Il Drago Rosso ai C.N.
18 Giugno 2009 da Ping Pong Italia · 17 Commenti
del Drago Rosso
Anche quest’anno ho assistitito a una giornata di gare dei campionati nazionali, quella della seconda categoria maschile. Come ho già spiegato altre volte, da questa gara si può rilevare meglio il livello medio del tennistavolo italiano. Le considerazioni da fare sono molte e ce n’è qualcuna anche per la terza categoria. Un capitolo particolare è riservato a quello che è accaduto ad Aliberti, squalificato, visto che questo episodio porta alla ribalta problemi ed errori illuminanti su alcuni aspetti del nostro sport in Italia.
CONVERSANO
Prima di passare agli aspetti tecnici, un paio di cose sulla sede dei campionati. Ribadisco che la Fitet ha nascosto il passaggio dei campionati da Bari a Conversano. Avrebbe dovuto ufficializzare che il palazzetto di Bari non era pronto. Ma naturalmente sarebbe stata un’ammissione di fallimento, non certo come responsabilità della mancata apertura del palazzetto, quanto di aver puntato su una struttura che sin da un anno prima, come sanno benissimo tutti i baresi e chi conosce le cose di Bari, non aveva alcuna possibilità di essere portata a compimento. Una nota positiva è che c’erano pullman per il trasporto dall’aeroporto al villaggio Cala Corvino, a Monopoli, oltre che da Monopoli a Conversano. Un’altra nota positiva era il palazzetto, molto grande, migliore di quelli di Jesolo e Termeno da questo punto di vista (intendo, lo spazio complessivo). Ma le buone notizie finiscono qui. Il resto è quasi un disastro. Palazzetto senza aria condizionata, gran caldo, illuminazione insufficiente sulle ultime file di tavoli (c’erano solo 3 fari in quella parte del palazzetto), problemi anche per quanto riguarda il pavimento. Dell’organizzazione delle gare parlo a parte. Sulla sistemazione alberghiera, è meglio dire le cose chiaramente. Il villaggio Cala Corvino ha sistemazioni diverse a seconda se si va nella parte alberghiera, in quella dei bungalow o in quella da villaggio, nella struttura più vecchia o in quella più moderna. E, per favore, non ce ne usciamo con la ridicola tesi che chi va lì sa benissimo che si tratta di un villaggio turistico. Il punto è che chi organizza, vale a dire la Fitet, deve comunicare con PRECISIONE quali sono le condizioni di alloggio. Non si può andare lì e scoprire le differenze fra le stanze a parità di prezzo, oltre che scoprire che in un albergo, a parità di trattamento pensionistico, si pagherebbe di meno. C’è un elementare senso di rispetto dei giocatori, e comunque di chi paga, che deve essere la base di una organizzazione. Lascio stare tutti gli altri problemi giustamente messi in evidenza da chi è stato lì, il punto principale è che il giocatore ha diritto a una sistemazione adeguata non solo al prezzo che paga, ma anche all’impegno agonistico che deve affrontare. Una organizzazione seria non può mandare i giocatori in un posto dove rischiano di non poter dormire. E, ripeto, non scarichiamo la responsabilità sui giocatori stessi che “dovrebbero sapere” che si va in un villaggio turistico. O hanno la possibilità di dormire o l’organizzazione sceglie una diversa sistemazione.
ORGANIZZAZIONE
Qui siamo al delirio. Due settimane di gare e il singolo maschile seconda categoria si gioca in una sola giornata. Ma chi è il genio che ha ideato questo scempio? E siccome c’è sempre qualcuno che è pronto a saltare in piedi per dire che non si può genericamente criticare, sempre e comunque, la Fitet, vado sull’esempio pratico. Il singolo maschile seconda categoria ha avuto due fasi: gironi e tabellone. I gironi si sono giocati dalle 9 alle 15. I tavoli erano stati 20 fino al giorno prima, si è deciso di ridurli a 16. Fossero rimasti 20, i gironi si sarebbero svolti in due turni di 2 ore ciascuno. Così, il programma è stato appesantito di 2 ore. Poi, c’è stato un errore nella classifica di un girone e si è perso tempo per rimediare, poi pare ci sia stato un ulteriore errore nel computer e si è perso altro tempo. Il turno preliminare del tabellone (da 128) è cominciato alle 16.30. Il turno dei 64 è cominciato alle 17.30. La gara è finita alle 22.25. Non c’è stata pausa fra un turno e l’altro, si è giocato ininterrottamente. Chi ha disputato la finale (Bisi e Rech) ha giocato per quasi 5 ore con intervalli al massimo di 10 minuti, quando è andata bene, o senza alcun intervallo. E chi è arrivato in semifinale (Manna e Conciauro) ha giocato per 4 ore e mezzo quasi ininterrottamente. I due finalisti hanno giocato 3 partite nel girone e 6 nel tabellone: 9 in totale (8 i semifinalisti). Tutto in un giorno. E’ semplicemente osceno che avvenga questo in campionati italiani che durano 2 settimane. Minervini, giusto per fare un altro esempio pratico, si è dovuto ritirare per crampi. E il doppio femminile, nella stessa giornata, ha avuto un andamento ridicolo: primo turno alle 15.30, secondo previsto alle 18 ma spostato alle 19, e anche in quel caso partite che si sono succedute freneticamente. Tutto questo, semplicemente, non è serio.
SORPRESE
Due grandi sorprese sono state le sconfitte di Seretti nel singolo terza categoria (che non ho visto) e Mutti nel singolo seconda. Non posso giudicare tecnicamente la prova di Seretti, visto che non c’ero, ma le sconfitte subite da Angiolella (un po’ meno) e Amenta (molto di più) sono gravi a prescindere. Per me non è altro che una conferma dell’impressione negativa che Seretti mi aveva suscitato l’anno scorso. Ma non è questo il vero problema. L’interrogativo principale, in questo caso, è un altro: perché Seretti, nella partita contro Amenta, ha giocato senza il suo allenatore Negrila? Le voci parlano di un tecnico che volontariamente non è andato in panchina a causa di alcune divergenze col giocatore. Resta il fatto che Negrila non c’era. Resta il fatto che Seretti, se vuole davvero fare progressi, non deve pensare di essere già un campione. Per quanto riguarda Mutti, finalmente l’ho potuto osservare bene. La prima sensazione è di un ragazzo dotato di talento e di notevoli mezzi tecnici. In particolare, il rovescio è un colpo che porta con tanta naturalezza e con bellissimo movimento del braccio, oltre che con una grandissima sensibilità di mano e polso. Il suo gioco è spettacolare, senza che perda in concretezza. A un esame più accorto, però, si comincia a notare qualcosa che non va nelle gambe. Non sto dicendo che sia impostato male, ha già una base superiore alla media di quella italiana ed europea, ma ci sono alcuni difetti che, nelle fasi calde della partita, diventano sempre più evidenti. In alcuni casi, nel top di diritto, Mutti comincia a saltare, anziché avere il controllo delle gambe in ogni momento del colpo e tenere sempre un piede per terra, cosa che lo porta a essere in ritardo sulla ribattuta dell’avversario. Questo particolare si è notato di più nella partita persa con De Petra, esperto, che sapeva dove indirizzare la palla in questi casi, facendo andare fuori tempo Mutti. E anche in qualche passettino in avanti, Mutti mostra qualche indecisione e va fuori tempo. Ripeto, non si tratta di errori gravissimi, ma danno l’idea di uno studio non approfondito del movimento delle gambe. Alla lunga, questi difetti potrebbero trasformarsi in pecche pesanti. Infine, dal punto di vista tattico, Mutti appare ancora sprovveduto, pensa solo a buttare la palla dall’altra parte o addirittura a insistere sul lato più forte dell’avversario. Fermo restando il suo grande talento, mi aspettavo da lui più maturità agonistica.
