Dal Pro Tour di Berlino
26 Marzo 2010 da Ping Pong Italia · 5 Commenti
Eccomi di ritorno fresco fresco dal German Pro Tour di Berlino con 172,000$ gran parte dei quali, manco a dirlo, intascati dai cinesi.
A portare a casa il gruzzolo più ghiotto ci hanno pensato Ma Long n.1 del mondo e Feng Yalan senza classifica. Ma Long ha battuto in finale 4 a 1 Wang Hao e Feng Yalan ha battuto Ding Ning n.7
Feng Yalan non ha mai partecipato ai Pro Tour, l’ultima apparizione è stata nel 2006 al Cairo al World Junior Championships. In Germania ha vinto anche l’U21 battendo in finale Wu Yang sempre cinese. Naturalmente veniva dalle qualificazioni, ecco il suo score della gara femminile senza l’U21:
Hadacova 0-4
Bakula 1-4
Li Jie 2-4
Hu Melek 1-4
Dang Ye Seo (squalificata) non conosco il motivo ma mi informerò
Hirano 0-4
Feng Tianwei 0-4
Ding Ning 3-4
Sicuramente il Drago Rosso, assente giustificato, ci dirà qualcosa di più.
Boll, da grande favorito, è uscito nei quarti da Chen Qi, partita tiratissima spuntata al 7° per 13 a 11 dal cinese.
Per la prima volta dopo tanto tempo nei quarti si sono visti 3 europei (Boll, Ovtcharov, Maze) ed un giapponese vera rivelazione proveniente dalle qualificazioni (Ueda) che ha battuto nell’ordine Hao Shuai, Saive, Ryu Seung Min fermandosi contro il muro cinese di Zhang Jike. Anche Maze come Boll ha lottato contro Wang Hao 3-4 ma a onor del vero tutti e due erano inguardabili. L’unico risultato di rilievo è la sconfitta di Xu Xin ad opera di Ovtcharov e questo temo gli costi la partecipazione ai mondiali di Mosca lasciando definitivamente spazio al grande Wang Liqin.
Ma Long invece è guardabilissimo, anzi è un piacere vederlo giocare con quella sua naturalezza, l’espressione sempre rilassata, sicuro di sé come non mai, anche se persiste qualche sbavatura, ormai sta raggiungendo la piena maturità.
Vi racconto questa che vi dà l’idea di come sono fatti i cinesi. Alla fine del primo giorno di gare, dopo che Ma Long aveva superato il ceco Tregler 4-0 ed il coreano Lee Sang Su 4-1, sono rientrato in albergo verso le 10 di sera per fare una sauna, nella Gym ho visto Ma Long che correva piuttosto velocemente sul tapis-roulant, sudatissimo. In sauna c’era anche Liu Guoliang e quindi non ho resistito a chiedergli se quella corsa fosse una sorta di punizione o una scelta tutta sua. Mi ha risposto che glielo aveva intimato lui di correre 20′ all’80% della velocità, e perché, ho chiesto io, perché oggi l’ho visto lento negli spostamenti di gambe.
In Europa o in qualunque altra parte che non sia Cina, Corea o Giappone, nessuno si sognerebbe di far correre un prorpio giocatore, il motivo è semplice, i cinesi basano le capacità direttamente dalla forza di volontà, concetto che in Europa non viene preso inconsiderazione o viene mal interpretato.
India
Stavolta gli indiani non sono andati bene, non siamo riusciti a qualificare nemmeno Sharath Achanta che è incappato in una brutta sconfitta contro un giovane inglese Pitchford. Solo 3 ragazze hanno raggiunto il tabellone principale dell’U21 giocando il turno dei 32 peraltro bene. La squadra ha avuto enormi difficoltà per ottenere il visto tedesco, in special modo gli atleti provenienti da Calcutta, hanno saltato il camp e si sono uniti alla squadra solo il giorno della partenza per la Germania. Pazienza una giornata storta può capitare.
Da segnalare però la bella prestazione del giovane Harmeet Desai che dalla sua 782ˆ posizione ha battuto il bulgaro Golovanov n.229
Italia
Ho visto in azione anch gli italiani. Bobocica sta crescendo sempre più, gli servirebbe qualche risultato importante per proiettarlo nei primi 50, non sarà facile ma ha tutte le carte in regola per riuscirci. Per qualificarsi nel tabellone ha giocato un gran partita contro Lakeev, più persa che vinta, ma alla fine con tanto carattere e determinazione ce l’ha fatta, bravo Bobo.
Stojanov ha perso da Freitas per 4 a 2, non c’è stato nulla da fare, i primi 4 set tirati poi il portoghese ha preso il largo chiudendo tutte le iniziative di Niagol.
Tomasi ha dovuto giocare contro Lee Sang Su (nella foto), lo stesso che ha perso da Ma Long, anche per Stefano c’è stato un problema di tenuta, gran giocate di controtop ma sul 2-2 il coreano è schizzato via come un fulmine.
Tan Monfardini ha perso al primo turno contro Vaida (101) per 4 a 1, praticamente è entrata in campo già sicura di non farcela, ormai sono diverse volte che non riesce più a vincere contro la simpatica croata.
Stefanova non è entrata in partita contro la cinese Mu Zi (66) perdendo 4 a 1, infine Steshenko ha perso nel gruppo dall’indiana Ghatak e dalla slovacca Odorova. Wang Yu invece ha subito una sconfitta pesante contro la svizzera Aschwanden (881) poi nel secondo incontro ha perso anche dalla cinesina turca He Sirin (120) per 4-1
Il Pro Tour di Berlino è stato la vetrina ideale per lingresso ufficiale sul mercato pongistico di Adidas, infatti i tavoli, in collaborazione con Andro, erano Adidas e tutti gli altri prodotti erano ben esposti nel proprio stand commerciale insieme a tutte le altre grandi firme.
Dal 2004 Berlino è anche la città in cui vive Leo Amizic, naturalmente ci siamo visti e non mi sono fatto mancare l’occasione di passare una serata a cena insieme. Parlare con Leo si entra in un’altra dimensione, con lui ci sono delle affinità, il modo di interpretare il pingpong, le impressioni di una gara, l’atteggiamento di come gestire i giocatori. In tribuna c’è stata praticamente la processione, tutti i suoi giocatori sono andati a trovarlo per chiedere consigli, da Crisan a Chuan Chi-Yuan, da Apollonia a Ovtcharov e altri. Mi ha parlato dell’esperienza russa, per 5 mesi e mezzo è stato in Russia e credo, da quello che mi ha raccontato, che ha dato più che ricevuto. Il rapporto si è chiuso all’improvviso e anche suo fratello Mario se ne è andato pronto per iniziare dal mese di luglio a fare il manager nell’accademia di Schlager a Vienna.
Il desiderio di rientare nel pingpong è fortissimo e penso che non resisterà alla tentazione, ed io sono contento che Leo ritorni in palestra a dare il meglio di sé.
Macao, le finali del Pro Tour
10 Gennaio 2010 da Ping Pong Italia · 8 Commenti
del Drago Rosso
Le Finali del Pro Tour, che si sono svolte a Macao per il secondo anno consecutivo, mettono in risalto ancora di più la drammatica situazione del tennistavolo europeo, ridicolizzato dai cinesi, e fanno capire che ormai l’Europa ha abbandonato qualsiasi progetto tecnico di sviluppo e spera soltanto negli interventi miracolosi dell’Ittf per avere in regalo qualche medaglia. Vedere giocare i tedeschi, presenti con ben 5 giocatori e gonfi di orgoglio perché credono di aver fatto chissà quale conquista, è qualcosa di patetico: non c’è traccia di gioco, di impostazione tattica, di evoluzione tecnica, è lo zero assoluto. Ma, come ho accennato, c’è Babbo Natale che porta in regalo la riduzione del numero di giocatori per nazione alle Olimpiadi e quasi sicuramente anche ai Mondiali. Parlerò di questo nel prossimo articolo, per il momento posso solo anticipare che la Commissione Olimpica dell’Ittf, riunitasi in Colombia in occasione del World junior Finals, ha approvato un documento col quale chiede la riduzione da 3 a 2 dei giocatori per nazione nella gara di singolo alle Olimpiadi. Sul campo, non c’è storia, perciò non rimane che assegnare le medaglie a tavolino. Che vergogna!
TRIPLETTA CINESE
I cinesi vincono tutto tranne il doppio maschile, ma solo perché non sono presenti in questa gara, visto che hanno giocato sempre con doppi diversi nel tornei del Pro Tour e quindi non hanno accumulato il numero minimo di partecipazioni per qualificarsi alle Finali. Strada libera quindi a doppi davvero ridicoli, con vittoria finale di Boll e Suss, senza onore e senza gloria. Spettacolo indecente, a dimostrazione di cosa succede se non ci sono i cinesi. Nel doppio femminile, una coppia cinese, Ding Ning-Liu Shiwen, era riuscita a qualificarsi e non fa alcuno sforzo (se non con un 4-2 al primo turno contro le romene Dodean-Samara) a vincere. Poi, nei singoli, spettacolo puro, senza contare che non ci sono Wang Hao nel maschile e, udite udite, Zhang Yining, Guo Yue e Li Xiaoxia nel femminile. Insomma, la Cina può lasciare a casa i migliori e finisce comunque con 4 su 4 sul podio nel maschile e 2 (+1, visto che Feng Tianwei gioca per Singapore ma è cinese) su 4 nel femminile.
MA LONG
Il singolo maschile è uno show assoluto, con i cinesi che esibiscono giocate da favola. Ma Long, per festeggiare la posizione numero 1 nella classifica mondiale, rivince questa gara (l’anno scorso batté 4-0 Wang Hao in finale), anche se non mostra il meglio dal punto di vista tattico, confermando di non avere eliminato i difetti che ancora lo frenano un po’. Lo si nota soprattutto nell’incontro con Suss, di 10 categorie inferiore a Ma Long, ma capace di invischiarlo e di perdere «solo» 4-2, con set molto tirati. Suss rinuncia completamente a fare il suo gioco (che comunque non si sa bene quale sia!) e, guidato da Rosskopf in panchina (che in questo modo riuscì a battere a sorpresa Kong Linghui nella Coppa del Mondo 1998), si mette a palleggiare corto, cosicché Ma Long perde il ritmo e, quando prova ad accelerare, non trova mai il tempo giusto e finisce col perdere anche lo scambio aperto, in cui è nettamente più forte di Suss. Dovrebbe
cominciare a servire lungo, senza paura della risposta di Suss, per impostare subito lo scambio potente, ma invece continua a servire corto e a favorire la ribattuta sotto rete di Suss. Ma Long si intestardisce e gioca una partita bruttissima, che riesce a vincere solo perché è impossibile che perda con un sottosviluppato tecnico come Suss, ma questa è una lezione importante per lui, perché le sue potenzialità tecniche sono enormi e non può dilapidarle con sciagurate condotte tattiche, come già ha fatto, per esempio, nella semifinale dei Mondiali 2009 con Wang Hao. A parte questo match, Ma Long è stato poi quasi perfetto in tutti gli altri, con solo qualche colpo di sonno che gli ha fatto lasciare un set con Ovtcharov e 2 con Xu Xin. I due persi con Zhang Jike, invece, sono dovuti a bravura dell’avversario, che insieme a Ma Long è l’ossatura della nazioinale cinese per i prossimi anni, con Xu Xin un po’ dietro. Ma Long, quindi, praticamente sbudella Ovtcharov con una tempesta di attacchi sotto i quali il tedesco non sa cosa fare, né ha qualcuno in panchina che glielo possa suggerire. Dopo la brutta partita con Suss, si ritrova di fronte Zhang Jike, che per me è l’unico alla sua altezza (a parte Wang Hao appena si decide a impegnarsi seriamente e a perdere 5-6 chili di peso). La partita è molto bella, anche se i due tendono un po’ ad annullarsi. Ma appena riescono ad aprire il gioco si vedono cose fantastiche. Ma Long fa valere la sua maggiore potenza e si ripete in finale contro Xu Xin, che pure nei precedenti incontri (a cominciare da quello con Boll) è stato devastante con i suoi attacchi. Sotto 1-2, Ma Long dà inizio a una serie impressionante di attacchi chiusi, anche di terza palla, sui quali Xu Xin ritorna terrestre. E’ la conferma di un fuoriclasse, che però non ha ancora mostrato in maniera completa il suo enorme potenziale.
