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Road to London

23 Aprile 2012 da Ping Pong Italia · 29 Commenti 

All’interno della palestra dell’ICC Indian Community Center di Milpitas in California, ci sono tre foto dei nostri atleti che in questi giorni hanno gareggiato qui in North Carolina a Cary per le qualificazioni olimpiche nordamericane, sopra le foto di Ariel Hsing, Lily Zhang e Timothy Wang campeggia una scritta Road to London, ebbene, palla dopo palla, scambio dopo scambio, quella strada l’hanno percorsa fino ad ottenere il pass per Londra 2012 dandomi una soddisfazione incredibile.

Il risultato ha molti risvolti, gli USA hanno tre qualificati, tutti provenienti dall’ICC e tutti e tre allenati da me, inoltre per merito della qualificazione di Lily e Ariel gli USA possono rappresentare il continente nordamericano con una delle sedici squadre ammesse per regolamento includendo di fatto anche la numero 3 Erica Wu (che ancora ringrazia sentitamente). Tutti e tre gli atleti sono giovanissimi Ariel 17, Lily 16, Timothy 19

Vi racconto come è andata.
Il sistema di qualificazione è identico a tutti gli altri continenti, il Nord America ha solamente 3 posti di cui necessariamente 2 per nazione come da idea geniale ITTF. 3 tornei, un qualificato a torneo. C’è da segnalare che per le femmine i posti erano solo 2 in quanto il terzo già nelle tasche canadesi conquistato da una nostra conoscenza che milita in campionato italiano femminile Zhang Mo durante gli scorsi Giochi Panamericani. Quindi, almeno per le ragazze, non si poteva fallire, vincere oppure dire addio Londra.

Ariel Hsing ha conquistato il primo posto nel primo torneo di venerdì battendo in finale la canadese Chris Xu, una difesa piuttosto ostica che in semifinale aveva sconfitto 4-3 Lily Zhang. Ariel ha sofferto ma è riuscita, dopo una partenza non brillante, a chiudere 4 a 2 tra la gioia generale. Tra gli uomini Andre Ho ha caparbiamente meritato il primo dei tre posti.
Nel secondo giorno, per il secondo posto maschile il nostro Timothy Wang ha perso 4 a 3 11-8 in finale dal canadese Pierre Luc Hinse il quale, nella finale del giorno prima, aveva subito la determinazione di Andre Ho. Tra le donne partite di gironi dove la nostra Lily finiva prima e ancora una volta in semifinale avrebbe trovato Chris Xu contro cui aveva perso il giorno prima. Anche per lei falsa partenza, 0-2, copiose lacrime di sconforto, poi il cambio netto di strategia e si è portata a casa i 4 set per la vittoria che l’ha proiettata in finale sollevandola da un peso indicibile, credetemi.

Il terzo giorno Timothy ha fatto suo il terzo ticket per Londra, non solo battendo il suo diretto avversario americano Barney Reed, ma vincendo anche il torneo dove in finale ha superato Chen Hongtao, un cino-canadese abbastanza più in alto di lui nella classifica mondiale.
Mentre si celebrava l’eccellente risultato del giovane texano, Lily doveva vedersela con Anqi Luo, altra cino-canadese. Sebbene il risultato finale fosse di 4 a 1, l’incontro è stato tutt’altro che facile. Lily ha vinto il primo set e per un soffio ha perso il secondo, a questo punto è venuta il panchina con ancora qualche lacrima pensando che non ce l’avrebbe fatta, poi invece ha vinto il terzo giocando davvero bene e a quel punto la canadese ha dato l’impressione di gettare la spugna.

Esultanza generale.

Ecco la cronaca di questi tre giorni nella verde North Carolina, tre giorni intensi e pieni di emozione, sofferti e ripagati da tanta felicità per il lavoro che da 15 mesi sto portando avanti qui negli States.

In genere non parlo di me stesso, delle imprese, ma stavolta permettetemelo, sono fiero di me, dei miei collaboratori e dei miei atleti.

Nelle foto di copertina, subito dopo le premiazioni, da sinistra con la tuta della nazionale americana Lily Zhang, Ariel Hsing, Timothy Wang, dietro sempre da sinistra Dan Liu, io e Zhou Xin.

Ora mi prendo una pausa e vengo a casa, magari ci vediamo a Terni, sicuramente a Sesto Fiorentino il 4 e 5 Maggio. Un saluto a tutti.

La polemica FITeT/Tan Wenling Monfardini

21 Aprile 2012 da Ping Pong Italia · 17 Commenti 

Il castello di bugie e falsità che ha avvolto gli azzurri da troppi anni comincia a sgretolarsi sotto i colpi degli stessi protagonisti che giocano in Nazionale. Prima c’è stata la polemica di Niko Stefanova, con articolo sulla Gazzetta dello Sport e accuse alla Fitet. Adesso, scoppia un caso ancora più clamoroso. Tan Wenling, subito dopo aver ottenuto la qualificazione per Londra, è diventata una spina nel fianco della Federazione e del presidente Sciannimanico. A parlare è stato suo marito, Alfio Monfardini, prima alla Gazzetta di Mantova, poi alla Gazzetta dello Sport. Le accuse sono durissime, a cominciare dalle promesse non mantenute a Tan Wenling, fra cui quella di garantirle un posto in Aeronautica, poi non più possibile perché, secondo la versione di Sciannimanico, Tan non aveva l’età. E Monfardini che ribatte che, comunque, se davvero era una questione di età, Sciannimanico non poteva continuare a promettere a Tan, fino all’ultimo giorno, un posto che non poteva essere suo. E poi, l’annullamento dei premi per le azzurre che erano nelle prime cento posizioni della classifica mondiale e così via.

Come ha già ricordato Massimo Costantini, non è possibile riprodurre l’articolo della Gazzetta dello Sport, solo le notizie, così provo a fare un sunto di cosa è stato pubblicato venerdì 20 aprile.

Il titolo è: “Tan Wenling va a Londra, ma è scontro con la Fitet”. Poi, nel sottotitolo: “Il marito accusa: discriminata dal presidente”.

Si comincia dicendo che la foto ufficiale apparsa sul sito federale, con Tan sorridente circondata da Sciannimanico e dallo staff tecnico azzurro, si rivela falsa, visto che c’è una brutta storia di rapporti avvelenati fra Tan e la Fitet. Monfardini ne spiega i motivi e dice, tra l’altro, che Tan riceve solo 30 euro al giorno di diaria quando partecipa agli stage e ai tornei, meno della paga di un extracomunitario che raccoglie pomodori. Inoltre, riferisce che a Tan non è permesso allenare la figlia Gaia in palestra, tanto che hanno comprato un tavolo da ping pong, l’hanno piazzato in casa e lì Tan può allenare Gaia. Nell’articolo c’è la risposta di Sciannimanico, che ricorda il premio di 10.000 euro per la qualificazione e la richiesta di Tan di diventare allenatrice, cosa che secondo lui non si può fare fin quando lei continua a giocare.

La parte più interessante, però, è quella finale, perché introduce un argomento molto delicato: il ruolo di Sciannimanico come presidente della Federazione e, nello stesso tempo, come rappresentante, sia pure non ufficiale, della società Castel Gofredo. Monfardini conclude così: “E poi, basta con questa commistione fra Nazionale e Castel Goffredo. Sciannimanico ha un conflitto di interessi. Quando dobbiamo discutere del contratto col club, è solo con lui che parliamo, perché è lui che tratta gli affari del Castel Goffredo. Così, c’è un gioco incrociato al quale non vogliamo più sottostare”.

Come si può notare, si entra in un campo minato. Nessuno aveva mai sollevato ufficialmente tale questione. Il rapporto fra Sciannimanico e Castel Goffredo era stato solo accennato, con sottintesi e riferimenti sospettosi. Alfio Monfardini dice esplicitamente cose che svelano una situazione insostenibile. A questo punto, si dovrebbe fare definitivamente chiarezza su questa situazione, a cominciare dal Coni.

Ma non è finita, perché i rapporti fra la famiglia Monfardini e la Fitet sono ormai tesissimi e riguardano anche altri aspetti, a cominciare dagli articoli pubblicati sia sulla rivista federale sia sul sito. A tal proposito, il marito di Tan Wenling ha inviato ai responsabili della testata giornalistica di rivista e sito Fitet. Ecco il testo integrale:

“Sono il marito della Tan, le mando questa mail, per segnalare uno degli ultimi articoli usciti sul sito federale, in particolare quello che riporta la scheda di Tan e il suo palmares. Nell’elenco dei suoi risultati ci sono delle omissioni, io non so chi abbia redatto questo elenco, ma gradirei che fosse integrato con i seguenti risultati, ottenuti con la maglia azzurra, dove mai nessuno era arrivato: vittoria Pro tour Cile 2004, finalista Pro tour 2005, a Hong Kong, con il risultato nelle prime 8 del mondo. Non mi sembrano risultati da omettere! Nell’ultimo caso, finale di Hong Kong, non so se era responsabile lei dell’organo ufficiale Fitet, fu con grande amarezza che vidi sul giornalino fitet un articoletto con una sua foto 4×5 cm. Forse a qualcuno altro avrebbero fatto un monumento. Nel suo palmares voglio inoltre ricordare i risultati internazionali ottenuti con la maglia cinese, dato che per il presidente Sciannimanico, quando Tan venne in Italia, dice che era senza classifica mondiale come per far intendere che era sconosciuta. Tan prima di venire in Italia militò con la squadra nazionale cinese universitaria dal 1993 al 1997, ottenendo la vittoria alle Universiadi nella gara a squadre e nel doppio misto, e fu seconda nel singolo, Universiadi svoltesi in Australia, più un Pro tour in America. Gradirei che per correttezza professionale venga fatta giustizia ai fatti storici. Un ultima cosa: se l’organo ufficiale della federazione vorrà renderle onore per la recente qualificazione olimpica, non pubblichi in copertina una foto di gruppo. Non sarebbe gradita. Tan non ha mai avuto dedicata la copertina dell’organo ufficiale Fitet. Non dimenticherò mai la copertina di qualificazione olimpica a Pechino, quattro anni fa, titolo: La Monfardini Olimpica, con foto di gruppo, lei piccolina in mezzo a… decine di persone. Per essere eleganti diciamo che non è piaciuta. Questa atleta si chiama Tan Wenling Monfardini”.