IL SERVIZIO DI MUTTI
Un capitolo a parte voglio dedicarlo al servizio di Mutti, perché ritengo che sia un aspetto molto importante della sua crescita. Bene, tutti i servizi di Mutti, e intendo davvero TUTTI, sono irregolari. Lo sono a tal punto che dovrebbero essere sanzionati con la perdita del punto immediatamente, senza alcun avvertimento preliminare. Mutti ha due servizi che usa nel 99% dei casi, entrambi di diritto. In uno dei due, colpisce la palla al di dietro del corpo; nell’altro, abbassandosi, dietro la testa. La pallina è sempre nascosta completamente all’avversario. Capisco che quando ad arbitrare c’è un giocatore è inutile porsi il problema della chiamata del servizio. Ma non posso credere che quando Mutti viene arbitrato da arbitri federali la passi liscia. Che giocatori non più giovanissimi, esperti e scafati eseguano servizi irregolari non mi interessa (nel senso che è solo una questione regolamentare, ci pensino gli arbitri), ma nel caso di Mutti il problema è più serio e riguarda anche la sua crescita tecnica. Non è possibile che un ragazzo dal talento così grande debba stare a usare mezzucci da falliti per fare il punto. Bisognerebbe spiegargli che c’è qualcosa di molto più importante in ballo, che non la semplice vittoria in una partita. Lui ha altri obbiettivi da raggiungere. A livello internazionale, fra qualche anno (e non più nelle gare giovanili), rischia di trovare arbitri che lo penalizzeranno fortemente se continuerà a eseguire quel tipo di servizio. Adesso fa ancora in tempo a correggersi, prima che quei movimenti diventino così connaturati, pieni di “incrostazioni”, da non poterli più cambiare. E questo compito spetta ai tecnici, di società e della nazionale. Ripeto: TUTTI i suoi servizi sono completamente irregolari. Qualcuno glielo faccia capire e lo corregga.
LA GARA
Bisi e Rech confermano di essere di categoria superiore, ma c’è bisogno che ora compiano il salto di qualità., che è nelle loro possibilità, sia tecniche sia umane. Infatti, al di là delle doti strettamente sportive, danno entrambi, ciascuno con la sua differente personalità, una sensazione di serietà e di impegno che garantiscono su un futuro di alto livello. Il vero problema, a questo punto, è un altro: quanto del loro tempo possono dedicare al tennistavolo. Si trovano in un momento delicato della loro vita, devono decidere “in che misura” dovranno essere professionisti. Perché i loro progressi, d’ora in avanti, dipenderanno sì dalla “qualità” degli allenamenti, ma anche dalla “quantità”. Ma questi sono discorsi più complessi, che riguardano l’intero sistema del tennistavolo italiano. Per il momento, mi limito a dire che Rech, che avevo visto un po’ svagato l’anno scorso, sta diventando più duro. Ha sempre
un’eleganza di movimenti che induce a pensare a un giocatore “disimpegnato”, ma in realtà l’ho visto stringere i denti nei momenti difficili di alcune partite. In finale ha sofferto l’aggressività di Bisi, ma credo che stia migliorando anche da questo punto di vista perché in alcuni contrattacchi ho osservato una decisione, una rapidità che non aveva l’anno scorso. Penso tuttora che, rispetto alla sua apparizione sui tavoli, abbia avuto una frenata nello sviluppo tecnico, ma ho ancora fiducia che possa riprendere la marcia. Bisi, invece, ha bisogno di affinare le sue qualità, in particolare il movimento di diritto.
In generale, non credo ci siano molte indicazioni positive. Devo ripetere che manca una scuola, e questo ormai è un fatto acclarato. Giusto per capirci meglio, ci sono anche giocatori interessanti, che fanno intravedere buone doti, ma limitati nel loro sviluppo tecnico. Uno di questi è Ragni, capace di grandissimi colpi, ma che poi si perde banalmente. E c’è Becucci, un tipo aggressivo, con buone qualità, che però viene ridimensionato non appena è l’avversario ad aprire il gioco. Insomma, ci sono “mezzi” giocatori, e quel “mezzi” non deve essere inteso come dispregiativo, ma solo come constatazione realistica di una situazione tecnica generale. Reputo questi giocatori non di scarso livello, ma solo sfortunati nel non avere a disposizione un sistema che li aiuti a migliorare, perché credo che abbiano buone qualità e, in molti casi, una voglia di vincere meritevole di più fortuna. In generale, le pecche (non sto più parlando di Ragni e Becucci) vengono messe in evidenza dai successi di giocatori come De Petra, 41 anni, dirigente del Brescia, capace di andare avanti nel tabellone fino ai quarti di finale. Chiarisco: De Petra, dal punto di vista sportivo, da quello dell’intelligenza tattica, dell’entusiasmo, merita la stima e l’apprezzamento di tutto il mondo del tennistavolo. Quindi, vorrei che non nascessero equivoci su questo punto. Ma dal punto di vista del livello tecnico generale è negativo che si verifichi un risultato del genere.
DISCIPLINA
Breve appunto prima di passare al caso di Aliberti. Dal punto di vista disciplinare, c’è parecchio su cui recriminare. Le scorrettezze non sono estese, si limitano a non molti, ma nemmeno pochi, casi. Resta però il fatto che ci sono comportamenti e atteggiamenti che hanno in sé qualcosa di molto violento, anche se questi scontri non si trasformano in violenza fisica vera e propria. Ma il clima che si respira è pesante in diversi casi. Si passa dai comportamenti antisportivi, come esultare per un punto fortunato, alle offese, alle minacce vere e proprie. Non è il caso di fare una graduatoria di cose più o meno gravi, il vero problema è che si arriva a questo punto perché si è tollerato troppo per troppi anni, con una gestione allegra da parte di tutti: arbitri, federazione, società. Poi, è inutile prendersela con il “solito pazzo”, individuato in Aliberti, e credere di essersi ripuliti la coscienza.
ALIBERTI
E concludo proprio con Guido Aliberti e la sua espulsione. Divido l’argomento in due parti per evitare equivoci: la sua espulsione, con conseguente reazione; le due ammonizioni. E’ importante fare questa distinzione, perché sono due argomenti del tutto differenti. Comincio così con l’espulsione e la reazione. Aliberti, dopo aver ricevuto la seconda ammonizione nel quinto set della partita contro Manna, sul 5-7, diventato così 5-8, ha buttato l’asciugamano contro l’arbitro. E’ stato perciò espulso. Ha cominciato a protestare, e a gridare contro l’arbitro e a scalciare le transenne del suo tavolo e di quello accanto, tavolo quest’ultimo che è stato necessario sostituire perché, pare, sia stato danneggiato dallo stesso Aliberti. Quindi, è del tutto evidente che: l’espulsione è giusta, che il suo comportamento è tale da meritare la squalifica che gli organi giudicanti dovranno stabilire. Ripeto: espulsione giusta, come sarà giusta la squalifica che arriverà. E chiarisco che parlo di squalifica, quindi di una punizione “giusta” nella forma e nella sostanza, non di “vendetta”.