WANG LIQIN
Un menzione particolare va fatta per Wang Liqin, che a 31 anni dimostra di essere ancora un leone. Intanto, ha superato Kong Linghui come record di longevità nella nazionale cinese: Kong vi era rimasto fino a 30 anni. Poi, sfiora l’ingresso in finale: prima batte Hao Shuai in un incontro durissimo, con scambi spettacolari e potentissimi, poi si trova davanti il giovane Xu Xin, che ha preso a pallate Boll (e poi anche Steger, ma questo incontro è solo una barzelletta, senza valore tecnico) e che si mostra più veloce e più potente. E qui Wang Liqin mostra di cosa è fatto, puro acciaio, perché spara cannonate ancora più potenti e resiste ai tentativi di terza palla di Xu Xin. In questa partita ci sono gli scambi più incredibili di tutto il torneo e la maggiorparte è chiusa da Wang Liqin, che però spreca più di una occasione, in maniera banale e probabilmente per un po’ di stanchezza, per chiudere il terzo, il quinto e il sesto set. Perde, ma
fa vedere quanto sia limpida la sua classe. L’unico problema per lui è la tenuta fisica, che si fa più evidente negli ultimi turni, ma sul singolo match è ancora il carrarmato che scatena una tempesta di fuoco.
ZHANG JIKE
Di Zhang Jike ho già detto che lo considero il numero 2 dopo Ma Long, ma al suo stesso livello tecnico, per il dopo «mostri sacri» come Wang Liqin, Ma Lin e Wang Hao. La sua partita con Ma Lin (imbolsito e lento) appare equilibrata nei set, anche se finisce 4-1, ma nel gioco è evidente come sia Zhang Jike a condurre, a impostare gli scambi, a esibire un rovescio di alta scuola, come non se ne vedevano da tempo. Poi, dimostra di aver raggiunto una buona maturità anche contro i difensori, visto che affronta il migliore di tutti, Joo Se Huyk, e lo batte con una prova in cui alterna i colpi potenti a quelli piazzati, e non è certo facile contro il sudcoreano. Infine, deve cedere a Ma Long, ma, con un sorteggio differente, sarebbe questa la finale.
XU XIN
Xu Xin, infine, continua a fare progressi notevoli. Sin da quando l’ho visto per la prima volta, parlo di 5 anni fa, non mi ha entusiasmato come Ma Long e Zhang Jike e l’ho sempre considerato di un livello inferiore rispetto a loro, anche se capace di prendere a pallate gli europei, su questo il dubbio non c’è mai stato. Anche adesso lo considero un gradino sotto, ma bisogna riconoscere che negli ultimi tempi ha compiuto progressi notevoli, maggiori di quelli che mi sarei aspettato. Soprattutto, è migliorato nella potenza e nella decisione nell’affrontare la terza palla, sulla quale prima si mostrava impreciso e senza grande convinzione. Inoltre, sta sviluppando anche un gioco di difesa alta e di contrattacco. Ma è anche vero che, quando è l’avversario a dare il via all’attacco (ma intendo l’avversario cinese, quelli europei nemmeno gli fanno il solletico), lui è in notevole difficoltà. Sugli scambi aperti lontano dal tavolo, sulle bordate in risposta alle bordate, è molto bravo, ma sempre di una spanna sotto Ma Long e Zhang Jike, oltre che Wang Liqin, ma in questo caso parliamo della precedente generazione. Comunque, quando Wang Hao abbandonerà (e non è previsto che lo faccia a breve), sarà lui il numero 3 della Cina, salvo imprevisti. A Macao, contro Boll, gioca un match che appare equilibrato nei punteggi, ma nella realtà è completamente a suo vantaggio per quanto riguarda l’iniziativa nel gioco. Xu Xin è quello che guida lo scambio, che dà il via agli attacchi, salvo poche occasioni, e Boll è costretto a stargli dietro, ad arrancare, preso più volte in velocità e in contropiede quando crede di aver già chiuso il punto. E’ vero, inoltre, che Xu Xin rimonta due volte (da 10-6 e da 10-7) e poi vince il set, ma succede anche a lui di guidare 10-6 e di subire la rimonta di Boll, con la differenza che è comunque lui a vincere il set, ripartendo alla grande. Quindi, che sia lui a fare la rimonta o Boll, alla fine è sempre Xu Xin a piazzare le botte vincenti e questo dà l’idea della sua personalità, oltre che della forza tecnica. L’ultima nota su lui è un aspetto particolare: Xu Xin è un pennaiolo mancino. Nell’intera storia del tennistavolo cinese, è rarissimo trovare campioni con queste caratteristiche. Di rilievo si trovano solo Yu Shentong e Yan Sen. Yu Shentong fu semifinalista nel singolo ai Mondiali 1989, ma solo perché i cinesi imposero a Jiang Jialiang di perdere con lui per punirlo per la sceneggiata di cui era stato protagonista nella finale a squadre: aveva interrotto il gioco per 20 minuti e preteso (e scandalosamente ottenuto) il cambio dell’arbitro che gli aveva tolto un punto su servizio irregolare nella gara contro Waldner. Comunque, i dirigenti cinesi fecero un favore a Jiang Jialiang, evitandogli un’altra figura di merda contro gli svedesi nel singolo (avrebbe incontrato Persson e sarebbe stato massacrato). Quindi, non considero Yu Shentong fra i campioni. Yan Sen, invece, è un vero campione: olimpionico e mondiale di doppio insieme a Wang Liqin, mondiale a squadre, semifinalista nel singolo ai Mondiali 1997 a Manchester, battuto da Waldner. Quindi, in tutta la storia della Cina, troviamo solo due pennaioli mancini di altissimo livello, una cosa abbastanza strana. Enzo Pettinelli, dopo averlo notato, ha ipotizzato qualche corto circuito cerebrale per i pennaioli mancini che, al contrario di quanto avviene nel tennis dove i mancini (in generale, perché lì non possono esserci pennaioli) sono considerati avvantaggiati in alcuni colpi (come nel diritto incrociato che viene fuori «più incrociato» rispetto a chi è destro, per motivi che rimangono misteriosi), nel tennistavolo ci può essere qualcosa che impedisce loro di esprimersi, ai massimi livelli, come i destri. Naturalmente, è un’ipotesi che, in base alle conoscenze scientifiche attuali, non può essere dimostrata, ma a me sembra interessante, visto che due soli pennaioli mancini di alto livello nella storia cinese appaiono come qualcosa di inverosimile, una coincidenza un po’ troppo strana.
GLI ALTRI
C’è poco da dire sugli altri giocatori, con nota di merito per il solo Joo Se Hyuk, protagonista di una grande battaglia contro Zhang Jike. L’altro sucoreano, Oh Sang Eun, è ancora vittima di una condizione fisica approssimativa, dovuta a tanti acciacchi, anche non curati bene, e cede a Suss, che si gasa, ma che rimane un giocatore di basso livello, oltre che un montato stratosferico. Dai tedeschi, spettacoli desolanti. Steger è uno serio, ma i suoi limiti tecnici sono fin troppo evidenti. Baum, altro montato come Suss, è davvero patetico tecnicamente, e infatti cede a Steger. Ovtcharov continua la sua discesa senza fine verso lo squallore: è preso a pallate da Ma Long, non è in grado di prendere mai l’iniziativa, continua a fare quel suo ridicolo servizio di rovescio (anche se in misura ridotta, forse si sta rendendo conto che agli occhi degli spettatori appare come un clown quando lo esegue), un vero disastro. Infine, c’è Boll, che prova
a battersi, pur con i suoi limiti tecnici da me più volte indicati, ma è evidente che a frenarlo adesso ci sono anche guai fisici. E’ stato fermo per parecchio tempo, adesso sembra si sia ripreso, ma la velocità non è più la stessa. Fra l’altro, si nota che si piega molto di meno rispetto a prima (lo si vede soprattutto nella risposta al servizio) e che i movimenti di topspin di diritto sono meno esasperati ed estremi rispetto a prima. La sua schiena non è più in grado di sopportare certi sforzi, dovuti principalmente (e secondo me esclusivamente) a una postura sbagliata, di cui sono responsabili i macellai tedeschi, travestiti da allenatori, che lo hanno impostato in quel modo: come dissi già una volta, quando esegue il top di diritto, sembra che abbia ricevuto una botta di spranga nei reni. Alla fine, tutti quegli sforzi senza senso e deleteri per il corpo si pagano.
LE DONNE
Guo Yan rivince il titolo ottenuto l’anno scorso, anche se deve soffrire parecchio in finale con Ding Ning: le annulla il matchball con un tiro che colpisce prima la rete, poi lo spigolo. Comunque, a parte il colpo di fortuna, Guo Yan si dimostra ancora una volta durissima e in fondo merita la vittoria. Non dimentichiamo che è probabilmente la giocatrice più sfortunata della storia del tennistavolo: sarebbe stata in grado di vincere tutto (e ha vinto comunque una Coppa del Mondo e due Finali del Pro Tour, oltre a titoli mondiali a squadre), ma si è ritrovata a giocare nello stesso periodo di Zhang Yining, Wang Nan, Guo Yue e Li Xiaoxia! Ding Ning mostra di essere ormai fra le prime 5 del mondo, le manca solo un po’ più di equilibrio e di lucidità nel gioco, punta troppo sulla potenza ed è una sparapalle impressionante. La sorpresa negativa è arrivata da Liu Shiwen, fresca numero 1 della classifica mondiale ed eliminata al primo turno dalla
giapponese Fukuhara. E’ vero che Liu Shiwen arriva a Macao con raffreddore e un po’ di febbre, ma non si può perdere con la Fukuhara, giocatrice con cui le cinesi normalmente passeggiano. La verità è che Liu Shiwen, pur fortissima, ha ancora molti difetti, che Kong Linghui, suo allenatore, sta cercando di toglierle: va benissimo contro chi gioca aperto, ma si trova in difficoltà con le difese e soprattutto con chi, come la Fukuhara, spezzetta il gioco, anche con la gomma del cazzo che monta sul rovescio, e parte con attacchi improvvisi.
La verità è che Liu Shiwen non è la vera numero 1 del mondo. Lo è diventata solo perché ha giocato quasi tutte le gare, mentre Zhang Yining, ora numero 2, è stata ferma, e anche Guo Yue è stata tenuta un po’ in frigorifero dai tecnici cinesi, pronta per gare più impegnative. Quello della classifica mondiale, comunque, è un discorso che affronterò a parte, perché è evidente che siamo in presenza di una graduatoria non vera, per diverse ragioni che proverò a spiegare. Per concludere, a proposito di Zhang Yining, la più grande giocatrice di tutti i tempi, che si è sposata il 18 ottobre e che sta ancora riposandosi (non si sa ancora se giocherà i Mondiali a squadre a Mosca, a maggio), è apparsa d’incanto nella prima giornata di gare. Il marito è di Hong Kong, quindi lei ha fatto un salto nella vicinissima Macao, ha guardato le gare per un paio d’ore e
poi è scomparsa di nuovo.