Non credo si possa essere più chiari. Comunque, a proposito del riferimento alle Finali 2005 del Pro Tour, a Hong Kong, con l’ingresso di Tan nei quarti di finale, voglio ricordare un fatto curioso e divertente, che la dice tutta sulla Fitet. Tan Wenling, in quella occasione, batté negli ottavi di finale Tie Yana (Hong Kong), 4-3 dopo una partita emozionante, nella quale si era trovata sotto 1-4 nel set decisivo e in quel momento aveva chiesto un time-out, dopo il quale era stata protagonista della vittoriosa rimonta. Tan Wenling era andata lì da sola, senza tecnico al seguito. E già questo particolare non fa fare bella figura alla Fitet. Comunque, intervistata da una giornalista dell’Ittf dopo quella vittoria, a proposito del fatto che fosse lì da sola, senza allenatore al seguito, Tan Wenling disse che per preparare la partita e impostarla tatticamente aveva ascoltato i consigli di un giornalista italiano che era presente lì, Gennaro Bozza della Gazzetta dello Sport, e che lo stesso giornalista, dalla zona della tribuna stampa, le aveva dato il segnale di richiesta del time-out. Così, Tan aggiunse che una parte del merito della vittoria andava a lui. Faccio subito notare che non sto facendo alcuna rivelazione segreta, perché tutto quello che ho appena scritto fu riportato nel sito ufficiale dell’Ittf, con tanto di nomi e cognomi, nel commento alla vittoria di Tan. Quindi, tanto per capirci, il migliore risultato mondiale di Tan Wenling (oltre all’oro a squadre e all’argento nel singolo agli Europei del 2003) è arrivato senza il tecnico della Fitet al seguito e grazie anche ai consigli di un giornalista!!! Ecco qual è il livello tecnico della Federazione italiana tennistavolo.

Concludo con un altro riferimento che, secondo me, è molto importante, anche se non riguarda le polemiche fra Tan Wenling e la Fitet. Nel post sulle notizie apparse sulla Gazzetta dello Sport riguardanti le qualificazioni olimpiche, credo sia opportuna una profonda riflessione a proposito delle squalifiche di Yang Min nel 2008 e di Bobocica quest’anno. La Gazzetta fa notare che in entrambe le occasioni c’era Lorenzo Nannoni in panchina e che non aveva impedito il comportamento irregolare degli azzurri. Serve dire altro?

Dalla Gazzetta dello Sport

18 Aprile 2012 da Ping Pong Italia · 12 Commenti 


TENNISTAVOLO

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Corso tecnico a Sesto Fiorentino

13 Aprile 2012 da Ping Pong Italia · 63 Commenti 

Forse lo saprete già perché qualcuno ne ha parlato nei vari commenti giunti nei giorni scorsi ma, in occasione del mio rientro in Italia per la pausa primaverile, nei giorni 4 e 5 Maggio terrò un corso tecnico a Sesto Fiorentino dal titolo “Essere un coach” la teoria, i fondamentali, la tattica di gioco. Il corso è organizzato dalla locale società Sestese Tennistavolo per merito del suo animatore Massimiliano Lunardi.

Quando alcuni mesi fa mi è stato proposto di condurre un corso in Italia, in Toscana, una delle regioni che ha scritto la storia del pingpong italiano, ho accettato ben volentieri per diversi motivi. Il primo è certamente quello di poter divulgare nel mio paese un po’ di pingpong, il che non guasta, poi non potevo non appoggiare un’iniziativa se volete tanto audace quanto piena di entusiasmo.

Il corso si sviluppa in due giorni per un totale di 10 ore, le tre sessioni previste comprendono sia la teoria sia la pratica ed è rivolto ai tecnici che hanno una qualunque qualifica FITeT. Il numero massimo di partecipanti è 25.

Il corso ha lo scopo di affrontare alcuni temi comuni agli allenatori di pingpong e di fornire elementi aggiuntivi alla loro formazione tecnica. Si parlerà di tecnica di base per arrivare a quella più evoluta con introduzione al tennistavolo professionistico. I partecipanti avranno modo di testare anche la loro abilità al tavolo ricevendo alla fine del corso un attestato di partecipazione.

Non ci sono libri né dispense su cui studiare, il workshop di Sesto Fiorentino servirà anche per preparare una sorta di guida che potrà essere utilizzata in futuro per altre analoghe iniziative, pertanto chi dovesse partecipare la raccomandazione è quella di portare la racchetta e voglia di apprendere.

Bene, chiunque fosse interessato a partecipare può scaricare la brochure in formato PDF con tutte le informazioni sul corso e contattare gli organizzatori, vi raccomando che l’iscrizione va fatta solamente a questo indirizzo email: corsotecnici2012@gmail.com

Corso Tecnico 2012 Sesto Fiorentino

Dortmund, mondiali finiti

2 Aprile 2012 da Ping Pong Italia · 86 Commenti 

del Drago Rosso

Era facile prevederlo, ma il riscontro lascia sempre un senso di amarezza: questi Mondiali a squadre sono stati i più noiosi della storia. Ma nemmeno si può dire che rappresentino un record, perché la prossima edizione del 2014, sarà sicuramente ancora più noiosa, più povera tecnicamente e sempre meno spettacolare. Ormai, non solo non c’è più gara per la vittoria, con la Cina di un’altra galassia, ma non c’è nemmeno tutto il resto, vale a dire uno straccio di partite interessanti e appassionanti. Il tennistavolo sta morendo, sotto i colpi micidiali dell’Ittf. L’insano tentativo di cambiare le regole per danneggiare i cinesi ha prodotto la distruzione di tutte le nazioni a eccezione della Cina. Chi va a vedere i Mondiali si accorge che non ci sono nuovi giocatori, che nazioni un tempo fra le protagoniste adesso sono letteralmente sparite, con giocatori da vergogna o quasi, comunque di livello bassissimo, come Belgio, Olanda, Polonia, Repubblica Ceka, Ungheria, Croazia, Serbia e la stessa Svezia. E qui arriviamo al secondo punto che balza agli occhi di chi va a vedere i Mondiali: i vecchi giocatori che ancora riescono a restare nelle prime posizioni della classifica mondiale. Pensate un po’: a Dortmund c’erano alcuni giocatori che avevano partecipato anche ai Mondiali tenutasi in questa stessa città nel 1989, ben 23 anni fa! Sono una donna, Gao Jun, oggi negli Usa allora nella Cina, e quattro uomini: Persson nella Svezia, Primorac nella Croazia (allora nella Jugoslavia), Jean Michel Saive nel Belgio, Bentsen nella Danimarca. E non possiamo considerare la Ni Xialian, presente qui a Dortmund e “giustiziera” dell’Italia, che non giocò nel 1989 solo perché si era appena trasferita dalla Cina, con la cui nazionale aveva giocato i Mondiali del 1983 e del 1985, ma è evidente che il significato è lo stesso anche per lei.

SEMPRE PIU’ IN BASSO

Ma ci rendiamo conto dello squallore di uno sport che presenta gli stessi protagonisti dopo 23 anni? Non uno, caso eccezionale che può capitare in qualche sport, ma addirittura cinque. Ma stiamo scherzando? Tutto il rispetto per loro, ma è ridicolo che siano ancora in grado di giocare alla pari o quasi con i più giovani. Considerato che l’Ittf ha più volte rilanciato l’idea della pallina da 42 millimetri, che la Svezia chiede la legalizzazione delle gomme vetrificate, che magari un giorno passerà la proposta di alzare la rete, beh, torniamo direttamente a giocare nelle parrocchie e non prendiamoci più per il culo. Del resto, per capire quanto il tennistavolo sia caduto in basso basta guardare il palazzetto di Dortmund (nella foto il palazzetto semivuoto). Prima dei Mondiali, organizzatori locali e Ittf avevano venduto la bufala dei biglietti “tutti venduti”. E’ vero che erano stati tutti venduti, ma solo quelli delle ultime due giornate. Da domenica a giovedì, il secondo anello del palazzetto è stato tenuto chiuso e il primo anello era pieno al massimo per un terzo della capienza. Venerdì è stato aperto il secondo anello, visto che c’erano i quarti di finale con la Germania, ma il palazzetto non era ancora pieno. Nel 1989, gli spettatori erano stati molti di più, con palazzetto pieno sin dal terzo giorno delle gara a squadre, per proseguire poi col singolo, quindi una continuità di interesse per due settimane intere e non per soli due giorni come adesso.

IL GRANDE IMBROGLIO

Proprio il ricordo dei Mondiali del 1989 serve per una riflessione su altri aspetti della crisi del tennistavolo. Più volte ho raccontato che quelli furono i miei primi Mondiali e che la prima partita che vidi fu Svezia-Corea del Sud, finita 5-4 dopo 5 ore. L’Ittf ha contrabbandato la riduzione del set da 21 a 11 punti con l’esigenza di accorciare i tempi. Bene, in questi Mondiali ci sono state innumerevoli partite, finire 3-2, che sono durate oltre le 3 ore, e già siamo oltre quelle 5 ore per 9 match, perché, in proporzione, se ci fossero stati 9 match adesso si sarebbe andati ben oltre le 5 ore. Ma non è ancora il peggio, perché, fra le donne, Romania-Ucraina è durata 3 ore e 45 minuti, Corea del Sud-Giappone 4 ore e Singapore-Germania 4 ore e 10 minuti. Tutte finite 3-2. Quindi, con questo ritmo, i 9 match di una volta sarebbero durati quasi 8 ore. Come si vede, il grande bluff dell’Ittf è scoperto. Altro che durata inferiore! La riduzione dei punti per set ha portato a una maggiore durata. E’ solo uno degli esempi concreti che servono a dimostrare come il mondo del tennistavolo si è preso per il culo da solo, nel patetico tentativo di far passare per “innovazioni” alcune regole che servivano esclusivamente per danneggiare la Cina. Ecco i risultati.