GLI ARBITRI
Stabilito tutto questo, passo a parlare delle due ammonizioni. E qui, con altrettanta chiarezza, bisogna dire che l’arbitro (ma non solo quello al tavolo di Aliberti, intendo TUTTI gli arbitri) ha sbagliato totalmente. Intanto, preciso che la partita Aliberti-Manna non era l’unica ad avere l’arbitro, come è stato detto. Ce n’era un’altra, ho visto benissimo l’arbitro, anche se non ho fatto caso ai giocatori. Ma questo non cambia la sostanza del discorso: se ci sono 8 partite, non si possono mettere solo 2 arbitri in quelle che si “annunciano” come difficili, perché così già si mostra un atteggiamento prevenuto e si innervosisce un giocatore che ha diritto a essere giudicato come tutti gli altri, precedenti o no che abbia nella sua carriera. E questo è già un errore, perché è anche vero che le altre 6 partite erano seguite “dall’esterno” dagli arbitri, ma è chiaro che cambia completamente il clima. Non si può creare
pressione psicologica su un solo giocatore o su due, in base a una “fedina penale” che non può esistere nel mondo dello sport. Un giocatore può anche avere avuto squalifiche per mesi o per anni, ma nel momento in cui va in campo ha diritto a essere giudicato come tutti gli altri, senza alcuna differenza. Così non è stato con Aliberti. Questa, chiarisco ancora, non è un’attenuante per la squalifica, è solo la constatazione di un errore della direzione di gare, di un atteggiamento persecutorio nei confronti di un giocatore.
Ma andiamo ancora di più alla sostanza del discorso. Il primo cartellino giallo Aliberti se lo è beccato perché, dopo un punto vinto, si è girato verso la sua panchina, dove c’era Alberto Vermiglio, è ha lanciato un urlo di entusiasmo. Bene, andiamo a prendere tutti i regolamenti che vogliamo, questo comportamento NON PUO’ essere punito con una ammonizione. Non stiamo parlando di interpretazioni, di opinioni. Ho letto altrove sproloqui senza senso sulle urla: secondo me si può, secondo me si trasforma il palazzetto in un bordello, secondo me si dà fastidio agli altri giocatori, e se tutti si mettono a gridare?, e se grida uno solo? Beh, sarò molto crudo: sono tutte STRONZATE. Il “secondo me” in questi casi non ha alcun valore. E’ legittimo avere un’opinione, pensare che si possa o no gridare, ma il tutto rimane a livello di conversazione. Se parliamo di regolamenti tutto questo è una STRONZATA. Le opinioni sono una cosa, i regolamenti sono un’altra cosa. Al massimo, si può esprimere il desiderio che il regolamento CAMBI, ma non si può dire: siccome, secondo me, i giocatori che gridano danno fastidio, è giusto che l’arbitro abbia ammonito Aliberti. Chi non conosce il regolamento abbia il buon gusto di tacere. Il regolamento internazionale prevede l’ammonizione solo per chi, con urla o gesti, abbia un atteggiamento intimidatorio e offensivo per l’avversario, per l’arbitro o per gli spettatori, o, che si metta a gridare o no, usi un linguaggio volgare e offensivo. In più, si prevedono anche altri casi, come scalciare o rompere la pallina, transenne e così via. L’urlo di Aliberti NON POTEVA essere punito. Aliberti si è addirittura girato verso il suo allenatore, non si può nemmeno dire che abbia gridato in faccia all’avversario (e avrebbe potuto pure farlo, se non lo avesse accompagnato con gesti provocatori, come il pugno). Aggiungo che certi atteggiamenti molto gravi possono essere puniti direttamente con la perdita del punto, come avvenne durante i Mondiali individuali di Zagabria nel 2007, nel doppio femminile. Un arbitro cipriota (lo stesso che aveva massacrato l’Italia maschile nel Mondiali a squadre del 2004 in Qatar, nella gara con l’Austria) diede un punto di penalizzazione alla cinese Guo Yan che, dopo aver vinto uno scambio, gridò e mostrò il pugno alle avversarie.
Quindi, GRIDARE SI PUO’, checché ne pensino gli arbitri italiani. Purtroppo, dobbiamo assistere a decisioni assurde e allucinanti come quella del primo cartellino giallo ad Aliberti. L’arbitro HA SBAGLIATO, non c’è discussione su questo punto. E il secondo cartellino giallo, con conseguente punto perso, è arrivato dopo che, al termine di uno scambio incredibile vinto da Manna, Aliberti, sconfortato, ha lasciato cadere la racchetta a terra, con il plateale atteggiamento di uno che dice: ma che posso fare di più? Io la partita l’ho seguita bene e ho visto tutto, questo è esattamente ciò che è successo. Anche questa decisione dell’arbitro, sia pure in maniera meno clamorosa della prima (perché potrebbe avere equivocato sull’intenzione di Aliberti), è sbagliata. Ma c’è qualcosa di peggio. Sul tavolo vicino a quello di Aliberti-Manna, giocava e gridava Luini. Gridava molto più forte di Aliberti, ma davvero molto più forte. Gli arbitri (esterni, perché su quel tavolo c’era un giocatore ad arbitrare) non lo hanno mai richiamato. Dopo l’espulsione di Aliberti, guarda un po’ che coincidenza, ecco che arriva un cartellino giallo per Luini. Che continua però a gridare nei punti successivi, senza che gli venga dato il punto di penalizzazione. In quel momento, Vermiglio, infuriato, va dagli arbitri e chiede loro perché non puniscano Luini. E gli arbitri non sanno cosa fare. E questa è la dimostrazione che non si sta applicando il regolamento, ma solo una specie di giustizialismo verso chi è considerato “pazzo” e quindi “indifendibile”. E io ribadisco: Aliberti è indifendibile quando scaglia l’asciugamano verso l’arbitro e scalcia le transenne, è nel giusto quando grida e lascia cadere la racchetta a terra, e in questo caso a essere indifendibile è l’arbitro.
In conclusione, ricordo ancora una volta che l’espulsione di Aliberti è giusta, ma che gli arbitri hanno sbagliato e dimostrato una interpretazione dei regolamenti che non ha alcuna ragione di essere. Possono pure squalificare Aliberti, perché se lo merita, senza che questo assuma il significato di una vendetta, come dicevo prima, ma vanno puniti o cacciati anche gli arbitri che sbagliano e si inventano regole che non esistono.
I Campioni d’Italia 2009
13 Giugno 2009 da Ping Pong Italia · 9 Commenti
Ecco i Campioni Nazionali che hanno conquistato a Canversano (BA) il titolo di Campione d’Italia per la stagione 2008-2009. Complimenti a tutti i neo campioni.
(fonte FITeT)
I categoria
II categoria
III categoria
IV categoria
Oltre i 40
Oltre i 50
Oltre i 60
Oltre i 65
Oltre i 70
Oltre i 75
Oltre gli 80
Everping Castiglione di Ravenna
2 Giugno 2009 da Ping Pong Italia · 4 Commenti
È stato un weekend ricco di avvenimenti emozionanti.
Per quello che mi riguarda ho provato una grande felicità e soddisfazione per la promozione in A2 dell’Everping Castiglione di Ravenna, promozione alla quale ho partecipato direttamente giocando la gara di ritorno a Cagliari contro il Cus dopo che lo stesso era uscito vittorioso, l’altra domenica scorsa per 5 a 4, in casa dei romagnoli. Il risultato di sabato non lascia equivoci, 5 a 2 per noi, un risultato che indica come il Castiglione abbia dominato, io invece dico che è stata sì, una vittoria meritata, ma carica di equilibrio. Abbiamo giocato contro avversari validi e corretti come Oyebode, Melis e Carta che avrebbero meritato anche loro la promozione in A2.
Parlavo di felicità perché le vicende che si sono succedute nel corso di questi 5 mesi hanno fortificato la squadra rendendola più matura, determinata con una voglia sempre più crescente di ottenere la promozione. Prima di tutto la mia partenza per l’India, non vi nascondo che per i miei compagni è stata una doccia fredda, lo sconforto è stato evidente da parte di tutti ma poi, come spesso succede, sono venuti fuori i sentimenti che stanno alla base di tutto, rispetto e vera amicizia. In questi casi le persone danno il meglio di sé stessi, e così è successo. Successivamente c’è stato l’inserimento di Frizzo Tatulli e quasi subito lo stop, ancora una volta morale alle stelle, a seguire ancora amarezza. Poi ci sono state le brillanti prestazioni di Toma Mitranescu e ancora, il pesantissimo punto di Giandomenico Pollino ai danni di Carta nella gara 1 disputata a Castiglione domenica 24 maggio. Infine la fortunosa combinazione di trovarmi in Italia proprio nei giorni dei Playoff. Insomma, è proprio vero, per ottenere risultati ci vogliono 2 condizioni: situazioni favorevoli e situazioni a favore.
