamento al di fuori della legge. Si parla di una attività svolta legalmente in un paese in cui è permessa dalla legge (Singapore) e di un contenzioso fra una società privata e un privato cittadino. Non vedo il problema. Cattivo esempio per i giovani? Lo era anche prima, anche quando scommetteva e le scommesse in Cina sono vietate, quindi Kong Linghui era “fuori della legge”, ma nessuno glielo ha mai contestato. E allora?

VALZER DEI TECNICI CINESI

E allora succede che nell’ambito dei tecnici della Nazionale cinese si sta svolgendo una lotta dura, con vittime e vincitori. A sostituire Kong Linghui alla guida della Nazionale femminile è stato designato Li Sun, non più giovane allenatore, da molti anni al lavoro con le donne, già tecnico personale di Wang Nan e Zhang Yining, quindi con aspirazioni a diventare capo della Nazionale, ma sempre tenuto dietro nomi più illustri, giustamente dico io perché Li Sun è uno dei peggiori allenatori che io abbia conosciuto, dal punto di vista tecnico e da quello umano, con comportamenti sui quali non posso essere più chiaro perché a rischio di querela. Ha solo sfruttato le occasioni che gli sono state regalate, grazie a buoni contatti personali e politici, con l’assegnazione a lui di campionesse che non avevano certo bisogno delle sue cure e dei suoi consigli. Mi fermo qui perché il discorso diventerebbe troppo lungo e complicato, con riferimenti a un vero e proprio “traffico” dei giocatori più forti da un tecnico all’altro per far guadagnare onore e posizioni a quel particolare tecnico. Fatto sta che Li Sun da anni sognava questo incarico e finalmente lo ha ottenuto. Il giorno in cui Kong Linghui ha abbandonato Dusseldorf ed è tornato in Cina, Li Sun se ne andava in giro per i tavoli ridendo e scherzando con i giornalisti cinesi, i giocatori e chiunque altro, accettando anche le mie provocazioni quando gli dicevo che il prossimo a essere cacciato sarebbe stato lui. Ma accanto a questo cambiamento traumatico, c’è ben altro che sta accadendo nella Nazionale cinese, perché si è deciso di far entrare nei posti di comando ex campioni che si sono ritirati da poco. Così, alle spalle del capo Liu Guoliang, insieme a Qin Zhijian, che già svolgeva questo ruolo, ecco comparire Wang Hao e Liu Guozheng. Ovviamente, qualcuno viene scalzato ed è il caso di Xiao Zhan, allenatore personale di Zhang Jike, che è passato alla femminile ed è stato sostituito da Liu Guozheng. La scusa è stato lo scarso rendimento di Zhang Jike negli ultimi due anni, ma si è visto che, anche col nuovo tecnico, Zhang Jike ha continuato a giocare male. La situazione resta molto delicata, con molti tecnici in fibrillazione e possibili nuovi clamorosi sviluppi.

ZHANG JIKE

Visto che ho accennato ai cambi di tecnici, vediamo quello che coinvolge l’ex campione mondiale e olimpico Zhang Jike. Va via Xiao Zhan, che aveva preso Zhang Jike più di dieci anni fa e lo aveva portato lentamente ai successi più grandi, agendo non solo sul lato tecnico ma anche su quello umano. Zhang Jike, in effetti, dopo essere esploso da allievo nel 2002, aveva avuto tanti problemi tanto che i responsabili tecnici cinesi lo avevano abbandonato al suo destino e messo addirittura fuori della Nazionale. I problemi erano soprattutto caratteriali e di comportamento. Il peggio Zhang Jike lo aveva raggiunto quando cominciò, giovanissimo, a perdere soldi al gioco e, incredibilmente, far attribuire il suo debito sul conto di Ma Lin, che si era così ritrovato a dover pagare grandi somme ai creditori di Zhang Jike. Poco alla volta, Zhang Jike aveva risarcito Ma Lin, ma è chiaro che tutto questo faceva capire quali problemi lui dovesse superare e quanto dovesse lavorare, sul piano umano, chi lo allenava. Xiao Zhan era riuscito a farlo “resuscitare” e a portarlo ai titoli mondiali e olimpici, ma, dopo le grandi vittorie, non era più riuscito a controllare Zhang Jike, che, dopo il 2013, ma particolarmente negli ultimi due anni, ha cominciato a fare la vita da “star” anziché da atleta. Lo avevo già spiegato in precedenti articoli, lo ribadisco adesso: pochi allenamenti con le scuse più varie, partecipazioni a show televisivi in cui appariva anche come cantante, moltissimo tempo sui campi da golf, vita mondana con donne ai suoi piedi e via così. La Federazione non ha avuto la forza di imporgli la disciplina e lui ha cominciato a perdere, inevitabilmente. Così, quest’anno, i grandi capi, per non ammettere che non hanno saputo riportarlo nei ranghi, hanno deciso di scaricare la colpa su Xiao Zhan e allo stesso tempo hanno potuto assegnare una posizione di rilievo a Liu Guozheng, che doveva per forza essere inserito fra i vertici. L’obiezione naturale è: ma Xiao Zhan aveva comunque la responsabilità dell’indisciplina di Zhang Jike. Vero solo in parte, perché quando Xiao Zhan proponeva provvedimenti contro Zhang Jike i vertici lo stoppavano. E allora, ecco il cambio di allenatore personale. I risultati? Ovviamente gli stessi degli ultimi due anni, anzi peggio, perché a Suzhou 2015 Zhang Jike aveva perso con Fang Bo in semifinale, a Dusseldorf ha perso nei sedicesimi con Lee Sang Su, buon doppista, ma nettamente al di sotto dei più forti nel singolo. E Zhang Jike ha rischiato addirittura nei trentaduesimi con l’austriaco Gardos, un 4-2 stentato. Con Lee Sang Su, un 4-1 da vergogna. E, tanto per capirci, nel doppio i tecnici lo avevano escluso, anche se era il campione in carica insieme a Xu Xin, mettendo Fan Zhendong al suo posto insieme a Xu Xin. Zhang Jike adesso è davvero davanti al bivio: non ha più voglia di allenarsi, ha offerte da Tv, si parla anche di cinema, è uno dei personaggi più popolari in Cina anche al di fuori del tennistavolo, cosa farà? Tecnicamente, può ancora tornare ai livelli più alti, ma i dubbi sulla sua voglia di allenarsi e soffrire sono più grandi che mai. Tra l’altro, Zhang Jike è arrivato a un livello tale di arroganza che, dopo la sconfitta con Lee Sang Su, si è concesso solo alle televisioni e ha rifiutato di parlare con i giornalisti in zona mista. I giornalisti cinesi hanno affondato i colpi accusandolo di disonestà morale nei confronti dei compagni di squadra: se era in quelle condizioni, avrebbe dovuto mettersi da parte e permettere a qualcuno più giovane di fare esperienza (il che significa, per i cinesi, arrivare comunque nei primi otto) e di lottare in maniera migliore di quanto abbia fatto lui. Pesanti polemiche ci sono state anche in Cina per il suo comportamento, con la stessa tesi: Zhang Jike è andato ai Mondiali sapendo di non avere alcuna possibilità di buoni risultati, ma solo perché la visibilità gli serviva per la sua immagine con i fan cinesi (a Dusseldorf c’era uno striscione gigante che nelle prime giornate copriva metà del lato corto delle tribune con dedica solo per lui) e per avere più forza contrattuale in Cina per le sue apparizioni in Tv e per eventuali altre occasioni mondane. Concludo il discorso su lui facendo ancora una volta i complimenti a tutti i “competenti” che dicevano che Zhang Jike era stato costretto a perdere la finale olimpica di Rio con Ma Long. Congratulazioni, loro sì che avevano capito tutto! Mica si può prenderli in giro, loro capiscono, grazie a una sola occhiata alla Tv, che Zhang Jike sta facendo apposta a perdere contro uno scatenato Ma Long che, da almeno due anni, ha il doppio della sua velocità, della sua potenza, della sua resistenza e fermiamoci qui per carità di patria. Zhang Jike, e mi concedo l’ultimo barlume di serietà, nella finale olimpica aveva sì e no la forza per resistere un set contro un Ma Long superlativo, cosa che ha fatto, poi gli mancavano già un paio d’anni di allenamenti seri per resistere al ritmo di un atleta vero che si era fatto un culo così mentre lui andava folleggiando e trombando, e sono arrivati gli altri tre set da incubo, un incubo che per Zhang Jike sta continuando tuttora. Ma sono certo che qualcuno degli esperti italiani adesso scoprirà che la Federazione cinese ha ordinato a Zhang Jike di perdere con Lee Sang Su, così, per il gusto di tagliarsi i coglioni!!!

SAMSONOV

Su un viale del tramonto molto diverso da quello di Zhang Jike si può considerare Samsonov, che, anzi, sta onorando sempre più la sua carriera con prestazioni incredibili per un 41enne come lui. Samsonov ha perso negli ottavi con Lee Sang Su, cedendo soprattutto sul piano fisico. Si vede chiaramente che non ha più il ritmo per contrastare chi è molto più giovane di lui, anche se la tecnica gli permette di restare ad alti livelli. Quando però si arriva agli incontri più difficili, Samsonov ha qualche problema. Nel 4-0 subito da Lee Sang Su (9, 1, 3, 9 i parziali) è stato costretto sempre a rincorrere, senza mai riuscire a prendere l’iniziativa, tanto che, dopo la gara, è apparso davvero sconfortato. Sul sito dell’Ittf è apparsa una sua dichiarazione in base alla quale pare che lui stesso non sappia se l’anno prossimo continuerà a giocare. Per quanto ne so io, l’ipotesi è un po’ forzata, Samsonov era sì deluso, anche perché aveva l’occasione di arrivare in semifinale contro Fan Zhendong (al turno successivo c’era Wong Chun Ting, di Hong Kong, non insormontabile), ma forse l’autore dell’articolo ha “interpretato” pessimisticamente le parole di Samsonov, che non ha mai detto testualmente che l’anno prossimo smetterà. La sua stanchezza, comunque, è evidente. Voglio solo ricordare che venne alla ribalta nei Mondiali 1993 a Goteborg, quando provocò una delle due sorprese più grandi (l’altra fu l’eliminazione di Persson, campione mondiale in carica di singolo, a opera del francese Chila al primo turno), battendo al primo turno, appena 17enne, lo svedese Karlsson, fresco protagonista della vittoriosa finale mondiale a squadre contro la Cina. Sono passati 24 anni e Samsonov è ancora capace di arrivare agli ottavi, senza dimenticare la finale per il bronzo, l’anno scorso, all’Olimpiade di Rio. Comprensibile la stanchezza, ma forse Samsonov resterà ancora un po’ nel tennistavolo.

OVTCHAROV

Chi invece appare già vecchio, nonostante sia di 13 anni più giovane di Samsonov, è Ovtcharov, fuori anche stavolta in maniera poco onorevole. A ogni Mondiale viene presentato come l’avversario dei cinesi, ma non riesce nemmeno ad arrivare a uno scontro diretto con loro, perché perde prima. Nel 2013, a Parigi, batosta clamorosa con l’altro tedesco Baum, 4-1 negli ottavi; nel 2015, a Suzhou, eliminato nei trentaduesimi 4-3 da Lee Sang Su; nel 2017, a Dusseldorf, eliminato da Niwa, 4-3 negli ottavi. E gli è andata bene essere arrivato lì, perché era a un passo dall’uscire nei sedicesimi contro il non eccelso romeno Szocs (n. 82 del mondo in quel momento): Szocs spreca, sul 10-8 per lui nel secondo set, una palla altissima che manda incredibilmente fuori, va sotto 0-2 e poi conduce 3-2. Insomma, come significato tecnico, era un 4-1 sputato per Szocs contro Ovtcharov, che poi ha saputo riprendersi e vincere, ma che ha mostrato ancora una volta i suoi più che evidenti limiti. E anche contro Niwa è sempre stata una rincorsa affannosa, conclusasi però male. Qui, ormai, siamo oltre la falegnameria, si arriva agli estremi limiti dei movimenti più rozzi e inutili che abbia mai visto nel tennistavolo. Ogni punto di Ovtcharov è caratterizzato da sbuffi e rantoli che si sentono a decine di metri di distanza. E non parlo solo della partita. Anche quando è in allenamento o si sta semplicemente riscaldando, Ovtcharov mostra una tensione innaturale, uno sforzo sovrumano per colpire la palla, mai un attimo di rilassamento, di movimento sciolto, mai. E non insisto sui movimenti ridicoli nel servizio, perché dovrei passare direttamente a parlare di circhi e di clown, con tutto il rispetto per queste nobili figure. Lasciamo perdere. Tanto, qualche deficiente che si affanna a spiegare che quei movimenti non sono poi così sbagliati, che c’è un motivo per cui Ovtcharov gioca in quel modo, si trova sempre. Beh, che si sfoghi pure, gli avversari di Ovtcharov ringraziano sentitamente.

BOLL

In contrapposizione a Ovtcharov, nella Germania patria dei tecnicamente disadattati, allenatori e giocatori, c’è almeno il lampo d’orgoglio di un “vecchietto” come Boll, 36 anni ormai, che si batte come un leone. Per quanto riguarda i suoi difetti tecnici di base (comunque niente di paragonabile agli obbrobri di Ovtcharov) non ho cambiato idea, gli allenatori tedeschi sono ridicoli, ma lo spirito di Boll, il modo in cui affronta l’avversario, lotta e cerca di trovare soluzioni per batterlo, deve essere di esempio per tutti. Si deve fermare solo davanti a Ma Long, ma impegnandolo severamente, in un 4-2 più equilibrato di quanto si pensi, con Ma Long un po’ nervoso sul 2-2 per la resistenza inaspettata di Boll. Alla fine, la maggior freschezza fisica di Ma Long è stata decisiva, ma l’11-9 dell’ultimo set dimostra che Boll ha lottato alla pari, fino alla fine, con un fuoriclasse che ha stradominato gli ultimi 4 anni del tennistavolo.