DOPPIA CINA

Comunque, visto che il tennistavolo, mondiale e italiano, è popolato da pecore che accettano questa grande tosatura, e che sono sempre più stanco di parlare a un branco di incompetenti e di dementi, passo alle gare, riservandomi di approfondire tanti altri aspetti di questi Mondiali in un altro articolo. Comincio quindi dalla doppia vittoria della Cina (nella foto la squadra maschile), senza emozioni, senza rischi, insomma, una grandissima rottura di palle. Per quanto riguarda gli uomini, è stato un cammino da schiacciasassi, nemmeno una partita persa, solo qualche set qui e là. La notizia più importante è che il c.t. cinese Liu Guoliang ha schierato la migliore formazione possibile in semifinale e in finale: Ma Long, Zhang Jike (nella foto) e Wang Hao, con Ma Long numero 1 nella finale contro la Germania. E’ un chiaro segnale sulla decisione da prendere su chi sarà il terzo giocatore all’Olimpiade. Le pressioni per portare Ma Lin nella gara a squadre (ricordo ancora una volta che nel singolo sono qualificati Zhang Jike e Wang Hao) sono state pesanti, ma, considerate anche le negative prove di Ma Lin in questi Mondiali, Ma Long dovrebbe essere il designato, salvo sorprese dell’ultima ora. Le partite non voglio nemmeno commentarle, tanto sono state inutili, cito solo la finale con la Germania per dire che Zhang Jike ha sprecato la possibilità del 3-0 con Boll, che è la reale differenza tecnica fra i due, ma al quinto set l’ha inchiodato; che Ma Long ha fatto vedere a Ovtcharov come si gioca a ping pong; che Wang Hao mostra sempre più i segni dell’età, visto che ha ceduto un set a Baum e soprattutto appare molto più lento e pesante di una volta. Purtroppo, grazie ai maneggi dell’Ittf, all’Olimpiade non giocheranno nel singolo i due più forti del mondo, Ma Long e Zhang Jike, ma il secondo e il terzo. Che vergogna. Solo una notazione per Ovtcharov (nella foto), sempre più involuto nel suo gioco. Ormai, gioca solo di rovescio, il diritto è diventato un optional. E’ il segno inequivocabile che è arrivato agli estremi limiti e per sopravvivere si affida all’unico colpo nel quale si sente sicuro. La sua discesa tecnica è evidentissima e, con gli allenatori falegnami che si ritrova, non ha speranze di risalire.
Fra le donne, ristabilite le graduatorie, non solo in testa, visto che la Cina (nella foto la squadra femminile) si è presa la rivincita del 2010 con Singapore, ma anche dietro. Per dirla tutta, la Germania sul podio a Mosca è stata una autentica bestemmia, che si sarebbe potuta ripetere a Dortmund perché Singapore ha ormai giocatrici usurate dalla troppa attività. Così, Singapore ha rischiato di perdere con le tedesche, che possono mostrare “orgogliosamente” due delle giocatrici più scorrette e antipatiche del mondo, Silbereisen e Ivancan, degne eredi della peggiore di sempre, la Struse. Per fortuna, c’è un Dio del tennistavolo che ha evitato questa sciagura, così Singapore ha rimontato e vinto. Del resto, per capire i reali valori in campo, basta dire che il Giappone, suicida nel 2010, ha incontrato la Germania e l’ha presa a sberle due volte, con un doppio 3-0. Poi, ha sprecato un vantaggio di 2-0 con la Corea del Sud, ma è anche vero che quella sfida era molto equilibrata. Fra l’altro, bisogna notare che anche la Corea del Sud ha due giocatrici cinesi, a dimostrazione del fatto che ormai nessuna nazione produce più giocatori proprio, meglio sfruttare il lavoro della Cina. E, tornando alla Cina, le donne hanno perso solo un punto, con Li Xiaoxia, contro Hong Kong, poi è stata una passeggiata. In finale, hanno giocato entrambe le candidate al terzo posto per Londra, Ding Ning e Guo Yue (nella foto), con la prima che appare ancora in leggero vantaggio.

ITALIA MASCHILE

Andiamo verso la conclusione, con gli azzurri. La sconfitta con la Romania brucia, visto che Rech ha perso l’ultimo incontro con Cioti 11-9 al quinto set, giocando molto bene e riscattando qualche prova deludente delle partite precedenti. Ribadisco che, con una preparazione diversa e, schierato da numero 3, Rech avrebbe potuto fare di più. Così, invece, con la fregola di farlo giocare per forza, lo si è fatto diventare un capro espiatorio di tutti i clamorosi sbagli commessi dal settore tecnico della Fitet. A dover essere messi sul banco degli imputati sono tutti i responsabili tecnici azzurri, i giocatori vengono molto dopo. E, visto che ci siamo, andiamo a vedere un’altra questione: ci si prepara ai Mondiali, ci dovrebbe essere un serio programma di avvicinamento, di lavoro, di allenamenti, e ci ritroviamo invece con due giocatori infortunati, Bobocica e Mutti. Non uno, ma due. Qualcuno si è posto l’interrogativo su come mai c’è stata questa diabolica coincidenza? Siamo sicuri che i programmi di lavoro fossero davvero buoni? Fatto sta che ci ritroviamo con due infortunati. Il problema della sostituzione, poi, diventa quasi secondario, anche se non lo è. Comunque, soffermiamoci anche su questo. E’ stato convocato Pavan, che non aveva titoli e risultati per andare ai Mondiali, ma sicuramente ha altre “qualità”. Ma sapete chi è stato chiamato prima di Pavan per sostituire Bobocica? Piacentini. Che però ha rifiutato. E aveva rifiutato anche due anni fa, quando fu chiamato per andare ai Mondiali a squadre a Mosca. Quindi, come si vede, idee chiare sulla nazionale: si ignora Stoyanov con scuse evidenti, salvo poi chiamarlo quando ci si accorge che non c’è rimasto più alcun giocatore di un certo livello, si convocano altri solo perché appartengono a certi club, si richiama un ex azzurro ormai fuori età, che rifiuta mostrando più buon senso di chi lo ha chiamato. Insomma, il caos totale. Ma il c.t. ha una minima idea di come vuole impostare la nazionale? Non ci meravigliamo se poi, a dispetto delle belle prove di Stoyanov e di Tomasi, chiudiamo al 31mo posto, con le ragazze al 28mo, uno dei peggiori risultati di sempre dell’Italia, frutto degli errori federali dal 2005 in poi. E la responsabilità maggiore non è dei giocatori, ma di chi ha sfasciato un meccanismo che funzionava benissimo, con Costantini ed Errigo alla guida delle nazionali maschile e femminile.

ITALIA FEMMINILE

Se in campo maschile c’è il caos totale, in quello femminile c’è il caos primordiale. Ormai, è una squadra allo sbando, con giocatrici sfruttate e poi buttate, messe le une contro le altre con decisioni che avvantaggiano o danneggiano ora l’una ora l’altra, con l’assenza di un polso fermo che garantisca trattamenti uguali per tutte, con l’assenza di un qualsivoglia programma. In breve, detto della ridicola questione della racchetta di Tan Wenling, c’è da chiedersi come sia possibile che nemmeno negli incontri decisivi lei non sia stata schierata come numero 1. Si può pure capire la necessità di non rischiare infortuni a poca distanza dalle qualificazioni olimpiche facendole fare tutti gli incontri anche quando non serve, ma schierarla da numero 2 anche nell’incontro che valeva la promozione, contro il Lussemburgo, è una follia. Avrebbe giocato contro la Ni Xialian al quarto incontro, dopo essersi “riscaldata” contro un’avversaria molto più facile. E la Ridolfi avrebbe affrontato la loro numero 2 al quinto incontro, in condizioni molto diverse. E la Vivarelli avrebbe giocato il terzo incontro sul risultato di 1-1, non sullo 0-2 con la partita ormai già segnata. Magari alla fine si sarebbe perso ugualmente, ma almeno ci sarebbe stato un serio tentativo di vincere. Così, si è quasi rinunciato a giocare. Inutile girarci attorno: bisognava imporre a Tan Wenling, in questo incontro, di giocare da numero 1, perché così decide il c.t. e le giocatrici hanno il dovere di ubbidire per l’interesse della squadra. Comunque, la mancata promozione non cancella le belle prove della Ridolfi, proprio la giocatrice che per troppo tempo la gestione tecnica federale aveva ignorato e boicottato, e la crescita della Vivarelli, che nelle ultime partite, da numero 3, ha trovato una maggiore serenità e ha migliorato il rendimento. Come ho già fatto notare, un serio e competente programma di lavoro è quello di cui hanno bisogno. (nella foto il pingpong smantellato). Un programma che, evidentemente, non esiste già a partire dalle qualificazioni olimpiche. Vi sono iscritte Tan Wenling, Nikoleta Stefanova e Debora Vivarelli. La Stefanova aveva chiesto appositi allenamenti al fine di poter badare al suo bambino, ma il settore tecnico federale glieli ha negati, costringendola così a rinunciare ai Mondiali (l’infortunio della minchia! e poi pare che nel certificato medico si faccia riferimento a pressione alta, non a infortuni) e, quasi sicuramente, alle qualificazioni olimpiche. Certo è che sul sito della Fitet è apparso l’annuncio che Tan Wenling sarà a Vienna, alla Schlager Academy, per uno stage dal 2 al 5 aprile. Da sola. Quindi, non solo non c’è la Stefanova, ma nemmeno la Vivarelli andrà a Vienna. Per lei c’è lo stage a Castel Goffredo, già programmato in precedenza e al quale, in teoria, avrebbero dovuto partecipare tutte e tre. E allora, il settore tecnico federale sa spiegare questa diversità di programmi? Si dà l’annuncio in pompa magna di Tan Wenling che fa lo stage a Vienna e c’è il silenzio sulle altre due giocatrici iscritte alle qualificazioni olimpiche. E la Vivarelli è la povera “figlia di puttana” per la quale non si garantiscono i migliori allenamenti possibili? Anche in questo caso: ma chi vogliono prendere in giro? Dai Mondiali viene fuori una scia di veleno che finirà per distruggere quel poco che resta del tennistavolo femminile italiano.

Notizie da Dortmund

29 Marzo 2012 da Ping Pong Italia · 28 Commenti 

del Drago Rosso

Alla fine dei gironi, ecco il primo punto della situazione dei Mondiali a squadre di Dortmund. Come premessa, comunque, ricordo due cose che avevo dimenticato di mettere in evidenza nell’articolo di presentazione. Quando ho parlato di Dortmund e della sua importanza nella storia del tennistavolo, dovevo dire che l’edizione del 1959, oltre a essere la prima con la racchetta sandwich, fu anche la prima con un cinese a vincere il titolo nel singolo maschile: Rong Guotuan, che in finale battè l’ungherese Sido. Purtroppo, Rong Guotuan scomparve negli anni della Rivoluzione culturale (1966-1976), periodo nel quale molti oppositori del regime instaurato dalla Banda dei quattro (una dei “quattro” era la moglie di uno ormai vecchio e spento Mao Tsetung) furono condannati a morte, sparirono in circostanze misteriose o si uccisero, il suicidio infatti è la versione ufficiale della morte di Rong Guotuan. L’altra cosa da tener presente è che quest’anno i Mondiali a squadre si tengono prima del solito. E’ quello che accade sempre negli anni olimpici. Per tenere separate più possibile le due gare e, soprattutto, per creare spazi per le qualificazioni olimpiche continentali e infine per quella mondiale, è necessario anticipare i Mondiali a squadre, che di solito si tengono a fine aprile-inizio maggio e che ogni 4 anni sono spostati a fine marzo. Detto questo, passo alle gare.