UNDER 21
A Macao si sono svolte anche le Finali delle gare Under 21. Le cito solo per far notare che sono la più grande barzelletta del tennistavolo. La gara Under 21 fu pensata qualche anno fa al posto del vecchio torneo di consolazione cui partecipavano, negli Open internazionali, i perdenti al primo turno. Siccome era una specie di «cimitero degli elefanti», si pensò, bene, di sostituirla con una gara per gli Under 21, in modo da offrire ai più giovani l’occasione di giocare un po’ di più. Il problema nasce quando, non si sa chi sia stato il genio in questione, a questa gara si è voluto assegnare un significato tecnico assurdo: la gara dei campioni del futuro. In altri sport, si può arrivare a 21 anni e diventare campioni dopo, nel tennistavolo no: si vede se sei campione quando hai 14-15 anni, altrimenti sei un mediocre. Così, queste Finali per gli Under 21 non si dovrebbero nemmeno giocare, bastano le gare negli Open, e basta. Così, tanto per essere spietati, faccio notare che: nelle semifinali assolute, a Macao, ci sono tre Under 21, che naturalmente non si sono mai permessi di giocare questa gara: Ma Long, Zhang Jike e Xu Xin. E fra le donne, andando a vdere la classifica mondiale, scopriamo che la numero 1 Liu Shiwen, la numero 3 Guo Yue e la numero 7 Ding Ning sono Under 21, con Ding Ning finalista assoluta a Macao. E allora, la vogliamo smettere con questa farsa?
TV
Concludo con una informazione che secondo me è davvero importante. Leggo, qui e là, ma soprattutto dove abbondano gli incompetenti e gli ignoranti, che molti vanno alla ricerca spasmodica di video delle partite. E allora, informo che sul sito dell’Ittf (mai abbastanza cliccato, quantomeno per vedere come si scrivono esattamente i nomi dei giocatori cinesi, senza essere necessariamente esperti di Cina e di lingua cinese!) c’è una sezione televisiva, dove è possibile rivedere le intere partite dei più importanti tornei, a cominciare dai Mondiali. In questi giorni, sono andare in diretta le partite delle Finali Pro Tour a Macao e possono essere riviste in qualsiasi momento da chiunque, tutto gratis. Ecco il mio consiglio: tutti gli ignoranti e gli incompetenti si vadano a vedere quelle partite, magari è la volta buona che cominciano a capire qualcosa. C’è una autentica miniera di partite sul sito dell’Ittf (www.ittf.com) e quasi nessuno va a scavare. Perle ai porci.
RISULTATI
SINGOLO MASCHILE
SINGOLO FEMMINILE
DOPPIO MASCHILE
DOPPIO FEMMINILE
U21 RAGAZZI
U21 RAGAZZE
Antoniana Pescara
9 Ottobre 2009 da Ping Pong Italia · Lascia un commento
La società Antoniana Pescara, sta cercando un giocatore per la sua C1 gir.H, chiunque fosse interessato potrà rivolgersi al responsabile del club il sig. Quintildo Petricola al cell. 335319934 oppure all’email q.petricola@alice.it
Questo è il girone H
Europei, avanti la vecchia guardia
22 Settembre 2009 da Ping Pong Italia · 8 Commenti
Stoccarda, finale Maze-Schlager, la sfida dei quasi ex, il vecchio che avanza. Complimenti a Michael davvero un impacciato in forma, a Werner che ogni volta sembra che lasci e poi è di nuovo lì in attesa che la sua accademia viennese venga completata per dedicarsi all’insegnamento del pingpong.
Boll superfavorito, giocava pure in casa, è crollato dietro a chissà quali colpi di Maze, Samsonov non è andato oltre i quarti, scontrandosi col muro austriaco, confermando che è in stato di non grazia.
E i giovani, dove erano? Persi per strada, ovvio. Ovtcharov, la promessa europea, è rovinato malamente nei 32 perdendo dal mediocre Machado per 1 a 4 ah già, ma Machado non è quello che ultimamente aveva perso da Stojanov nella partita a squadre in Spagna? Dicevo, i giovani? Sono finiti, non ce ne sono più. Occorrerà aspettare le prossime generazioni francesi, per vedere qualcosa, forse, e sperare nel buon progetto che l’ETTU ha avviato da poco.
Una segnale interessante però c’è stato, il ritorno di Fedor Kuzmin, semifinalista fermato da Schlager, è evidente che Leo Amizic sta già rimettendo in sesto quelli che erano i suoi pupilli, Fedor Kuzmin era uno di quelli più promettenti quando Leo nel 2004 decise di andare a Berlino per dedicarsi alla musica elettronica, ora, insieme al fratello Mario si prenderà cura dei russi e c’è d’aspettarsi solo dei buoni risultati.
Tra le femmine, dopo la parentesi lituana di Ruta Paskauskiene, ancora una riconferma ad occhi a mandorla, stavolta a farcela è stata la tedesca Wu Jiaduo che ha demolito Pesostka la ragazzina dell’ucraina.
Infine i nostri che in finale della gara di consolazione di doppio femminile, dopo il flop in singolo, riescono a ripiazzarsi seconde dietro le italiane d’adozione Dodean/Samara, una finale tutta casareccia.
Lo scorso agosto in Cina ho parlato con Dodean, una persona davvero speciale, mi ha detto del perché avesse cambiato società, sentiva il bisogno di crescere tecnicamente e quindi da Milano ha fatto 130 km e si è fermata a Castel Goffredo. Secondo me per giocatrici come Daniela o Samara la soluzione ideale non è I’talia e nemmeno la Germania, ma a molti chilometri più a est anzi all’estremo est. Daniela, Elizabeta partite, voate via, andate in Cina, rinunciate a qualche soldino e allenatevi un anno in Cina, l’avevo suggerito un paio d’anni fa anche a Stefanova, personalmente il motto è: se i cinesi vengono in Europa, noi europei andiamo in Cina, d’altra parte non fecero cosi i Waldner, Persson, Karlsson?
Ancora nel femminile c’è da scoprire il mistero Tan Monfardini, sparisce letteralmente dal singolo per riapparire pimpante alla gara di doppio, ci vorrebbe Detective Conan.
Per Negrisoli, cosa poteva fare dopo i tanti tartassamenti che ha subito.
Tra i maschietti, mi aspettavo qualcosa di più da parte di Tomasi, aveva un gran bel girone. Stojanov ha fatto quello che poteva, far capire a tutti che è capace di giocare. Bobocica, campionato ideale, perdere dal n.1 del tabellone è sempre una sconfitta dignitosa. Rech ha vinto il Consolation, ma non l’avevano abolito? Comunque vincere è sempre una sensazione troppo bella.
Gangtok, Sikkim, India
29 Agosto 2009 da Ping Pong Italia · 5 Commenti
Mi trovo a Gangtok a 1600 metri di altitudine, capitale dello stato indiano del Sikkim confinante con il Nepal, Bhutan e Cina, un posto affascinante a ridosso dell’Himalaya (peccato il periodo delle piogge in corso). Qui si sta svolgendo il torneo più importante per l’attività federale indiana, l’All India Inter-Istitutional Championships. Da questo torneo parte tutta la struttura professionale dei giocatori indiani. Prima di dirvi come funziona il professionismo qui in India vi devo dire alcune cose sul viaggio e su questo posto davvero speciale.
L’aeroporto più vicino è quello militare di Bagdogra nel Nord Bengala e la città piu’ importante è Siliguri. Lo scalo aeroportuale che, per sua natura, è funzionante solo di giorno, ha una particolarità, la pista di atterraggio/decollo non ha le luci tipiche che la segnalano, sembra incredibile ma è così, la lingua di asfalto è enfatizzata da fronde di carta tipo catarifrangenti, sembrano tante farfalline argentate luccicanti come quelle degli addobbi di compleanno, ma il colpo d’occhio è davvero unico. Nel frattempo che sono sbarcato sono decollati 3 Mig, un fragore micidiale. Questa è considerata zona di confine, operativa dal punto di vista militare. Fin qui tutto bene, ah mi dimenticavo il volo da Delhi è durato 2 ore e da Patiala a Delhi (270km) in taxi altre 5. Una macchina mi aspettava all’uscita dell’aerostazione, una bella macchina giapponese, molto confortevole con climatizzatore, all’esterno erano 35 gradi, all’interno 20. Avremmo dovuto percorrere solo 130 km che, in condizioni normali, vengono coperti in 3 ore, ma stavolta, causa pioggia, ce ne sarebbero dovute impiegare 6 e mezza. All’inizio mi pareva strano, e che, dovremo viaggiare a 20kmh? Poi dopo il primo chilometro di pacchia totale, ecco scoperto l’arcano: autentiche voragini si presentavano di fronte a noi costringendoci a proseguire a passo d’uomo, non esagero. Il problema s’ingigantiva quando dalla carreggiata opposta arrivavano altri veicoli, peggio ancora, camion o autobus, la causa? la stagione delle piogge e la cattiva qualità degli asfalti indiani, quando ci trovavamo in queste situazioni sembrava il Camel Trophy. Ma la situazione a Siliguri era ancora accettabile, appena abbiamo iniziato la salita verso il Sikkim ad ogni curva si poteva scommettere su chissà quale intoppo ci si proponeva: un albero caduto, un filo della luce a penzoloni, blocchi di strada scomparsi, erosi dalla potenza dell’acqua che dalle montagne scende copiosa, per non parlare poi dei piccoli imprevisti stradali, il tamponamento, macchine in avaria etc. In molti punti del tragitto, al nostro passaggio, c’erano degli spettatori d’eccezione, famiglie intere di scimmie che stavano sedute sul bordo stradale e ci guardavano sperando di ricevere qualcosa da mangiare, alcune femmine si portavano sulla groppa una piccola scimmia e sul ventre un’altra piccola scimmia, i maschi si distinguono dalla stazza piuttosto robusta.
Finalmente si giunge a Gangtok, la città conta meno di 80 mila abitanti è aggrappata ad una costa di monte, le case sono per lo più colorate e l’effetto ottico, quando c’è il sole, è particolare, questa cittadina sembra la Positano dell’Himalaya. Il centro abitato è un vero dedalo di viuzze, saliscendi di maracata pendenza, scalette strettissime per accedere alle abitazioni e per spostarsi da un livello all’atro della strada. Il taxi è il mezzo più comune anche per gli stessi gangtokiani, assomigliano alle Fiat 600 Multipla di inizio anni ‘60. Non lontano da qui, nel Sikkim dell’Ovest si può ammirare l’Everest, andare in Cina è solo questione di una 50ina di km. Beh la parte turistica finisce qui, anche perché il mio tempo l’ho trascorso a seguire le gare.
Dicevo all’inizio che il sistema professionistico indiano inizia dalle Istitutions, altro non sono che delle aziende a carattere nazionale all’interno delle quali ci sono settori per l’attività sportiva agonistica. Ci sono dei managers che identificano i vari giocatori potenzialmente validi a cui viene offerto lavoro, ecco dunque l’All India Electricity, Dena Bank, Petroleum, Railways, Air India, Department of Post, Department of Atomic Energy e così via. A questo torneo c’erano ben 18 Istitutions.
Questo sistema permette agli atleti di svolgere attività sportiva senza andare nemmeno un giorno in ufficio, quando decideranno di smettere con lo sport verranno intergati nei vari settori secondo il grado di istruzione che hanno conseguito nel corso degli anni, con la seguente equazione: migliore istruzione maggior stipendio. Essere quindi nei 20 probabili, questa è la rosa definita dal SAI Sport Authority of India, significa dare la disponibilità agli allenamenti del 100% senza interruzioni di nessun tipo, come ad esempio le attività locali, inesistenti. Solo da quest’anno il West Bengal, la parte più rigogliosa dal punto di vista tecnico, ha iniziato un campionato tutto suo, ma fortunatamente è limitato ad un paio di settimane all’anno.
Pertanto lavorare in queste condizioni è veramente ideale, i raduni collegiali sono uno dietro l’altro per un totale di 320 giorni di impegni all’anno tra gare e stages. Naturalmente questa enorme attività non è lo standard di lavoro, è il numero di giorni che SAI ha chiesto alle federazioni per la miglior preparazione possibile ai CWG Commonwealth Games di Ottobre 2010 che si svolgeranno a Delhi.