MA LONG

Eppure, Ma Long si è presentato a questi Mondiali non al massimo della forma, il che è comprensibile se si pensa che da 4 anni sta giocando a livelli mostruosi con ritmi infernali. Così, dopo la vittoria olimpica, è normale che il 2017 sia un anno di parziale rilassamento. Ma Long veniva dalla delusione dei Campionati Asiatici, in cui aveva perso 3-1 (della puttanata delle gare al meglio dei 5 set parlo dopo) dal sudcoreano Jeong Sang Eun, in quel momento n. 55 del mondo, quindi non con chissà quale forte giocatore, che a Dusseldorf infatti ha poi perso con Wong Chun Ting. Era semplicemente un calo di forma, oltre al fatto che in quel periodo i cinesi erano in piena preparazione per i Mondiali e di solito, un mese e mezzo prima dei Mondiali, il sistema cinese di lavoro prevede carichi molto pesanti, non smaltiti appunto ai Campionati Asiatici. Ma anche a Dusseldorf, in tutta la prima parte dei Mondiali, Ma Long è apparso non in splendida forma. Poi, all’improvviso, tutto è cambiato nell’ultima giornata, quando è tornato il giocatore meraviglioso degli anni precedenti, ha frantumato Xu Xin in semifinale, 4-0, e ha poi battuto il giocatore che appariva come uno schiacciasassi fino a quel momento, un Fan Zhendong da paura. Ma Long, però, ha vinto con un 4-3 e un 12-10 nell’ultimo set che nella realtà è un risultato più netto di quanto possa apparire. Infatti, Ma Long conduceva 3-1, ma soprattutto imponeva il suo gioco, anticipando gli attacchi di Fan Zhendong che è solito aggredire l’avversario. In questa fase della partita si sono ammirati scambi da favola, con bombardamenti da entrambe le parti. Ma sono stati scambi che, poco alla volta, hanno ceduto il passo a traiettorie meno tese, palle più lavorate, senza però che ne sia stato intaccato lo spettacolo, fino ad arrivare all’ultimo set quando i servizi si sono accorciati, gli scambi iniziali sono diventati più “ragionati” e gli attacchi sono stati meno lineari, più improvvisi, meno lunghi nel botta contro botta. E qui Ma Long è stato più accorto e intelligente di Fan Zhendong, che appare più “rozzo” nella visione tattica della partita, fino a scegliere, nei punti decisivi, la risposta corta e tagliata sul diritto di Fan Zhendong, che è devastante sullo scambio lungo ma ha indecisioni inaspettate su quello corto (tant’è che sul 10-10 ha preferito andare di rovescio sulla risposta corta di Ma Long, sbagliando), e poi proprio quello che appare come il lato più forte di Fan Zhendong, la risposta al servizio corto ed effettato con una risposta di rovescio in top carico al massimo. Ma Long, che aveva sofferto un po’ questa risposta di Fan Zhendong fino a quel momento, ha impostato, sul match-ball dell’11-10, proprio un servizio con effetto inferiore-laterale, sul quale Fan Zhendong ha attaccato sì, ma senza la sua usuale forza, e Ma Long ha potuto controllare meglio la palla spostandosi e colpendo di diritto sul diritto di Fan Zhendong, fuori posizione e in ritardo tanto da non riuscire a colpire la palla. Poi Ma Long ha riservato tanti complimenti a Fan Zhendong, dicendo che il futuro è suo, ma lui sta dimostrando, anche quando non è al massimo della forma, che non sarà facile scalzarlo a breve, tant’è che non è un mistero che la Cina punti ancora su lui per l’Olimpiade di Tokyo 2020, insieme a Fan Zhendong naturalmente. Per quest’ultimo, restano le prospettive di tante vittorie nel futuro, ma deve stare attento perché, con quei difetti tattici che tardano a sparire, i successi potrebbero essere molti di meno di quanto si possa pensare guardando le sue potenzialità.

LIN GAOYUAN

Resta parzialmente incompiuto Xu Xin, che avrebbe i mezzi tecnici per vincere molto di più di quanto abbia fatto finora, ma, con Zhang Jike nel limbo, è ancora lui il terzo uomo cinese e lo sarà ancora per un po’ se si dà uno sguardo ai giovani che in teoria dovrebbero premere alle spalle degli attuali campioni. A Dusseldorf occhi puntati su Lin Gaoyuan, presentato dai soliti ignoranti dell’Ittf come la nuova promessa del tennistavolo cinese, basandosi esclusivamente sul fatto che si è conquistata la partecipazione ai Mondiali superando le qualificazioni (stupide) cinesi, arrivando al secondo posto dietro Fan Zhendong. Comincio col dire che queste qualificazioni nacquero una decina di anni fa non per motivi tecnici, ma perché la Tv cinese (CCTV5, il canale della Tv di Stato dedicato allo sport) aveva chiesto di farle, in modo da presentare un programma in più sul tennistavolo e puntare sugli ascolti. La Federazione cinese accettò e non certo per soldi, ma perché già allora i dirigenti si erano resi conto (come sto facendo notare da tanto tempo su questo blog e in qualsiasi intervista a mezzi di informazione cinesi) che il tennistavolo in Cina stava calando in popolarità, con spettatori in drastico calo, a tutto vantaggio di sport come calcio, basket e golf innanzitutto. L’unica salvaguardia, fissata dai responsabili tecnici, era che le qualificazioni servissero ad assegnare il pass solo per 2 o 3 giocatori (2 in quelle per Dusseldorf, non si fanno ovviamente per le Olimpiadi), riservando ai c.t. delle Nazionali il diritto di scegliere gli altri. Passando all’aspetto tecnico, le definisco stupide perché possono solo creare danni in un paese come la Cina. In altre situazioni, in cui la media di livello tecnico non è la massima possibile o in cui spicca solo un giocatore sugli altri, le qualificazioni servono sia come incentivo a fare meglio, sia come possibilità di dimostrare sul campo il proprio valore superando magari certi “muri” messi su da tecnici non esattamente imparziali. Piccolo esempio per andare sul concreto: nel 1990, agli Open d’Italia a Verona, fu data la possibilità di iscrizione anche a molti italiani che non erano in Nazionale e nei Centri federali. Il risultato sul campo fu che gli azzurri dei Centri federali furono eliminati immediatamente, gli italiani “non federali” superarono alcuni turni e il compianto Poli arrivò a giocarsela contro il cinese-austriaco Ding Yi, allora fortissimo, ricevendone i complimenti. Ecco, in una Nazione (non parlo solo dell’Italia) in cui i partecipanti alle gare internazionali sono selezionati solo fra quelli “ufficialmente” impegnati nei Centri federali, le qualificazioni sarebbero quantomai opportune. In Cina il discorso è diverso. Provate a immaginare la mancata qualificazione di qualcuno come Ma Long, Fan Zhendong, Xu Xin? Ma chi è così pazzo da rinunciarvi? Fra l’altro, visto che i giocatori cinesi si conoscono benissimo, visto che giocano centinaia di partite fra loro, il valore dei confronti diretti diventa anomalo. Un giocatore meno forte può anche battere uno dei campioni, il problema per lui arriva quando deve confrontarsi con gli avversari stranieri. E Lin Gaoyuan ha confermato tutti i dubbi. Si qualifica per i Mondiali, anche grazie all’infortunio di Ma Long, costretto a ritirarsi dalle qualificazioni, e a Düsseldorf mette in mostra tutte le contraddizioni di questo sistema. Al primo avversario di una certa levatura, anche se non nei primi posti del mondo, l’indiano Achanta, Lin Gaoyuan rischia moltissimo, vince 4-2 ma Achanta va vicinissimo al 3-3, con possibilità di un settimo set drammatico per il cinese. Ovviamente, considero nel contesto anche la bravura di Costantini, in panchina per Achanta, ma il significato non cambia, vista la differenza di valore tecnico, tenuta fisica ed età, tutte caratteristiche che sfavoriscono l’indiano. Ma poi, quando affronta Xu Xin, ecco che Lin Gaoyuan si trasforma e arriva ad avere 5 match-ball nel settimo set: 10-5 e Xu Xin che sul 10-6 si salva miracolosamente con uno spigolo quasi impercettibile. L’ulteriore riprova che, conoscendosi bene, i valori si livellano. Ma, anche ammettendo che Lin Gaoyuan si sia meritata la qualificazione, dire che è la nuova promessa del tennistavolo cinese è solo una dimostrazione di ignoranza. Lin Gaoyuan ha ufficialmente 22 anni (molto probabilmente ne ha 23, ma la differenza di un anno non cambia i termini del discorso), quindi non stiamo parlando di un “giovane”, almeno secondo gli standard dei campioni cinesi. Fan Zhendong ne ha ufficialmente 20 (quasi sicuramente 21) e dal 2013 è fra i primi 10 del mondo. Lin Gaoyuan era n. 32 a dicembre 2011, n. 40 prima di Dusseldorf, ora n. 29. Insomma, un giocatore di medio livello per gli standard cinesi, favorito nella strada in Nazionale dal fatto di essere rimasto l’unico giocatore di un certo livello della Provincia del Guangdong, quella di Ma Lin per intenderci. Per questioni di politica sportiva, il Guangdong deve avere per forza un giocatore fra i primi della Nazionale e partecipare a quante più manifestazioni internazionali possibili. Questa è la vera situazione di Lin Gaoyuan. Se vogliamo davvero restare alle giovani promesse cinesi, confermo che per il momento c’è un solo giocatore potenzialmente di altissimo livello, il 17enne (vero) Wang Chuqin, di Pechino, che però negli ultimi due anni ha frenato un po’ nella sua evoluzione e non ha ottenuto i risultati sperati, ma è anche vero che persino Ma Long, dopo i primi exploit, ebbe un periodo con qualche problema, legato sia alla crescita fisica, sia a diversi cambiamenti di allenatori. Per Wang Chuqin potrebbe essere lo stesso, io ritengo comunque che sia il giocatore tecnicamente più in grado di arrivare ai livelli dei campionissimi.

DONNE

Discorsi diversi per le donne, anche se alla vigilia si era tentato di accreditare la giapponese Miu Hirano come possibile ammazzacinesi. Di lei parlerò più diffusamente dopo. Per il momento, faccio solo notare che, a Dusseldorf, Ding Ning l’ha semplicemente distrutta, distraendosi solo in un set, ma prendendola a bastonate negli altri 4. Quindi, c’è stato il solito dominio cinese, con l’eccezione della Hirano sul podio grazie agli imbrogli nel tabellone, già segnalati prima. Non c’è stato, però, un alto livello tecnico. Dei difetti e delle pecche di Ding Ning ho già parlato in altre occasioni, adesso si ritrova immeritatamente a stabilire il record di tre vittorie consecutive nel singolo ai Mondiali, soprattutto grazie al grande trucco del 2015, quando si finse infortunata mentre stava perdendo con Liu Shiwen e fece ammattire l’avversaria che finì col perdere, ma anche grazie all’eliminazione diretta delle sue avversarie, con la sopravvissuta Zhu Yuling che deve consumare tutte le sue energie per battere Chen Meng e Liu Shiwen, e che poi spreca in finale la palla del 3-1 per poi mollare negli ultimi due set. Andando a vedere i confronti diretti fra loro due, si vede che Ding Ning prevale fino al 2015 nelle gare internazionali, ma in quelle nazionali è Zhu Yuling a prevalere, anche con vittorie di prestigio come nei Campionati nazionali cinesi. Certo, a vedere che giocatrici stratosferiche come Zhang Yining, Wang Nan, Guo Yue, Deng Yaping e altre del passato come Cao Yaohua (per non parlare di Zhang Li, mai vincitrice a causa di ordini superiori), non hanno vinto 3 Mondiali di seguito o non di seguito, fa effetto constatare che, formalmente Ding Ning le abbia superate. Come valore tecnico e agonistico, però, il paragone non regge proprio per niente. Per il resto, il panorama mondiale è davvero scarso, con l’eccezione della coraggiosa Romania, che continua a lottare, senza grandi mezzi economici, e ha fare bella figura, con due giocatrici, Samara e Dodean, negli ottavi di finale, uniche due europee vere, insieme alla tedesca Silbereisen (ma quest’ultima favorita da un tabellone generoso), così avanti nei Mondiali, visto che l’olandese Li Jie e la portoghese Xiao, anche loro negli ottavi, sono cinesi belle e buone.

HIRANO

La speranza, dei giapponesi e dell’Ittf, di battere le cinesi è miseramente naufragata nel momento in cui si è arrivati a giocare seriamente. Non si può dire che si sia giocato seriamente ai Campionati asiatici, con la ridicola formula dei 5 set. Così, Miu Hirano, lanciata come nuova campionessa, ha mostrato tutti i suoi limiti. Certo, le cinesi devono comunque fare un esame di coscienza per la sconfitta ai Campionati asiatici perché, 5 o 7 set, sono obbligate a vincere, visto il loro livello tecnico, ma bisogna anche ricordare quanto ho già fatto notare prima, che un mese prima dei Mondiali i cinesi tutti si ritrovano sempre con le gambe pesanti a causa dei carichi di lavoro previsti nella loro preparazione alle gare iridate. Così, fra gambe pesanti, set ridotti e una minore abitudine al gioco della Hirano, tutto scambi e pochissime rotazioni, le cinesi si sono fatte sorprendere. Ma appena hanno ripreso fiato e aggiustato il tiro, ecco che la differenza è tornata evidente. Un ulteriore esempio è arrivato dagli Open del Giappone, primo torneo dopo i Mondiali, in cui Chen Meng, che aveva perso la finale dei Campionati asiatici contro la Hirano, stavolta l’ha battuta 4-0, tanto per capire qual è la vera differenza fra cinesi e giapponesi (aggiungendoci, sempre agli Open del Giappone, anche la vittoria di Wang Manyu sulla Ito). Sia chiaro, non voglio dire che la Hirano è scarsa, perché comunque è una giocatrice da prime 10 posizioni nel mondo (anche se non da prime 5), ma il suo gioco ha limiti ben precisi e insormontabili. Sostenere poi, come fa l’Ittf con i suoi capolavori di ignoranza e di malafede, che la Hirano ha vinto la Coppa del Mondo, è ridicolo, perché bisognerebbe precisare che in quella edizione non c’erano cinesi. Ricorda un po’ il presunto record dell’altra giapponese, Mima Ito, che secondo l’Ittf è la più giovane giocatrice ad aver vinto un Open internazionale. Bisognerebbe specificare che è la più giovane ad aver vinto un Open “senza cinesi”, e senza le prime 10 del mondo. Il record vero è della cinese Guo Yue, che ha vinto, a 14 anni, gli Open del Giappone, con tutte le cinesi più forti in gara a eccezione di Zhang Yining, quindi con 5 delle prime 10 in tabellone. Se poi vogliamo che l’Ittf continui bellamente a prenderci per il culo, bene, accettiamo i suoi finti record e buonanotte. Ma quando si arriva alle vere gare, lì sul tavolo, le prese per il culo non hanno più senso e le cinesi spaccano tutto