ITALIA MASCHILE

Anche in questo caso, una piccola premessa, legata all’infortunio di Bobocica e alla sua sostituzione. E’ stato chiamato Pavan al suo posto. Ma chi lo ha deciso? Con tutto il rispetto per Pavan, non c’è il minimo fondamento tecnico per questa scelta. Giusto per fare un nome, sarebbe stato legittimo prendere Crotti. Se invece esaminiamo la questione da un punto di vista politico, allora si capisce tutto, soprattutto in vista delle elezioni che qualcuno ha una paura folle di perdere. E, purtroppo, si capisce ancora di più perché, nel 2005, furono cacciati Costantini ed Errigo dalla direzione delle Nazionali. Quei due decidevano per conto loro. Con Costantini, una convocazione come quella di Pavan ai Mondiali non sarebbe mai avvenuta. Così come non avvenne quella di un giocatore, allora Seconda categoria ma con doti tecniche limitatissime, la cui miglior “qualità” era quella di essere figlio di un alto dirigente, che telefonò apposta a Costantini per chiedergli di convocarlo in nazionale. Cosa che Costantini, naturalmente, non fece. E in quel momento la sua sorte fu segnata. Adesso, figuriamoci se possa mai verificarsi una “insubordinazione” del genere. Così, ecco la Nazionale del “siamo rimasti in tre”, e non certo “tre briganti e tre somari”, come diceva la canzone della commedia musicale “Rinaldo in campo”, cantata da Domenico Modugno, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, ma tre azzurri che stanno facendo onore alla maglia, come Stoyanov, Tomasi e Rech.
Nel girone, hanno perso col Brasile, in una partita peraltro più combattuta di quello che appare dal punteggio e poi, nell’ultimo incontro del girone, con la Bosnia, quando il secondo posto era già raggiunto matematicamente, con una formazione senza Stoyanov. Protagonista principale è proprio Nyagol Stoyanov, con vittorie che gli hanno consentito risultati “positivi” contro giocatori di classifica superiore alla sua (lui è 235 del mondo): sull’iraniano Alamiyan (n.89), sul brasiliano Monteiro (n.180, e non 54 come è stato scritto sul sito Fitet, confondendolo col portoghese Joao Monteiro, mi sto ancora scompisciando dalle risate!!!), e sullo scozzese Rumgay (230). Inoltre, ha combattuto alla pari con l’altro brasiliano Tsuboi (n.96), vincendo il primo set e conducendo 5-1 nel secondo, finché, dopo un servizio sporco dell’avversario, si è innervosito e non ha giocato più bene. Comunque, una bella prova finora, da parte, lo ricordo ancora, di un giocatore che era stato discriminato dal c.t. Nannoni perché, a suo dire, non poteva conciliare studio (Ingegneria all’università) e tennistavolo, salvo poi chiamarlo quando si è accorto che non era rimasto nessun altro per la nazionale. Il nostro uomo migliore, in questo momento, è uno che è stato tenuto fuori della nazionale per anni senza un solo motivo! Come numero 2 è stato sempre schierato Rech e questo non ha rappresentato un favore per lui, ma un gran danno. Rech ha perso con avversari più forti di lui, a cominciare da Alamiyan, quindi non gli si può buttare la croce addosso. Certo, prima o poi bisogna pur cominciare a battere giocatori di classifica superiore, ma il punto è che bisogna essere messi nelle giuste condizioni per farlo. E la prima condizione è che non gli si debbano attribuire responsabilità superiori alle sue forze. Il vero numero 2 dell’Italia è Tomasi, che invece è sempre stato schierato da numero 3. Ed è il vero numero 2 per una serie di motivi: perché ha esperienza; perché si è sempre comportato bene in tutte le manifestazioni, Europei e Mondiali, cui ha partecipato, con belle vittorie e con partite giocate alla pari con avversari super, come quando strappò un set al sudcoreano Joo Se Hyuk ai Mondiali individuali di Zagabria 2007; perché può “assorbire” meglio le sconfitte, proprio grazie alla sua esperienza. Ma Nannoni è andato dritto per la sua strada “ufficiale”: Stoyanov numero 1 perché è chiaramente il più forte, Rech numero 2 perché è sancito così dalla sua appartenenza al Castel Goffredo, dall’importanza riconosciutagli dalla Fitet nel momento in cui lo ha tesserato per l’Aeronautica, dall’investitura “politica” che ha ricevuto. Tomasi è invece il povero “figlio di nessuno”, che infatti è stato lasciato fuori dai Mondiali individuali di Rotterdam 2011, che è designato numero 3, o 300, o 3 miliardi, comunque l’ultimo della lista, prescindendo completamente dalle sue doti tecniche e umane. Così, si sono perdute occasioni anche in questi Mondiali. E, va messo bene in evidenza, a tutto danno della crescita dello stesso Rech, che da numero 3 avrebbe trovato avversari più alla sua portata, che avrebbe avuto l’occasione di migliorare gradualmente. Ma dalla Fitet è arrivato il proclama: Rech è “già” un campione, quindi va trattato come tale, e purtroppo c’è chi si adegua. Con Costantini, lo ripeto ancora una volta, tutto questo non sarebbe successo e lo stesso Rech sarebbe stato salvaguardato nella sua crescita tecnica. A tal proposito, ricordo che, col fisico che si ritrova, è da pazzi chiedergli una velocità che non potrà mai avere, bisogna impostarlo sull’anticipo, sul tempismo, in modo da ottenere gli stessi risultati di un giocatore veloce per natura e per mezzi fisici. Comunque, vediamo cosa succede adesso nel tabellone per il passaggio in Prima divisione. Il compito degli azzurri, secondo me, rimane impossibile, visto che affrontano l’Australia e, in caso di vittoria, la Romania, ma penso che possano fare ancora bella figura, anche senza centrare la promozione.

ITALIA FEMMINILE

Per le donne, più dolori che gioie, anche se alla fine sono riuscite a qualificarsi per gli spareggi promozione. Ma, soprattutto, una brutta figura che si sarebbe dovuta evitare: quella della partita persa da Tan Wenling contro la Kravchenko (Israele) senza nemmeno giocare. Bisogna subito far notare che i paragoni con la squalifica di Yang Min alle qualificazioni olimpiche di 4 anni fa non c’entrano per niente. Il caso è completamente diverso. Yang Min tentò di sostituire la racchetta, l’arbitro se ne accorse e lo squalificò. Tan Wenling, invece, non ha nemmeno cominciato a giocare. Al controllo prima della partita gli arbitri hanno notato che una parte del bordo della gomma puntinata si era scollato. Era la stessa gomma usata da Tan nella precedente partita, ma dall’incollatura è venuto fuori questo problema. Che sarebbe stato di facile soluzione: bastava sostituire la racchetta, operazione in questo caso consentita a termini di regolamento. Ma qui è venuto fuori il vero problema, qui è spuntata in tutta la sua evidenza la brutta figura di Tan Wenling, della c.t. Ojstersek e di tutta la Fitet in generale. Tan Wenling non aveva una seconda racchetta, perché non aveva una seconda gomma puntinata da attaccarci. In effetti, Tan ne aveva trovata solo una, nonostante stesse cercando quel tipo di gomma da mesi. Ma, naturalmente, questa non può essere una giustificazione. Avrebbe dovuto comunque procurarsi una gomma, anche se diversa da quella che lei preferisce, per poter giocare. E nel palazzetto dei Mondiali almeno una gomma nei vari stand si trova! Al limite, avrebbe dovuto prendere la racchetta di una compagna di squadra, sia pure con due gomme lisce, e giocare. Niente di tutto questo. Non ha giocato e basta. E nei successivi incontri si è presentata ancora con una sola racchetta, stavolta con l’incollatura fatta bene, ma sempre col rischio di una sconfitta a tavolino. Può infatti succedere un incidente qualsiasi, con la racchetta che urta il tavolo e la gomma che si rovina, si taglia. In quel caso, è obbligatorio sostituire la racchetta, ma Tan non ce l’ha! E allora, detto delle responsabilità di Tan Wenling, si è mai visto un allenatore della nazionale che non sa che un suo giocatore non ha la seconda racchetta? E si è mai visto un allenatore della nazionale che, una volta accortosi di questa mancanza, non obbliga il suo giocatore a procurarsi comunque un’altra gomma? Ma tutto questo è normale nell’Italia femminile, con gravi responsabilità, quindi, di tutti gli altri protagonisti: c.t. e dirigenti Fitet, che non sono in grado di garantire un minimo di organizzazione delle squadre nazionali.
Le dolenti note non finiscono qui, perché, nel caso dell’Italia femminile i problemi sono parecchi e di varia natura. Cominciamo dal clima che si respira nella squadra, non certo quello di una “squadra”. E’ evidente, come lo era anche in precedenti Mondiali ed Europei, che non c’è assolutamente armonia fra tutte le giocatrici, tanto che vengono fuori tensioni e anche piccoli episodi antipatici, che poi devono essere faticosamente risanati. Non è il caso di puntare l’indice su questa o quella, perché secondo me sono tutte “vittime” di situazioni create da altri a livello politico. Faccio un solo esempio, generico, per provare a capire meglio. Se in un certo ambiente una certa giocatrice è vista come il fumo negli occhi da certi personaggi, sarà inevitabile che anche altre persone che vivono nello stesso ambiente finiscano per comportarsi, con quella persona, nello stesso modo in cui si comportano altri. Poi, sono inutili i finti sorrisi e i finti abbracci, perché la presa per il culo è fin troppo evidente. E, ripeto, io sostengo che le responsabilità stanno altrove.
Comunque, per tornare alle gare, anche in questo caso bisogna sottolineare gli evidenti errori della conduzione tecnica, con Vivarelli schierata fra le prime due all’inizio e con Ridolfi sacrificata come numero 3. Dico fra le prime due, ma dovrei dire numero 1, perché Tan Wenling, per salvaguardare lo stato fisico in vista delle qualificazioni olimpiche che scattano l’11 aprile, ha preferito giocare da numero 2. Così, se una delle compagne fa almeno un punto, lei gioca due partite e, vincendole, assicura la vittoria alla squadra. Se nessuna delle compagne fa un punto, lei non spreca energie giocando due partite e non influenza negativamente il risultato finale se non nel punteggio: perdere 3-1 o 3-2. Vivarelli, quindi, da 2 partite e Ridolfi da una. Il risultato è che, negli incontri importanti con Israele e India, Vivarelli perde sempre. Poi, contro l’Inghilterra, finalmente Ridolfi è schierata da numero 2 e fa cambiare la partita perché batte la Sibley, n.161 del mondo, lei che è 484. Tan Wenling batte 3-0 la difesa Parker e Vivarelli, 348 del mondo, per poco non va al quinto set con la Dawson, addirittura 852 della classifica mondiale! L’incontro con l’Inghilterra è vinto, così l’Italia va al terzo posto e si qualifica per gli spareggi promozione, ma il discorso da fare è un altro, e riguarda, ancor più del caso di Rech, la politica tecnica profondamente sbagliata che viene attuata con giovani che vanno a giocare a Castel Goffredo. Come si ricorderà, la Vivarelli è stata indicata come una grande promessa del tennistavolo italiano, tant’è che Castel Goffredo, la società più potente, l’ha tesserata. Come in tanti altri casi, il passaggio è automatico alla nazionale. Caso strano, i c.t. delle nazionali si convincono immediatamente che gli atleti del Castel Goffredo sono i migliori in Italia. Anzi, sono già autentici campioni e quindi vanno affidati loro i compiti e i ruoli più importanti. Il risultato è quello che vediamo sotto i nostri occhi. E, come per Rech, anzi ancora di più, tutto questo non è un vantaggio per la incolpevole Vivarelli, ma un danno. E non parlo di danno morale, ma proprio di danno tecnico, perché questi ragazzi vengono letteralmente rovinati dal punto di vista tecnico e la loro crescita è compromessa. Nel caso di Vivarelli, ogni punto da lei giocato si può riassumere così: grande botta e via. Non c’è un’impostazione di gioco, una tattica, una duttilità di fronte a diversi tipi di avversaria. No. Lei ha un fisico potente, quindi deve giocare di potenza e chiudere subito il punto! E’ arrivato un messia e ha sentenziato. Così, si vede la Vivarelli che comincia subito a sparare tutte le palle. Se vanno dentro, bene, altrimenti si perde senza discussioni. Nessun discorso sulla sensibilità del braccio, del polso, sulle variazioni di effetto nei topspin, sul diverso controllo di palla sui block passivi o spinti e altro ancora. Zero totale. E’ come un robot che non può pensare: spara palle e basta. Chiunque l’abbia impostata così, chiunque continui a farla giocare così è una autentica bestia. Così com’è, la Vivarelli rischia di non avere futuro. E questa pugnalata gliel’hanno data proprio quelli che le dicono quanto è brava. Nella realtà, stanno distruggendo le sue doti e le sue possibilità di evoluzione tecnica. Il problema ancora più grande è che nella stessa situazione si trovano tantissimi ragazzi e ragazze del tennistavolo italiano, alla mercé di grandissimi incompetenti, ma questo è un discorso che va oltre i Mondiali. Quindi, augurando alla Vivarelli un radicale cambio di direzione tecnica, chiudo dicendo, ancora una volta, che questa stessa politica, di favoritismi verso alcuni e di discriminazione verso altri, ha fatto perdere anni preziosi alla Ridolfi. Ogni volta, come ai Mondiali di Rotterdam 2011, lei fa intravedere dove sarebbe potuta arrivare con la dovuta assistenza. Per lei un altro augurio: che arrivi una nuova Fitet, con nuovi tecnici, che esaltino lei e tanti altri seri come lei. Per quanto riguarda il tabellone, le azzurre si trovano di fronte la Tailandia, poi eventualmente Israele e infine, nella gara decisiva per il passaggio in Prima divisione, la Danimarca o il Lussemburgo. In teoria, facendo conto dei 2 punti di Tan Wenling, avversarie non impossibili.