I CI di Alberto Vermiglio (parte I)
13 Luglio 2009 da Ping Pong Italia · 64 Commenti
Ho ricevuto questo prezioso resoconto sui Campionati Italiani di Conversano dall’amico Alberto Vermiglio che ringrazio per il contributo e anche per la fatica che ha sostenuto scrivendo questo lungo pezzo, La gara è divisa in due parti, oggi vi propongo i IV e i III.
Buona lettura
di Alberto Vermiglio
Campionati Italiani di Conversano (BA) 2009
Sono ormai passate alcune settimane dall’appuntamento che ha concluso la lunga stagione pongistica 2008-09. Anche se un po’ in ritardo proviamo a riportare qualcosa su queste gare contraddistinte dal sole e dal vento di una delle regioni più belle della Penisola.
L’appuntamento, come si sapeva, è stato spostato da Bari a Conversano, con meno difficoltà per gli atleti, visti i soli 17 km per la maggioranza che alloggiava nel villaggio di Cala Corvino.
Qualcuno si è lamentato per questa sistemazione; qualche altro no. Io ci ho passato 8 giorni, dai doppi 4^ctg ai gironi dell’assoluto e devo dire che mi sono trovato bene, avendo scelto un appartamentino che abbiamo diviso in 6. Stessa cosa avevamo fatto a Termeno e vi consiglio vivamente questa soluzione, sia per risparmiare che per divertirvi e socializzare con tutti.
Il trasporto verso il palazzetto era servito dai pullman dell’Aeronautica Militare e insomma, nonostante qualche lamentela di approccio nei primi giorni veterani, credo che la sufficienza questa volta la Fitet l’abbia guadagnata in rapporto alle difficoltà che presenta una manifestazione così lunga.
Purtroppo il vero problema è proprio questo, si continua ad insistere con questo “appuntamento fiume” , un mezzo mese di gare che accorpa tutte le categorie ed un “mucchio selvaggio” di atleti tra i quali molti di non eccezionale qualità in tutte le categorie assieme a quelli un pochino più validi (ad eccezione dell’assoluto….obviously!).
Sarebbe ora di capire se val la pena continuare su questa strada, poiché rispetto alle prime edizioni simili, mi pare che siano sparite tante cose.
Non ci sono più “vallette bionde”, pompose sfilate dei comitati regionali. A Conversano era tutto un po’ più “desertico” in sintonia col paesaggio ..:-)).. Chissà l’anno prossimo a Ponte di Legno … potrebbero tornare utili nuovamente i Mondiali di Calcio per ravvivare il clima, cementare le amicizie tra le varie regioni ed illuminare con gli accendini, alla “Concerto di Baglioni”.
Sarebbe invece ora di valutare come suddividere le gare, più sciolte e meno compresse per via del numero dei partecipanti, più qualitative e con molte, ma molte meno presenze regalate.
Pare invece che il prossimo sistema di regolamenti e tornei porterà a qualificarsi ancora molti 4^ ctg nel torneo 2^.. guarda un po’::! Staremo a vedere..!
4^categoria
Nel Torneo Maschile si è consumata una delle sorprese più grosse dell’intera edizione. Il favorito era indubbiamente il giovane umbro Alessandro Baciocchi. Allievo primo anno, approdato alla nazionale e con soddisfacenti prestazioni. Era la N.1 indiscussa, in virtù di un già significativo n.227 del ranking nazionale ma è uscito in modo imprevisto nei quarti di finale per mano del pari età “Scugnizzo Massarelli from Mugnano“.
Vale come al solito la regola… Il genio ed il talento (la potenza) non sono nulla senza il controllo? Lo scorso anno dissi che mi piaceva molto questo giovane, dotato anche di notevoli mezzi fisici (faceva ginnastica artistica). Intendiamoci, si può sempre perdere e ci può stare anche lo stop imprevisto, ma “Baciocchino” mi sembra un pochino “cazzeggione”.
Quando, con fatica troviamo qualche bel talento che con la nazionale potrebbe far vedere qualcosa di buono, dobbiamo poi pensare quali sono i motivi e gli elementi che ci vedono distanziare dalle altre nazioni, in brevi periodi.
Cosa fanno da loro mentre noi abbiamo i nostri campionati, i nostri tornei giovanili e di categoria anche con i senior, dove tra l’altro questi ragazzi sorprendono spesso positivamente?
La differenza non tanto della qualità, quanto della concretezza in pari età si è vista chiaramente lo scorso anno agli Europei Giovanili di Terni.
Forza Baciocchino, è impossibile che mi schianti un 2^ctg e poi ti fai irretire nel giochino e ti innervosisci fino a mollare, o almeno questo è quello che sembra da fuori.
Ok, la scusante c’è, Maurizio Massarelli è un buon allievo ‘95, mica stava li per prenderle, ovvio.. Ok, in panchina di la c’era il volpone Eliseo, Ok, la pressione si può far sentire. Ma …si può dare di più!… Cantava Gianni Morandi …!
Comunque non vorrei che parlando della sorpresa Baciocchi, passasse in secondo piano il vincitore. E chi è costui?… Uno dei soliti ..rentrèè… revival… che nei quarta capita spesso di incontrare, nientepopodimeno che ..Marcello Mondello.
Esatto!. L’ex 1^ctg, che ormai da qualche anno sale e scende dagli ultimi livelli, qualcuno dirà per “rubare le caramelle ai bambini”…!
Beh !..Intanto i “bambini” che girano, ed anche qualche altro più grandicello, non è che stiano proprio li con la scatola aperta guardando in aria mentre arriva uno che gli mangia tutto.
Un Italiano 4^ è una gara dura e lunga… Ti può sempre capitare l’avversario imprevisto che magari pesca anche il Jolly, dopo essere uscito 1° o 2° da uno dei 132 gironi (minkia! Ma proprio 132?)
C’erano diversi favoriti. Uno di questi poteva essere il siciliano Marcello Puglisi, che poi non è venuto. Mondello aveva già vinto un torneo 4^ctg ad inizio stagione, poi aveva giocato una C1 che lo vedeva presentarsi solo n.499 del ranking e n. 35 del tabellone di Conversano.
Davanti c’erano altri giovani, il piemontese Damasco, n.2 e già 253, l’altro junior reggiano Campisi, n.4 e 297, ma anche Buccheri, Guardiano, Barberi, Bianchin, Bella, solo per dirne alcuni.
Le sorprese non sono mancate. Giacomini di Senigallia ha fatto il torneo della vita, raggiungendo gli ottavi e piegandosi solo a Baciocchi.
Un altro giovane quotato, Marco Bacci di Torino (n.13) è andato a sbattere su un certo Carmine Mainiero (peloso classe ’85) nei 32ì di finale. ..La n.2 Buccheri esce anch’egli nei 32ì contro Biagio Izzo, prima di incontrarsi con Mondello., che negli ottavi regola in 3 set, il giovane e bravo Federico De Marco, valdostano del Torino.
Nei 16ì cede Appolloni junior, dopo aver eliminato al primo turno la n.6 Steven Barberi, contro il sardo Muzzu che negli ottavi elimina anche Cellura per poi lasciar strada sempre a Mondello. Nei 16ì esce un’altra vecchia conoscenza, “Il Manzini” col laziale Pigna.
A Conversano è in gran spolvero il “King Maietti”. Raggiunge nientemeno che gli ottavi, fermato dal potente e giovane “rossomalpelo” Damasco.
Il “King” però, classe ’47, vanta un bel record. Ben 20 gare di singolo a Conversano, finalista nei veterani 3, ha giocato sia i 3^ che i 2^ ctg, più i doppi.. Gran Bestia il King!
Si ferma nei 16ì lo junior Campisi, per mano di Levon Zakarian, ma poi va nei quarti Angelo Massaro che lascerà la semifinale al siciliano Giovanni Guardiano (n.5 e 1° nel suo girone nonostante la sconfitta con Nicolò Appolloni). Guardiano accede alla zona podio, dove regola agevolmente in 3 set proprio il giovane Massarelli. L’allievo del Mugnano dopo il primo turno con Franchi ha dato vita ad una serie di battaglie durissime. Quinto set con Ferreri e con De Bari, tirato in quattro set con Ganimede (n.9) ed ancora in “bella” …con Davide Bella (n.8). Qui, come già detto, trova il favorito Baciocchi e lo fa impazzire in 4 set, mandandolo a spasso e costringendolo ad errori gratuiti. Indubbiamente lo “scugnizzo” se l’è guadagnata “la pagnotta” del podio e adesso spera anche la maglia azzurra agli europei di Praga.
Dall’altra parte del tabellone Marcello Mondello va avanti a suon di 3-0, fino alla semifinale con Giovanni Coletta, n.10 del tabellone, che arriva in fondo secondo le aspettative del “bookmakers”… Il pugliese strappa il secondo set a Marcello ma poi cede a 6 gli altri due accontentandosi del bronzo.
La finale è quindi tra Guardiano e Mondello, col siciliano che sorprende in rimonta il calabrese nel primo set, 15-13, ma poi Marcello inizia pazientemente a metterne una dopo l’altra fino a che non ha la palla buona per piazzare la spalettata di rovescio. Certo non è più il “pistone” di una quindicina d’anni fa, anche lo sguardo è un po’ affaticato, ma è quanto basta per portarsi a casa il titolo.
Il doppio vede vincitori Baciocchi e Campisi, facilmente pronosticati, ma al quinto set su Mondello e Curello , mentre le medaglie le spuntano dopo vere e proprie battaglie in bella, De Vecchiis e De signori bus del teramo e Cufano-Cuminetti di Milano.
Singolo Femminile 4^: quindici gironi per un tabellone quindi ben più ristretto del maschile.
Le favorite sono le bimbe del futuro, n.1 Bianca Bracco, n.2 Giorgia Piccolin, ma salta fuori Paola Coniglio. La siciliana del TT Pace del Mela infila quattro turni consecutivi vinti al quinto set, in semifinale proprio con la altoatesina Piccolin di 17 anni più giovane Dall’altra parte è la giovane di Alto Sebino, Michela Albertinelli che sorprende in tre set (10, 9, 9) la n.1 Bianca Bracco ed accede alla finale, dove impegna per 4 set l’esperta siciliana. Strappa il primo game a 11, ma soccombe poi a 5, 5 e 9, lasciando il titolo a Paola Coniglio.
Nel doppio invece, Giorgia Piccolin, in coppia con Verena Totis, si prende la rivincita sulla Coniglio, affiancata da Ana Sercer, battendola facilmente in soli tre set.
Doppio Misto 4^: Anche qui Paola Coniglio subisce il ritorno di una giovane avversaria del singolo. E’ la Albertinelli, in coppia con Rinchetti, ad eliminare la siciliana affiancata da Buccheri, 3-0 aò terzo turno. I lombradi arrivano poi fino alla finale ma qui trovano l’ostacolo insormontabile. Alessandro Baciocchi e Giorgia Piccolin lasciano solo due set in tutto il torneo portando a casa il loro secondo oro personale.
3^ categoria
Si dirà che io sono restrittivo, cattivo, insomma, dite come vi pare, ma 58 gironi per 227 iscritti al singolo 3^ctg, quando con alcuni giovani in crescita, i rientri all’agonismo di ex 2^ fortissimi, la cerchia dei favoriti si restringe ad atleti già tutti dentro al ranking di 2^ categoria, mi sembra esagerato.
La cosa è tanto più assurda se si pensa che praticamente in ogni girone era certamente presente almeno un 4^ ctg che spesso non ha vinto nemmeno un set.
Se dobbiamo poi pensare che i migliori 3^ctg devono fare in 2 giorni, girone (spesso inutile) la mattina, un doppio al pomeriggio (e resta poi da vedere a che ora sono stati i gironi, visto che erano 58), il girone dopo magari un misto, dopo un tabellone ad eliminazione diretta con partite una dietro l’altra, mischiate ai turni femminili. Dopodichè,… alcuni di questi sono poi 3^ctg che magari la mattina dopo hanno anche dei gironi 2^ in cui dovrebbero essere protagonisti…(?).