HARIMOTO

L’unica novità è che i giapponesi si sono fatti vivi anche nel maschile, col 14enne Harimoto, arrivato ai quarti di finale. Per lui, canti di gloria ancora più grandi rispetto alla Hirano. Per lui, l’Ittf e tanti osservatori si sono sbilanciati tanto da profetizzargli un futuro da numero 1 del mondo. E allora, provo a chiarire alcuni punti. La prima cosa da notare è che Tomokazu Harimoto, a dispetto del nome giapponese, è cinese al 100%. Suo padre è cinese, si chiama Zhang Yu e ha un passato da giocatore nella Nazionale giovanile della Cina. Sua madre è cinese, si chiama Zhang Lin e anche lei, giocatrice di difesa, è stata nella Nazionale cinese, a un livello più alto del marito, partecipando ai Mondiali di Tianjin 1995. Come giocatore, Harimoto è un “prodotto” cinese perché ad averlo impostato tecnicamente, ad averlo allenato sin dall’inizio e ad allenarlo tuttora è suo padre. A Dusseldorf, in panchina c’era un tecnico giapponese, perché ci doveva essere per forza, ma nelle gare internazionali disputate finora c’è sempre stato il padre in panchina, con le sue indicazioni in lingua cinese. Insomma, Harimoto è cinese, ma gioca per il Giappone visto che i genitori erano “emigrati” lì. Dal punto di vista tecnico, però, e qui sta la novità, Harimoto ha quasi niente di cinese, perché il padre lo ha impostato come giapponese moderno, e intendo dire come giapponese “da pallina di plastica”. Come la Hirano e come le nuove leve giapponesi, Harimoto ignora quasi totalmente le rotazioni, è una macchina da scambi potenti e da schiacciate. Impressionante, certo, ma con limiti tecnici evidenti, che si sono manifestati anche contro avversari non eccelsi. Contro lo slovacco Pistej, n. 156 del mondo (110 dopo i Mondiali), ha stentato parecchio e il 4-1 finale non dà l’idea di come sia andata la partita, sempre molto combattuta, ma, fatto ancora più importante, con Harimoto in difficoltà sulle rotazioni, soprattutto laterali, e sulle palle rallentate dell’avversario. L’arrivo nei quarti di finale, poi, era stato favorito dal fatto di trovarsi nella parte di tabellone destinata alla testa di serie Mizutani, che cercava di imporsi con “toppini” senza forza, favorendo le schiacciate di Harimoto. Così, Harimoto, a parte Mizutani, è andato liscio fino ai quarti, dove ha trovato Xu Xin. Ho già spiegato che a questa partita Xu Xin è arrivato spossato per due gare dure disputate nello stesso giorno e dopo un’ora di interviste, festeggiamenti e premiazione per la vittoria nel doppio. Ciò nonostante, Xu Xin ha comandato il gioco in maniera molto più netta di quanto appaia dal punteggio. Il 4-1, con due parziali a 9 e 8 (gli altri a 6 e 4), non rende l’idea della superiorità di Xu Xin, che conduceva sempre con largo margine e poi si rilassava concedendo punti facili ad Harimoto. Ovviamente, considerati il valore e l’età di Xu Xin, la sua vittoria e la differenza sul tavolo erano “obbligate”, ma quello che vorrei far notare è che, sulle rotazioni di Xu Xin (dopo quelle di Pistej), Harimoto appariva indifeso, non in grado di trovare alcuna soluzione tecnica o tattica per contrastare il cinese. Impostazione sbagliata la sua? Il punto non è questo. Il punto è che suo padre ha calcolato che con la nuova pallina di plastica (merda assoluta, e non faccio distinzione di marche) questo sarà il gioco da preferire, visione che coincide con quella dei giapponesi in generale, sia maschile che femminile. Quindi, ha impostato il figlio in questa maniera e avrà sicuramente fatto un calcolo dei pro e dei contro, decidendo che i pro sono prevalenti. Io sostengo che il suo calcolo è giusto per far diventare il figlio fortissimo, è sbagliato per farlo diventare il numero 1. Le rotazioni saranno comunque decisive, anche se la nuova pallina le ha ridotte. Ma è anche vero che i cinesi, ogni qualvolta si sono trovati di fronte a nuove situazioni (dalla pallina da 40 mm ai set a 11 punti) hanno studiato come superarle e ci sono sempre riusciti. Io ritengo che anche stavolta sarà così, se non altro anche per un motivo non tecnico: mentalmente, i cinesi sono più malleabili, i giapponesi impostati come Harimoto, di fronte alla difficoltà o a traiettorie “sconosciute”, non riescono a trovare soluzioni, impostati come sono, da robot. Lo so che molti pensano che sono i cinesi ad assomigliare a robot, ma io dico che possono essere considerati tali solo per gli sforzi fatti in allenamento, ma per quanto riguarda il gioco sono fra i più fantasiosi del mondo, tutto tranne che robot. Ultima notazione, a proposito di Harimoto, sul fatto che non ci sono cinesi di pari età alla sua altezza. Faccio notare solo un paio di cose. Ai Mondiali giovanili, i cinesi mandano i giocatori più forti una sola volta e quando sono più piccoli del limiti di età. L’anno dopo, anche se hanno ancora 3-4 anni da junior davanti, non partecipano più ai Mondiali giovanili. In certi casi, alcuni giocatori o giocatrici non hanno mai partecipato ai Mondiali giovanili, come Guo Yue fra le donne. Quindi, le vittorie di Harimoto in questa competizione hanno un significato molto grande, ma non assoluto. Inoltre, vista la competizione interna che c’è in Cina, i dirigenti hanno sempre preferito rispettare un ordine ben preciso nelle convocazioni per le manifestazioni, per cui un 13enne cinese, anche se molto forte, è quasi impossibile che partecipi ai Mondiali giovanili, ma compie un percorso diverso. Poi, può essere che non ci siano cinesi della stessa età di Harimoto in grado di competere con lui, ma questa è un’ipotesi che non può essere verificata, per cui un pari età di Harimoto, forte come lui o più forte, potrebbe spuntare quando i due avranno 16-17 anni, così come potrebbe non spuntare. Al momento, è impossibile saperlo. Fra l’altro, a riprova della “non affidabilità totale” delle classifiche giovanili, ricordo che i cinesi più piccoli fanno pochissime gare internazionali, perché i dirigenti preferiscono lasciare le vittorie ad altre nazioni e pensano che la competizione interna, a quell’età, sia più che sufficiente per formare le ossa dei ragazzini cinesi. Infatti, andando a guardare queste classifiche, nelle varie categorie, si vede che i cinesi sono pochissimi, i giapponesi in maggioranza. Situazione che si ribalta quando si passa alle classifiche assolute.

INDIA

Mi avvio verso la fine. Le ultime indicazioni riguardano l’India e l’Italia. Per l’India, ovviamente, il riferimento è Massimo Costantini, che ha ricominciato il lavoro interrotto quando un golpe di palazzo lo aveva fatto fuori della guida della Nazionale e lui era andato ad allenare in California. Fatto fuori l’autore del golpe, Massimo è stato richiamato e i risultati si sono cominciati a vedere. Ho detto di Achanta, fermato nei sedicesimi da Lin Gaoyuan, dopo una partita alla pari col cinese. Aggiungo il bel risultato nel doppio femminile, con Batra-Das nei quarti di finale. E se è vero che negli ottavi hanno avuto via libera per l’indisposizione della cinese-polacca Li Qian, che era in coppia con Li Jie, è anche vero che con il loro gioco particolare, con gomma anti sul rovescio, sono in grado di creare notevoli difficoltà alle difese, per cui una eventuale vittoria sul tavolo contro Li Qian-Li Jie era fra le ipotesi possibili. Contro Ding Ning e Liu Shiwen, che poi hanno vinto la gara, Batra e Das hanno giocato una partita alla pari nei primi due set, perdendoli entrambi a 7, ma restando agganciate alle cinesi fino al momento in cui hanno commesso alcuni errori banali, frutto di mancanza di concentrazione. Poi, come svuotate, è sembrato che non abbiano più creduto in se stesse, con gli altri due set quasi non giocati, ma resta la loro bella prova e la dimostrazione di aver compiuto un salto di qualità. Giusto per restare a Costantini, faccio notare che il doppio statunitense Wu Yue-Zhang Lily, allenato da Massimo fino a un anno fa, è arrivato anch’esso nei quarti, perdendo dall’altra coppia cinese Zhu Yuling-Chen Meng. Hanno un altro allenatore adesso, ma il lavoro di Massimo è ancora presente nelle loro gambe, nelle loro braccia e nella loro mente.

ITALIA

Sugli azzurri sarebbe impietoso affondare i colpi. Ritengo inutile ripetere le stesse considerazioni fatte innumerevoli altre volte. Continuo a pensare che hanno anche le loro responsabilità personali, ma tutto si può dire dei giocatori italiani tranne che vengano messi nelle condizioni migliori, tecniche e psicologiche, per rendere al meglio. E ritengo inutile rifare processi a questo e quello. Io parlo solo della Fitet, che da 12 anni, da quando furono cacciati Costantini ed Errigo dalla guida delle Nazionali maschile e femminile, non ha mai pensato a lavorare per il bene del movimento e dei singoli giocatori. Non credo sia giusto, quindi, esporre proprio i giocatori alle critiche, non in questo momento. Faccio solo un piccolo riferimento a Debora Vivarelli per onorare il suo impegno sportivo nel momento in cui aveva ricevuto una brutta notizia dall’Italia, la perdita di un caro famigliare. Lei ha dato tutto sul campo e solo dopo ha sfogato il dolore. Anche per questo, ribadisco che per me i giocatori azzurri sono la parte più sana di tutto il tennistavolo italiano.

INFORMAZIONE ITTF

E finalmente concludo questo lungo viaggio nei Mondiali di Dusseldorf con il mio consueto attacco alla disinformazione, dell’Ittf, ma anche dei mezzi di informazione in generale. La tendenza a sottovalutare sempre più la stampa indipendente è ormai senza freni da parte dell’Ittf, che pone ostacoli sempre più grandi allo svolgimento del lavoro e punta sfacciatamente all’informazione di regime. E il regime non è solo l’Ittf, ma tutte le Federazioni che ne fanno parte. Lo dico per l’ennesima volta, a costo di apparire scontato e banale: a parte i giornalisti cinesi, che sono professionisti per il semplice fatto di lavorare per un giornale (in Cina la legge è questa, il tesserino vale fino a quando lavori nel giornale, se ne esci non sei più giornalista, in Italia il tesserino di giornalista professionista vale per sempre, anche dopo che sei andato in pensione), a parte loro, quindi, non c’è neanche un giornalista professionista fra quelli accreditati ai Mondiali, a parte me. Tutti quelli che si vedono in tribuna stampa sono persone che lavorano per le Federazioni nazionali, ma non sono giornalisti. Addirittura c’è qualcuno accreditato come giornalista che faceva e fa il procuratore dei giocatori! Trovate di tutto: il professore di matematica appassionato di ping pong, il dipendente comunale che ha un incarico in federazione, i dipendenti delle federazioni, e così via. Ora, pensate che questa schiera di “non giornalisti”, al servizio delle Federazioni, possa mai criticare l’Ittf che è sostenuta dalla Federazione che lo paga? E l’Ittf ha al suo servizio schiere di “giornalisti”, nel senso di persone che scrivono gli articoli, ovviamente esaltando qualsiasi cosa e nascondendo la realtà. Così, va a finire che, a ogni edizione dei Mondiali, la tribuna stampa si rimpicciolisce, materialmente intendo, ci sono sempre meno posti. Inoltre, si impedisce ai fotografi di andarci: o stanno sempre sul terreno di gioco o stanno in sala stampa, senza la possibilità di vedere le partite, cosa che serve anche a loro. Poi, di contrabbando, va a finire che entrano anche loro, ma è il principio che conta: meno gente possibile e informazione controllata dall’Ittf. Fra l’altro, anche i fotografi indipendenti, come me, sono messi nella condizione di non lavorare perché l’autorizzazione ad arrivare vicino ai tavoli viene data solo a un “pool” stabilito dall’Ittf, ovviamente fotografi che lavorano per l’Ittf o gente fidata che lavora per le Federazioni o addirittura per le Aziende di prodotti del tennistavolo. Gli altri devono stare lontani dai tavoli, con foto comprensibilmente meno buone. E’ tutta una organizzazione che fornisce un prodotto già fatto, in modo che il 99% dei giornali, che non ritengono opportuno spendere soldi per mandare inviati o fotografi ai Mondiali di uno sport di cui non sbatte il cazzo alla maggiorparte dei loro lettori, si affida completamente all’informazione ufficiale dell’Ittf. E qual è questa informazione? Eccola qua. Un paio di esempi per capirci. L’oro del Giappone nel doppio misto è stato celebrato in pompa magna, con un riferimento storico fatto apparire come importantissimo: un oro mondiale nel misto al Giappone 48 anni dopo l’ultima volta, quando nel 1969 il titolo andò ad Hasegawa-Konno. Peccato che l’Ittf non dica che a Dusseldorf non c’erano coppie cinesi in gara, ma questo potrebbe anche passare in secondo piano perché c’erano comunque due cinesi in altrettante coppie miste con altre nazioni. Ma quello che davvero l’Ittf tace è il riferimento storico, perché nel 1969, come nel 1967, la Cina non partecipò ai Mondiali, a causa della Rivoluzione culturale in atto, che aveva di fatto annullato qualsiasi attività sportiva, non solo nel tennistavolo. I cinesi sarebbero riapparsi nel 1971 a Nagoya. E nel 1969 il Giappone vinse l’oro a squadre maschili, singolo maschile (Itoh) e femminile (Kowada), oltre all’oro nel misto e altre medaglie sparse qui e là. Il semplice riferimento statistico è esatto, ma il significato storico è del tutto falsato da questi ignoranti. Concludo con un’altra perla riferita alla sconfitta della tedesca Petrissa Solja nel singolo contro l’ungherese Pergel. Sul sito dell’Ittf compare un articolo in cui si descrive una Solja in lacrime perché si dice danneggiata dagli arbitri che le hanno tolto punti per il servizio e richiamata, sempre per il servizio, “numerose volte”, detto dalla Solja e accettato senza discutere dall’autore dell’articolo. La Solja si lamenta anche perché, a suo dire, sarebbe stata costretta, dal momento del primo punto perso, a battere sempre di rovescio e questo l’avrebbe danneggiata. L’articolo si chiude con un commento pieno di comprensione per la “povera” Solja, che va via piangendo. Bene, sul sito dell’Ittf, nel settore Tv, c’è l’intero match e chiunque può vedere cosa è successo in questo incontro vinto dalla Pergel 4-1. Primo set per Solja. Nel secondo set, la tedesca è 2-1 e al servizio, il secondo arbitro, che sta di fronte a lei, mancina che serve col diritto, la richiama per servizio irregolare, quindi Solja ripete il servizio e va sul 3-1. Sul 4-2 in suo favore, Solja esegue un altro servizio di diritto e il secondo arbitro le dà punto perso per irregolarità nel servizio. Quindi: richiamo sul primo servizio giudicato irregolare, punto perso sul secondo giudicato irregolare. Da questo momento, fino alla fine della partita, sia il primo che il secondo arbitro non chiameranno più alcun servizio alla Solja, NEMMENO UNO. La Solja, sempre nel secondo set, batte di rovescio fino alla fine. Poi, nel terzo, quando si ritrova di fronte il primo arbitro per il servizio di diritto, ricomincia a servire di diritto e continua così. Nel quarto set, col servizio effettuato col diritto si ritrova di fronte il secondo arbitro, quello che le ha dato il richiamo e il punto perso nel secondo set. Cosa fa la Solja? Riprende a battere di rovescio per paura che l’arbitro le chiami di nuovo il servizio di diritto? Macché. Batte tranquillamente di diritto, sempre, e così fa nel quinto set. Quindi, un solo richiamo, un solo punto perso, un solo set col servizio eseguito di rovescio, la sconfitta per 4-1. E da dove cazzo escono le “numerose volte” in cui le è stato chiamato il servizio, da dove cazzo esce che è stata costretta a servire sempre di rovescio? Puttanate in libertà. Ma nell’articolo dell’Ittf si accredita la tesi che la Solja è stata danneggiata dagli arbitri. Poi, c’è solo una riga in cui si dice che la Germania ha deciso di non presentare reclamo. Già, perché i dirigenti sapevano che sarebbero stati sputtanati e sfanculati nel presentare un simile reclamo. Ma sul sito dell’Ittf la povera Solja è rappresentata come una martire degli arbitri. Ecco l’informazione che piace alle pecore, italiane e mondiali.