LOTTA PER IL TITOLO

E concludo con i riferimenti alle gare importanti, quelle che contano per il titolo mondiale. Intanto, bisogna spiegare una cosa che riguarda i tabelloni e una loro presunta stranezza. Come si può vedere, al secondo turno ci sono incontri che si sono già avuti nel girone, come quello eventuale dell’Italia con Israele, o come quello della Romania contro la Cina fra le donne. Una volta, le squadre classificate secondo e terze nel girone finivano dalla parte opposta della prima classificata, in modo da garantire match diversi, migliori opportunità tecniche e anche uno spettacolo più vario. Poi, siccome ci fu il sospetto che qualche squadra facesse i conti per arrivare seconda o terza ed evitare certe altre squadre, invece di intervenire punendo gli eventuali colpevoli o studiando rimedi, si decise che, salvo le quattro vincitrici dei gironi, piazzate in determinati posti, tutte le altre squadre venivano sorteggiate senza alcun limite. Quindi, le vincitrici dei primi due gironi sono piazzate una in alto e una in basso nel tabellone; le vincitrici dei due successivi gironi vengono sorteggiate una in alto e una in basso nel tabellone, in modo da incontrare al massimo in semifinale le vincitrici dei primi due gironi. E poi sorteggio integrale con l’unico accorgimento che squadre provenienti dallo stesso girone no n si possono incontrare al primo turno. Ma al secondo sì! E’ qualcosa di abominevole. Tant’è che, in questi Mondiali, a essere scandalosamente danneggiata è la Romania nella gara femminile. Nel girone ha perso solo con la Cina e poi ha dato spettacolo, vincendo l’ultima partita con l’Ucraina in modo eroico, con la Samara che quasi zoppica per un malanno al ginocchio e gioca con un grosso tutor, ma vince l’ultima partita, contro la difesa Gaponova dopo 3 ore e 45 minuti. E la durata delle partite è un altro argomento su cui tornerò in sede di commento finale di questi Mondiali. Così, la Romania si trova la Polonia al primo turno del tabellone per il titolo e le medaglie, e la Cina al secondo. Così, qualsiasi speranza di medaglia è cancellata, solo perché nell’Ittf ci sono persone che non solo non capiscono una mazza di tennistavolo, ma poi si inventano cose ancora più strane che procurano danno al nostro sport e a chi lo pratica. Detto questo, faccio notare che la Cina femminile va avanti come uno schiacciasassi; che la Germania, sul podio a Mosca solo grazie a un autentico suicidio di massa di tante altre nazioni, si prende una bastonata memorabile dal Giappone, 3-0 “de’ paura”, tanto per capire che quella medaglia del 2010 non ha alcuna corrispondenza tecnica con la realtà; che Hong Kong, senza nuove cinesi, si avvia al declino; che la Corea del Sud si tiene a galla grazie a due cinesi, Shi Lei e Tang Na, coi nomi tradotti in coreano; che Singapore non potrà ripetere il colpo di Mosca, quando vinse il titolo battendo clamorosamente la Cina; che le ragazze di Costantini, le cinesi-statunitensi Zhang Lily e Ariel Hsing, stanno facendo vedere i grandi progressi dei quali loro stesse rendono merito a Massimo (che ha compiuto 54 anni ieri 28 marzo, un altro compleanno lontano dall’Italia e dalla famiglia grazie a squallidi personaggi del tennistavolo italiano), in particolar modo Zhang Lily, appena 15 anni, che ha battuto la Dodean ed è arrivata al quinto set con la Pota. Ecco come lavorano i veri competenti!
Infine, la gara maschile. Comincio dalla fine, cioè dal sorteggio per il tabellone. Visto che le vincitrici dei primi due gironi, come spiegavo prima, sono messe da parti opposte del tabellone, Cina e Germania possono trovarsi solo in finale. Per vedere chi potrebbero trovare in semifinale, resta da fare il sorteggio delle vincitrici dei due gironi successivi, Corea del Sud e Giappone. E’ evidente che l’avversario più pericoloso è la Corea del Sud. Il sorteggio è stabilito alle 22.30. Il rappresentante della Cina, insieme a quello di Hong Kong, arriva proprio a quell’ora, per controllare, come suo diritto, il sorteggio. Ma, sorpresa, il sorteggio è stato già fatto, in anticipo. E il risultato è che il Giappone va dalla parte della Germania, la Corea del Sud dalla parte della Cina! Ma guarda un po’ che combinazione!!! Il rappresentante cinese prova a protestare, ma non c’è alcunché da fare, già tutto deciso. Capito? Una vergogna. Tornando alle gare vere e proprie, non è che si sia visto chissà quale spettacolo. Comunque, il momento più significativo è stato il 27 marzo, alle ore 13, quando sul tavolo 1 si è svolto Cina-Svezia. L’ultima volta che si erano incontrate in questo stesso palazzetto fu nella finale dei Mondiali del 1989, quando la Svezia di Waldner, Persson e Appelgren batté 5-0 la Cina di Jiang Jialiang, Chen Longcan e Teng Yi, decretando la fine di un’epoca. E adesso, in questa partita, c’è ancora Jorgen Persson, che in un sussulto d’orgoglio e di classe strappa un set a Ma Lin e lo impegna fino alla fine. E’ triste e malinconico vedere che dopo 23 anni la Svezia deve ancora chiedere aiuto a un eroe di quella squadra che fece cambiare il corso del tennistavolo e sconvolse il modo stesso della Cina di interpretare questo sport, costringendola a cambiare tecnica individuale e visione del gioco. Ed è allo stesso tempo un segnale di quello che ci riserva il futuro, con l’Europa avviata verso la catastrofe e la Cina sempre più sola nel mondo a sostenere il peso di uno sport che, di questo passo, rischia di scomparire. Concludo parlando proprio della Cina, visto che l’unico spunto interessante riguarda questa squadra. Avevo parlato del duello fra Ma Lin, sostenuto dal Partito comunista cinese, e Ma Long, sostenuto solo dalla sua bravura, per il posto nella gara a squadre all’Olimpiade di Londra. L’ultima notizia che arriva dalla Cina è che la scusa ufficiale per sostenere Ma Lin, visto che sul campo Ma Long sta distruggendo tutti, è che Ma Long non ha vinto ancora alcun titolo olimpico mondiale, Ma Lin sì, quindi è “più titolato” a rappresentare la Cina ai Giochi e “più esperto” per sostenere le difficili gare olimpiche. Da sputargli in faccia, a chi sostiene queste minchiate galattiche! E dal campo, puntuali, arrivano le conferme che Ma Lin è bollito e Ma Long fa davvero paura. Ma Lin perde un set con Persson (fino a quel momento la Cina non ne aveva perso neanche uno), poi ne perde due con Cheung Yuk, di Hong Kong, per poi vincere grazie alla misericordia dell’avversario, che non si impegna più nel quinto set. Ricordo solo che proprio Cheung Yuk era compagno di club con Ma Lin nel Guangdong, quando ancora giocava in Cina, e insieme vinsero la gara a squadre ai Campionati nazionali cinesi del 1998. Insomma, due amiconi, e quando Cheung Yuk si è accorto che rischiava di vincere si è fatto da parte. Che miserie. Per conto mio, spero ancora che alla fine vinca il merito, sono troppo schifato da tante cose di questo mondo del tennistavolo sempre più di merda.