Raramente ho scritto qualcosa del Castiglione ma questa volta, anche nella ricorrenza del venticinquennale della fondazione della società, voglio farlo, ringraziando pubblicamente il Presidente e i miei compagni di squadra per questa meravigliosa stagione a partire da Carlo Castelvetro per la sua passione smisurata e per il suo indomabile impegno verso il pingpong. Roberto Gianeri per l’instancabile sostegno che trasmette da ogni parte del globo, con lui ci sentiamo tutti più sicuri delle nostre possibilità. Valerio Sarti per il suo modo di giocare così rispettoso e tranquillo, Giandomenico Pollino perché sappia sempre sorprenderci. Frizzo Tatulli perché da subito si è sentito parte integrante del team dandoci molta determinazione, infine, naturalmente Toma Mitranescu perché senza di lui non saremmo mai potuti andare molto lontani, tanto meno a Cagliari, tanto meno in A2.
Nella prossima stagione l’Everping Castiglione di Ravenna militerà in A2, un banco di prova per capire cosa potrà fare da “grande”, ovviamente io sarò dalla loro parte e farò di tutto affinché la societàpossa essere ancora e sempre più protagonista del pingpong.
Il giorno dopo della bellissima serata di Cagliari, abbiamo giocato a Conversano, una località pugliese a 30 km SE di Bari, il terzo concentramento dei veterani a squadre di A1, anche in questo caso una bella affermazione, una coppa per la terza posizione conquistata. Il titolo è andato meritatamente al Vita Sant’Elpidio a Mare con Manoni Luigi, Macerata Enrico, Paolo Caserta e Alessio SIlveri. Hanno dispuatato i 3 concentramenti in modo ineccepibile, in particolar modo quello di Verona dove hanno Manoni e Caserta hanno compiuto l’impresa di battere i secondi classificati, ossia il Libertas Challant che ha sempre schierato Roberto Giontella e Renato Casini.
Ci sono stati altri avvenimenti di cui non ho potuto riportare in modo tempestivo la cronaca, mi scuso con tutti. Si tratta della vittoria da parte della San Donatese ai danni dello Sterilgarda Castel Goffredo in A1 femminile e in campo maschile quella dello Sterilgarda Castel Goffredo su il Paiuscato Este.
Rocambolesco il doppio pareggio tra le due compagini lombarde. Personalmente vincere con un pareggio non mi sembra la formula ideale per decretare un campione d’Italia. Pensate, alla fine dei 2 incontri il punteggio è stato San Donatese 6 partite vinte Castel Goffredo 6 partite vinte, San Donatese 25 set vinti Castel Goffredo 24 set vinti, San Donatese 462 punti vinti Castel Goffredo 471 punti vinti. Quindi la San Donatese pareggiando ha vinto il suo primo scudetto dell’era Errigo ribaltando, in gara 2, un parziale di 0 a 3, rifilando alla squadra castellana 3 brutte batoste di cui l’ultima, decisiva, da parte di Negrisoli ai danni di Mofardini Tan Wenling.
Con questo 13mo scudetto, Laura Negrisoli è l’atleta che può insidiare il record di maggior numero di scudetti tricolori in tutti gli sport che attualmente è di Giusi Malato (14) pallanuotista per l’Orizzonte Catania. Complimenti a lei, a Maurizio Errigo, alle sue ragazze e alla società.
Nel maschile nulla da fare per il Paiuscato Este che si è arreso per ben due volte al Castel Goffredo. Complimenti a Yango, Bobo e Co. per lo scudetto. Certamente, nel maschile ha pesato la vicenda dei Circoli, che prima hanno rinunciato alla serie A1 con il Roma. L’andata tra l’Este ed il Milano era stata vinta dai veneti per 4 a 2 ma una banale irregolarità del Milano nello schierare il terzo straniero ha decretato il 4 a 0 a tavolino sempre per i veneti. Ovviamente il ritorno diventava ininfluente in quanto all’Este sarebbe bastato anche un solo punto per acceder alla finale. Non so se il Castel Goffredo sia la squadra più forte e meritarsi lo scudetto, di sicuro però, questo campionato non sarà ricordato come lo sono stati gli altri, anni addietro.
A Yokohama mondiali al via
26 Aprile 2009 da Ping Pong Italia · 2 Commenti
del Drago Rosso
I Mondiali individuali 2009 sono al via fra l’entusiasmo dei giapponesi, che hanno sempre fatto bella figura dal punto di vista organizzativo con questa manifestazione. Ma questa edizione rischia di caratterizzarsi come una delle più banali dal punto di vista tecnico. Dico banali e non scarse perché la questione è diversa e non riguarda solo l’assenza di Boll per infortunio, ma aspetti ancora più importanti. Ma cerchiamo di andare con ordine.
GIAPPONE
E’ la sesta volta che i Mondiali si disputano in Giappone, la prima con la suddivisione in Squadre e Individuali. La prima volta fu a Tokyo, nel 1956 (2-11 aprile), poi Nagoya 1971 (28 marzo-7 aprile), Tolyo 1983 (28 aprile-9 maggio), Chiba 1991 (24 aprile-6 maggio), Osaka 2001 (23 aprile-6 maggio). Adesso Yokohama dal 28 aprile al 5 maggio. Ho ricordato le date perché, come si vede, a partire da Tolyo 1983, i giorni sono pressoché gli stessi: perché la conclusione dei Mondiali coincide con la festa della primavera in Giappone. Da ricordare che a Osaka si disputarono sia le gare a squadre, sia le individuali, nonostante i Mondiali fossero già stati suddivisi (Individuali a Eindhoven nel 1999, Squadre a Kuala Lumpur nel 2000). Il fatto è che erano stati già assegnati a Osaka con la formula unica, quindi non si poteva cambiare. E anche quelli del 1999 sarebbero dovuti essere in formula unica, a Belgrado. Poi, i bombardamenti della Nato provocarono la cancellazione di Belgrado e l’Ittf ne approfittò per provare subito la suddivisione. Questi Mondiali, infine, si svolgono a Yokohama perché la città festeggia i 150 anni del suo porto, il più importante dell’Asia.