Uno o due italiani?

28 Gennaio 2017 da Ping Pong Italia · 46 Commenti 

Unica presenza italiana, anzi due, no, no uno solo, anzi una sola, un arbitro peraltro simpatica, ma quanti sono insomma gli italiani presenti a Indore al ITTF World Junior Finals? È la domanda che milioni di italiani in Italia e all’estero si fanno in queste ore, e la suspense cresce di minuto in minuto.

Ho la risposta!!!!

Ce ne sono Due (2) Two (2) Zwei (2) Dos (2) Deux (2) Liangke (2) e lo scrivo anche in Hindi Do (2)
Emilia Pulina, arbitro internazionale di Sassari e il sottoscritto, Massimo Costantini nato a Senigallia il 28 Marzo 1958, mi dispiace ma non ho il passaporto scansionato (non scannerizzato come molti dicono) come prova di riconoscimento nazionale, residente in India, impiegato dal Governo indiano come Chief Coach delle squadre nazionali indiane da settembre 2016.

Ho le prova, eccola:

Mi è doverosa questa precisazione poiché dal sito F.I.Te.T, vi metto il link:

Link F.I.Te.T

si parla solo di unica presenza italiana, inesatto, anzi falso, volutamente, deliberatamente falso, voi dunque F.I.Te.T, voi che state a Roma, in Italia, voi potete fare ciò che volete, votarvi altri 100 anni, non fare risultati che tanto nessuno dice niente, al massimo qualcuno storce la bocca, potete dire di essere una federazione attenta e vicina al movimento, potete fare e dire quello che volete, ma non toccate la mia cittadinanza, la mia storia, non ve lo chiedo per favore, ve lo impongo con tutta la forza che possiedo.

Un caro saluto a tutti gli italiani e in particolare a Emilia, persona davvero gentile.

Coach Max

La Giustizia Degli Ipocriti

24 Gennaio 2017 da Ping Pong Italia · 19 Commenti 

del Drago Rosso
Ogni tanto, il bell’addormentato nel bosco della Fitet si sveglia, sempre quando gli fa comodo, e prova a indossare i panni dell’eroe buono e generoso che si batte per il bene del tennistavolo. E gli avversari mica sono quelli che hanno distrutto e continuano a distruggere questo sport in Italia, per carità, il vero avversario è chi mette a nudo errori e malafede dei protagonisti di questo sfacelo, governativi e presunti oppositori. Quindi, il vero cattivone sono io, Drago Rosso, e tutte le scuse sono buone per non rispondere alle mie accuse. Anzi, prima si tira fuori la scusa bambinesca di non voler parlare con chi usa uno pseudonimo o “certi toni”, della serie “babbo, quello mi ha fatto la bua”, poi invece si prova a dare l’illusione di ribattere alle accuse con una serie incredibile di omissioni e bugie. Così, il prode Di Folco si sfoga sulla sua pagina facebook con un post intitolato “Draghi, Giustizia e Verità” assumendo l’atteggiamento di chi si ritiene superiore e credendo di darmi una lezione, anche sui moderni mezzi di informazione e sui “social”. Un fuoriclasse!!! E a dargli man forte arrivano i commenti dei suoi amichetti, che si sfogano anche loro contro di me. E allora, visto che loro si divertono così, a me non resta che sbugiardarli ancora una volta e poi vederli mettersi a piangere perché il Drago Rosso “è cattivo, sgarbato, maleducato e non capisce niente di tennistavolo”. Bravi, continuate così, il ciucciotto ve lo regalo io.
E andiamo allora sul concreto, partendo dalla notizia più interessante contenuta nel post del bell’addormentato che si sveglia quando gli conviene: è stato finalmente presentato un esposto al Coni, non un ricorso alla Procura federale Fitet, per quelle che io ho definito le irregolarità nell’Assemblea elettiva che possono effettivamente invalidare l’elezione di Di Napoli. Vi riporto qui il testo del post di Di Folco e, alla fine, due commenti sulla sua pagina facebook, di Gabba e Zagli. Dopodiché, provvederò a rispondere punto su punto alle amenità contenute nel post, a cominciare dalle tesi sull’uso di internet, e a commentare i commenti dei due piccioncini che appoggiano Di Folco e sputano sentenze su me.
Ecco il testo del post:
“Egregio Drago Rosso, ha definito una finezza il mio “non intervenire” sul Blog di Massimo Costantini e “ridicolo” questo mio comportamento. Ne prendo atto ma non modificherò di certo il mio atteggiamento almeno fino a quando lei continuerà ad avere questi toni ed a utilizzare questo pseudonimo. Non devo farle di certo una lezione su cosa è internet e perché viene denominata “la rete delle reti”. Ognuno scrive e legge ciò che vuole e dove vuole in maniera anonima o mettendoci la propria faccia. Trovo singolare però che lei rimproveri a me di scrivere in posti diversi dal suo, quando, spesso e volentieri, lei fa altrettanto riportando frasi prese appunto dal mio profilo di Facebook o dal Forum di Giorno. Vabbè, forse è questione di generazioni diverse tra noi o forse di stile, decida lei. Manipolare le informazioni è tipico di un certo giornalismo e lei in questo è evidentemente omologato a molti suoi ex colleghi.
Non capisco bene nella sua replica perché dovrei sfidarla a raccontare cose inerenti il secondo ricorso per l’Assemblea elettiva del 15 ottobre. Scriva quello che vuole in merito visto che io sono la parte che ha subìto un torto e non appartengo a coloro che hanno fatto pasticci. Anzi, la parte che ha subìto un torto, non sono io ma la maggioranza numerica delle Società italiane, intervenute a Terni, che hanno visto davvero cose incredibili succedersi quel giorno nella cittadina umbra. Per farsi un’idea di come dovevano essere gestite le cose in Assemblea invito tutti a guardare i siti delle altre 42 Federazioni Sportive Nazionali che hanno dedicato e dedicano tuttora ampio spazio al metodo di voto. La Federazione Italiana Canottaggio o la Federazione Italiana Motociclismo sono forse le più trasparenti ma le altre non sono certamente da meno.
Leggo che lei ha una sua idea sui nostri ricorsi, definendo il primo senza speranze ed il secondo sicuramente decisivo e vincente. Intanto vorrei chiarire che a volte si affrontano battaglie di “principio” senza fare tante strategie di vittoria o di sconfitta, perché si crede in qualcosa di molto superiore a quella che sarebbe poi la posta in gioco. Bisogna comunque affrontarle a testa alta ed è quello che faccio per cercare di affermare la verità sostenuto anche dalle persone che mi sono vicine. E’ meno informato su altre cose, come la clausola compromissoria o la tempistica, forse perché spinto dalla voglia di favorire un suo candidato alla Presidenza nel caso in cui venissero nuovamente indette le elezioni. Stia sereno, la tempistica la detta la Federazione, che solo dopo 2 mesi dal giorno delle elezioni, mi ha permesso di visionare le deleghe presentate in Assemblea.
In data odierna ho presentato un esposto al Procuratore Generale dello Sport del CONI proprio per la documentazione di una trentina di società ritenuta valida dalla Commissione Verifica Poteri e che, a nostro avviso, palesemente non lo era. Se mi rivolgerò anche al di fuori della Giustizia sportiva lo vedremo nelle prossime settimane visto che i tempi sono indicati dai Codici e non dagli Statuti delle Federazioni o del CONI. Vedremo.
Ma veniamo ad un altro punto che lei tratta, come abitualmente fa, in maniera volgare ed approssimativa. I 5 consiglieri eletti con i voti dell’opposizione stanno lavorando da 3 mesi scarsi con l’obiettivo di migliorare questa Federazione nonostante non sia Presidente uno dei 2 candidati di opposizione. Come lo faranno lo vedremo nei prossimi mesi ma scrivere quello che lei ha scritto è quantomeno frettoloso e soprattutto scarso di fondamento. Alcune decisioni del CF mi hanno lasciato decisamente con l’amaro in bocca ma in 3 mesi credo che i 5 consiglieri abbiamo avuto poche possibilità di incidere in maniera significativa sulla linea politica della Federazione dettata perlopiù dal suo Presidente e dal suo predecessore. I 5 consiglieri devono migliorare e molto nella comunicazione esterna e spiegare bene cosa realmente stanno facendo all’interno, auspico infatti che inizino a scrivere e a divulgare quanto stanno già richiedendo in Consiglio federale. Alcune dinamiche non sono semplici da comprendere e la fiducia richiesta da Di Napoli all’inizio del suo mandato presuppone credo un periodo iniziale di “vigile tregua”. Rifare lo Statuto con dei principi di condivisione che non possono prescindere dalla revisione della tabella voti ed applicare dei criteri di trasparenza sulle scelte devono essere i primi e importanti risultati.
Sulla Direzione Tecnica attuale si sono già espressi in maniera negativa e la mancata conferma ad oggi di Patrizio Deniso ne è un segnale. Avviare un monitoraggio con dei candidati con l’invio di curriculum, richiedere la disponibilità quadriennale chiedendo un Progetto tecnico da valutare, sono già richieste fatte ufficialmente in Consiglio federale. Per quanto riguarda Massimo Costantini si voleva una richiesta di disponibilità ufficiale? Una lettera protocollata? Magari per “bruciarlo” prima? Credo proprio bastasse la disponibilità data al sottoscritto, cosa nota all’interno del gruppo.
Ora, come vuole lo Statuto, starà al Presidente decidere i Direttori Tecnici. Solamente in caso di conferma dello staff tecnico attuale, bisognerà dissociarsi pubblicamente dalla decisione presa estendendo formalmente tale dissenso al Presidente Giovanni Malagò.
Noto invece una fretta molto sospetta nel bocciare l’azione politica dei 5 consiglieri di opposizione e una ferma volontà nello screditare tutto quello che c’è intorno a loro, a tutto vantaggio peraltro dell’attuale Presidenza o, appunto come scrivevo prima, di qualche futuro candidato. E’ chiedere troppo aspettare qualche mese o avere delle certezze sul loro operato in Consiglio? Io credo che sia d’obbligo. Condivido in linea di massima invece il pensiero che l’attuale Presidente abbia in mente solo di prolungare l’epoca di Franco Sciannimanico. Le prime decisioni prese vanno in quel senso, a prescindere dalle posizioni dei 5 consiglieri federali eletti dall’opposizione. Non vedo la trasparenza degli atti, ho trovato grave la decisione dei 2 vicepresidenti scelti entrambi nel gruppo della maggioranza, non vedo una politica improntata alle “pari opportunità” e il Meeting di Lignano ed i suoi rimborsi ne sono stati la conferma, trovo opache alcune decisioni sui campionati a squadre dove ci si è preoccupati di tutelare gli “amici”, le scelte tecniche mi sembrano identiche con “dimenticanze” e “presenze” poco comprensibili se non con motivazioni geo-politiche.
Ma dall’essere costruttivamente critico a fare il processo alle intenzioni ce ne passa, io, come scrivo spesso, aspetto il cambiamento ma mentre aspetto cerco di far valere le regole che dovrebbero essere certe anche nel nostro Sport soprattutto se si vuol farlo crescere. Ma questo a lei, credo importi poco, nel nostro ambiente lei non ci vive e si diverte solo ad orientare il pensiero dei suoi lettori verso questo o quel candidato Presidente. Buona continuazione, per me il Tennistavolo è altro”.

Ed ecco il commento di Mario Gabba:
“Grande Bruno, oltre che avergli letto la vita di questi ultimi venti anni ad un personaggio che del tennistavolo gliene può fregar di meno, hai ribadito in modo chiaro come al momento stanno le cose, ma soprattutto un grazie per esserti ancora fatto nostro difensore, anche se la causa seppur semplice era alquanto tendenziosa”.

Ed ecco il commento di Francesco Zagli: “Ma sto drago, ha mai preso.una racchetta in mano? Ha mai montato un tavolo? Lo ha mai caricato su un camion? Ha mai insegnato in una scuola? E chiacchiera? Continuasse a parlare di cinesi che è meglio”.
Di Folco gli risponde: “Di tecnica e di Cina ne capisce di sicuro”.
E Zagli continua così: “Ma infatti. Ognuno ha il suo, di ramo, dove può rendersi più utile. Sì,sì, Pure lui! Apposta proseguisse a far quello”.

Sfortunatamente per Zagli, a proposito di quest’ultimo commento, io proseguo a fare quello che mi pare, non certo quello che dice lui! A Zagli risponderò alla fine, adesso gli anticipo soltanto che tutte le cose che lui pensa io non abbia fatto ho cominciato a farle quando lui indossava ancora i calzoncini corti, quindi si metta l’animo in pace perché non ha la minima idea della persona con cui sta parlando e non merita nemmeno di saperlo. Ma andiamo con ordine, partendo dal post del bell’addormentato e quasi in coma pongistico profondo.