Se vogliamo una qualità ed una crescita, qualcosa bisognerà cambiarlo.Si pensava che mai come quest’anno il torneo 3^ctg fosse così combattuto ed interessante. Con le nuove classifiche troviamo fino le teste di serie fino alla n.16 nel ranking dei 2^ ctg.
La n.1 è l’allievo 2° anno Seretti, già molto avanti, vincitore dello scorso anno e dominatore in una forte B1. Idem per la n.2 Rossini, junior, la n.3 Sanvitale, la n.4 Pavan. La 5 è il favorito di molti, Fabrizio Puglisi, classe 1980, già n.17 d’Italia nel 2003. La n.6 è un redivivo Ruscelli, la 7 Malpassi che ha nei primi turni contro storti pari età i pericoli maggiori, poi la 8, Luigi Rocca e la n.9 Federico Baciocchi sono gli ultimi che godono del favore pronostici per la possible vittoria finale.
Da un po’ di anni ormai si gioca agli undici e quando poi si mettono dentro livelli molto diversi, certo le sorprese possono verificarsi.
Seretti non lo vediamo da febbraio ai tornei Svolge una preparazione particolare con l’amico Mutti. Ha fatto molti open all’estero. Ha un girone da tre che diventa da due per l’assenza di La Torre. Gioca solo col “vecchio” Fabio Angiolella. Vince il primo Damiano, poi comincia ad andare in confusione. Vuole spaccare la difesa classica del romanaccio!… va sopra 2-1 ma ci rimette le penne. Sorpresona che sconvolgerà la parte inferiore del tabellone.
Nel girone 2, Davide Rossini non rischia di meno. Passa su Morante ma recupera per i capelli il match con Perricone, rischiando di perderlo 3-1.
E’ un momento difficle della mattinata in palestra per i favoriti giovani. Nel girone n.3, anche Sanvitale deve recuperare sotto 1-2 con Baraccani, mentre la n.4 Federico Pavan, va sotto 0-2 e annulla il match point al quarto con Macchitella..
La n.6 Ruscelli in vantaggio facilmente su De Sario perde due set a 9 ed il match. Esce ugualmente primo per ritiro del pugliese per infortunio. Gli altri favoriti non hanno problemi e il tabellone si compone con la sola mina vagante di Seretti.
La mattina dopo, come prevedibile si apre il buco del tabellone nella n.1. Tra difese Angiolella e Bono, passa il siciliano e quindi negli ottavi entra facilmente il Modenese Ghitalla (n.16) passando 4 turni per 3-0, ma che poteva giocarsi meglio l’accesso ai quarti con Rocca, vince il primo e cede 2 set a 11. Il calabrese di Sardegna aveva superano più o meno allo stesso modo Federico Baciocchi.
Mai viste due legnate come quelle dispensate da Mattia Contu nei 16ì e negli 8ì. La prima la prende Federico Pavan, che per tutto l’anno ha piallato gente a rotta di collo e col sardo raccoglie 15 punti in 3 set. Sullo slancio Mattia ne fa fare 14 al modenese Dall’Olio, ma quando è ora di giocarsi la semifinale con Puglisi, nasce una discussione su urli, spigoli e servizi presunti irregolari.
C’è da dire che se non sei mancino con Puglisi non è che si veda granchè (il più delle volte), soprattutto se sei poi un 3^ctg. Certo è che Contu molla il match e non lo gioca proprio (5, 5, 0).
Quello che accade in questa, come in tante altre partite fa pensare al molto “permissivismo” che gli arbitri concedono già sin dal primo giorno dei veterani…. (?) ..Mah!!.. Che dire.. se si pensa a cosa non era consentito fare 3 anni fa a Jesolo!. O quello che verrà poi richiamato ad Aliberti nei 2^ctg.!?
Comunque andiamo alla parte sotto del tabellone. Seretti capita a Sanvitale, che poveraccio nemmeno con il “bye” del primo turno se la può prendere.
Pasquale se la gioca anche, ma scossa sempre la capa, non ci crede, ..eppure .. e invece niente, 6, -11, 6, 10, e conseguente scoramento di Eliseo quando un suo allievo getta troppo presto la spugna.
Ma inizia il calvario anche per Seretti. Damiano non è quello visto lo scorso anno. E’ più nervoso. Cos’ha?… Non giocherà i 2^ctg. Deve rientrare per gli esami. Vien da pensare anche qui. Non tanto agli esami e alla scuola, per carità! Questo ragazzo ha dei numeri (io la vedo così), ha la società più organizzata, un allenatore tra i migliori ed esperti. Io insisto: cosa soffrono i nostri ragazzi che all’estero non dimostrano di patire?…
Il terzo turno di Seretti è con l’ostico vercellese Gallina. Può andar sotto 0-2, ma la ribalta, però soffre molto al quarto ai vantaggi. Non c’è il suo coach in panchina, ma deve seguire anche un altro atleta importante, Marco Bianchini (che la sera prima ha fatto vincere il doppio). Fu così anche lo scorso anno ma, spesso da solo, vinse e mostrava più grinta.
Comunque è nei quarti con Amenta, il bloccatore siciliano che ha più o meno facilmente fatto fuori, Cacciapuoti, Righini e Liambo. Amenta si porta in un lampo sul 2-0. Ma Seretti inizia la rimonta e sembra tutto a posto sul 2-2. Ma di nuovo si blocca parte male e fa partire bene l’altro. Va sotto 7-3. Poi due fiammate di 4 punti. I primi per pareggiare e i secondi per buttarla via. In contemporanea il compagno Bianchini esce facilmente per mano di Rossini.
Amenta esce il turno dopo per mano di Ruscelli, 3-0 (anche se con due set a 11). Il romagnolo ha un tabellone spianato ed è in semifinale.
Si delinea la fase finale. Resta in corsa Malpassi che ha superato i pericoli dei suoi “coetanei”.e regola facilmente la difesa di Atz per entrare negli otto contro Rossini. Arrivati a questo punto era una semifinale che in molti davamo certa per il Riccardino da Grosseto. .. e così è: 3-0 senza storie.
Le semifinali sono due battaglie, anche se un po’ diverse. Punto su punto quella tra Rocca e Puglisi. Il calabrese del Cagliari ce la poteva fare e magari avrebbe cambiato le sorti del torneo. Così non è . Grandi urli, gran bei punti, gran guerra e la spunta il più guerriero, Puglisi, che sembra uno di quei soldati magri, scuri e nervosi dipinti sui muri o sulle anfore greche o egiziane.
Molto diversa l’altra semifinale.
La ricorderò bene per molto, visto che ero seduto in quella panchina. Ruscelli parte bene (ha già vinto a Terni col Malpassi e questo forse è uno “svantaggio”) e va sul 9-4, poi si spegne la luce e perde a 11. Nel secondo niente da fare, Riccardo è una volpe e chiude a 8. Poi però sembra un massacro. Sono impallinate da tutte le parti, 11-5, 11-5 e 8-1, poi 9-3. Poco importa come poteva finire. Conta chi vince. Non si sa come ne vien fuori il toscanaccio ma sul 10-8 ne fa 5 lui e 3 quell’altro. Mentre Ruscelli è ancora seduto stravolto, Puglisi sta già avanti 1-0 in finale. Finisce presto con Malpassi che non vede né i servizi, né i top spin ed il resto! 3-0 facile. Vince quello che era favorito, qui deludenti i giovani del futuro, anche se già da oggi saranno di nuovo i favoriti.
Doppio Maschile 3^: In semifinale certamente le quattro coppie più forti in assoluto. Dopo quattro turni in scioltezza, Ghitalla non capisce cosa succede a Ruscelli in semifinale. Sta facendo le prove per il singolo del giorno dopo. Si spegne la luce al mancino contro Pavan e Rossini nei primi 2 set e mezzo. Ghitalla risolleva le sorti e si va al quinto ma la i n.1 non rischiano più di tanto e guadagnano la finale. Sotto invece è più scontata la supremazia di Seretti e Bianchini su Vellucci e Sanvitale che cedono la finale per 3-1. La finale è bella, con Pavan e Rossini che giocano bene, ma ad un certo punto nulla possono contro le devastanti fiondate condite da urlacci di sfogo di Bianchini che guadagna il suo giusto oro. .. Gran braccio, peccato i troppi black out del singolo.
Singolo Femminile: Solo la giovane Asia Richini, Ragazza ’97, di Alto Seibino mette in difficoltà al secondo turno la torinese Alessia Tarallo, portandola al quinto set, dopodiché è una sfilza di 3-0 senza speranze per le avversarie arrivate al tabellone finale dai 19 gironi eliminatori. La sorpresa più grande la provoca Michela Albertinelli (gran vivaio sforna bimbe brave quello dell’Alto Sebino) che nel girone n.2 fa fuori nientemeno che Alessia Mirabelli, spedendola mina vagante nel tabellone, tant’è che al secondo turno la favorita del Livorno perde facile con Ines Sercer, concludendo prima del previsto il suo italiano.
In finale la sarda Claudia Murtinu non può nulla contro la insuperabile Tarallo ma raccoglie il meritato argento dopo aver fatto secche Anita Walter, Paola Coniglio e Giorgia Piccolin.
Alla giovane bolzanina e all’aretina Ambra Fiorini il podio di bronzo.
Nel Doppio Femminile si ripete l’oro per Alessia Tarallo in coppia con Rosaria Mauriello, incontrastabili dalle avversarie.
Nel Misto tornano all’Oro i collaudati Egon Bertignoll e Anita Walter che in finale hanno la meglio su Federico Baciocchi e Chiara Colantoni, dopo aver superato in semi il fratellino Alessandro Baciocchi sempre accompagnato dall’immancabile Giorgia Piccolin.
Il Drago Rosso ai C.N.
18 Giugno 2009 da Ping Pong Italia · 17 Commenti
del Drago Rosso
Anche quest’anno ho assistitito a una giornata di gare dei campionati nazionali, quella della seconda categoria maschile. Come ho già spiegato altre volte, da questa gara si può rilevare meglio il livello medio del tennistavolo italiano. Le considerazioni da fare sono molte e ce n’è qualcuna anche per la terza categoria. Un capitolo particolare è riservato a quello che è accaduto ad Aliberti, squalificato, visto che questo episodio porta alla ribalta problemi ed errori illuminanti su alcuni aspetti del nostro sport in Italia.
CONVERSANO
Prima di passare agli aspetti tecnici, un paio di cose sulla sede dei campionati. Ribadisco che la Fitet ha nascosto il passaggio dei campionati da Bari a Conversano. Avrebbe dovuto ufficializzare che il palazzetto di Bari non era pronto. Ma naturalmente sarebbe stata un’ammissione di fallimento, non certo come responsabilità della mancata apertura del palazzetto, quanto di aver puntato su una struttura che sin da un anno prima, come sanno benissimo tutti i baresi e chi conosce le cose di Bari, non aveva alcuna possibilità di essere portata a compimento. Una nota positiva è che c’erano pullman per il trasporto dall’aeroporto al villaggio Cala Corvino, a Monopoli, oltre che da Monopoli a Conversano. Un’altra nota positiva era il palazzetto, molto grande, migliore di quelli di Jesolo e Termeno da questo punto di vista (intendo, lo spazio complessivo). Ma le buone notizie finiscono qui. Il resto è quasi un disastro. Palazzetto senza aria condizionata, gran caldo, illuminazione insufficiente sulle ultime file di tavoli (c’erano solo 3 fari in quella parte del palazzetto), problemi anche per quanto riguarda il pavimento. Dell’organizzazione delle gare parlo a parte. Sulla sistemazione alberghiera, è meglio dire le cose chiaramente. Il villaggio Cala Corvino ha sistemazioni diverse a seconda se si va nella parte alberghiera, in quella dei bungalow o in quella da villaggio, nella struttura più vecchia o in quella più moderna. E, per favore, non ce ne usciamo con la ridicola tesi che chi va lì sa benissimo che si tratta di un villaggio turistico. Il punto è che chi organizza, vale a dire la Fitet, deve comunicare con PRECISIONE quali sono le condizioni di alloggio. Non si può andare lì e scoprire le differenze fra le stanze a parità di prezzo, oltre che scoprire che in un albergo, a parità di trattamento pensionistico, si pagherebbe di meno. C’è un elementare senso di rispetto dei giocatori, e comunque di chi paga, che deve essere la base di una organizzazione. Lascio stare tutti gli altri problemi giustamente messi in evidenza da chi è stato lì, il punto principale è che il giocatore ha diritto a una sistemazione adeguata non solo al prezzo che paga, ma anche all’impegno agonistico che deve affrontare. Una organizzazione seria non può mandare i giocatori in un posto dove rischiano di non poter dormire. E, ripeto, non scarichiamo la responsabilità sui giocatori stessi che “dovrebbero sapere” che si va in un villaggio turistico. O hanno la possibilità di dormire o l’organizzazione sceglie una diversa sistemazione.