ASSENZE
Boll aveva già rinunciato al doppio, a causa di un problema lombare, sperava di farcela solo per il singolo, ma così non è stato. Cominciano a farsi sentire le assurdità del calendario, ormai zeppo all’inverosimile, e la pessima gestione, da parte dei tedeschi, del loro campione, che è stato sfruttato fino al midollo, con una serie massacrante di impegni. Avevano già rinunciato Schlager, perché ha appena avuto un bambino e ha preferito stare vicino a lui e alla moglie, e Kreanga. Ma è anche vero che stiamo parlando di giocatori ben oltre i 30 anni, che non possono più entrare in gioco per le medaglie. E lo stesso Boll ad agosto compirà 28 anni. Non sto dicendo che non sia giovane, certo giocherà per almeno altri 6-7 anni ancora, ma il discorso è un altro: da più di 10 anni gli europei puntano su lui come alternativa ai cinesi, e adesso scopriamo che è arrivato a 28 anni senza che ci sia alcun altro dopo di lui (per favore, non parliamo di Ovtcharov!). E dopo che il suo miglior risultato ai Mondiali è stato un quarto di finale nel 2005, battuto 4-0 da Yoo Seung Min. Ai prossimi Mondiali individuali Boll avrà quasi 30 anni, età normale per un europeo, per carità, ma bisognerà guardare in faccia la realtà: è l’ultimo europeo di un certo valore e i nuovi campioni cinesi, Ma Long e Zhang Jike, hanno 19 anni, ben 9 anni di differenza. Inoltre, bisogna ricordare che Samsonov ha 33 anni. E non è che le altre nazioni, non solo europee, se la passino meglio. La Corea del Sud non ha alcun giovane in grado di inserirsi nelle medaglie, deve affidarsi ancora a Yoo Seung Min (27 anni), Oh Sang Eun (32) e Joo Se Hyuk (29). Non sono vecchi, ma ormai nella seconda parte della carriera. Il Giappone è l’unica nazione a sfornare qualche giovane (Mizutani, Matsudaira) che però, secondo me, non arriveranno al livello dei grandi campioni. E, infine, non dimentichiamo l’eterno Jorgen Persson, che ha compiuto 43 anni pochi giorni fa, il 22 aprile. Insomma, siamo di fronte a una spaccatura enorme, non solo fra Cina e resto del mondo, ma soprattutto fra passato e futuro. Nella stessa Cina, infatti, non vedo altri grandi campioni oltre a Ma Long e Zhang Jike, che sono spuntati fuori nel 2002. Ho una mia teoria, che accenno soltanto perché ci sarà tempo per discuterne più approfonditamente: i grandi campioni sono ancora quelli della pallina da 38 millimetri, gli stessi Ma Long e Zhang Jike hanno non solo cominciato, ma anche sviluppato il loro gioco di base con quella pallina. Adesso sta venendo fuori la generazione che ha cominciato con la pallina da 40 millimetri. Secondo me, il motivo di questo impoverimento tecnico è proprio la pallina da 40 millimetri. So che può apparire azzardata come teoria, ma è qualcosa su cui potremo discutere con calma dopo i Mondiali. Quindi, anche se ci saranno interventi su questo argomento, per forza di cose (l’esigenza di scrivere dei Mondiali in corso) io rimanderò risposte e chiarimenti a dopo i Mondiali.
MEDAGLIE
Solo pochi accenni alle gare e alle medaglie. Come ho già fatto notare, i cinesi hanno deciso di concederne qualcuna alle altre nazioni. Nel doppio misto, tutti i più forti non giocano. Nei doppi, non ci sono Wang Liqin, Ma Lin e Zhang Yining. Come dire che un oro, magari un argento, e un paio di bronzi potranno essere distribuiti in giro. Dopo le mazzate ai Mondiali individuali di Zagabria (tutti i cinesi sui podi) e all’Olimpiade di Pechino (oro, argento e bronzo ai cinesi), la Cina ha deciso di lasciare qualche briciola. Per quanto riguarda l’aspetto propagandistico (più nazioni a medaglia) può anche andare bene, ma il punto è che la realtà tecnica, in questa maniera, è completamente falsata. La Cina può cedere tutte le medaglie che vuole, il problema è che le cede, non le vincono gli altri. Poi, possiamo stare una vita a prenderci in giro, ma di questo passo arriveremo all’elemosina: i cinesi decidono quando e come regalarti una medaglia. E, capiamoci bene, lo fanno solo per assecondare l’Ittf ed evitare ulteriori attriti e polemiche. Insomma, siamo allo sfacelo tecnico. Solo una notizia, per concludere questo paragrafo: si discuterà e si approverà una nuova formula a squadre per i Mondiali e le Olimpiadi. La riprova che la formula olimpica attuata a Pechino era niente più che una barzelletta.
ITALIANI
E chiudiamo con gli italiani. Al posto d’onore vorrei mettere Laura Negrisoli, che viene citata nell’Alfabeto dei Mondiali, sul sito dell’Ittf, per un record che stabilirà a Yokohama: sarà il suo 15mo Mondiale e raggiungerà così Diane Scholer-Rowe. Per amore di precisione, bisogna specificare che la Rowe ha giocato solo Mondiali con formula unica (Squadre e Individuali insieme), se fossero stati divisi anche allora lei ne avrebbe ben più di 15. Ma è pur vero che anche Laura, nella prima parte della carriera (fino al 2001, con l’intervallo delle edizioni separate 1999 e 2000), ha giocato Mondiali in formula unica (oltre a quello del 2008 in cui, scandalosamente, era stata fatta fuori dalla Fitet), quindi sarebbe potuta arrivare a 18-19. Perciò, rimane intatto il valore del suo record, che premia l’unica giocatrice della nazionale nata in Italia. Non si tratta di non considerare italiane le altre, si tratta solo di ricordare che da troppi anni le uniche giocatrici azzurre arrivano dall’estero e questa è una sconfitta amara per la scuola italiana che non c’è. Complimenti a Laura, che però è stata sfortunata nel sorteggio: le tocca la giapponese Fukuoka, dal gioco cacacazzo e con la gomma strana sul rovescio (ricordiamo che fu squalificata nella partita contro l’Ungheria nei Mondiali a squadre del 2006, a Brema). Sempre per quanto riguarda il record di partecipazioni ai Mondiali, ricordiamo che Costantini, che ne ha fatti 11 in formula unica, sarebbe arrivato a 22 con quelli suddivisi, stabilendo un record fra gli uomini.
Per le altre azzurre sorte alterna. Stefanova ha una difesa ucraina al primo turno, Sorochinskaya, e poi la strada è chiusa perché c’è Zhang Yining. Tan Wenling, invece, ha la possibilità di andare avanti, anche se c’è l’incognita della cinese-irlandese Liu Na al primo turno. Dopo le toccherebbe la cinese-olandese Li Jie, difesa molto forte, ma Tan gioca benissimo contro le difese. A proposito, ci sono 15 cinesi fra gli uomini e 27 fra le donne che giocano per altre nazioni (non considerando naturalmente Singapore e Hong Kong, che hanno in squadra solo cinesi nati in Cina).
Per quanto riguarda gli azzurri, non dimentichiamo mai che è un grandissimo scandalo la non partecipazione di Nyagol Stoyanov, numero 1 della classifica nazionale, che questi Mondiali avrebbe avuto il diritto di giocarli più di chiunque altro. Purtroppo, si va avanti con decisioni che non hanno alcunché di tecnico alla base. E così, con tutto il rispetto umano e sportivo per Yang Min, bisogna ribadire che lui non ha titolo per giocare questi Mondiali: si era ritirato da giocatore per fare l’allenatore del Castel Goffredo. Fra l’altro, proprio sotto la presidenza Sciannimanico era stata ribadita l’incompatibilità fra i ruoli di giocatore e allenatore: o giochi, o alleni. Infatti! Detto questo, gli auguro di fare bella figura perché sul campo lui ha tutto il diritto a essere rispettato. Gli è capitato Korbel, uno dei peggiori avversari per lui. Bobocica aspetta un qualificato, poi per lui c’è Li Ching (Hong Kong), pennaiolo molto veloce, anche lui uno dei peggiori avversari da affrontare. Tomasi, infine, gioca le qualificazioni: ha il neozelandese Wallace e l’israeliano Tauber. Può farcela. A Zagabria 2005 si fece onore, speriamo che si ripeta, perché merita di andare avanti.
WR di Aprile
3 Aprile 2009 da Ping Pong Italia · 1 Commento
Nella classifica a squadre l’Italia maschile occupa la 28ma posizione mentre la femminile la 16ma. Ci sono poi anche le classifiche U15, 18 e 21
Nell’U21 il primo degli italiani è Rech alla 205ma posizione tra le femmine Stechenko al 126mo posto.