1) So benissimo come funziona internet, considerato che per motivi di lavoro l’ho utilizzato ben prima, ma molto prima, di tutti quelli che intervengono su questi blog, forum e social, quindi Di Folco si risparmi la prosopopea. Usare le frasi e contestare le idee che appaiono in internet è un conto, trovare scuse per non intervenire su questo o quel blog o forum è un altro. Ho usato frasi di un forum, e l’ho fatto poche volte, solo perché alcuni utenti di quel forum sono stati i primi ad agire scorrettamente, riportando interi miei articoli apparsi sul blog di Costantini e poi costruendoci sopra incredibili e interminabili discussioni, costringendomi quindi ad alcune precisazioni, ma sempre mettendo in evidenza che se volevano discutere con me dovevano venire a farlo sul blog. Facebook è leggermente diverso perché ognuno è padrone in casa sua, ma il significato di principio non cambia: si commenta qualcosa apparso altrove, si accettano i commenti degli amici riconosciuti, secondo le regole di Facebook, ma alla fine di tutto la questione rimane la stessa: se ti rifiuti di avere contatti, sui forum, sui social, su dove vuoi tu, con qualcuno che reputi non degno della tua considerazione, perché comunque ne parli, sapendo che lui potrà leggerti e intervenire, se non su Facebook almeno sui forum? Certo, puoi dire che vuoi dimostrare distacco da questa persona, ma il punto non cambia: comunque c’è un contatto con scambio di idee, di accuse, di insulti, di qualsiasi cosa tu voglia. Io almeno dico che parlo solo sul blog di Costantini perché difendo quel blog, il suo significato e la sua esistenza, ma tutti voi che vi mettete a cianciare e a fare gli schifiltosi non siete altro che un branco di ipocriti.

2) Di Folco si rifiuta di parlare con un anonimo? Ma che finezza. Intanto, ci parla comunque, su Facebook, sul sito della sua società, sul forum, quindi stiamo sempre all’ipocrisia più evidente, ma anche qui la questione principale è un’altra. Si disprezza l’anonimo perché si rifiuterebbe di assumere le sue responsabilità? Cazzata sesquipedale. Avevo già spiegato e lo ripeto adesso: se qualcuno si ritiene diffamato e vuole denunciare l’anonimo può farlo senza problemi, perché il responsabile del sito, del forum, del blog o di qualsiasi altro mezzo di comunicazione (non solo internet, ma anche carta stampata o tv) è tenuto a fornire il nome dell’anonimo, che comunque è rintracciabile dalla Polizia postale. Quindi, per favore, finiamola con queste storielle dettate dall’ignoranza o da chissà cos’altro. Essere anonimo non è un voler fuggire dalle responsabilità legali, civili e penali, ma è il modo per esprimere specifiche idee e personalità. Si può scegliere uno pseudonimo solo per divertirsi, ma anche perché quel nome inventato ha un significato preciso che rappresenta il modo di essere e di pensare dell’autore. Tanto, alla fine, chi dice di non volerci parlare ci parla lo stesso. Siamo sempre lì: ipocriti! Nel mio caso, come avevo già spiegato più volte, oltre ai motivi appena illustrati, c’era la necessità di non rendere pubblico il mio nome per ragioni legate al mio lavoro, che non sono ancora venute meno adesso che sono appena andato in pensione. Quindi, non scassatemi le palle.

3) Il bell’addormentato poi se ne viene fuori con un sillogismo deduttivo da azzeccagarbugli per sostenere che rimproverargli di scrivere in posti diversi dal mio significa manipolare le informazioni, cosa che fanno i giornalisti peggiori, ai quali lui mi accomuna. Premesso che io sono in pensione, ma resto giornalista professionista a tutti gli effetti perché quel tesserino non scade mai e quindi non si può parlare di miei ex colleghi, ma solo di colleghi (cerchi di informarsi invece di sparare minchiate), posso fargli notare due semplici cose: io dimostro sempre quello che scrivo, al contrario di lui che svicola e, come vedremo subito dopo, fa finta di rispondere alle accuse inventandosi domande mai poste ed evitando quelle che gli sono state effettivamente fatte, in stile “politici”, quindi è lui a manipolare, non io; a fare paragoni tra me e altri giornalisti il bell’addormentato può solo pestare cacca, perché nemmeno può avere idea di quella che è stata la mia carriera, piena di punizioni e squalifiche per non aver voluto obbedire a ordini dall’alto che imponevano di scrivere bugie per assecondare l’amico potente di turno, per non aver voluto smentire articoli in cui dicevo la verità e che avevano provocato reazioni infastidite e telefonate al direttore (verità che è stata poi dimostrata anni dopo sia in aule di tribunale, sia da altri articoli giornalistici di altri mezzi di informazioni più coraggiosi), per non aver accettato di fare carriera in cambio di cieca obbedienza ai capi. Per tutto questo, al bell’addormentato posso solo dire, come faceva Totò: ma mi faccia il piacere.

4) E arriviamo subito alla manipolazione firmata Di Folco. Chi ha mai negato che, nel pasticcio dell’assemblea elettiva, lui è parte lesa, insieme ad altri? Ma Di Folco se ne viene fuori dando per scontato che io avrei sostenuto questa tesi, in modo da potermi accusare di voler imbrogliare. E poi se ne esce con una pappardella sui casini dell’assemblea, come se io li avessi disconosciuti. Ecco, questo è lo stile di chi vuole creare confusione: negare qualcosa che nessuno gli ha mai contestato. E i poveri fessi che non hanno letto o non hanno capito o non hanno voluto capire l’articolo in cui si parlava di questi problemi sono pronti a sparare a zero sul Drago Rosso che “scrive cazzate”. Proprio perché sono giornalista da 37 anni e ho anche seguito cose ben più importanti dello sport, dalle inchieste su criminalità organizzata e su corruzione politica fino ai processi alle Brigate Rosse, conosco benissimo questi modi di fare (messi in atto da gente di ben altra statura rispetto a Di Folco) e i tentativi del bell’addormentato di cambiare le carte in tavola con me sono assolutamente patetici.

5) Di Folco se ne viene fuori con la barzelletta delle battaglie di principio per tentare vanamente di giustificare perché preferiva, nel caso del secondo ricorso, rivolgersi alla giustizia ordinaria anziché a quella sportiva. Ma davvero? Se la questione è di principio, allora non si spiega perché il primo ricorso, su alcune irregolarità, andava fatto alla giustizia sportiva e il secondo alla giustizia ordinaria. Anche qui, Di Folco tenta di insabbiare e parla di battaglie da condurre a testa alta, ma non spiega perché un ricorso doveva andare alla giustizia sportiva e l’altro no. E poi dice che non vuole fare strategie di vittoria o sconfitta. E allora perché si mette a fare ricorsi? Non vuole far annullare le elezioni e andare a nuove elezioni? Nel tentativo di giustificare l’impossibile, Di Folco si incarta e si contraddice clamorosamente, fino al punto da accusare me di voler favorire un mio candidato alle elezioni se dovessero farsi di nuovo. Ma siamo alla follia! E Di Folco non le vuole queste nuove elezioni? E allora, perché accusa me di volerle per favorire un “mio” candidato? Dovrebbe essere lui il primo a volerle. O no? E per quanto riguarda clausola compromissoria e tempistica Di Folco può tranquillamente continuare a dormire, perché io sono informato benissimo, sia di persona, sia grazie ad amici esperti di così alto livello che lui nemmeno se li può sognare. Poi, visto che ha deciso di prendere come suoi esperti avvocati e dirigenti della Federazione motociclismo (credeva che non lo sapessi a chi si era rivolto?), faccia pure, sicuramente sono bravi, ma non creda di diventare lui esperto per “convezione” e poter dare lezioni a me. Quanto al “mio” candidato, c’è da scompisciarsi dalle risate. Avrei io il potere di imporre un mio candidato? Ho chiaramente detto che a me andavano bene sia Vermiglio che Bosi, perché entrambi portavano Costantini come nuovo responsabile della Nazionale, con la differenza, da me indicata altrettanto chiaramente, che nel caso di Vermiglio temevo che persone della sua cordata non la pensassero allo stesso modo. Se poi Di Folco vuole sostenere che anche la sua cordata aveva Costantini in mente per quel ruolo, potrei rispondere che sono in grado di controbattere un topspin di diritto di Wang Liqin con un controtop sul tavolo!!! Ed è inutile che Di Folco se ne venga fuori su facebook con inviti a Costantini a mangiare insieme un piatto di carbonara, ma che amicone! Quello che so per certo è che Di Folco ha scritto, senza che qualcuno glielo abbia mai chiesto, che Costantini potrebbe costare troppo per la Fitet. Complimenti ancora una volta! Che amico! Gli ha dato davvero una bella spinta per farlo diventare c.t. azzurro! Ma chiedergli scusa pubblicamente e ammettere di aver scritto una cazzata, nooooooo? Figuriamoci.

6) Il fatto paradossale è che lo stesso Di Folco, però, si smentisce da solo e annuncia di aver presentato un esposto alla Procura del Coni, non a quella della Fitet, che riguarda proprio i motivi venuti fuori in un secondo momento, vale a dire quello che io ho detto essere il grimaldello legale per cancellare l’elezione di Di Napoli. Riassumiamo: Di Folco dice che ha constatato ulteriori irregolarità nell’assemblea elettiva e che si prepara a chiedere giustizia addirittura fuori dal Coni, dopo aver presentato un primo ricorso alla giustizia sportiva. Io sostengo che il primo ricorso, pur fondato, non sarà mai accolto perché obbligherebbe il Coni ad ammettere che un suo rappresentante ha sbagliato, ma che il secondo dà la garanzia della vittoria, perché riguarda atti commessi solo da componenti della Fitet, quindi il Coni non dovrebbe sputtanarsi per accoglierlo in ultima istanza, nel caso la Fitet lo rigetti. Alla fine, Di Folco, dopo aver detto che io non capisco niente, che lui fa battaglie di principio eccetera eccetera, cosa fa? Dà ragione a me e presenta un esposto alla Procura del Coni. Lo dice lui stesso nel suo post su Facebook. Poi, per tentare di salvare la faccia, dice che sta pensando “anche” alla giustizia ordinaria. Sì, bravo.

7) Arriviamo quindi al momento di entrare nella sostanza dei fatti. Su cosa si basa questo esposto? E che differenza fa presentare un esposto al Procuratore generale del Coni o un ricorso alla Procura federale Fitet? Nel mio articolo, avevo detto che mi astenevo dall’illustrare le irregolarità per non dare un vantaggio a Di Napoli (che probabilmente ne era già a conoscenza, ma meglio non rischiare). Ora che l’esposto è stato presentato, Di Napoli sa certamente cosa contiene, quindi se ne può parlare pubblicamente. L’irregolarità riguarda le deleghe per il voto a Terni. Per essere valide, devono essere “originali”. Di Folco, quando ha avuto a disposizione le carte relative all’assemblea di Terni, si è accorto che tantissime deleghe non erano originali, ma solo fotocopie o addirittura stampate di e-mail. Per quanto ne so io, sono 34. Il bello è che Di Folco non ha esaminato tutte le carte dell’assemblea, si è fermato quando ha constatato questo numero esorbitante di deleghe irregolari. Se avesse continuato, probabilmente ne avrebbe scoperte almeno una cinquantina irregolari. Ma non ne aveva bisogno perché ne sarebbero bastate addirittura 5-6 per invalidare l’assemblea. Infatti, quando ci sono ricorsi di questo tipo, nel giudizio del merito, si tiene conto anche del risultato finale dell’elezione. Quindi, se ci sono 5 deleghe irregolari, che raccolgono anche il 10% dei voti, e il presidente è stato eletto con il 70-80% dei voti, il ricorso viene respinto. Nel caso di Terni, il margine con cui è stato eletto Di Napoli è così ridotto che sarebbero bastate pochissime deleghe irregolari per invalidare il voto. Quindi, sulla base del diritto, l’elezione di Di Napoli deve essere annullata.

8) Ma perché rivolgersi al Coni anziché alla Procura Fitet? Solo Di Folco può rispondere, ma, come si vede, non ne fa parola nel suo post, solo chiacchiere. Nella pratica, posso dare qualche indicazione non sui motivi di questa decisione ma su cosa può avvenire adesso. Nel caso di ricorso alla Procura Fitet, questa può anche respingere il ricorso, ma Di Folco può rivolgersi al Coni in seconda istanza. Nel caso di esposto al Coni, succede questo: la Procura generale del Coni, nel 99% dei casi, trasmette l’esposto alla Procura della Federazione interessata, che a quel punto apre il fascicolo e ha 30 giorni di tempo per decidere, con la possibilità di chiedere una proroga di altri 30 giorni. Se la Procura della Federazione dice che tutto è regolare, chi ha presentato l’esposto può fare ricorso al Coni. Quindi, tenuto conto che il Procuratore generale del Coni trasmette l’esposto entro una settimana, massimo due settimane, alla Procura Fitet e si avvia il percorso già descritto. Nella realtà, quindi, la differenza fra l’esposto al Coni e il ricorso direttamente alla Procura Fitet dovrebbero essere semplicemente quei 10-15 giorni di passaggio della pratica dal Coni alla Fitet. Ci sarebbe anche la possibilità che il Procuratore generale del Coni non trasmetta l’esposto alla Procura Fitet (o a qualsiasi altra Federazione), ma questo non avviene quasi mai, per una sorta di rispetto istituzionale.

9) Resta l’ultima domanda: probabilità di successo. In base al diritto, come già detto, non c’è scampo per Di Napoli. Si sono già verificati casi simili in altre federazioni e le assemblee con irregolarità nelle deleghe, copie e non originali, sono state sempre annullate. Quindi, anche quella di Terni. La responsabilità dovrebbe ricadere sulla Commissione verifica poteri, che ha accettato deleghe non originali. Ma è chiaro che, politicamente, sappiamo tutti cosa questo significhi. E intanto, vogliamo ricordare l’esultanza di qualche dipendente alla elezione di Di Napoli?