I mondiali a squadre di Dortmund 2012

24 Marzo 2012 da Ping Pong Italia · 31 Commenti 

del Drago Rosso

I Mondiali a squadre che cominciano domenica presentano tanti aspetti interessanti, che cercherò di esaminare nel dettaglio, ma ce n’è uno che a mio parere assume un significato speciale: la città in cui si gioca, Dortmund. Proprio qui, la storia del tennistavolo ha avuto le due svolte forse più importanti. La prima nei Mondiali del 1959, quando per la prima volta si giocò con la racchetta sandwich autorizzata dall’Ittf. Fino a quel momento, le nazioni europee si erano opposte alla rivoluzione operata dai giapponesi, che all’inizio degli anni Cinquanta avevano fatto irruzione con le racchette ricoperte di gommapiuma e avevano trasformato completamente il gioco. Alla fine, l’evoluzione dei materiali e del gioco fu accettata dall’Ittf, che anzi sviluppò ulteriormente l’idea di base: la gommapiuma rimaneva solo all’interno, la copertura esterna diventava di gomma, ancora più efficace nell’imprimere effetto e velocità alla pallina. A Dortmund, nel 1959, quindi, fu l’inizio di una nuova era. E ancora a Dortmund, nel 1989, la seconda grande svolta: furono i Mondiali del primo titolo di Waldner in singolare e dell’epica vittoria della Svezia sulla Cina in finale per 5-0, con i cinesi che, dopo quella sconfitta, diedero inizio alla loro rivoluzione: abbandono dell’impugnatura a penna tradizionale, invenzione di quella a penna moderna, con la pallina colpita con entrambe le facce della racchetta, sviluppo dell’impugnatura all’europea e creazione di nuovi modelli di giocatori come Kong Linghui e Wang Liqin. Dortmund, perciò, rappresenta un punto fermo del tennistavolo. Questi Mondiali, naturalmente, non potranno avere la stessa importanza, ma gli spunti interessanti, soprattutto nell’anno olimpico, sono parecchi.

TORNEO MASCHILE

E a proposito di Olimpiade, le indicazioni più interessanti riguardano proprio Londra e la composizione della squadra cinese. A Dortmund la Cina si presenta con Wang Hao, Zhang Jike, Ma Long, Ma Lin e Xu Xin. Purtroppo, non c’è Wang Liqin, che meriterebbe la convocazione molto più di Ma Lin, ma, come ho già avuto modo di spiegare, i dirigenti cinesi (soprattutto politici, più che sportivi) premono per Ma Lin all’Olimpiade. Ricordo, anche per gli ignoranti che infestano i vari forum e sparano minchiate galattiche su 4 cinesi a Londra e via di questo passo, che i qualificati nel singolo ci sono già e sono i primi due della classifica mondiale dopo i Mondiali individuali di Rotterdam. Tutte le considerazioni sull’assurdità di decidere più di un anno prima la qualificazione diretta (unico sport al mondo) le ho già fatte dopo Rotterdam, basta andare a rileggersele. La più importante è che si tenta anche in questo modo di fregare i cinesi, sperando che non vadano a Londra i più forti. Così, un primo risultato l’Ittf l’ha ottenuto: Ma Long, il più forte giocatore in questo momento, oltre che numero 1 della classifica mondiale, non giocherà il singolo perché nella classifica dopo i Mondiali di Rotterdam, maggio 2011, era dietro Wang Hao e Zhang Jike, che sono quindi i cinesi qualificati per Londra. E questo è davvero uno scandalo, oltre che un autentico suicidio sportivo e spettacolare per il tennistavolo. A questo punto, il problema è sapere chi sarà il terzo cinese per la gara a squadre a Londra. I dirigenti politici spingono per Ma Lin, rappresentante di spicco del Partito comunista cinese. La logica, invece, è tutta dalla parte di Ma Long, che poco alla volta sta recuperando punti e mettendo in difficoltà le autorità cinesi. Ma Long ha stracciato tutti dai Mondiali di Rotterdam in poi, ha perso solo un torneo in finale con Zhang Jike, che però ha poi battuto nettamente altre volte, l’ultima ocasione ai Campionati Asiatici a Macao. Non ha vinto la Coppa del Mondo solo perché non vi ha potuto partecipare, anche stavolta per un’assurda regola voluta dall’Ittf che ha limitato a 2 i giocatori per nazione. Così, visto che per regolamento alla Coppa del Mondo partecipano di diritto il detentore del titolo (Wang Hao nel 2011 avendolo vinto nel 2010) e il campione mondiale (Zhang Jike), anche essere il numero 1 della classifica mondiale non basta. E questa è un’altra delle innumerevoli porcate dell’Ittf (come i soli 2 giocatori per nazione all’Olimpiade) che stanno finendo per distruggere il nostro sport. Comunque, Ma Long è di un’altra categoria rispetto a tutti, solo Zhang Jike può sperare di competere con lui, e si spera che alla fine sia lui a prendersi il posto di terzo cinese per la gara a squadre a Londra. Sue vittorie a Dortmund dovrebbero essere un’ulteriore spinta in tal senso, così come le eventuali sconfitte di Ma Lin, che continua a collezionare brutte figure.

FINALI PRO TOUR

Sempre a proposito dell’Olimpiade e dei possibili protagonisti cinesi, bisogna ricordare anche cosa è accaduto alle Finali del Pro Tour, che si sono giocate a Londra a novembre e che valevano come test per i Giochi olimpici, tant’è vero che la sala era la stessa in cui si disputeranno le gare olimpiche di tennistavolo. Una piccola premessa che riguarda proprio la sede di gara e l’ambiente in generale. La sala è buona, molto grande, bene anche l’illuminazione, ci dovrebbero essere circa 4.000 posti per gli spettatori. Resta da vedere se si riempirà, perché a Londra l’entusiasmo per il tennistavolo è vicino allo zero. Durante le Finali del Pro Tour c’erano al massimo trecento spettatori, quasi tutti cinesi che vivono a Londra! Speriamo bene. Dal punto di vista sportivo, c’è stata l’ulteriore dimostrazione del netto calo di Ma Lin, che arranca sperando solo nel regalo dei dirigenti politici per andare all’Olimpiade. Alle Finali Pro Tour ha perso addirittura con Gao Ning e nei successivi tornei ha fatto ancora brutte figure. Ma Long, invece, è stato uno schiacciasassi, togliendosi di dosso l’ombra di Wang Hao, al quale aveva regalato addirittura due semifnali mondiali, nel 2009 e nel 2011, e imponendo forza, tecnica e velocità. Si è addormentato sul 2-0 e ha concesso due set a Wang Hao, ma quando ha giocato come sa non gli ha fatto fare più di 4 punti a set! In finale, poi, altra lezione, stavolta a Zhang Jike, a dimostrazione che ha buttato la possibilità, a Yokohama e a Rotterdam, di essere campione del mondo. Fra le donne, invece, ha vinto la giocatrice più controversa, quella Liu Shiwen che alterna grandi prove a sconfitte con avversarie nettamente più deboli. A Londra è stata sul punto di perdere nuovamente con Wang Yuegu (cinese emigrata a Singapore, con cui aveva già perso nella finale mondiale a squadre nel 2010 a Mosca), che le ha regalato la partita, ma soprattutto, pur vincendo con Guo Yue nei quarti, ha mostrato una netta inferiorità dal punto di vista del gioco. Guo Yue è potenzialmente la giocatrice più forte di tutte, con la classe maggiore, ma problemi nei rapporti coi tecnici la stanno frenando. Così, contro Liu Shiwen, ha prima fatto vedere la sua superiorità, imponendo il gioco, prendendo sempre l’iniziativa, per poi sprecare tutto con errori banali, segno di una tenuta mentale nulla. Così, ha visto quasi annullate le speranze di andare all’Olimpiade. Per la quale si sono qualificate nel singolo Guo Yan e Li Xiaoxia, sempre in virtù della classifica mondiale di maggio, dopo i Mondiali di Rotterdam. Per la terza giocatrice, nella gara a squadre, c’è la lotta fra Ding Ning, campionessa mondiale, Liu Shiwen e Guo Yue. Nelle Finali del Pro Tour, Liu Shiwen ha vinto battendo in finale proprio Ding Ning. Tutte e due hanno mostrato i propri limiti tecnici, anche se diversi. Ding Ning ha tanta potenza, ma poca elasticità ed è in difficoltà contro le difese. Liu Shiwen si trova a suo agio col gioco aperto, ma si “incarta” quando l’avversaria comincia a spezzarlo. Così, ecco le sconfitte apparentemente sorprendenti, in realtà prevedibili. Ai Campionati Asiatici ha perso addirittura con Yu Mengyu, di Singapore, ma di livello nettamente più basso. Per l’Olimpiade, la favorita per la gara a squadre sembra Ding Ning, anche se io continuo a sperare in Guo Yue.

TORNEO FEMMINILE

Torniamo a Dortmund proprio con le donne e proprio a proposito di Liu Shiwen, protagonista negativa a Mosca, quando perse 2 punti nella finale con Singapore (Wang Yueugu e Feng Tianwei), giocando da numero 1, atto di arroganza del tecnico Shi Zhihao contro la ribelle Guo Yue. Perciò, dopo 19 anni, non è la Cina a presentarsi a un Mondiale a squadre come detentrice del titolo. L’ultima volta fu nel 1993, quando, per la verità, nessuna squadra si presentò come detentrice, perché nel 1991 aveva vinto la Corea unita, 3-2 in finale alla Cina e nel 1993 si era tornati alla situazione normale, con due squadre coreane distinte, Nord e Sud. Adesso, non possono più esserci sorprese, la Cina è nettamente favorita e l’unico dubbio riguarda il comportamento delle cinesi in prospettiva olimpica, giusto per decidere la terza. Per il resto, pochi spunti interessanti, a parte constatare i progressi della Romania e quelli delle due allieve di Massimo Costantini, le baby Ariel Hsing e Zhang Lily, nella nazionale Usa con la veterana Gao Jun.

ITALIA MASCHILE

Bobocica si è infortunato ed è stato sostituito da Pavan. A parte questo, l’Italia maschile va avanti nella noia più assoluta, senza un programma serio, senza prospettive. Adesso è stato richiamato Tomasi, che era stato ingiustamente escluso dai Mondiali individuali di Rotterdam. Ma allora, che significato ha questo suo andare e venire, considerato anche che non è un giovane? Che si comporti sempre bene non è in discussione, ma che non giochi i Mondiali 2011 e giochi quelli 2012 è l’indice della suprema confusione che regna nel settore tecnico della Fitet. Dopo la retrocessione del 2010, ci dovrebbe essere l’obbiettivo della promozione, ma già era difficile con Bobocica in squadra, figuriamoci adesso.