ORGANIZZAZIONE
Qui siamo al delirio. Due settimane di gare e il singolo maschile seconda categoria si gioca in una sola giornata. Ma chi è il genio che ha ideato questo scempio? E siccome c’è sempre qualcuno che è pronto a saltare in piedi per dire che non si può genericamente criticare, sempre e comunque, la Fitet, vado sull’esempio pratico. Il singolo maschile seconda categoria ha avuto due fasi: gironi e tabellone. I gironi si sono giocati dalle 9 alle 15. I tavoli erano stati 20 fino al giorno prima, si è deciso di ridurli a 16. Fossero rimasti 20, i gironi si sarebbero svolti in due turni di 2 ore ciascuno. Così, il programma è stato appesantito di 2 ore. Poi, c’è stato un errore nella classifica di un girone e si è perso tempo per rimediare, poi pare ci sia stato un ulteriore errore nel computer e si è perso altro tempo. Il turno preliminare del tabellone (da 128) è cominciato alle 16.30. Il turno dei 64 è cominciato alle 17.30. La gara è finita alle 22.25. Non c’è stata pausa fra un turno e l’altro, si è giocato ininterrottamente. Chi ha disputato la finale (Bisi e Rech) ha giocato per quasi 5 ore con intervalli al massimo di 10 minuti, quando è andata bene, o senza alcun intervallo. E chi è arrivato in semifinale (Manna e Conciauro) ha giocato per 4 ore e mezzo quasi ininterrottamente. I due finalisti hanno giocato 3 partite nel girone e 6 nel tabellone: 9 in totale (8 i semifinalisti). Tutto in un giorno. E’ semplicemente osceno che avvenga questo in campionati italiani che durano 2 settimane. Minervini, giusto per fare un altro esempio pratico, si è dovuto ritirare per crampi. E il doppio femminile, nella stessa giornata, ha avuto un andamento ridicolo: primo turno alle 15.30, secondo previsto alle 18 ma spostato alle 19, e anche in quel caso partite che si sono succedute freneticamente. Tutto questo, semplicemente, non è serio.
SORPRESE
Due grandi sorprese sono state le sconfitte di Seretti nel singolo terza categoria (che non ho visto) e Mutti nel singolo seconda. Non posso giudicare tecnicamente la prova di Seretti, visto che non c’ero, ma le sconfitte subite da Angiolella (un po’ meno) e Amenta (molto di più) sono gravi a prescindere. Per me non è altro che una conferma dell’impressione negativa che Seretti mi aveva suscitato l’anno scorso. Ma non è questo il vero problema. L’interrogativo principale, in questo caso, è un altro: perché Seretti, nella partita contro Amenta, ha giocato senza il suo allenatore Negrila? Le voci parlano di un tecnico che volontariamente non è andato in panchina a causa di alcune divergenze col giocatore. Resta il fatto che Negrila non c’era. Resta il fatto che Seretti, se vuole davvero fare progressi, non deve pensare di essere già un campione. Per quanto riguarda Mutti, finalmente l’ho potuto osservare bene. La prima sensazione è di un ragazzo dotato di talento e di notevoli mezzi tecnici. In particolare, il rovescio è un colpo che porta con tanta naturalezza e con bellissimo movimento del braccio, oltre che con una grandissima sensibilità di mano e polso. Il suo gioco è spettacolare, senza che perda in concretezza. A un esame più accorto, però, si comincia a notare qualcosa che non va nelle gambe. Non sto dicendo che sia impostato male, ha già una base superiore alla media di quella italiana ed europea, ma ci sono alcuni difetti che, nelle fasi calde della partita, diventano sempre più evidenti. In alcuni casi, nel top di diritto, Mutti comincia a saltare, anziché avere il controllo delle gambe in ogni momento del colpo e tenere sempre un piede per terra, cosa che lo porta a essere in ritardo sulla ribattuta dell’avversario. Questo particolare si è notato di più nella partita persa con De Petra, esperto, che sapeva dove indirizzare la palla in questi casi, facendo andare fuori tempo Mutti. E anche in qualche passettino in avanti, Mutti mostra qualche indecisione e va fuori tempo. Ripeto, non si tratta di errori gravissimi, ma danno l’idea di uno studio non approfondito del movimento delle gambe. Alla lunga, questi difetti potrebbero trasformarsi in pecche pesanti. Infine, dal punto di vista tattico, Mutti appare ancora sprovveduto, pensa solo a buttare la palla dall’altra parte o addirittura a insistere sul lato più forte dell’avversario. Fermo restando il suo grande talento, mi aspettavo da lui più maturità agonistica.
IL SERVIZIO DI MUTTI
Un capitolo a parte voglio dedicarlo al servizio di Mutti, perché ritengo che sia un aspetto molto importante della sua crescita. Bene, tutti i servizi di Mutti, e intendo davvero TUTTI, sono irregolari. Lo sono a tal punto che dovrebbero essere sanzionati con la perdita del punto immediatamente, senza alcun avvertimento preliminare. Mutti ha due servizi che usa nel 99% dei casi, entrambi di diritto. In uno dei due, colpisce la palla al di dietro del corpo; nell’altro, abbassandosi, dietro la testa. La pallina è sempre nascosta completamente all’avversario. Capisco che quando ad arbitrare c’è un giocatore è inutile porsi il problema della chiamata del servizio. Ma non posso credere che quando Mutti viene arbitrato da arbitri federali la passi liscia. Che giocatori non più giovanissimi, esperti e scafati eseguano servizi irregolari non mi interessa (nel senso che è solo una questione regolamentare, ci pensino gli arbitri), ma nel caso di Mutti il problema è più serio e riguarda anche la sua crescita tecnica. Non è possibile che un ragazzo dal talento così grande debba stare a usare mezzucci da falliti per fare il punto. Bisognerebbe spiegargli che c’è qualcosa di molto più importante in ballo, che non la semplice vittoria in una partita. Lui ha altri obbiettivi da raggiungere. A livello internazionale, fra qualche anno (e non più nelle gare giovanili), rischia di trovare arbitri che lo penalizzeranno fortemente se continuerà a eseguire quel tipo di servizio. Adesso fa ancora in tempo a correggersi, prima che quei movimenti diventino così connaturati, pieni di “incrostazioni”, da non poterli più cambiare. E questo compito spetta ai tecnici, di società e della nazionale. Ripeto: TUTTI i suoi servizi sono completamente irregolari. Qualcuno glielo faccia capire e lo corregga.
LA GARA
Bisi e Rech confermano di essere di categoria superiore, ma c’è bisogno che ora compiano il salto di qualità., che è nelle loro possibilità, sia tecniche sia umane. Infatti, al di là delle doti strettamente sportive, danno entrambi, ciascuno con la sua differente personalità, una sensazione di serietà e di impegno che garantiscono su un futuro di alto livello. Il vero problema, a questo punto, è un altro: quanto del loro tempo possono dedicare al tennistavolo. Si trovano in un momento delicato della loro vita, devono decidere “in che misura” dovranno essere professionisti. Perché i loro progressi, d’ora in avanti, dipenderanno sì dalla “qualità” degli allenamenti, ma anche dalla “quantità”. Ma questi sono discorsi più complessi, che riguardano l’intero sistema del tennistavolo italiano. Per il momento, mi limito a dire che Rech, che avevo visto un po’ svagato l’anno scorso, sta diventando più duro. Ha sempre
un’eleganza di movimenti che induce a pensare a un giocatore “disimpegnato”, ma in realtà l’ho visto stringere i denti nei momenti difficili di alcune partite. In finale ha sofferto l’aggressività di Bisi, ma credo che stia migliorando anche da questo punto di vista perché in alcuni contrattacchi ho osservato una decisione, una rapidità che non aveva l’anno scorso. Penso tuttora che, rispetto alla sua apparizione sui tavoli, abbia avuto una frenata nello sviluppo tecnico, ma ho ancora fiducia che possa riprendere la marcia. Bisi, invece, ha bisogno di affinare le sue qualità, in particolare il movimento di diritto.
In generale, non credo ci siano molte indicazioni positive. Devo ripetere che manca una scuola, e questo ormai è un fatto acclarato. Giusto per capirci meglio, ci sono anche giocatori interessanti, che fanno intravedere buone doti, ma limitati nel loro sviluppo tecnico. Uno di questi è Ragni, capace di grandissimi colpi, ma che poi si perde banalmente. E c’è Becucci, un tipo aggressivo, con buone qualità, che però viene ridimensionato non appena è l’avversario ad aprire il gioco. Insomma, ci sono “mezzi” giocatori, e quel “mezzi” non deve essere inteso come dispregiativo, ma solo come constatazione realistica di una situazione tecnica generale. Reputo questi giocatori non di scarso livello, ma solo sfortunati nel non avere a disposizione un sistema che li aiuti a migliorare, perché credo che abbiano buone qualità e, in molti casi, una voglia di vincere meritevole di più fortuna. In generale, le pecche (non sto più parlando di Ragni e Becucci) vengono messe in evidenza dai successi di giocatori come De Petra, 41 anni, dirigente del Brescia, capace di andare avanti nel tabellone fino ai quarti di finale. Chiarisco: De Petra, dal punto di vista sportivo, da quello dell’intelligenza tattica, dell’entusiasmo, merita la stima e l’apprezzamento di tutto il mondo del tennistavolo. Quindi, vorrei che non nascessero equivoci su questo punto. Ma dal punto di vista del livello tecnico generale è negativo che si verifichi un risultato del genere.
DISCIPLINA
Breve appunto prima di passare al caso di Aliberti. Dal punto di vista disciplinare, c’è parecchio su cui recriminare. Le scorrettezze non sono estese, si limitano a non molti, ma nemmeno pochi, casi. Resta però il fatto che ci sono comportamenti e atteggiamenti che hanno in sé qualcosa di molto violento, anche se questi scontri non si trasformano in violenza fisica vera e propria. Ma il clima che si respira è pesante in diversi casi. Si passa dai comportamenti antisportivi, come esultare per un punto fortunato, alle offese, alle minacce vere e proprie. Non è il caso di fare una graduatoria di cose più o meno gravi, il vero problema è che si arriva a questo punto perché si è tollerato troppo per troppi anni, con una gestione allegra da parte di tutti: arbitri, federazione, società. Poi, è inutile prendersela con il “solito pazzo”, individuato in Aliberti, e credere di essersi ripuliti la coscienza.