10) Concluse le questioni sull’assemblea, passiamo alle accuse di volgarità e approssimazione a proposito del comportamento dei 5 consiglieri presunti oppositori. Vediamo un po’, è lo stesso Di Folco ad ammettere che: alcune decisioni del CF lo hanno lasciato con l’amaro in bocca, lui, non io; i 5 consiglieri devono migliorare e molto nella comunicazione e spiegare cosa stanno facendo all’interno; Di Napoli chiede fiducia e i 5 consiglieri gli concedono una “vigile tregua”. E poi sono io quello approssimativo e volgare? Qui abbiamo 5 docili consiglieri (contenti? la versione volgare era 5 docili cagnolini) che stanno in “vigile tregua” mentre Di Napoli fa quello che gli pare! E i 5 consiglieri pensano alla tabella voti, che sarà bocciata se non garberà a Di Napoli. E non gli garberà. E allora, i 5 cavalieri dell’opposizione vogliono dirci cosa stanno combinando? Glielo ha chiesto pure Di Folco, pensate un po’, ha chiesto loro di intervenire, ha auspicato che “inizino a scrivere e a divulgare”, ma, come in una barzelletta sui carabinieri, “interrogato il morto, non rispose”! Si vede che stanno scrivendo la riedizione di “Guerra e Pace”, ci vorrà un bel po’. Ma quello approssimativo e volgare sono io! La realtà è semplice: Di Folco non è in grado di contestare una sola delle mie accuse ai 5 consiglieri e si limita a fare l’indignato, come possiamo constatare anche per quello che segue.

11) Ma sono proprio forti questi 5 consiglieri visto che, come dice Di Folco, la mancata conferma finora di Deniso è un segnale del loro giudizio negativo sulla Direzione tecnica attuale! Ma davvero Di Folco crede di poter essere preso sul serio? Di Napoli ha semplicemente rinviato la conferma di Deniso e questo è un segnale? Ma sono loro stessi, Di Folco e i 5 cavalieri belanti, a sapere che Deniso sarà confermato, tanto che hanno già programmato la loro decisa e coraggiosa azione nel momento in cui ci sarà l’ufficializzazione: si “dissoceranno pubblicamente dalla decisione presa estendendo formalmente tale dissenso al Presidente Giovanni Malagò”. Ma qui siamo alle imprese eroiche tipo i 300 spartani alle Termopili: esprimeranno dissenso a Malagò!!! E magari un bel chissenefrega da Malagò? Ah, scusate, io sono volgare. Allora aggiusto il tiro: magari Malagò risponde che la decisione, oltre che dal presidente (che ha il potere di prenderla da solo) è stata approvata dalla maggioranza del Consiglio, e quindi: ma cosa volete? Ma adesso capisco, ecco qual è il coraggio dei 5 consiglieri: dire a Malagò che la minoranza voleva decidere al posto della maggioranza. Già, perché ci vuole davvero coraggio a sostenere qualcosa del genere. Mi potrebbe obbiettare quel genio di Di Folco: e allora, cosa vuoi? siamo stati noi a dire che non possiamo decidere perché siamo in minoranza e adesso se proprio tu a dire la stessa cosa? Certo, perché dovete decidere: siete minoranza e fate la guerriglia, così gli Usa furono battuti in Vietnam, o pensate di essere furbi e di ottenere le briciole dicendo a Di Napoli “vedi come siamo buoni, dacci qualcosa”. Ma io sono quello volgare. E Di Folco invece è uomo d’onore (non nel senso di mafia, ma di Shakespeare, vedete voi di andare a recuperare la citazione)!

12) Restando per un momento nel settore tecnico, troviamo la barzelletta più grande: il rischio di “bruciare” Costantini!!! Ora, se posso dare un consiglio disinteressato e amichevole al bell’addormentato, gli suggerirei di candidarsi a sceneggiatore dei film di natale dei Vanzina, “brucerebbe” qualsiasi concorrente con le sue battute, a cominciare da quella su Costantini. E credo che dovrebbe poi ringraziarmi, perché un po’ di soldi se li metterebbe in tasca. Magari vorrà farci la grazia di anticiparci qualche altra battuta. O forse dobbiamo parlare seriamente? Davvero Di Folco pensa che proporre Costantini vuol dire “bruciarlo”? Ma guardiamoci in faccia a cerchiamo di non prenderci per il culo. Di Napoli non chiamerà mai Costantini, Di Napoli è la perfetta riedizione di Sciannimanico, che ha fatto fuori Costantini e lo ha esiliato, Di Napoli ha approvato e assecondato tutte, dico TUTTE, le decisioni di Sciannimanico, è legato mani e piedi a tutti gli uomini di Sciannimanico, che sono anche suoi, a cominciare da Deniso, e Di Folco si preoccupa di non “bruciare” Costantini, proponendolo come c.t.? E a proposito di “disponibilità ufficiale”, sempre della serie “non prendiamoci per il culo”, perché i 5 consiglieri di presunta opposizione si sono messi a discutere proprio di questo argomento? Perché qualcuno di loro, parlando pubblicamente fuori del Consiglio, ha detto a sia discolpa per non aver proposto Costantini che non sapeva che tipo di contratto ha con l’India e se può essere disponibile o no? E Di Folco mi viene a dire che Costantini per lui va in automatico e che c’è già la disponibilità che Massimo gli ha dato. Peccato che qualche consigliere di presunta opposizione non ne sappia una beneamata mazza, visto che ha detto di non sapere che tipo di contratto lui abbia con l’India!!! Ah, dimenticavo: Di Folco va a mangiare una carbonara con Costantini, ma non ha avvisato i 5 consiglieri. Ma quanto sono scemo a non capire tutto questo.

13) E chiudo con Di Folco con i suoi “complimenti” finali. Avrei fretta di bocciare i 5 consiglieri e questo avvantaggerebbe l’attuale presidenza? Ma a questo punto anche i Vanzina sono sprecati per Di Folco, bisogna passare come minimo a Totò e Peppino. Vuole provare il bell’addormentato a riscrivere la scena della lettera in “Totò, Peppino e la malafemmina”? Punto, due punti, punto e virgola, consigliere, doppio consigliere, presidente di commissione e il Drago Rosso servitore del presidente Di Napoli, ma sì, abbondiamo! Certo, mi corre l’obbligo di fare un bell’esame di coscienza perché ogni volta dimentico che il Di Folco che mi accusa di voler favorire Di Napoli e di tirare la candidatura a Bosi (lui non ha nemmeno il coraggio di nominarlo!) è lo stesso Di Folco che per 6 lunghi anni è stato in Consiglio federale con Sciannimanico presidente e Di Napoli vicepresidente. E’ lo stesso Di Folco che, dopo 4 anni in Consiglio federale con Sciannimanico e Di Napoli, ha scelto di ripresentarsi candidato nella loro cordata, per poi svegliarsi un giorno, baciato da chissà quale Biancaneve o Principessa azzurra, e riscoprirsi “eroe della resistenza”. Come posso io sostenere il confronto con cotanto prode guerriero? Ha ragione Di Folco quando dice che per lui il tennistavolo è altro. Sicuramente il suo tennistavolo non è il mio tennistavolo e devo ringraziare il cielo per questo.
Passiamo alle dediche ad altri due fuoriclasse. Comincio da Gabba. Visto che, secondo te, non me ne può fregare di meno del tennistavolo, posso solo consigliarti di aggiornare un po’ le tue conoscenze e di informarti meglio. Non che io mi preoccupi tanto se pensi che non mi importi uno stracazzo di niente del tennistavolo, ma, giusto per essere precisi, quello che mi frega assai è di essere libero e di non fare il servo di qualcuno. Non sono sicuro che tu mi possa capire. Tu, però, continua a gongolare perché paparino Di Folco è corso in tuo aiuto e ha detto che io sono un cattivone. Contento? Per tua informazione, comunque, ti dico soltanto che, visto che non mi frega niente del tennistavolo, per seguire tutte le gare che contano (dal 1989 tutti i Mondiali, dal 1995 quasi tutte le Coppe del Mondo, dal 1996 tutti i Campionati nazionali cinesi, più una quarantina di Open internazionali dal 1993 a oggi, più un altro centinaio di tornei vari fra Olimpiadi, Olimpiadi giovanili, Europei, Europei giovanili, Top 12, Universiadi, Giochi del Mediterraneo, Coppa Campioni, Coppe internazionali varie, Trofeo dell’Adriatico (un vecchio torneo in cui ho anche giocato), Campionati nazionali italiani a cominciare dal 1973 e Tornei nazionali, oltre a tutti quelli regionali in cui ho giocato, e altro ancora, beh, per seguire tutto questo, nel 99% dei casi a spese mie, ho consumato circa 400.000 euro (quattrocentomila, probabilmente anche di più ) e tutte le mie ferie. So benissimo che aver visto tutto questo tennistavolo (ho avuto la fortuna di avere uno stipendio che me lo ha permesso) non mi dà automaticamente il diritto di avere ragione su qualsiasi argomento che riguardi il tennistavolo, ma sicuramente mi dà il diritto di mandare a cacare chi dice che non mi frega niente del tennistavolo.
E passo a Zagli. Ho premesso che tutte le cose che pensi io non abbia fatto le ho invece cominciate a farle quando tu indossavi ancora i calzoncini corti e questo già dovrebbe bastarti. Devo però aggiungere qualcosa e poi, alla fine, andare al vero nocciolo della questione. Quindi, per tua informazione: giocatore, dirigente di società, arbitro, tecnico federale e allenatore nella società, consigliere regionale e responsabile delle classifiche regionali (quando non c’era ancora il computer, un tecnico assegnava le classifiche 3/3, 3/4 e 3/5, mentre i 3/1 e 3/2 dipendevano dalle classifiche nazionali) e poi, come esperienze politiche, Assemblee nazionali dal 1972, quelle che duravano due giorni e al cui confronto quella di Terni, con tutte le sue polemiche, sembra la riunione degli ex alunni con baci e abbracci, con quella di Pescara 1974 in cui si arrivò quasi alle botte. Quindi, le vostre “grandi esperienze” mi suonano poco significative per “giudicare” se io sono all’altezza o no di parlare di certi argomenti. Ma non ho finito, perché manca ancora all’elenco la parte internazionale. Per tua informazione, visto che Di Folco ti ha risposto dicendo che di tecnica e Cina capisco, preciso soltanto che la sua indicazione è giusta, ma un po’ riduttiva, perché non è solo della Cina che sono esperto, ma di tutto il mondo. Quindi: tecnico della Nazionale svedese che scrive un articolo sull’allora rivista dell’Ittf e dice che sull’impostazione di base loro hanno torto e io ho ragione, per cui devono cominciare a rivedere alcune cose; giocatori e giocatrici fra i primi 20 della classifica mondiale che, in alcuni tornei in cui si sono trovati senza tecnico al seguito, hanno chiesto a me di andare in panchina; giocatrice non cinese che, dopo aver vinto una partita senza tecnico in panchina nelle Finali Pro Tour dichiara che ha vinto grazie ai consigli che ha avuto da me prima della partita e ai segnali che le ho lanciato durante la partita, visto che in quell’occasione non potevo sedere in panchina; segretario della Federazione cinese che dice pubblicamente che io conosco più giocatori cinesi di quanti ne conosca lui; tecnico cinese di un campione olimpico cinese che dice che io ero stato l’unico a pronosticare la carriera del suo giocatore quando aveva 14 anni; c.t. della Nazionale cinese che dice ai giornalisti cinesi che io sono l’unico a capire e a indovinare i pronostici; campionessa olimpica cinese che ai giornalisti cinesi dice di dedicare l’oro olimpico a me, cosa che ripete in una trasmissione tv nazionale quando le assegnano il titolo di sportiva assoluta dell’anno e alla quale intervengo anche io come ospite d’onore; comitato organizzatore di un’Olimpiade chiede all’Ittf un contatto con giornalisti, preferibilmente cinesi, per il libretto di presentazione del tennistavolo ai Giochi (previsto uno per ogni sport) e l’Ittf risponde che per quanto riguarda la Cina è meglio chiedere a me, gli organizzatori non ci credono, poi accettano, mezzo libro di 48 pagine è scritto da me; giornalisti cinesi che in ogni campionato mondiale, prima delle gare, scrivono un apposito articolo sui miei pronostici per poi scriverne uno alla fine e confermare che avevo ragione, con exploit nel 2001, quando pronostico la finale con andamento, ordine dei set vinti e vittoria finale: 2-0 per Kong Linghui e 3-2 per Wang Liqin, esattamente quello che succede due settimane dopo il mio pronostico; campione cinese che riconosce che nel 1993, quando l’ho visto 15enne per la prima volta, gli ho pronosticato una classifica da n.1 del mondo per 6 anni dopo, cosa avvenuta esattamente nei termini da me indicati; campionessa cinese che riconosce che le ho pronosticato un titolo mondiale entro 4 anni quando l’ho vista per la prima volta quando aveva poco più di 10 anni, titolo mondiale arrivato esattamente nei termini da me previsti; unico a pronosticare Kong Linghui campione mondiale nel 1995, dopo che un anno prima, intervistato dalla Tv di stato cinese, il telecronista mi aveva riso in faccia quando avevo parlato di Kong Linghui campione. Mi fermo qui, ma potrei continuare fino a domani e oltre ancora.
Ecco, Zagli, vuoi ridere pure tu in faccia a me? Sai già che fine farai. Ma, vedi, non è questo il punto. Il punto è: chi può parlare di tennistavolo? Hai fissato tu le regole, con l’elenco delle cose da fare. Poi, quando Di Folco ti ha detto che capisco di tecnica, hai ribattuto che me ne dovevo stare buono e tranquillo a occuparmi di quelle cose e, praticamente, di non rompere i coglioni. E adesso che ti ho fatto gli elenchi sia delle cose che tu ritieni necessarie per parlare di tennistavolo, sia delle cose di esclusiva pertinenza tecnica, dovrei essere autorizzato a parlare di tennistavolo, non puoi impedirmelo, ho rispettato le regole fissate da te.
E allora, andiamo alla sostanza. Siete voi il male del tennistavolo, voi che vi create un miserabile piccolo mondo in cui vi conoscete tutti e nel quale non ammettete “estranei”. Come mi permetto di parlare di tennistavolo io che non so nemmeno tenere una racchetta in mano, che non carico un tavolo sul camion e via dicendo? Non vi importa se quello che dico è giusto o no, se non ho montato il tavolo sul camion non posso parlare. E adesso che ti ho detto che l’ho montato e ho fatto le altre cose richieste da te vuol dire che tutto quello che ho detto diventa vero e giusto? Ti rendi conto dell’assurdità? Il peggio è che niente è cambiato da quando entrai in questo mondo, quasi 50 anni fa. I giocatori, persino i Terza categoria (allora c’erano solo 3 categorie) si atteggiavano a chissà quali campioni. Provavo a parlare con qualcuno, giocatore o tecnico, per apprendere le prime cose, nessuna risposta. Un mondo chiuso. Le uniche persone ad avere un atteggiamento diverso erano dirigenti, tecnici e giocatori di Senigallia, a cominciare da Pettinelli e Ubaldi, per poi passare ai giocatori, da Manoni fino a Costantini nel tempo. Grazie a loro cominciai a conoscere davvero questo sport.
Ma dopo tanti anni, il tennistavolo italiano è rimasto là: che cazzo vuoi tu che non sai tenere nemmeno una racchetta in mano? Bravissimi. Siete poveracci e resterete poveracci, ma quel che è peggio è che sarà il tennistavolo italiano a restare povero. Continuate così e vantatevi pure, nemmeno vi rendete conto dello spettacolo che date

Anatomia dell’allenatore

8 Gennaio 2017 da Ping Pong Italia · 2 Commenti 

Questo post nasce dall’analogia sullo studio di come un elemento è formato e le sue funzioni, è pertanto suddiviso in due parti:
Anatomia dell’allenatore, come è composto (parte prima)
Fisiologia dell’allenatore come funziona (parte seconda)

Anatomia dell’allenatore.