Nell’U18 troviamo sempre Rech al 74mo posto e Vivarelli Debora alla 135ma posizione
Nell’U15 il primo è Mutti in 39ma e la prima è Trotti Elisa in 77ma posizione
Indian Pro Tour
15 Marzo 2009 da Ping Pong Italia · 6 Commenti
Si e’ appena concluso ad Indore l’ITTF Indian Pro Tour. A vincere il singolo maschile e’ stato Ma Liang che in finale ha battuto il connazionale Cai Xiao Li. Nel femminile affermazione di Yu Meng Yu che ha battuto Beh Lee Wei della Malesia.
Per i colori indiani 2 finali giocate, quelle dei doppi maschili e femminili ed una semifinale femminile. Nell’U21 buona prova dei giovani indiani con Ghosh finalista che ha perso da Ma Liang e Das Ankita che ha battuto Shamini K.
Prima uscita ufficiale per me e prestazioni alterne degli atleti indiani. Per me e’ stata una buona occasione per vederli in azione durante una gara. Sul fronte atleti c’era molta aspettativa per Achanta Kamal Sharath che tra l’altro e’ arrivato dalla Spagna il 13, Sharath era reduce dalla brillante vittoria in Kuwait ottenuta sul n. 20 del mondo Ko Lai Chak, stavolta e’ incappato in una grave sconfitta contro il 351 del mondo l’iraniano Ahadi.
Il doppio maschile e’ stato ben giocato ma in finale, contro Gao Ning e Yang Zi non c’e stato nulla da fare.
Ora ci aspetta un camp di 10 giorni a Patiala, poi un altro in Cina in preparazione dei campionati del mondo.
Giocare a Milano
31 Gennaio 2009 da Ping Pong Italia · 1 Commento
Buone e brutte notizie per tutti coloro della zona di Milano che vorrebbero giocare a pingpong.
La famigerata palestra di via Mecenate dove, per mesi, hanno stanziano alcuni tavoli della Fitet Lombardia ha ripreso la sua attività Quindi la buona notizia è che la palestra è operativa, la brutta è che per giocare ci volgiono € 8,00 per ogni ora e frazione di ora, dunque allo scadere è meglio abbandonare altrimenti scattano altri 8,00 €.
Però, fortunatamente non c’è solo via Mecenate, infatti dal 3 febbraio p.v. apriranno ben 2 sale a Segrate,
Milano 2 Nord e Sabin con i seguenti orari:
Martedì 17,00 – 20,30 Milano 2 Nord (residenza Botteghe)
Mercoledì 16,45 – 20,30 Sabin (residenza Archi)
Giovedì 18,45 – 22,30 Milano 2 Nord
Venerdì 16,45 – 22,30 Sabin
A Milano 2 Nord c’è la doccia mentre la Sabin no.
Per il sabato e la domenica occorre prenotare. I costi sono decisamente più accessibili, inoltre c’è la possibilità di prendere lezioni private da Stefano Stefanov, allenatore della Nazionale Junior.
Per tutte le informazioni potete rivolgervi a Stefan Stefanov 392 43 76 357 o email a sstefanov@libero.it
Macao ITTF Grand Finals
18 Dicembre 2008 da Ping Pong Italia · 3 Commenti
del Drago Rosso
Il Master 2008, svoltosi a Macao, ha messo in evidenza ancora una volta le contraddizioni dell’attività internazionale, sempre più intensa e caotica, tanto da influenzare la riuscita di alcune manifestazioni. Alla fine, c’è stato comunque lo spettacolo nei singoli, sia pure con due assenze illustri, e non ce n’è stato in alcun modo nei doppi, di un livello imbarazzante.
PARTECIPAZIONE RIDOTTA
Le Finali del Pro Tour 2008, secondo la dizione dell’Ittf, che si ostina a non volerle chiamare Master, come avviene invece correttamente nel tennis, sono state monche, per diversi motivi. Non si è arrivati alla farsa dell’edizione 2005 a Fuzhou, quando i cinesi presentarono un solo atleta per gara, qualificato obbligatoriamente perché la gara si disputava in Cina, ma nei doppi a Macao si è andati decisamente peggio: nemmeno una coppia cinese in gara. Nei singoli, invece, assenti Boll fra gli uomini e Zhang Yining fra le donne. Proviamo a chiarire la situazione. Per quanto riguarda i doppi, la spiegazione ufficiale dell’Ittf è che i cinesi, nell’anno olimpico, hanno sperimentato nuove coppie, quindi nessuna di queste ha ottenuto il numero minimo di tornei per qualificarsi alle finali, visto che cambiavano a ogni Open. Una balla colossale. E’ vero che i cinesi hanno cambiato sempre i doppi, ma i qualificati per Pechino (2 su 3 per classifica, col terzo che comunque era già noto) si sapevano sin da gennaio, quindi non c’era alcuna necessità di provare nuovi doppi. La verità è che i cinesi, appena possono, si mettono a sabotare le iniziative dell’Ittf. In quest’anno, non potevano sabotare il singolo perché avrebbero rischiato di calare in classifica proprio alla vigilia dell’Olimpiade e quindi di avere un tabellone a rischio, e hanno colpito coi doppi. Le mancate qualificazioni di Boll e Zhang Yining nei singoli, invece, sono derivate da tutt’altri motivi. Zhang Yining ha diradato l’attività tanto da far pensare addirittura a un suo ritiro alla fine di quest’anno. Poi, è stata lei stessa a chiarire: giocherà sicuramente per tutto il 2009, anche se solo negli appuntamenti più importanti, poi deciderà se smettere. Le pressioni della Cina affinché lei continui sono notevoli, visto che sarebbe in grado di arrivare fino ai Giochi di Londra 2012, ma lei appare
davvero stanca e assicura che non giocherà la prossima Olimpiade. Boll ha mancato la qualificazione non per colpa sua, ma perché gli Open di Serbia, come avevo già spiegato nel mio articolo sul bluff del Grande Slam, sono stati cancellati appena 4 giorni prima della data prevista. Così, Boll si è fermato a 5 dei 6 tornei previsti come minimo per partecipare alle Finali del Pro Tour (sempre ammesso che si sia nei primi 15 della classifica, e Boll lo era). Indipendentemente dal caso degli Open di Serbia, però, si pone un problema più importante secondo me. Il Pro Tour cominciò nel 1996 e fu posta la regola del numero minimo di 6 tornei (o meno di 6 tornei purché si fosse andati a giocare in 3 continenti) per rendere valida la qualificazione ottenuta attraverso i punti accumulati nella stagione. Il principio era giusto: costringere i più forti a partecipare ai tornei in modo da renderli più interessanti e favorire il loro successo. Ma questo avveniva quando il calendario agonistico dell’anno era poco più della metà rispetto a quello attuale. Adesso, la stagione è così piena di gare che i giocatori non possono materialmente sostenere uno sforzo simile. E non si può nemmeno dire che 6 tornei sono pochi, perché bisogna considerare che un giocatore deve programmare l’attività in modo da arrivare in forma a certi traguardi, quindi è costretto a saltare alcuni tornei. Un solo esempio: nel 1996 i Mondiali erano ogni 2 anni, squadre e individuali insieme, adesso sono ogni anno, il che impone una programmazione diversa che porta a escludere alcuni Open in particolari momenti. Inoltre, adesso abbiamo gli Europei ogni anno, altro appesantimento della stagione. Insomma, è assurdo pretendere ancora i 6 tornei come quota minima, altrimenti si rischia di compromettere la terza gara più qualificata, il Master appunto, che come livello tecnico è superiore alla Coppa del Mondo, come ho spiegato approfonditamente più volte. Ricordo soltanto che basta fare la somma delle classiiche dei partecipanti al Master e alla Coppa del Mondo (16 giocatori in ciascuna gara) per vedere che la somma totale del Master è nettamente inferiore (quindi con più giocatori di alta classifica) a quella della Coppa del Mondo. La speranza è che i dirigenti dell’Ittf se ne rendano conto e, invece di studiare regole contro i cinesi, comincino a pensare a regole a favore del tennistavolo e delle grandi manifestazioni.