ITALIA FEMMINILE

E qui arriviamo al ridicolo, allo sfacelo cui ci ha portato questa gestione federale, con l’ultima notizia della rinuncia della Stefanova per “infortunio”. Da spanciarsi dalle risate per la spiegazione ufficiale. Intanto, bisogna notare che convocare Tan Wenling e Nikoleta Stefanova aveva un significato esclusivamente nella prospettiva delle qualificazioni olimpiche. Infatti, se si vuole ricostruire una nazionale, non ha alcun senso convocare Tan Wenling, che tra l’altro era anche uscita dalla nazionale per dissensi con la Fitet e che ha 39 anni! Ne avrebbe un po’ di più richiamare la Stefanova se ci fosse un apposito programma per lei, ma così non è. Quindi, siamo all’approssimazione totale che ha come estrema conseguenza il patatrac nei rapporti con Nikoleta. E non è che quelli con Tan Wenling siano migliori. Di questo passo, le “giovani” diventeranno “vecchie” senza che ci sia alcun miglioramento e poco alla volta avremo una nazionale femminile da Terza divisione. Alla fine, comunque, ai Mondiali si presenta una squadra né carne né pesce, perché l’obbiettivo di “allenamento olimpico” vale solo per Tan Wenling, che non può peraltro sopportare il peso di tutte le gare. E questo sarebbe valso anche nel caso la Stefanova fosse andata a Dortmund, perché era stato programmato che ci sarebbe rimasta solo per il girone, quindi per tentare la promozione in Prima divisione. Che poi questa eventuale promozione non avrebbe alcun significato tecnico, perché si retrocederebbe di nuovo nella prossima edizione e perché sarebbe meglio restare in Seconda divisione e far giocare le più giovani contro avversarie più alla loro portata, è un altro discorso. Il punto è che, dopo il preventivato ritorno di Niko in Italia, sarebbero rimaste in tre a Dortmund, con Tan Wenling costretta a giocare tutte le partite, a 39 anni e dopo le fatiche del girone. Ridicolo! Ora c’è la Trotti al posto di Niko, ma sarebbe stato meglio convocarla sin dal primo momento e non come ripiego. Ad ogni modo, il comunicato ufficiale dell’infortunio della Stefanova è una patetica copertura della vera situazione. Altro che infortunio, la realtà è che Stefanova è in continuo contrasto con i vertici tecnici e politici della Fitet, per cui rischia di saltare anche le qualificazioni olimpiche, oltre ai Mondiali. Complimenti alla Fitet che, come ho già detto, si taglia le palle da sola.

E adesso, prepariamoci a desolanti spettacoli.

Operazione oblio

21 Febbraio 2012 da Ping Pong Italia · 59 Commenti 

del Drago Rosso

Massimo Costantini «coach dell’anno» negli Stati Uniti è l’ennesima prova di cosa il tennistavolo italiano ha perso per colpa di personaggi che stanno distruggendo il nostro sport. In Italia il suo nome è stato letteralmente cancellato dalla Fitet e questa opera di «annullamento totale» continua a svilupparsi in tanti altri modi, quasi che i padroni del vapore vogliano assicurarsi che di Massimo non resti più traccia. La distruzione arriva al punto da mistificare anche i riferimenti più importanti, come dimostra un articolo apparso sulla rivista federale di Settembre 2011, con un articolo dal titolo «Senigallia… un grande avvenire dietro le spalle». L’articolo non è firmato.
Una doverosa premessa.
Tutto quello che, in questo articolo, riguarda la descrizione del Centro olimpico di Senigallia è assolutamente vero ed esatto, dall’idea originale che si distaccava dai modelli di palazzetti per il tennistavolo di quei tempi fino alle soluzioni più moderne, che tuttora restano all’avanguardia. Ed è tutto vero per quel che riguarda il ruolo di Enzo Pettinelli e di tutto l’ambiente di Senigallia in questa struttura e nell’evoluzione che essa rappresenta. Insomma, chi ha scritto l’articolo ha avuto informazioni esatte e le ha riportate nella maniera corretta.
A un certo punto, però, l’articolo va completamente fuori strada. Ne traggo il passo più importante, quello che rende l’idea di come Costantini sia stato cancellato addirittura nella sua città, Senigallia. Ecco il testo:
«Il tennistavolo non è uno sport olimpico, ha pochissima pubblicità nei giornali e nella tv tranne qualche occasione sporadica, il movimento federale è piccolo, con 10.000 tesserati e 1.000 società, ed è entrato a pieno titolo nell’ambito delle federazioni sportive solo da pochissimi anni. Non ci sono vittorie internazionali di prestigio fatto salvo un titolo europeo ragazzi di Giovanni Bisi. Pensare perciò che una amministrazione pubblica possa costruire un impianto ad uso esclusivo del tennistavolo è una utopia, un sogno. Pettinelli ha avuto il merito non solo di progettare un impianto risultato poi eccezionale, ma ancor prima di pensare che fosse possibile realizzarlo. All’inizio sembrava un’idea un po’ visionaria ma poi, un po’ alla volta, man mano che si trovavano i finanziamenti, il progetto prendeva forma ed i lavori iniziavano, c’è stata la consapevolezza di gettare un seme».
Si parla del 1987, quando il «Centro di tennistavolo ad alta specializzazione» di Senigallia vince il primo premio del Concorso Nazionale Coni per gli impianti sportivi, superando le strutture di sport ben più famosi e importanti. Nelle righe che ho riportato si fa riferimento agli inizi degli anni Ottanta. Ebbene, nei richiami storici di queste righe, purtroppo, si accumula una serie impressionante di inesattezze e di omissioni, che provvedo a rendere chiare.
1) «Il tennistavolo ha pochissima pubblicità nei giornali e nella Tv».
Questa è una falsità assoluta. Se andiamo a prendere i giornali di quegli anni, scopriamo che lo spazio per il tennistavolo era superiore a quello attuale addirittura nella misura di 10 a 1. In quel periodo, da metà anni Settanta fino a metà anni Ottanta, c’erano numerosissimi articoli sul tennistavolo, in alcuni casi addirittura pagine intere, come sulla Gazzetta dello Sport vecchio formato, con le pagine grandi. E non erano a pagamento, come è invece accaduto in questi ultimi anni. L’unica spesa che la Fitet faceva a quel tempo era relativa all’invito rivolto ai giornali per un inviato in occasione dei Mondiali, iniziativa che anche altri sport hanno fatto e fanno tuttora. Basti pensare che ai Mondiali del 1979 in Corea del Nord insieme alla squadra azzurra c’erano tre giornalisti, fra cui Daniele Redaelli della Gazzetta dello Sport e Paolo Facchinetti del Corriere dello Sport, poi diventati responsabili di sport olimpici e altro nei loro giornali, ottenendo anche qualifiche ben più importanti. Questo per dare l’idea di chi i due maggiori quotidiani sportivi mandavano al seguito del tennistavolo, non l’ultimo redattore appena assunto, ma elementi importanti del giornale. Si andò avanti in quel modo fino ai Mondiali del 1991 in Giappone, ultima volta che ci fu un invito, prima di una lunga interruzione spezzata solo da Bosi, presidente federale, nel 2002 e nel 2003 per gli Open d’Italia e per gli Europei a Courmayeur. Dopo Bosi, mai più alcun invito. Adesso, escono solo piccoli articoli a pagamento su Corriere dello Sport e Tuttosport, quasi niente sulla Gazzetta dello Sport. Nell’articolo su Senigallia, invece, si fa intendere che i tempi bui erano quelli! Ripeto: il rapporto è di 10 a 1 a vantaggio degli anni Ottanta. Inoltre, giusto per far capire meglio la differenza fra il sistema degli articoli a pagamento e quello degli inviti alle manifestazioni, faccio notare che: gli articoli a pagamento sono controllati direttamente dalla Federazione, che prepara direttamente i testi o, nel caso questi testi vengano scritti dai redattori del giornale, ha il diritto di farli cambiare o addirittura rifiutarli; negli inviti alle manifestazioni, invece, la Federazione non ha alcun diritto a qualsiasi tipo di controllo sugli articoli, c’è l’inviato del giornale che scrive quello che gli pare, che piaccia o no alla Fitet che ha messo i soldi per farlo andare alla gara. La differenza è fondamentale e, in proposito, voglio citare un episodio significativo. Agli Open d’Italia del 1990, a Verona, la Fitet presieduta da Bosi invitò la Gazzetta dello Sport, che mandò un inviato a spese della Federazione. L’inviato non solo criticò l’organizzazione di quel torneo, ma mise anche in evidenza che ad avere i risultati migliori furono gli italiani che si erano iscritti per conto proprio e non quelli dei Centri federali. Quegli articoli fecero infuriare tecnici e giocatori dei Centri, con intervento anche dei famigliari dei giocatori, ma la Fitet non si permise minimamente di intervenire nei confronti dell’inviato o della Gazzetta. Anzi, fu proprio Bosi a dire a tecnici e giocatori che se ne dovevano stare buoni e rispettare il lavoro dell’inviato e della Gazzetta.
2) «Il movimento federale è piccolo, con 10.000 tesserati e 1.000 società».
I dati sono esatti, ma è l’interpretazione a essere sbagliata completamente. Dicendo che il movimento federale è «piccolo», si fa quasi intendere che adesso stiamo meglio. Il punto è che allora i diecimila tesserati erano veri, quasi tutti giocatori. Adesso, si parla genericamente di oltre diecimila tesserati (con punte di 15.000 e addirittura 25.000 in alcune dichiarazioni ufficiali degli ultimi anni), ma i giocatori veri non sono più di tremila, massimo quattromila. Nessuno si azzarda a fare una stima approfondita perché verrebbe fuori ufficialmente il disastro totale.
3) «Pensare perciò che una amministrazione pubblica possa costruire un impianto ad uso esclusivo del tennistavolo è una utopia, un sogno… All’inizio sembrava un’idea un po’ visionaria…»
E qui siamo davvero di fronte allo stravolgimento della realtà. Si fa capire che Pettinelli, da visionario, abbia pensato a costruire un impianto per il tennistavolo… nel deserto! Che Pettinelli avesse una visione futuristica del tennistavolo, sia dal punto di vista tecnico che da quello organizzativo, non c’è alcun dubbio. Ma qui non è in discussione Pettinelli, a sua volta discriminato da tutti i Consigli federali che si sono succeduti. Qui è in discussione il significato che si vuole dare alla volontà di costruire l’impianto, escludendo una parte fondamentale della situazione di quegli anni e della verità storica. E allora, ricordo alcune cose, per capire meglio quale fosse quella «realtà storica».
Intanto, bisogna ricordare che la decisione di inserire il tennistavolo nel programma olimpico fu presa nel 1981, nell’83ma sessione del Comitato olimpico internazionale. La prima Olimpiade col nostro sport fu quella del 1988, in Corea del Sud, a Seul. Prima ancora di quella data, comunque, Senigallia aveva conquistato un posto di rilievo nel tennistavolo nazionale grazie a una serie impressionante di vittorie, con protagonista assoluto Massimo Costantini, ma anche con tanti altri giocatori come Appolloni, Manoni e Duscio. Tanto per capirci: scudetto nel 1977 e 1979; Costantini campione italiano Allievi 1972, campione italiano junior 1974, campione italiano seconda categoria 1973, campione italiano assoluto 1976, 1978, 1980, 1981 (e poi 1982, 1991 e 1992), campione italiano doppio junior 1974 con Appolloni, campione italiano doppio assoluto 1976 con Giontella e 1977 con Manoni; Senigallia campione d’Italia a squadre Allievi nel 1972, campione d’Italia a squadre junior nel 1975 (entrambi i titoli con Costantini in formazione), campioni d’Italia doppio junior Appolloni-Duscio nel 1973. A tutto questo si aggiunga che Costantini nel 1981 arrivo’ a essere il n.39 della classifica mondiale e 30 di quella europea, traguardo mai piu’ raggiunto e nemmeno avvicinato da un italiano, e il quadro e’ completo. Come si vede, prima della fine degli anni Settanta, ben prima che il tennistavolo fosse ammesso all’Olimpiade, Senigallia era già la migliore realtà tecnica e organizzativa in Italia, con una serie di vittorie il cui protagonista principale era Massimo Costantini. Il Centro tecnico, poi chiamato «olimpico», era allo stesso tempo una bella intuizione di Pettinelli e una chiara esigenza sia della società di tennistavolo sia della città, per le numerose vittorie e per l’importanza che questo sport aveva assunto a Senigallia. E che il trinomio Centro olimpico-Pettinelli-Costantini fosse evidente e inscindibile lo si poteva dedurre anche dal fatto che, quando la struttura fu premiata dal Coni, l’immagine che fu data allo stesso Coni e ai mezzi di informazione fu una fotografia di Pettinelli e Costantini abbracciati davanti al Centro, la cui denominazione assunse ancora più chiaro significato quando proprio Costantini diventò il primo italiano a giocare all’Olimpiade.
Ma tutto questo scompare nell’articolo della rivista federale. Si parla del Centro come di un impianto piovuto dal cielo, di qualcosa che Pettinelli ha sognato una notte e che ha poi realizzato senza nemmeno chiedersi se valeva la pena in una città come Senigallia in cui, stando a quanto scritto nell’articolo, non si avevano notizie di campioni di tennistavolo, di vittorie e quant’altro che poteva essere la spinta decisiva per un Centro del genere. No, tutto questo non esiste, perché non deve esistere Massimo Costantini. Lui, il suo stesso nome devono essere cancellati e, somma ingiustizia, si prende proprio Senigallia come ultimo pretesto per farlo sparire dalla storia del nostro sport. Ed è quanto di più subdolo e meschino si possa fare. Come dire: vedete, persino a Senigallia, nessuno ricorda Costantini! Di questo passo, fra un po’ di tempo, il nome di Costantini sarà fatto sparire anche dagli Albi d’oro, con la collaborazione di tutto il tennistavolo italiano, popolato da pecore capaci solo di sventolare la bandiera dell’ignavia.