Quanti tipi di allenatori conosciamo? Svariati, molti, moltissimi, forse infiniti.
Ecco un casuale elenco approssimativo di diverse tipologie:
l’allenatore manovale,
l’allenatore giocatore,
l’allenatore asceta,
l’allenatore pratico,
l’allenatore di sintesi,
l’allenatore individuale,
l’allenatore formatore,
l’allenatore filosofo,
l’allenatore analista,
l’allenatore chiacchierone,
l’allenatore tuttofare,
l’allenatore di squadra,
l’allenatore psicologo,
l’allenatore organizzatore,
l’allenatore trainer,
l’allenatore di panchina,
l’allenatore motivatore,
l’allenatore correttore,
l’allenatore di gruppo
,
l’allenatore genitore,
l’allenatore amico,
l’allenatore severo,
l’allenatore dirigente 
e molti altri, insomma un bel campionario di elementi, magari se ne avete altri in mente, aggiungeteli pure.
In un modo o in un altro l’allenatore è unico, perché se è vero che ha la sua indole è altrettanto vero che ha delle doti uniche riferite al materiale umano che si trova a dover trattare. Nello sport in genere è davvero difficile dire uno è migliore o peggiore di un altro, poiché il riferimento sono gli atleti con cui ha e ha avuto a che fare, la comunicazione che riesce a trasmettere, il carisma che mostra, etc. Non ci sono fattori oggettivi determinanti, per i quali senza ombra di dubbio si direbbe: Tizio è un grande allenatore, Caio non ci capisce nulla; poiché come abbiamo visto sopra le tipologie sono tante. Si, so quello che pensate, i risultati sono i fattori oggettivi, certamente ma quali? A cosa ci si riferisce? E quanto dura l’effetto risultato?
 A tal proposito mi viene in mente la parabola svedese, allora, svariati anni passati, avevamo una venerazione per i grandi atleti ma anche per l’allenatore che li guidava, finito il momento magico, nulla è rimasto, nemmeno l’eredità dell’allenatore, e la Svezia è caduta nell’oblio. Dunque, su cosa dobbiamo basare il nostro futuro? Sperando nel talento e basta, e poi ci affrettiamo a dire che siamo grandi allenatori? Troppo facile e riduttivo. Il problema è che non abbiamo un background, una storia e, peggio, non facciamo storia, come possono dunque le nuove generazioni a crescere senza punti di riferimento? Ci serve un lavoro di squadra, un lavoro che permetta ai giovani allenatori di contare sulle esperienze di chi li ha preceduti e di portare nuovi contributi, energie, idee. Si, ci serve una squadra con qualcuno a capo che guidi il settore e lo illumini, non esiste solo l’alto livello, esiste la base (in genere smarrita, sparpagliata e improvvisata), un capo capace di ascoltare e di farsi ascoltare, di guidare e di farsi guidare dal movimento pongistico.

Piccoli passi

In molti paesi sono istituiti dei premi, negli Stati Uniti ad esempio ogni anno viene assegnato il premio Coach of the Year e ci sono 5 categorie: National Coach (riservato a chi allena atleti di alto livello), Developmental Coach (chi si occupa di crescere giovani promettenti), Paralympic Coach (per allenatori che lavorano con i disabili), Volunteer Coach (chi allena per puro gusto di allenare senza un ritorno economico), Doc Counsilman (Technology) (allenatore che utilizza per il suo lavoro strumenti tecnologici creando soluzioni innovative). Un atto bipartisan di questa federazione 2016 proposto magari dal consigliere tecnico (in teoria sarebbero tutti tecnici ehehe) o da uno dell’opposizione sarebbe quello di istituire immediatamente un riconoscimento per allenatori. Ricordo negli anni ’70 c’era un premio analogo al Developmental americano, era il “Premio Fiuggi Giovinezza” e veniva consegnato agli allenatori emergenti durante i campionati italiani di Fiuggi, era una bella cosa, la ricordo con piacere. Attraverso un riconoscimento ufficiale federale gli allenatori possono far tesoro e poter esibire il proprio titolo, che so, nelle palestre, utilizzarlo per il proprio lavoro, per ottenere sponsorizzazioni per la squadra, accedere a dei bandi di concorso internazionali, insomma un attestato di merito, non mi sembra tanto difficile istituirlo. Vedremo.

Dove non arriva la tecnica, arriva l’abilità individuale

Quindi, come dicevo, occorre distinguere bene il tipo di allenatore di cui si analizzano le sue qualità, di una cosa sono fermamente certo: io credo sia arrivato il momento di superare l’idea di tecnica pura, e lo dice uno che è fautore di questa teoria, da sempre, ma con la spinta e la forza di evolversi, ne comprendo e ne accetto i suoi limiti, poiché dove non arriva la tecnica, arriva l’abilità individuale. 
Non posso pertanto dar ragione e nemmeno dar torto a chi dice topspin col braccio teso o top col braccio flesso; gamba destra avanti o gamba destra dietro, impugnatura del diritto o impugnatura del rovescio o impugnatura mobile, rovescio con o senza polso, perché il pingpong è tutto e il contrario di tutto, anzi un grande giocatore utilizza tutte queste cose e altre ancora, anche se non gliele hai mai insegnate, è spinto da una necessità intrinseca, quella di ribattere una palla di qualità nell’altra parte del campo e possibilmente fare punto, senza preoccuparsi di quale mezzo tecnico debba usare. Il gioco di oggi è molto più concreto di quanto si possa pensare rispetto ai decenni scorsi.

 Andando quindi oltre, possiamo metaforicamente parlando come Einstein e dire che esiste tanto una tecnica generale quanto una tecnica relativa. Se poi mi si chiede quale sia il mio ideale, beh naturalmente ho le mie idee, vi anticipo solo che prima di imporre la mia visione del gioco, cerco di capire quali sono le potenzialità del soggetto con cui dovrò lavorare, un po’ come quello che succede tra un medico e il suo paziente, prima di tutto c’è l’anamnesi e quindi pensare e passare alla terapia, ad esempio se conviene curare più i difetti o esaltare le abilità, se ci sono predisposizioni speciali o tendenze particolari.
 Secondo me è tempo di iniziare una nuova fase, un nuovo modo di intendere l’allenatore, una sorta di nuovo rinascimento dove, al centro dell’interesse, non ci sta l’allenatore ma il giocatore. È l’allenatore che ruota attorno al giocatore e non viceversa.

Confronto e condivisione

In genere gli allenatori tendono a catalizzare il proprio ego, imponendo un carisma reale o virtuale, molto spesso vorrebbero vedere i propri atleti giocare a loro immagine e somiglianza, eseguire i colpi esattamente come loro. Questo modo di fare fatalmente porta a essere uno e tutti, sintesi e analisi al tempo stesso; di conoscere la tecnica generale e la tecnica relativa; di sapere tutto e di tutto. Se da una parte questo nobilita, dall’altra purtroppo limita poiché ognuno crede di avere la verità totale incorporata, una soluzione tecnica del gioco e dei risultati, millantando metodologie e sistemi assolutamente non verificabili e il più delle volte improvvisati. Dico purtroppo perché in molti altri campi succede la stessa cosa, forse è la natura stessa dello sport.
Sapete perché nel settore tecnologico tutto funziona, almeno credo, in modo ottimale? Sapete perché le cose progrediscono a velocità incredibile?  Perché c’è un interscambio di informazioni, una condivisione di dati, un modo di fare aperto dove ognuno migliora l’altro in una continua corsa e rincorsa dell’altro, proprio come avviene nello sport giocato; ognuno interagisce con l’altro in un continuo scambio di feedback. 
In palestra sono i nostri ragazzi a mettere in pratica questo processo confrontandosi fra loro, ma fuori, noi allenatori non siamo così aperti come dovremmo essere. 
Io non so se questo sarà realizzabile nel pingpong ma sono convinto che è la strada per crescere e per far crescere in fretta i nostri ragazzi, ma bisogna saper ascoltare e essere umili. Avete mai fatto caso che quando due allenatori parlano in realtà nessuno ascolta l’altro? Ci si preoccupa di affermare il proprio pensiero senza elaborare il pensiero altrui, si alza un muro volontario o involontario. Mi è capitato moltissime volte di vedermi esporre un problema, propongo una soluzione e immediatamente ti dicono: ah si certo io glielo dico sempre al mio studente; come dire che la colpa è dell’atleta che non capisce. Alibi perfetto. O in altri casi ti pongono subito un’altra domanda che nulla ha a che vedere con la precedente.
Da oggi in poi evitiamo gli alibi e scambiamoci più idee, più informazioni, teniamo aperti i nostri dubbi e lasciamone entrare altri, studiamo, verifichiamo e testiamo in palestra il lavoro e l’eventuale risultato.

Infine…tu che tipo di allenatore sei?

Coach Max

È ancora la F.I.Te.T di Sciannimanico

5 Gennaio 2017 da Ping Pong Italia · 7 Commenti 

del Drago Rosso

Tutte le maschere sono già cadute, il nuovo Consiglio federale, a guida Di Napoli, è ufficialmente il doppione di quello targato Sciannimanico. Anzi, è peggio. Perché quello era costituito interamente da consiglieri eletti dalla maggioranza, questo avrebbe 5 consiglieri di opposizione che ormai hanno sfanculato Di Folco, il loro leader politico che li aveva inseriti nella propria lista, e sono passati mani e piedi con Di Napoli. Ormai, non fanno più neanche finta di essere oppositori, si godono beatamente il “privilegio dei poveracci”, cioè quello di sentirsi importanti perché sono nientemeno che “consiglieri nazionali” e non hanno nemmeno il coraggio di dire “ma” o “ba” quando Di Napoli impone i suoi diktat. Tutti prostrati ai suoi piedi. Complimentoni! Intanto, il tennistavolo italiano regredisce sempre più e le brutte notizie si accavallano. Di Napoli annuncia il rinnovo del contratto a Deniso, gli oppositori belano e accettano (facendo finta di mettere in discussione la scelta), Niko Stefanova si ritira, completando il triste quadro della fine della bella squadra vincitrice degli Europei 2003, il settore tecnico è in sfacelo e, per concludere, non si vede l’annunciata fervente attività di ricorsi per invalidare l’assemblea elettiva del 2016. Insomma, il deserto assoluto.

RINNOVO PER DENISO

Se qualcuno aveva ancora dubbi sul fatto che questo Consiglio fosse la fotocopia morale e materiale di quello precedente adesso è arrivata la prova che Di Napoli mette i piedi precisamente sulle orme di Sciannimanico, cominciando naturalmente dalla conferma di Deniso, a dispetto del clamoroso fallimento tecnico degli ultimi anni. Se qualcuno, però, volesse sapere cosa sta succedendo in tema di settore tecnico avrebbe qualche difficoltà ad avere notizie. I messaggi che arrivano da siti e forum sono criptici o fuorvianti. E anche in questo caso si può notare come i consiglieri presunti oppositori si dissociano da quello che sostiene il loro leader politico Di Folco. Andiamo con ordine. Di Folco, sul suo profilo facebook, aveva scritto un articolo in cui esprimeva duramente la sua opposizione a un rinnovo dell’incarico di d.t. a Deniso. Di quell’articolo cito la parte più importante, relativa agli obbiettivi fissati da Deniso e al mancato raggiungimento degli stessi.
Ecco il testo: “Vado ad elencare gli obiettivi dati: · Inserimento dell’atleta Bobocica nei primi 50 giocatori in classifica mondiale; · Conquista di una medaglia agli Europei Assoluti del 2014 · Partecipazione alle Olimpiadi di Rio 2016 Il Direttore Tecnico inserì anche un obiettivo a lungo termine, spingendosi a scrivere anche di una partecipazione con possibilità di medaglia alle Olimpiadi di Tokio 2020. I risultati? Bobo, che era n° 84 al momento della fissazione degli obiettivi, ora è 104 e non è mai entrato in questi ultimi 3 anni nei primi 50 giocatori del mondo ma, soprattutto, come quasi tutti i migliori Atleti italiani vive, si allena e gioca all’estero. Agli Europei Assoluti in Portogallo del 2014 a squadre siamo arrivati 16imi, ultimi, nella prima divisione, retrocedendo e siamo rimasti nella seconda divisione nel femminile. Aggiungo che con la squadra maschile siamo retrocessi anche ai recenti Mondiali. Alle Olimpiadi di Rio non ci siamo qualificati nel maschile e nel femminile. Ai recenti Mondiali a squadre siamo retrocessi pur avendo avuto la possibilità di salvarci per una scelta tecnica più che discutibile nell’incontro decisivo. C’è stata una gestione della mancata convocazione alle qualificazioni olimpiche della Stefanova a dir poco imbarazzante, che ha avuto una risonanza mediatica negativa nei confronti del nostro movimento. Il recupero sportivo della Stefanova era uno degli obiettivi dati a Deniso nel quadriennio perché era evidente già nel 2013 che avesse delle serie opportunità per Rio 2016. In Europa siamo state tra le poche nazioni NON presenti a Rio insieme ad Albania, Lussemburgo e Svizzera, che, con tutto il rispetto, hanno una tradizione pongistica e sportiva in genere, ben diversa dalla nostra”.
Più chiaro di così! In base a questa analisi, i consiglieri eletti della lista Di Folco avrebbero dovuto avere un comportamento quantomeno ispirato alle considerazioni contenute nell’articolo. Ricordo ancora una volta che Di Folco non può essere il padre-padrone dei 5 consiglieri di una lista guidata da lui e che si opponeva a Di Napoli e al suo programma, ma ha il diritto di chiedere a quei 5 consiglieri di rispettare le linee guida del programma che loro stessi avevano condiviso e presentato nell’assemblea elettiva. Insomma, un minimo di coerenza. Invece, i 5 se ne vanno per conto loro, invocando una libertà che non è libertà, ma arbitrio, perché non rispettano il programma in base al quale sono stati votati. Ma si vede che questo principio è un po’ ostico per il loro modo di pensare. Ad ogni modo, dopo la seduta di fine anno del Consiglio federale in cui si discute, fra le altre cose, del settore tecnico e della relativa nomina dei responsabili, vengono fuori due informazioni, una ufficiale dalla Fitet, una personale da Luca Malucchi, consigliere della lista Di Folco.
Ecco il testo della Fitet: “In base ai curricula presentati in occasione del bando pubblico indetto dalla FITeT, sono stati nominati il nuovo Procuratore Federale, il Tribunale Federale, la Corte Sportiva e Federale d’Appello, il Giudice Sportivo Nazionale e il Segretario delle Commissioni. Sono poi stati proposti alcuni criteri alternativi per la nomina dei responsabili tecnici e il presidente si è riservato di decidere in merito”. Due righe per dire che il presidente deciderà sul responsabile del settore tecnico dopo la proposta di criteri alternativi. C’è stata discussione? Quali sono i criteri alternativi proposti? Chi li ha proposti? E se sono stati proposti criteri alternativi, quali sono quelli ufficiali? Sono stati fatti nomi? Nessuna informazione. Eppure, qualcosa è successo quando si è discusso dei ruoli tecnici, ma dal comunicato ufficiale non viene fuori una beneamata mazza.