ALIBERTI
E concludo proprio con Guido Aliberti e la sua espulsione. Divido l’argomento in due parti per evitare equivoci: la sua espulsione, con conseguente reazione; le due ammonizioni. E’ importante fare questa distinzione, perché sono due argomenti del tutto differenti. Comincio così con l’espulsione e la reazione. Aliberti, dopo aver ricevuto la seconda ammonizione nel quinto set della partita contro Manna, sul 5-7, diventato così 5-8, ha buttato l’asciugamano contro l’arbitro. E’ stato perciò espulso. Ha cominciato a protestare, e a gridare contro l’arbitro e a scalciare le transenne del suo tavolo e di quello accanto, tavolo quest’ultimo che è stato necessario sostituire perché, pare, sia stato danneggiato dallo stesso Aliberti. Quindi, è del tutto evidente che: l’espulsione è giusta, che il suo comportamento è tale da meritare la squalifica che gli organi giudicanti dovranno stabilire. Ripeto: espulsione giusta, come sarà giusta la squalifica che arriverà. E chiarisco che parlo di squalifica, quindi di una punizione “giusta” nella forma e nella sostanza, non di “vendetta”.
GLI ARBITRI
Stabilito tutto questo, passo a parlare delle due ammonizioni. E qui, con altrettanta chiarezza, bisogna dire che l’arbitro (ma non solo quello al tavolo di Aliberti, intendo TUTTI gli arbitri) ha sbagliato totalmente. Intanto, preciso che la partita Aliberti-Manna non era l’unica ad avere l’arbitro, come è stato detto. Ce n’era un’altra, ho visto benissimo l’arbitro, anche se non ho fatto caso ai giocatori. Ma questo non cambia la sostanza del discorso: se ci sono 8 partite, non si possono mettere solo 2 arbitri in quelle che si “annunciano” come difficili, perché così già si mostra un atteggiamento prevenuto e si innervosisce un giocatore che ha diritto a essere giudicato come tutti gli altri, precedenti o no che abbia nella sua carriera. E questo è già un errore, perché è anche vero che le altre 6 partite erano seguite “dall’esterno” dagli arbitri, ma è chiaro che cambia completamente il clima. Non si può creare
pressione psicologica su un solo giocatore o su due, in base a una “fedina penale” che non può esistere nel mondo dello sport. Un giocatore può anche avere avuto squalifiche per mesi o per anni, ma nel momento in cui va in campo ha diritto a essere giudicato come tutti gli altri, senza alcuna differenza. Così non è stato con Aliberti. Questa, chiarisco ancora, non è un’attenuante per la squalifica, è solo la constatazione di un errore della direzione di gare, di un atteggiamento persecutorio nei confronti di un giocatore.
Ma andiamo ancora di più alla sostanza del discorso. Il primo cartellino giallo Aliberti se lo è beccato perché, dopo un punto vinto, si è girato verso la sua panchina, dove c’era Alberto Vermiglio, è ha lanciato un urlo di entusiasmo. Bene, andiamo a prendere tutti i regolamenti che vogliamo, questo comportamento NON PUO’ essere punito con una ammonizione. Non stiamo parlando di interpretazioni, di opinioni. Ho letto altrove sproloqui senza senso sulle urla: secondo me si può, secondo me si trasforma il palazzetto in un bordello, secondo me si dà fastidio agli altri giocatori, e se tutti si mettono a gridare?, e se grida uno solo? Beh, sarò molto crudo: sono tutte STRONZATE. Il “secondo me” in questi casi non ha alcun valore. E’ legittimo avere un’opinione, pensare che si possa o no gridare, ma il tutto rimane a livello di conversazione. Se parliamo di regolamenti tutto questo è una STRONZATA. Le opinioni sono una cosa, i regolamenti sono un’altra cosa. Al massimo, si può esprimere il desiderio che il regolamento CAMBI, ma non si può dire: siccome, secondo me, i giocatori che gridano danno fastidio, è giusto che l’arbitro abbia ammonito Aliberti. Chi non conosce il regolamento abbia il buon gusto di tacere. Il regolamento internazionale prevede l’ammonizione solo per chi, con urla o gesti, abbia un atteggiamento intimidatorio e offensivo per l’avversario, per l’arbitro o per gli spettatori, o, che si metta a gridare o no, usi un linguaggio volgare e offensivo. In più, si prevedono anche altri casi, come scalciare o rompere la pallina, transenne e così via. L’urlo di Aliberti NON POTEVA essere punito. Aliberti si è addirittura girato verso il suo allenatore, non si può nemmeno dire che abbia gridato in faccia all’avversario (e avrebbe potuto pure farlo, se non lo avesse accompagnato con gesti provocatori, come il pugno). Aggiungo che certi atteggiamenti molto gravi possono essere puniti direttamente con la perdita del punto, come avvenne durante i Mondiali individuali di Zagabria nel 2007, nel doppio femminile. Un arbitro cipriota (lo stesso che aveva massacrato l’Italia maschile nel Mondiali a squadre del 2004 in Qatar, nella gara con l’Austria) diede un punto di penalizzazione alla cinese Guo Yan che, dopo aver vinto uno scambio, gridò e mostrò il pugno alle avversarie.
Quindi, GRIDARE SI PUO’, checché ne pensino gli arbitri italiani. Purtroppo, dobbiamo assistere a decisioni assurde e allucinanti come quella del primo cartellino giallo ad Aliberti. L’arbitro HA SBAGLIATO, non c’è discussione su questo punto. E il secondo cartellino giallo, con conseguente punto perso, è arrivato dopo che, al termine di uno scambio incredibile vinto da Manna, Aliberti, sconfortato, ha lasciato cadere la racchetta a terra, con il plateale atteggiamento di uno che dice: ma che posso fare di più? Io la partita l’ho seguita bene e ho visto tutto, questo è esattamente ciò che è successo. Anche questa decisione dell’arbitro, sia pure in maniera meno clamorosa della prima (perché potrebbe avere equivocato sull’intenzione di Aliberti), è sbagliata. Ma c’è qualcosa di peggio. Sul tavolo vicino a quello di Aliberti-Manna, giocava e gridava Luini. Gridava molto più forte di Aliberti, ma davvero molto più forte. Gli arbitri (esterni, perché su quel tavolo c’era un giocatore ad arbitrare) non lo hanno mai richiamato. Dopo l’espulsione di Aliberti, guarda un po’ che coincidenza, ecco che arriva un cartellino giallo per Luini. Che continua però a gridare nei punti successivi, senza che gli venga dato il punto di penalizzazione. In quel momento, Vermiglio, infuriato, va dagli arbitri e chiede loro perché non puniscano Luini. E gli arbitri non sanno cosa fare. E questa è la dimostrazione che non si sta applicando il regolamento, ma solo una specie di giustizialismo verso chi è considerato “pazzo” e quindi “indifendibile”. E io ribadisco: Aliberti è indifendibile quando scaglia l’asciugamano verso l’arbitro e scalcia le transenne, è nel giusto quando grida e lascia cadere la racchetta a terra, e in questo caso a essere indifendibile è l’arbitro.
In conclusione, ricordo ancora una volta che l’espulsione di Aliberti è giusta, ma che gli arbitri hanno sbagliato e dimostrato una interpretazione dei regolamenti che non ha alcuna ragione di essere. Possono pure squalificare Aliberti, perché se lo merita, senza che questo assuma il significato di una vendetta, come dicevo prima, ma vanno puniti o cacciati anche gli arbitri che sbagliano e si inventano regole che non esistono.
I Campioni d’Italia 2009
13 Giugno 2009 da Ping Pong Italia · 9 Commenti
Ecco i Campioni Nazionali che hanno conquistato a Canversano (BA) il titolo di Campione d’Italia per la stagione 2008-2009. Complimenti a tutti i neo campioni.
(fonte FITeT)
I categoria
II categoria
III categoria
IV categoria
Oltre i 40
Oltre i 50
Oltre i 60
Oltre i 65
Oltre i 70
Oltre i 75
Oltre gli 80
Everping Castiglione di Ravenna
2 Giugno 2009 da Ping Pong Italia · 4 Commenti
È stato un weekend ricco di avvenimenti emozionanti.
Per quello che mi riguarda ho provato una grande felicità e soddisfazione per la promozione in A2 dell’Everping Castiglione di Ravenna, promozione alla quale ho partecipato direttamente giocando la gara di ritorno a Cagliari contro il Cus dopo che lo stesso era uscito vittorioso, l’altra domenica scorsa per 5 a 4, in casa dei romagnoli. Il risultato di sabato non lascia equivoci, 5 a 2 per noi, un risultato che indica come il Castiglione abbia dominato, io invece dico che è stata sì, una vittoria meritata, ma carica di equilibrio. Abbiamo giocato contro avversari validi e corretti come Oyebode, Melis e Carta che avrebbero meritato anche loro la promozione in A2.
Parlavo di felicità perché le vicende che si sono succedute nel corso di questi 5 mesi hanno fortificato la squadra rendendola più matura, determinata con una voglia sempre più crescente di ottenere la promozione. Prima di tutto la mia partenza per l’India, non vi nascondo che per i miei compagni è stata una doccia fredda, lo sconforto è stato evidente da parte di tutti ma poi, come spesso succede, sono venuti fuori i sentimenti che stanno alla base di tutto, rispetto e vera amicizia. In questi casi le persone danno il meglio di sé stessi, e così è successo. Successivamente c’è stato l’inserimento di Frizzo Tatulli e quasi subito lo stop, ancora una volta morale alle stelle, a seguire ancora amarezza. Poi ci sono state le brillanti prestazioni di Toma Mitranescu e ancora, il pesantissimo punto di Giandomenico Pollino ai danni di Carta nella gara 1 disputata a Castiglione domenica 24 maggio. Infine la fortunosa combinazione di trovarmi in Italia proprio nei giorni dei Playoff. Insomma, è proprio vero, per ottenere risultati ci vogliono 2 condizioni: situazioni favorevoli e situazioni a favore.
Raramente ho scritto qualcosa del Castiglione ma questa volta, anche nella ricorrenza del venticinquennale della fondazione della società, voglio farlo, ringraziando pubblicamente il Presidente e i miei compagni di squadra per questa meravigliosa stagione a partire da Carlo Castelvetro per la sua passione smisurata e per il suo indomabile impegno verso il pingpong. Roberto Gianeri per l’instancabile sostegno che trasmette da ogni parte del globo, con lui ci sentiamo tutti più sicuri delle nostre possibilità. Valerio Sarti per il suo modo di giocare così rispettoso e tranquillo, Giandomenico Pollino perché sappia sempre sorprenderci. Frizzo Tatulli perché da subito si è sentito parte integrante del team dandoci molta determinazione, infine, naturalmente Toma Mitranescu perché senza di lui non saremmo mai potuti andare molto lontani, tanto meno a Cagliari, tanto meno in A2.
Nella prossima stagione l’Everping Castiglione di Ravenna militerà in A2, un banco di prova per capire cosa potrà fare da “grande”, ovviamente io sarò dalla loro parte e farò di tutto affinché la societàpossa essere ancora e sempre più protagonista del pingpong.
Il giorno dopo della bellissima serata di Cagliari, abbiamo giocato a Conversano, una località pugliese a 30 km SE di Bari, il terzo concentramento dei veterani a squadre di A1, anche in questo caso una bella affermazione, una coppa per la terza posizione conquistata. Il titolo è andato meritatamente al Vita Sant’Elpidio a Mare con Manoni Luigi, Macerata Enrico, Paolo Caserta e Alessio SIlveri. Hanno dispuatato i 3 concentramenti in modo ineccepibile, in particolar modo quello di Verona dove hanno Manoni e Caserta hanno compiuto l’impresa di battere i secondi classificati, ossia il Libertas Challant che ha sempre schierato Roberto Giontella e Renato Casini.
Ci sono stati altri avvenimenti di cui non ho potuto riportare in modo tempestivo la cronaca, mi scuso con tutti. Si tratta della vittoria da parte della San Donatese ai danni dello Sterilgarda Castel Goffredo in A1 femminile e in campo maschile quella dello Sterilgarda Castel Goffredo su il Paiuscato Este.