MACAO
E passiamo al Master di Macao. L’unica gara di una certa importanza che si era svolta in questa isola, colonia portoghese rubata alla Cina e tornata infine alla madre patria insieme e Hong Kong, fu il Campionato mondiale per club nel 2001 (che fu anche la terza e ultima edizione di quella infausta manifestazione). In quell’occasione, Macao non si distinse per bravura, l’organizzazione fu quantomeno discutibile, arrangiata alla meno peggio, con albergo di seconda scelta e palazzetto di secondo livello. Stavolta, l’organizzazione è stata davvero encomiabile, un vero esempio per chiunque voglia ospitare in futuro il Master. Palazzetto grande e moderno, a soli 50 metri dall’albergo ufficiale (a 5 stelle) della manifestazione. Tutto è filato liscio, per i giocatori, per gli arbitri e per i mezzi di informazione.
DOPPI E UNDER 21
Un breve accenno alle gare più scarse. Nei doppi, senza cinesi, il livello cala paurosamente. L’unica cosa interessante da segnalare è la presenza delle rumene Dodean e Samara, che giocano alla pari con Li Jiawei e Sun Beibei (che vinceranno la gara) fino al 7-7 del quinto set, ma poi cedono soprattutto per inesperienza. L’under 21, come ho già detto in altre occasioni, è una gara che non dovrebbe avere le Finali, perché non ha alcun significato. Quando fu istituita, al posto del vecchio torneo di consolazione, l’idea era apprezzabile perché consentiva ai più giovani di giocare un po’ di più. Il problema è che poi l’Ittf ha voluto assegnare a questa gara un valore tecnico che non ha e non potrà mai avere, quello di test per i futuri campioni. In uno sport come il tennistavolo, nel quale se non si è già in prima fila a 16-17 anni non lo si sarà mai più, dire che un giocatore di 20 o 21 anni può “diventare” un campione è
semplicemente allucinante. O lo si è già a quell’età o non lo si sarà mai. Che poi si partecipi o meno è un altro discorso. Così, si possono trovare in gara proprio Dodean e Samara, che un posto fra le migliori se lo sono già guadagnato, e non si possono trovare i cinesi, che hanno una under 21 campionessa mondiale assoluta, Guo Yue, tanto per capirsi.
SINGOLO FEMMINILE
E proprio Guo Yue fallisce di nuovo la vittoria. Dopo aver perso in finale nel 2007 con Li Xiaoxia, stavolta si ferma davanti a Guo Yan. Guo Yue continua così la sua annata negativa: sconfitta da Wang Nan nella semifinale olimpica, da Feng Tianwei nella Coppa del Mondo, e ora da Guo Yan nel Master. Fece così anche nel 2006, tanto da rischiare l’esclusione dalla nazionale, ma poi si riprese fino alla vittoria nei Mondiali. Potenzialmente, dopo Zhang Yining, è la più forte di tutte, ma la testa qualche volta ancora non le funziona. Di rilievo anche la sconfitta di Li Xiaoxia, grande favorita visto il suo stato di forma, che è sconfitta dalla difesa sudcoreana Kim Kyung Ah. La sudcoreana aveva avuto un anno quasi disastroso, dovuto soprattutto al fatto che si era sposata e, fra preparativi per il matrimonio e luna di miele, era calata di forma in maniera evidente. Adesso è tornata al massimo e lo dimostra con la vittoria su li Xiaoxia. Perde poi con Wang Yuegu, una bravissima a giocare contro le difese, ma dopo aver sciupato l’occasione per la vittoria. Li Xiaoxia, quindi, perde da una difesa, cosa inusuale per una cinese. Fra l’altro, Li Xiaoxia è la copia tecnica di Zhang Yining, di cui è ammiratrice. Nelle fasi di attacco e di scambi veloci, Li Xiaoxia è praticamente allo stesso livello di Zhang Yining, ma, siccome la copia non è mai perfetta, ecco che contro le difese non ha la stessa bravura dell’originale. In effetti, bisogna ricordare che Zhang Yining, caso unico nella storia del tennistavolo, non ha mai perso contro una difesa in tutta la sua carriera. Così, è possibile avere un’idea ancora più precisa di questa fuoriclasse e della sua spaventosa bravura. Intanto, guadagna sempre più posizioni Feng Tianwei. Cinese anche lei, come tutte le giocatrici di Singapore, faceva parte fino a due anni fa della squadra di Hailongjiang (quella di Kong Linghui). Poi, è andata a Singapore e ha sfondato. Aveva battuto Zhang Yining nella Coppa d’Asia, poi aveva dato 4-0 a Guo Yue nella Coppa del Mondo. A Macao si ritrova di fronte Guo Yue, che però le ha preso le misure e non le dà alcuna possibilità in semifinale: 4-1. Feng Tianwei rimane comunque una delle poche giocatrici in grado di inserirsi nella lotta fra le cinesi originali. E arriviamo alla vincitrice, Guo Yan, una campionessa che ha avuto la sfortuna di trovarsi in mezzo a tante altre fuoriclasse ed è rimasta un po’ in ombra. Questo non le ha impedito comunque di vincere una Coppa del Mondo, di essere finalista ai Mondiali 2005 e adesso di vincere il Master, oltre a titolo mondiali a squadre. Col suo gioco tutto di potenza, a Macao strapazza tutte e non concede scampo nemmeno a Guo Yue.
foto del Drago Rosso
SINGOLO MASCHILE
Ma Long vince la sua prima gara “super”, dopo aver già conquistato 4 Open del Pro Tour in carriera. E lo fa in maniera incredibile, concedendo solo un set a Ma Lin in semifinale, per poi distruggere letteralmente tutti e in particolare l’intera squadra olimpica cinese: 4-0 a Wang Liqin nei quarti, 4-1 a Ma Lin in semifinale, 4-0 a Wang Hao in finale, dopo aver rifilato un altro 4-0 al primo turno al giovane sudcoreano Yoon Jae Yong. Una marcia da schiacciasassi quella di Ma Long, che impressiona sempre di più per la velocità degli attacchi, l’aggressività che non lascia agli avversari il tempo per respirare, i block di rovescio che sono autentiche mazzate. Al di là dei punteggi, alcuni dei quali sono umilianti per gli avversari, è il modo in cui conduce il gioco che fa capire come Ma Long si appresti a diventare il numero 1 del mondo. Fra l’altro, c’è una cosa interessante da notare: nel giro di un mese, due giovani come Zhang Jike ai Campionati nazionali cinesi e Ma Long al Master hanno fatto fuori i campioni olimpici a squadre e di singolo, una specie di tempesta che spazza via la vecchia generazione. Certo, Wang Hao è ancora abbastanza giovane da reggere fino a Londra 2012, ma per Wang Liqin e anche per Ma Lin la concorrenza interna ormai è spietata e il conto alla rovescia per entrambi è già cominciato. Del Master di Macao è utile ricordare qualche altra cosa, a cominciare da Chen Qi che dà 4-0 a Yoo Seung Min e sfiora la vittoria con Ma Lin, conduce 3-1 prima di impallarsi nella sua follia. L’unico europeo a farsi valere, come al solito, è Samsonov, che però cede nel momento decisivo, quando potrebbe provocare la grande sorpresa. Prima supera facilmente un Ovtcharov sempre più inguardabile, poi dà 4-1 a Jiang Tianyi (cinese emigrato a Hong Kong), e infine si ritrova in semifinale con Wang Hao. E’ 4-0 per il cinese, ma il punteggio non deve ingannare, perché Samsonov gioca alla pari, conduce in ogni set e poi ha pause inspiegabili, le stesse che gli sono costate una sicura medaglia olimpica. Comunque, dietro lui e Boll, l’orizzonte europeo è sempre più desolante, un deserto sconfinato.