IL RUGGITO DEL CONIGLIO

E passiamo a quanto scrive Malucchi su facebook. Ecco i passi principali (ho corretto i refusi e qualche punteggiatura ballerina): “Ho letto i vostri pensieri pubblicati sul tema del rinnovo degli incarichi dei tecnici federali in scadenza e dei vari contributi arrivati su una tematica così importante che è il fulcro dell’attività di una Federazione in termini di linee tecniche sportive di sviluppo del nostro movimento. (…) Vi invito a leggere attentamente il verbale che verrà pubblicato dell’ultimo Consiglio federale, dove insieme agli amici del cammino intrapreso da Bruno abbiamo fatto mettere integralmente agli atti una proposta pluralista trasparente e di confronto che veda, ancora prima dei nomi, dare a tutti pari opportunità di accesso, possibilità di presentare avendone i requisiti minimi tecnici necessari un progetto di sviluppo e crescita dell’area tecnica, al fine di determinare una rosa di candidati alle cariche federali in scadenza, sulla quale nel rispetto di uno statuto che, piaccia o meno, riconosce Renato come unico soggetto dotato del poteri decisionali di scelta. Auspichiamo un cambio di rotta nel rispetto dello statuto. Vediamo se vorrà decidere motu proprio o meno. I criteri di scelta ancor prima delle persone sono la base democratica di accesso e di misura del livello e del valore delle proposte tecniche, questo è fondamentale. Noi manterremo senso di responsabilità e spirito di servizio”.
E allora, diciamo subito che l’auspicio di Malucchi (“vi invito a leggere attentamente il verbale dell’ultimo Consiglio federale”) è caduto nel vuoto pneumatico, altro che pubblicazione di quello che è avvenuto e delle proposte fatte! Due righe, quelle riportate sopra, che non fanno capire alcunché. Dalle parole di Malucchi si intuisce poco di più: Di Napoli, in base allo statuto, può decidere da solo chi è il d.t. della Nazionale, ma gli “oppositori” hanno ottenuto che vengano esaminati i curriculum di eventuali candidati e sperano che Di Napoli, bontà sua, rinunci a decidere da solo. Ma che capolavoro! Magari, ci si aspetterebbe un po’ più di chiarezza e di precisione da parte di Malucchi, oltre che da altri “oppositori”, ci si aspetterebbe che ci dicesse cosa è davvero avvenuto in Consiglio, cosa è stato detto chiaramente, se Di Napoli ha proposto la conferma di Deniso, se qualcun altro ha proposto nomi diversi. Niente di tutto questo. Malucchi, con un coraggio da leone, suggerisce di andare a leggere il verbale della seduta del Consiglio per capire quanto sono stati bravi gli “oppositori”. Di cosa ha paura? Di essere redarguito per aver rivelato segreti inconfessabili? Fa riferimento al divieto di raccontare cosa accade in Consiglio? Ma quel divieto si riferisce a particolari “privati” o a posizioni precise assunte da consiglieri citati con nome e cognome. Non è vietato dire che la maggioranza ha proposto Deniso e la minoranza ha fatto un altro nome. Ma probabilmente i concetti di maggioranza e minoranza sono spariti dal Consiglio della Fitet. E Malucchi scarica qualsiasi responsabilità sui verbali ufficiali, che non fanno capire una mazza di quanto realmente accaduto.

CRONACHE DAL CONSIGLIO FEDERALE

Perciò, andiamo a vedere cosa è davvero successo in Consiglio federale. La cosa più importante è che alla seduta di fine anno è intervenuto Patrizio Deniso, che ha dato la sua versione dei risultati tecnici giudicati fallimentari. In poche parole, Deniso ha sostenuto che: l’unico fallimento è stata la mancata qualificazione di azzurri all’Olimpiade di Rio; che gli altri risultati sono positivi a cominciare dalle medaglie agli Europei giovanili; che coloro che lo criticano valutano il suo carattere e non le sue qualità. Ovviamente, Deniso ha diritto a difendersi. Il punto è che i consiglieri, soprattutto quelli di presunta opposizione, hanno altrettanto diritto di contestare le sue affermazioni. Fra l’altro, avevano a disposizione una “traccia” chiara e precisa: il post che Di Folco aveva messo su facebook e che ho riportato all’inizio di questo articolo. Bastava prendere quelle frasi, quelle indicazioni e fare le opportune domande e le opportune contestazioni a Deniso. Ma i consiglieri di “opposizione” se ne sono stati zitti, muti, Deniso ha detto che il suo non è stato un fallimento tecnico e loro, buoni buoni, mogi mogi, hanno abbassato la testa, non hanno ribattuto a neanche una delle spiegazioni fornite da Deniso. I casi sono due: sono stati convinti da Deniso e hanno deciso che le tesi portate avanti da Di Folco non valgono un beneamato stracazzo; oppure avevano qualche dubbio, ma non hanno avuto il coraggio di rinfacciarlo a Deniso. In entrambi i casi, vale la stessa considerazione: ma che stanno a fare in Consiglio federale? Certo, quest’ultima domanda ha senso se pensiamo a questi 5 come consiglieri di una lista di opposizione, ma se li consideriamo come componenti, a tutti gli effetti, della maggioranza allora il senso c’è, eccome se c’è. Ma questi intrepidi consiglieri mica accettano di passare per venduti a Di Napoli o per pusillanimi, assolutamente no! Loro rivendicano il loro coraggio da leoni e, dopo il Consiglio federale, spiegano che hanno ottenuto un altro grande successo, della serie “faremo le barricate, ma Borella non sarà mai vicepresidente” (!!!). Il grande successo che hanno ottenuto è questo: Di Napoli ha accettato una pausa di riflessione prima di decidere chi sarà il d.t. della Nazionale. Inoltre, se proprio Di Napoli deciderà di rinnovare il contratto a Deniso, loro chiedono che duri 2 anni e non 4. E si vendono tutto questo come una grande “conquista” della loro incisiva azione politica!
Chiariamo allora un paio di cose. E’ vero che il presidente federale può decidere da solo, anche col parere contrario di tutti i 10 consiglieri, di assegnare l’incarico di responsabile della Nazionale, ma è anche vero che i consiglieri a quel punto possono sfiduciarlo, dimettersi per farlo decadere o discutere lo stipendio del tecnico scelto dal presidente. Considerato che l’ipotesi delle dimissioni del Consiglio, in opposizione alla scelta autonoma del presidente, è roba da fantascienza, non solo perché Di Napoli avrebbe comunque i suoi 5 consiglieri di maggioranza, ma anche quasi tutti quelli di “opposizione” dalla sua parte, la possibilità di discutere dello stipendio del c.t. è concreta. Ma, in quest’ultimo caso, servirebbe comunque una opposizione seria in Consiglio federale. C’è questa opposizione? Sì, e io sono il sosia di George Clooney! I presunti “oppositori” hanno timidamente chiesto il curriculum dei tecnici candidati, ben sapendo che Di Napoli può scegliere a suo piacimento a prescindere dal curriculum, e si sono guardati bene dal fare una proposta precisa. La cordata Di Folco, in tanti colloqui, aveva fatto intendere che avrebbe puntato almeno su un nome come quello di Costantini. All’atto pratico, i 5 consiglieri della cordata Di Folco non hanno fatto alcun nome, zero assoluto. Poi, in altri colloqui esterni, qualcuno di loro si è giustificato dicendo che non l’hanno fatto perché non sanno se Costantini è disponibile o meno, visto che al momento sta guidando la Nazionale dell’India. E qualcun altro ha ripreso il vecchio discorso del compenso di Costantini, riprendendo il discorso fatto a suo tempo da Di Folco, in base al quale Costantini “chiede troppi soldi”! E poi Di Folco si chiede quali danni mai avrebbe provocato quella sua uscita!!! Ma che bravi, tutti quanti! Ma chiedere direttamente a Costantini se è libero di firmare un contratto con la Fitet? Nooooooooo? Meglio dare per scontato che non può e avere così la scusa per non proporlo! Così nessuno può accusare questi prodi consiglieri di “opposizione” di non aver avuto il coraggio di proporlo. E chiedere direttamente a lui quanto chiede per lavorare “a tempo pieno” per poi confrontarlo con chi lavora “a mezzo servizio”? Nooooooooo? Ma che fuoriclasse che sono questi 5 consiglieri di “opposizione”, che sfanculano senza problemi anche il loro “punto di riferimento” Di Folco. La verità è che sono senza palle, che non possono nemmeno permettersi di proporre Costantini come c.t. della Nazionale e si limitano a chiedere di esaminare i curriculum sapendo che questi curriculum saranno buttati nel cesso. Se facessero davvero gli oppositori magari si perderebbero la presenza a qualche torneo, qualche convegno, qualche premiazione, magari qualche viaggio premio a manifestazioni varie, sempre con l’ideale “divisa” di Consigliere federale, presenze distribuite dalla presidenza ai fedelissimi. Trooooooppo eccitante. E facciamoglielo un applauso gigante a questi “oppositori”. A fine gennaio Di Napoli dirà di aver deciso il rinnovo del contratto a Deniso e loro si rassegneranno dicendo che hanno fatto tutto il possibile, che hanno combattuto contro il potere e hanno portato a casa qualche piccolo risultato da “sindacalisti de noantri”. Poveracci! Ma poveracci ancor di più tutti quelli che continuano a sostenerli. E poveraccio ancor di più tutto il tennistavolo italiano, nelle mani di profittatori, di pecore e di vigliacchi.

IL TRAMONTO DI NIKOLETA

E chiudiamo con la malinconica notizia dell’addio di Nikoleta Stefanova alle gare. Dopo la grande delusione olimpica, discriminata nel suo tentativo di qualificarsi per Rio de Janeiro con la falsa accusa di non essere giocatrice “a tempo pieno” in una federazione col c.t. “a mezzo servizio”, Niko ha deciso di ritirarsi. Ad aprile compirà 33 anni, potrebbe andare avanti per un altro bel po’, ma è in attesa del terzo figlio e ha preferito smettere. Resto convinto che in un altro ambiente, in una Federazione diversa, con persone diverse, Niko avrebbe potuto continuare, sia pure come mamma di tre bambini, ma in questa Fitet, in questo ambiente, non c’è speranza di poter trovare l’aiuto, tecnico e umano, per sostenere uno sforzo supplementare, come giocatrice e come mamma, per qualche altro traguardo. Non resta che augurarle tanta felicità con la sua famiglia, magari con la prospettiva, quando i suoi piccoli saranno un po’ meno piccoli, di dare una mano al tennistavolo come allenatrice. Ma rimane il disappunto per un addio che completa la fine della squadra che nel 2003 seppe entusiasmare tutta l’Italia, non solo pongistica, con la grande impresa dell’oro a squadre (oltre all’argento e al bronzo nel singolo) delle ragazze azzurre agli Europei. L’anno scorso aveva smesso Laura Negrisoli. Prima ancora se n’era andata dall’Italia Tan Wenling, emigrata in Germania. Tutte e tre deluse da una Federazione che le aveva sfruttate nei momenti belli e abbandonate quando aveva ritenuto che non servissero più, insieme ai tecnici di quel periodo incredibile, Maurizio Errigo che aveva guidato la Nazionale femminile e Massimo Costantini che aveva la responsabilità di tutte le Nazionali, cacciati da vincitori e sostituiti da tanti tecnici che non hanno più ottenuto gli stessi risultati. Ecco, la smerdata colossale del tennistavolo italiano, su tutti i mezzi di informazione, per la mancata occasione data alla Stefanova per Rio 2016, è il succo di tutto quello che è successo negli ultimi anni, la distruzione, da parte di incompetenti, di un patrimonio che tanta gente appassionata aveva contribuito a creare.

Servizio e risposta al servizio

18 Dicembre 2016 da Ping Pong Italia · Lascia un commento 

Servizio e risposta al servizio saranno gli argomenti del mini corso che l’AICS Sestese ha organizzato per il 30 e 31 Dicembre a Sesto Fiorentino dove avrò l’onore di condurre i lavori nella parte teorica e pratica.

Di seguito la locandina del corso, per l’iscrizione c’è tempo fino alle 24:00 del 24 Dicembre.

A tutti i partecipanti ho riservato una sorpresa.
Ecco il programma del clinic:

30 Dicembre 2016

Ore 15:30 Saluto di benvenuto e presentazioni
Ore 16.00 Introduzione del corso
Ore 16:10 Regole sul servizio (servizi legali e illegali, come riconoscerli)
Ore 16:20 Servizio per differenti livelli di gioco
Ore 16:40 Lavoro al tavolo con dimostrazioni pratiche delle varie tipologie di servizio
Ore 17:20 break
Ore 17:30 lavoro al tavolo di gruppo su servizio e sue variazioni
Ore 18:30 Fine della prima parte e gioco libero
Ore 19:00 Chiusura sessione

Cena conviviale (argomento delle conversazioni: “pingpong”)

31 Dicembre 2016

Ore 09:30 Saluto e introduzione degli aspetti della risposta al servizio
Ore 09:45 Lavoro al tavolo con dimostrazioni pratiche
Ore 10:45 break
Ore 10:55 Lavoro al tavolo di gruppo su risposta al servizio e le sue variazioni
Ore 11:40 Problematiche individuali
Ore 12:30 Chiusura del corso, distribuzione del regalo e saluti di buon anno.

Ci vediamo a Sesto.

Ottocentotrenta

27 Novembre 2016 da Ping Pong Italia · 9 Commenti 

Ottocentotrenta

Se attivate i cc potrete seguire il testo in forma di sottotitoli.

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