Rocambolesco il doppio pareggio tra le due compagini lombarde. Personalmente vincere con un pareggio non mi sembra la formula ideale per decretare un campione d’Italia. Pensate, alla fine dei 2 incontri il punteggio è stato San Donatese 6 partite vinte Castel Goffredo 6 partite vinte, San Donatese 25 set vinti Castel Goffredo 24 set vinti, San Donatese 462 punti vinti Castel Goffredo 471 punti vinti. Quindi la San Donatese pareggiando ha vinto il suo primo scudetto dell’era Errigo ribaltando, in gara 2, un parziale di 0 a 3, rifilando alla squadra castellana 3 brutte batoste di cui l’ultima, decisiva, da parte di Negrisoli ai danni di Mofardini Tan Wenling.
Con questo 13mo scudetto, Laura Negrisoli è l’atleta che può insidiare il record di maggior numero di scudetti tricolori in tutti gli sport che attualmente è di Giusi Malato (14) pallanuotista per l’Orizzonte Catania. Complimenti a lei, a Maurizio Errigo, alle sue ragazze e alla società.
Nel maschile nulla da fare per il Paiuscato Este che si è arreso per ben due volte al Castel Goffredo. Complimenti a Yango, Bobo e Co. per lo scudetto. Certamente, nel maschile ha pesato la vicenda dei Circoli, che prima hanno rinunciato alla serie A1 con il Roma. L’andata tra l’Este ed il Milano era stata vinta dai veneti per 4 a 2 ma una banale irregolarità del Milano nello schierare il terzo straniero ha decretato il 4 a 0 a tavolino sempre per i veneti. Ovviamente il ritorno diventava ininfluente in quanto all’Este sarebbe bastato anche un solo punto per acceder alla finale. Non so se il Castel Goffredo sia la squadra più forte e meritarsi lo scudetto, di sicuro però, questo campionato non sarà ricordato come lo sono stati gli altri, anni addietro.
A Yokohama mondiali al via
26 Aprile 2009 da Ping Pong Italia · 2 Commenti
del Drago Rosso
I Mondiali individuali 2009 sono al via fra l’entusiasmo dei giapponesi, che hanno sempre fatto bella figura dal punto di vista organizzativo con questa manifestazione. Ma questa edizione rischia di caratterizzarsi come una delle più banali dal punto di vista tecnico. Dico banali e non scarse perché la questione è diversa e non riguarda solo l’assenza di Boll per infortunio, ma aspetti ancora più importanti. Ma cerchiamo di andare con ordine.
GIAPPONE
E’ la sesta volta che i Mondiali si disputano in Giappone, la prima con la suddivisione in Squadre e Individuali. La prima volta fu a Tokyo, nel 1956 (2-11 aprile), poi Nagoya 1971 (28 marzo-7 aprile), Tolyo 1983 (28 aprile-9 maggio), Chiba 1991 (24 aprile-6 maggio), Osaka 2001 (23 aprile-6 maggio). Adesso Yokohama dal 28 aprile al 5 maggio. Ho ricordato le date perché, come si vede, a partire da Tolyo 1983, i giorni sono pressoché gli stessi: perché la conclusione dei Mondiali coincide con la festa della primavera in Giappone. Da ricordare che a Osaka si disputarono sia le gare a squadre, sia le individuali, nonostante i Mondiali fossero già stati suddivisi (Individuali a Eindhoven nel 1999, Squadre a Kuala Lumpur nel 2000). Il fatto è che erano stati già assegnati a Osaka con la formula unica, quindi non si poteva cambiare. E anche quelli del 1999 sarebbero dovuti essere in formula unica, a Belgrado. Poi, i bombardamenti della Nato provocarono la cancellazione di Belgrado e l’Ittf ne approfittò per provare subito la suddivisione. Questi Mondiali, infine, si svolgono a Yokohama perché la città festeggia i 150 anni del suo porto, il più importante dell’Asia.
ASSENZE
Boll aveva già rinunciato al doppio, a causa di un problema lombare, sperava di farcela solo per il singolo, ma così non è stato. Cominciano a farsi sentire le assurdità del calendario, ormai zeppo all’inverosimile, e la pessima gestione, da parte dei tedeschi, del loro campione, che è stato sfruttato fino al midollo, con una serie massacrante di impegni. Avevano già rinunciato Schlager, perché ha appena avuto un bambino e ha preferito stare vicino a lui e alla moglie, e Kreanga. Ma è anche vero che stiamo parlando di giocatori ben oltre i 30 anni, che non possono più entrare in gioco per le medaglie. E lo stesso Boll ad agosto compirà 28 anni. Non sto dicendo che non sia giovane, certo giocherà per almeno altri 6-7 anni ancora, ma il discorso è un altro: da più di 10 anni gli europei puntano su lui come alternativa ai cinesi, e adesso scopriamo che è arrivato a 28 anni senza che ci sia alcun altro dopo di lui (per favore, non parliamo di Ovtcharov!). E dopo che il suo miglior risultato ai Mondiali è stato un quarto di finale nel 2005, battuto 4-0 da Yoo Seung Min. Ai prossimi Mondiali individuali Boll avrà quasi 30 anni, età normale per un europeo, per carità, ma bisognerà guardare in faccia la realtà: è l’ultimo europeo di un certo valore e i nuovi campioni cinesi, Ma Long e Zhang Jike, hanno 19 anni, ben 9 anni di differenza. Inoltre, bisogna ricordare che Samsonov ha 33 anni. E non è che le altre nazioni, non solo europee, se la passino meglio. La Corea del Sud non ha alcun giovane in grado di inserirsi nelle medaglie, deve affidarsi ancora a Yoo Seung Min (27 anni), Oh Sang Eun (32) e Joo Se Hyuk (29). Non sono vecchi, ma ormai nella seconda parte della carriera. Il Giappone è l’unica nazione a sfornare qualche giovane (Mizutani, Matsudaira) che però, secondo me, non arriveranno al livello dei grandi campioni. E, infine, non dimentichiamo l’eterno Jorgen Persson, che ha compiuto 43 anni pochi giorni fa, il 22 aprile. Insomma, siamo di fronte a una spaccatura enorme, non solo fra Cina e resto del mondo, ma soprattutto fra passato e futuro. Nella stessa Cina, infatti, non vedo altri grandi campioni oltre a Ma Long e Zhang Jike, che sono spuntati fuori nel 2002. Ho una mia teoria, che accenno soltanto perché ci sarà tempo per discuterne più approfonditamente: i grandi campioni sono ancora quelli della pallina da 38 millimetri, gli stessi Ma Long e Zhang Jike hanno non solo cominciato, ma anche sviluppato il loro gioco di base con quella pallina. Adesso sta venendo fuori la generazione che ha cominciato con la pallina da 40 millimetri. Secondo me, il motivo di questo impoverimento tecnico è proprio la pallina da 40 millimetri. So che può apparire azzardata come teoria, ma è qualcosa su cui potremo discutere con calma dopo i Mondiali. Quindi, anche se ci saranno interventi su questo argomento, per forza di cose (l’esigenza di scrivere dei Mondiali in corso) io rimanderò risposte e chiarimenti a dopo i Mondiali.
MEDAGLIE
Solo pochi accenni alle gare e alle medaglie. Come ho già fatto notare, i cinesi hanno deciso di concederne qualcuna alle altre nazioni. Nel doppio misto, tutti i più forti non giocano. Nei doppi, non ci sono Wang Liqin, Ma Lin e Zhang Yining. Come dire che un oro, magari un argento, e un paio di bronzi potranno essere distribuiti in giro. Dopo le mazzate ai Mondiali individuali di Zagabria (tutti i cinesi sui podi) e all’Olimpiade di Pechino (oro, argento e bronzo ai cinesi), la Cina ha deciso di lasciare qualche briciola. Per quanto riguarda l’aspetto propagandistico (più nazioni a medaglia) può anche andare bene, ma il punto è che la realtà tecnica, in questa maniera, è completamente falsata. La Cina può cedere tutte le medaglie che vuole, il problema è che le cede, non le vincono gli altri. Poi, possiamo stare una vita a prenderci in giro, ma di questo passo arriveremo all’elemosina: i cinesi decidono quando e come regalarti una medaglia. E, capiamoci bene, lo fanno solo per assecondare l’Ittf ed evitare ulteriori attriti e polemiche. Insomma, siamo allo sfacelo tecnico. Solo una notizia, per concludere questo paragrafo: si discuterà e si approverà una nuova formula a squadre per i Mondiali e le Olimpiadi. La riprova che la formula olimpica attuata a Pechino era niente più che una barzelletta.
ITALIANI
E chiudiamo con gli italiani. Al posto d’onore vorrei mettere Laura Negrisoli, che viene citata nell’Alfabeto dei Mondiali, sul sito dell’Ittf, per un record che stabilirà a Yokohama: sarà il suo 15mo Mondiale e raggiungerà così Diane Scholer-Rowe. Per amore di precisione, bisogna specificare che la Rowe ha giocato solo Mondiali con formula unica (Squadre e Individuali insieme), se fossero stati divisi anche allora lei ne avrebbe ben più di 15. Ma è pur vero che anche Laura, nella prima parte della carriera (fino al 2001, con l’intervallo delle edizioni separate 1999 e 2000), ha giocato Mondiali in formula unica (oltre a quello del 2008 in cui, scandalosamente, era stata fatta fuori dalla Fitet), quindi sarebbe potuta arrivare a 18-19. Perciò, rimane intatto il valore del suo record, che premia l’unica giocatrice della nazionale nata in Italia. Non si tratta di non considerare italiane le altre, si tratta solo di ricordare che da troppi anni le uniche giocatrici azzurre arrivano dall’estero e questa è una sconfitta amara per la scuola italiana che non c’è. Complimenti a Laura, che però è stata sfortunata nel sorteggio: le tocca la giapponese Fukuoka, dal gioco cacacazzo e con la gomma strana sul rovescio (ricordiamo che fu squalificata nella partita contro l’Ungheria nei Mondiali a squadre del 2006, a Brema). Sempre per quanto riguarda il record di partecipazioni ai Mondiali, ricordiamo che Costantini, che ne ha fatti 11 in formula unica, sarebbe arrivato a 22 con quelli suddivisi, stabilendo un record fra gli uomini.
Per le altre azzurre sorte alterna. Stefanova ha una difesa ucraina al primo turno, Sorochinskaya, e poi la strada è chiusa perché c’è Zhang Yining. Tan Wenling, invece, ha la possibilità di andare avanti, anche se c’è l’incognita della cinese-irlandese Liu Na al primo turno. Dopo le toccherebbe la cinese-olandese Li Jie, difesa molto forte, ma Tan gioca benissimo contro le difese. A proposito, ci sono 15 cinesi fra gli uomini e 27 fra le donne che giocano per altre nazioni (non considerando naturalmente Singapore e Hong Kong, che hanno in squadra solo cinesi nati in Cina).
Per quanto riguarda gli azzurri, non dimentichiamo mai che è un grandissimo scandalo la non partecipazione di Nyagol Stoyanov, numero 1 della classifica nazionale, che questi Mondiali avrebbe avuto il diritto di giocarli più di chiunque altro. Purtroppo, si va avanti con decisioni che non hanno alcunché di tecnico alla base. E così, con tutto il rispetto umano e sportivo per Yang Min, bisogna ribadire che lui non ha titolo per giocare questi Mondiali: si era ritirato da giocatore per fare l’allenatore del Castel Goffredo. Fra l’altro, proprio sotto la presidenza Sciannimanico era stata ribadita l’incompatibilità fra i ruoli di giocatore e allenatore: o giochi, o alleni. Infatti! Detto questo, gli auguro di fare bella figura perché sul campo lui ha tutto il diritto a essere rispettato. Gli è capitato Korbel, uno dei peggiori avversari per lui. Bobocica aspetta un qualificato, poi per lui c’è Li Ching (Hong Kong), pennaiolo molto veloce, anche lui uno dei peggiori avversari da affrontare. Tomasi, infine, gioca le qualificazioni: ha il neozelandese Wallace e l’israeliano Tauber. Può farcela. A Zagabria 2005 si fece onore, speriamo che si ripeta, perché merita di andare avanti.