Classifiche ITTF di Dicembre
3 Dicembre 2008 da Ping Pong Italia · 4 Commenti
Sono state appena pubblicate le classifiche mondiali di dicembre. Grazie agli ultimi risultati ai Pro Tour c’è stato un ottimo balzo in alto per Monfardini e Stefanova. Per la prima volta dopo tanti anni scompare il nome di Mondello dal ranking, mentre Tomasi si rafforza ancora raggiungendo la 180ma posizione.
Attività del weekend
26 Novembre 2008 da Ping Pong Italia · 20 Commenti
Ricco il weekend pongistico con appuntamenti importanti in tutta Italia.
Partiamo dall’attività nazionale.
Quest’anno le gare di tipo assoluto o comunque quelle riservate a top players sono solo 4 così suddivise: Torneo dei campioni, disputato a Bari, un torneo solo ad inviti peraltro poco riuscito dal punto di vista del pubblico che era veramente scarso.
2 tornei assoluti ed i campionati italiani.
La Puglia si è aggiudicata 3 delle 4 gare con Bari, Molfetta e nuovamente Bari per gli Italiani.
Quindi, durante il weekend appena trascorso si è svolto il primo torneo assoluto di Molfetta al quale, dopo 6 anni e mezzo, ho avuto il piacere di partecipare.
La nuova formula di gara dà modo di giocare abbastanza anche se occorre un impegno di ben 3 giorni. La gara di I categoria è riservata ai primi 132 della classifica nazionale e ai primi 16 classificati dei III categoria risultanti dal precedente torneo.
I primi 2 atleti di ogni gironi hanno poi la possibilità di disputare il torneo assoluto aperto agli stranieri.
Ho avuto la fortuna di giocare con i 2 giovani emergenti, i pupilli di Castel Goffredo, Seretti e Mutti. Dico che ho avuto la fortuna, anche se con Seretti sono uscito sconfitto in girone mentre con Mutti vincitore nel tabellone. La fortuna deriva dal fatto che mi sono reso conto di persona del livello, del modo di giocare e di interpretare la gara.
Mi sembrano già dei piccoli professionisti del pingpong, ben preparati, ben organizzati nel modo di affrontare la gara, lucidi e reattivi in ogni momento della partita. Li ho trovati simili negli atteggiamenti di gara ma diversissimi nel modo di condurla.
Appena posso metterò online il video della gara contro Mutti, sapientemente filmata da un giocatore che ha pensato bene di immortalare le due generazioni a confronto.
Il mio bilancio è stato di una giornata intensa e piena di divertimento, per me il risultato agonistico era l’ultima cosa a cui pensassi, mi interessava invece constatare come i ritmi di gioco, decisamente diversi dai miei, si potessero combinare in contesti nuovi.
È stata anche l’occasione di vedere all’opera Stojanov o Spinicchia, Sabatino o Lucesoli. Non mi sembra ci sia stata un’evoluzione tecnica, piuttosto un mantenimento tecnico ossia fare le stesse cose cercando di farle un po’ meglio del solito.
Ecco le mie gare.
Seretti 2-3
La prima partita di girone è sempre delicata, lui mi ha aggredito con giocate veloci e ben piazzate. I servizi erano efficaci con continue variazioni ed il gioco lo ha quasi sempre condotto lui. Ho dovuto continuamente rincorrere Seretti e, nonostante tutti i miei accorgimenti, 4 match point a suo favore e uno a mio favore, alla fine, ha vinto lui meritatamente. Complimenti.
Casini 3-1
Giocare con Renato che conosco da moltissimi anni, non è mai facile. Con lui non bisogna dare mai nulla di scontato, il suo modo di cambiare ritmo, di essere efficace con il diritto (potente), con il rovescio (altrettanto potente) e con l’uso della puntinata, fanno di lui un giocatore pericoloso contro cui occorre giocare bene e molto concentrati.
Mutti 3-0
La sua posizione al tavolo premette una certa aggressività, posizione dovuta anche alla sua statura, naturalmente ancora minuta. Il suo rovescio è altrettanto aggressivo e giocato in velocità, sopra il tavolo. Il diritto, al contrario del rovescio, è piuttosto ritardato, quasi sempre colpisce la palla indietreggiando, ma lo fa con delicata sensibilità. Questo modo di giocare, il rovescio di anticipo ed il diritto ritardato, indica che ancora il suo gioco non è ben delineato. Naturalmente riesce a dare efficacia e profondità alle sue giocate piazzando la palla sempre in modo intelligente. I servizi sono ben funzionali al suo gioco, non disdegna servizi lunghi, veloci a sorprendere l’avversario.
Ragni 3-0
Avevo sentito molto parlare di Ragni, giocatore atipico. Si appoggia spesso e volentieri all’avversario e al momento giusto prende il sopravvento con giocate veloci e violente. Il rovescio di anticipo sopra il tavolo con sovraccarico di effetto è molto buono ed efficace, l’inconveniente è l’alto rischio di gioco. I servizio sono molto diversi fra loro, sembra non siano preambolo di un gioco a seguire perché spesso e volentieri la scelta che ne segue non è coerente. Ottimo il suo controllo da vicino e da media distanza.
Margarone 1-3
Mi è sembrato di giocare contro un cinese: tutto dritto. Cosa che mi ha fatto piacere perchè ha dimostrato aggressiva determinazione. Fondamentalmente ho risposto molto male, quando si sbagliano dalle 4 a lle 6 risposte al servizio la partita è già abbastanza compromessa. Tuttavia Alberto ha giocato bene, nessuna sbavatura, flip veloci, controtop violenti, recuperi eccellenti. Nulla da dire.
La gara maschile è stata vinta da Stojanov 3 a2 su Spinicchia, mentre quella femminile da Stechenko cha ha battuto 3 a 0 Vivarelli.
Nella giornata successiva è stato disputato il torneo assoluto al quale ho dato forfeit, ma la magra partecipazione degli stranieri ha di fatto dato poco più al livello. Pensate nel femminile c’erano solo 6 iscritte contro le 17 del giorno prima.
Il maschile se lo è aggiudicato Szilard 3 a 2 su Manna che precedentemente aveva sistemato Stojanov e Spinicchia, il femminile Wang Yu 3 a 2 su Niu Yang.
Un torneo sotto tono dal punto di vista tecnico, mancavano tanti protagonisti come Mondello, Bobocica, Tomasi, Crotti per il maschile e le star femminili, ma loro erano impegnate in Germania. Il luogo di gare è il solito di Molfetta. L’area di competizione mi è sembrata non regolamentare, 9 tavoli con appena 8 x 5 di spazio per ogni campo di gara, spesso le transenne volavano letteralmente via in condizioni di difesa alta o di recuperi laterali. Forse 6 tavoli sarebbero stati l’ideale per una gara di livello di I categoria. Infine la balaustra in ferro che correva lungo il lato lungo della zona tribune dava una certa inquietudine.
Ci sono stati molti tornei regionali, anzi, credo che tutte le regioni hanno avuto attività agonistica.
Nello stesso weekend c’era il pro Tour di Germania uno dei cosiddetti tornei facenti parte del Grande Slam, peccato però che la Cina abbia rinunciato o snobbato la gara.
È stata così una valida opportunità per le nostre azzurre di risalire la china ottenendo buoni risultati: Stefanova ha raggiunto la semifinale, la Monfardini i quarti, Negrisoli dopo aver battuto ha poi dovuto soccombere contro Li Jiawei
Il torneo maschile lo ha vinto Boll in finale su Chuan Chih-Yuan, quello femminile da Liu Jia in finale su
Wu Jiaduo che in semifinale aveva battuto la nostra Stefanova.















