Forza di volontà o imposizione
27 Marzo 2010 da Ping Pong Italia
Nello scrivere le poche righe del pezzo sul Pro Tour di Berlino mi sono reso conto di essere stato troppo sintetico e frettoloso. Cerco così di recuperare provando a spiegare il mio punto di vista, altri sono i benvenuti.
Il concetto della forza di volontà è stato centrato da Smile enfatizzando estremamente l’idea di morte. Ricordo vagamente quella conferenza, ma posso aggiungere che in uno dei tanti stage svolti in Cina durante gli anni ‘80, ce ne fu uno al quale parteciparono anche dei tecnici italiani, i quali sul campo constatarono, cronometro e polso dei ragazzi cinesi alle mani, come le pulsazioni dopo il lavoro delle “tante palline” potevano arrivare approssimativamente fino ai 300 battiti al minuto, difficilissimo da calcolare, ma sembra che ci siano riusciti.
Ricordo ancora un’altra occasione, sempre in Cina in preparazione ad un mondiale, Andammo a visitare un tempio (nella foto di copertina), per raggiungerlo occorreva scalare una cosa come 400 gradini forse erano di più. Ci siamo spaventati, ma piano piano, uno dopo l’altro siamo arrivati alla vetta. I tecnici cinesi ci dissero che quando c’era da fare qualche richiamo alla forza di volontà portavano i propri atleti a scalare di corsa quel tempio e scendere altrettanto di corsa.
A parte questi aneddoti veniamo al punto: allenare la capacità della forza di volontà è un allenamento come un altro, come allenare la coordinazione oppure la resistenza alla velocità etc. Il contesto nel quale si pratica può essere di diversi tipi, in ogni caso hanno direttamente un unico scopo:superare qualcosa difficlmente superabile.
Indirettamente invece è connesso al gioco poiché ciò che l’atleta non riesce a fare durante una gara dipende solo dal fatto di averlo o non averlo allenato. In questo i cinesi sono molto precisi e puntigliosi. Avevo già indicato come, dal loro punto di vista, l’aggiustamento di un piccolo dettaglio è importante per la miglior riuscita del colpo. Quindi se sei in grado di fare una cosa in allenamento non si capisce il perché non si riesca a farlo anche in gara. O peggio se sei riuscito a fare una giocata positiva in gara non si capisce perché non la si può riproporre.
Ecco come funziona: la partita fa assumere, nella maggior parte dei casi, uno stato di stress, a tutti i livelli (fisico, psicologico, tecnico/tattico) che il giocatore deve gestire in un modo o in un altro. Gestire lo stress è una delle cose più difficili da realizzare, suppongo sia così anche in altri sport e in altri campi della vita in generale. Ogni volta che non si riesce a gestire una situazione significa che c’è un calo della prestazione. L’analisi potrebbe essere fatta anche nella singola palla o in un intero scambio, set, partita. Nell’esempio riportato l’atteggiamento non proprio adeguato di Ma Long ha fatto scattare il campanello di allarme per l’allenatore che gli ha intimato una sorta di richiamo fisico poiché la lacuna evidenziata è stata valutata nel movimento di gambe.
In altre occasioni le lacune potrebbero essere diverse, supponiamo di dover gestire lo scambio il più a lungo possibile, d’altra parte la regola principe numero uno del pingpong è giocare in campo una palla in più dell’avversario: ho visto situazioni in cui gli atleti lavoravano alle tante palline per 3 minuti ad un ritmo veloce, senza interruzione e giocare al meglio la singola palla tenendo conto dell’effetto, della direzione e soprattutto nel colpo tattico da effettuare (schiacciata, top, active block, spin block, sidespin. Questo significa portare all’estremo (stress) le capacità motorie, di ragionamento, di reattività , di coordinazione, insomma di tutte quelle capacità presenti nel pingpong. E tutti sappiamo che maggior è la capacità di affrontare situazioni diverse, minore sarà la sorpresa che una determinata palla ci può riservare.
Infine disporre di una propria forza di volontà unità ad una forte motivazione non è sufficiente alla migliore prestazione, si, il nostro corpo è potente, la nostra mente vivace, sono determinato e motivato, ma ciò non basta. Il corpo e la mente hanno bisogno di stimoli esterni, di qualcuno che ci sproni, che ci faccia sentire che il lavoro che facciamo viene apprezzato; anche i maestri cinesi hanno bisogno di queste stimolazioni. Non si tratta di imposizione e quindi di deprimere la volontà altrui invece di esaltarla, significa svolgere il proprio ruolo, cioè quello di giocatore e seguire le indicazioni del tecnico.
In Europa non si è proprio convinti di questa visione, spesso ci si affida alle capacità individuali di gestire la partita, si spera che il cervello al momento giusto funzioni a dovere, ci aggiustiamo con l’atleta, ci accordiamo con l’atleta, vogliamo renderlo rensonsabile, cerchiamo compromessi forse perché abbiamo paura di non infastidirlo e vedersi restituire un risultato contrario specialmente nel caso di atleti di alto livello. A mio modo di vedere manca il collegamento tra lavoro fisico e quello tecnico, qualcosa che li tenga insieme, una sorta di sintesi finale. Ho visto le gare di Berlino, in ogni partita tra un asiatico ed un europeo, si poteva facilmente distinguere il limite degli europei, ad ogni scambio sembrava che all’europeo mancasse qualcosa che so un colpo, un po’ più di potenza, un pizzico di velocità , precisione, concentrazione, determinazione etc.
Naturalmente ci sono molti allenatori che adottano misure davvero forti per far allenare la forza di volontà ai propri atleti, ma i risultati sono di un semplice lavoro fine a sé stesso e una disapprovazione degli atleti. Non voglio incolpare nessuno, tutti hanno diritto di dignità e ognuno fa quello che crede. Penso però che manchi un pregresso, un vissuto pongistico, ossia un’educazione di base per crescere i giovani e farli diventare forti giocatori e poi campioni. La Cina insegna che lo studio della tecnica abbinato alla scuola tecnica sono la strada vincente, il collante che li aderisce è l’unicità del lavoro dei tecnici che sta tanto alla base quanto all’alto livello. Tutti lavorano per un bene comune dal più scarso dei cinesi al campione nazionale. Questo, per l’Europa, è pura utopia.



Complimenti !
Grazie Max. Ora credo di aver capito.