U.S. Olympic Team Trials

6 Febbraio 2012 da Ping Pong Italia · 2 Commenti 

Scrivo questo pezzo per due motivi: il primo, per l’imminente competizione Americana che vede impegnati 3 miei atleti, il secondo è di stimolare una discussione, peraltro già in corso su questo blog, sul criterio di selezione o convocazione degli atleti che dovrebbero rappresentare la maglia azzurra.

A Cary nel North Carolina dal 9 al 12 di Febbraio si disputeranno gli U.S. Olympic Team Trials. In un’unica competizione verranno qualificati 4 atleti maschi e 4 femmine per rappresentare l’America ai prossimi Mondiali di Dortmund e alle qualificazioni olimpiche continentali di Aprile sempre a Cary in North Carolina.
la caratteristica di questi trials è semplice ma la qualificazione è ardua. Chiunque può iscriversi al costo di $200 (a mio avviso un’enormità), ci sarà una prima fase di pre-qualificazione in cui solo 2 posti sono disponibili, questi due giocatori verranno aggiunti agli altri 10 considerati testa di serie. Il sistema di gioco altro non è che un top 12, tutte le partite sono al meglio di 7 sets, praticamente un massacro. Solo 4 saranno i fortunati a rappresentare gli States in tutte le competizioni del 2012. Il meccanismo si ripete ogni anno.
A discrezione del Tecnico, una vecchia conoscenza italiana degli anni ‘70, il rumeno Teodor Gheorghe, può indicare il n.5 che se accetta dovrà pagarsi tutte le spese, vitto, alloggio e viaggi per le gare che gli verranno proposte.

L’ICC l’Indian Community Center presenta Ariel Hsing (n.2), Lily Zhang (n.3) per le donne e Timothy Wang (n.4) per gli uomini. Le giovani campionesse hanno il 99% di probabilità di successo, lascio l’1% in caso di infortunio. Mentre Timothy dovrà davvero faticare moltissimo, io sono ottimista, spero che ce la faccia.

Mi fermo qui per il primo motivo ed in seguito vi farò saper i risultati.

Il secondo motivo può riguardare l’Italia per un futuro utilizzo dell’idea di base, non del sistema americano preso per valido al 100%. Certo il metodo presenta dei vantaggi ma anche degli svantaggi. Ad esempio la figura del Coach è ridicolizzata se non nulla, si potrebbe aggiungere che negli States c’è uno stage di preparazione all’anno, in genere 7 giorni prima dei mondiali, di solito avviene in Germania poiché il tecnico deglu uomini è tedesco, le donne seguono la stessa sorte. Forse questo 2012 qualcosina di più in considerazione delle Olimpiadi di Londra.

In Italia potrebbe funzionare un sistema misto. Credo che in Germania ed in Francia il Campione Nazionale abbia diritto al posto in squadra, poi anche anche loro hanno una sorta di trial. Il pingpong è uno sport dove la performance è alla base della fiducia in sé stessi. Se ottengo risultato nel mio paese ho più probabilità di garantire un buon standard di risultati a livello internazionale, se non vinco nemmeno a casa mia, come faccio a competere all’estero?

In India avevo adottato un sistema simile che prevedeva la massima trasparenza andando a vantaggio di tutti senza aizzare polemiche di alcun tipo. Si prendeva in considerazione 4 criteri: la classifica internazionale, quella nazionale, il parere del Selection Commettee (7 membri) e quello del Head Coach. Quando i primi 5 venivano indicati nessuno poteva sollevare obiezioni. Ricordo ancora che per stabilire il n.5 della squadra femminile abbiamo dovuto organizzare un trial in Cina, durante uno stage tecnico, per 3 ragazze che avevano lo stesso punteggio.

In Italia avevo iniziato un processo di meritocrazia per stimolare quei giocatori di seconda o terza fascia, ma anche per quelli di prima fascia, e dar loro una chance di far parte della rosa della Nazionale giocando competizioni selezionate. Senza far polemica non so che criterio ora si stia seguendo e se c’è un criterio, non so se ci sono pressioni politiche da parte degli organi federali oppure da parte delle società, mi auguro che i tecnici scelgano in libertà e trasparenza.

Dicevo che in Italia si può optare per un sistema misto tenendo conto di un principio sacro, gli atleti si devono meritare la maglia azzurra.
Si può individuare una o due competizione ad hoc dove il primo o i primi due si guadagnano il posto in azzurro, lasciare ai numeri (classifca mondiale e nazionale) altri due posti e magari altri due posti lasciarli ai risultati individuali per finire con altri 2 posti a totale discrezione del tecnico. Giustamente egli dovrà valutare le potenzialità di un giovane per incentivarlo e dargli la possibilità di fare esperienza internazionale. Per il pingpong avere una rosa di 10 atleti per ogni categoria di età è sufficiente. Ci serve allargare la base, investire di più sulle società che crescono i giovani e sui giovani che potranno diventare la spina dorsale della futura nazionale.

Bene, mi sono dilungato abbastanza, sarei curioso di consocere le vostre opinioni anche se in altri post avete già espresso qualche malcontento. Se avete dei quesiti , vi risponderò.

Un saluto dagli States.

Max

Coach Of The Year

26 Gennaio 2012 da Ping Pong Italia · 10 Commenti 

Cari amici, anche se in ritardo vi auguro a tutti un grande 2012 e a tutti i cinesi un favoloso nuovo anno, quello del Dragone.

Effettivamente ho ottenuto questo riconoscimento, Coach Of The Year. Non me l’aspettavo. Negli Sates la concorrenza è agguerrita, nel raggio di alcune miglia ci sono tanti e bravi allenatori come Li Zhenshi, Zhang Li, Stefan Feth, altri cinesi e poi più in giù a San Diego Stellan Bengtsson, Gao Jun a Los Angeles, per non parlare della costa Est, il Texas, l’Indiana. Insomma un paese davvero di elevata qualità tecnica.

Ogni anno un comitato si riunisce appositamente per deliberare una figura che si è particolarmente distinta in quattro differenti aree: National Team, Developmental, Paralympic e Volunteer. Le motivazioni del premio ed i dettagli sono elencati li trovate in questo link Coach Of The year

La realtà qui a Milpitas all Indian Community Center è di qualità variegata. Si va dai n.117 e 125 del mondo di Ariel Hsing e Lily Zhang a dei veri e propri principianti. Il mio staff è composto da tre giovani giocatori/allenatori cinesi e da 3 allenatori indiani professionisti, tutti di elevata qualità.

Il mio ruolo è quello di coordinare il loro lavoro riferito agli oltre 30 ragazzi e ragazze che partecipano al programma TKP Talent Kid Programme. La settimana consiste in 40 ore lavorative e naturalmente devo anche giocare e questo comporta circa 5 ore al giorno al tavolo (attenti che se torno in Italia sarò in formissima). Si perché qui negli States esiste il concetto di lezione privata come loro chiamano One To One, inoltre il sabato e domenica mattina ci sono anche le sessioni di gruppo dove finalmente i ragazzi giocano fra di loro.

Beh qua c’é un gran da fare, chiunque volesse fare un capatina è il benvenuto. Questa estate ci sono i corsi estivi che iniziano l’11 Giugno per terminare il 24 Agosto, 11 settimane, chiunque volesse avere informazioni a riguardo può consultare il sito l’ICC a questo link Corsi Estivi

Auguro a tutti buon pingpong.

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