Mano-occhio-orecchio (HEH)

23 Aprile 2016 da Ping Pong Italia · Lascia un commento 

Ecco la traduzione del pezzo che avevo pubblicato solo in inglese su LinkedIn

Per le sue uniche peculiarità, il pingpong recentemente ha attratto l’attenzione dell’opinione pubblica. Non è un caso isolato, in realtà con l’avvicinarsi delle Olimpiadi il pingpong suscita fascino, tutti sappiamo che è uno sport molto popolare nell’intero globo e i media mostrano interesse per rinnovarne il fenomeno.

Semplice e complicato, lento e veloce, facile e difficile, aerobico e anaerobico, estremamente tecnico e niente di ciò, tutto in una volta e non è infrequente che ciò accada durante un singolo punto giocato. È considerato uno sport dove la velocità e la strategia sono amalgamate insieme per formare una sorta di superman capace di correre velocissimamente i 100m e pianificare una sottile strategia allo stesso tempo.
Ha essenzialmente le cose migliori che si possano trovare in uno sport al fine di sentirsi meglio: gareggiare (vincere o perdere è irrilevante dal mio punto di vista poiché ogni partita ti insegna sempre qualcosa), fare esercizio (mantenere il corpo giovane e in forma), nutrire il cervello (mantenere la materia grigia flessibile, adattabile e reattiva). Non sono uno scienziato, la mia esperienza è del tutto empirica, maturata sul campo, e sulle indicazioni dei soggetti che mano a mano vengono da me per esplorare il pingpong in tutte le sue sfaccettature. Sono fortunato a lavorare in un ambiente dove i miei allievi sono tanto principianti quanto olimpionici. È come insegnare all’asilo, alla scuola elementare, alla media, alle superiori, all’università, ai laureati e anche più. Credetemi è un’esperienza incomparabile.
Tornando alla prima frase! Il pingpong sta attirando più di una curiosità.
Ho trovato molto interessante il lavoro e la ricerca effettuata da una professoressa della New York University, tale Wendy Suzuki e anche quelle di altri scienziati che hanno indicato come diverse aree del cervello siano insieme coinvolte e stimolate nella disciplina del pingpong. Altre ricerche hanno identificato nel pingpong una buona terapia per ridurre gli effetti della malattia di Alzheimer. Questi lavori confermano le mie convinzioni. Ma vorrei aggiungere qualcosa in più, qualcosa che molti scienziati omettono o magari considerano irrilevante, nuovamente dico che sono solo un allenatore e valuto la mia sensazione sull’osservazione dei giocatori.

La mia opinione è che, in modo incorretto, il pingpong sia inteso come sport principalmente di coordinamento di vista-tatto (in inglese Hand-Eye) indicando ciò come abilità primaria, ad esempio l’abilità nel combinare quello che si osserva in quello che si potrebbe fare. Ciò non è completamente vero.
Pingpong, iniziamo proprio dal nome, dal suono prodotto dalla palla, racchette e tavolo, questo specifico suono è fondamentale nell’attivazione dell’abilità di coordinamento vista-tatto. Dunque uno dei cinque sensi, l’udito, è decisamente coinvolto in questo processo, senza percepire il ritmo della palla, semplicemente non si sarebbe in grado di giocare, provate, indossate degli auricolari, ascoltate della musica mentre giocate a pingpong. È un semplice esperimento che vi dà l’idea di come l’intervallo di tempo intercorso tra due suoni sia, quello che chiamo, pre-abilità.
Quindi, d’ora in poi, mi piacerebbe classificare il pingpong come un attività di coordinamento vista-tatto-udito.
Se gurdate una partita tra due giocatori, noterete che ad ogni livello, l’errore più comune nel pingpong sia una sbagliata valutazione della palla con la conseguenza di agire in modo incorretto mentre si colpisce la palla. Non ci sono rimedi a ciò, è nella natura di qualunque sport, alla fine uno dei due contendenti dovrà sbagliare. Però qualcosa si può tentare di fare per formare giocatori migliori o almeno insegnare loro il modo corretto.
Di base, quando insegniamo siamo soliti consigliare ai nostri studenti: “guarda la palla” oppure “rimani concentrato sulla palla” che dal mio punto di vista suona in modo astratto. Tuttavia questo consiglio davvero di uso planetario non è completamente vero. L’occhio non è abbastanza veloce a determinare la velocità, la traiettoria, e, ahimè, la rotazione (vera piaga del pingpong) della palla.
Durante il processo evolutivo, ci dimentichiamo del ritmo, in effetti lo diamo per scontato, qualcosa che non serve insegnare, al contrario, serve, altroché se serve. Un semplice esempio? Di solito diciamo ai nostri allievi: “ prepara il colpo non appena vedi la palla partire dalla racchetta dell’avversario però non li invitiamo mai a preparare il colpo nel momento in cui si sente il suono della palla sulla racchetta. Provate a casa e poi fatemi sapere.
Infine la domanda è: siamo sicuri che i nostri bambini o adulti hanno il giusto controllo della coordinazione? Allora invito gli allenatori, genitori, scienziati a considerare i 3 sensi tutti insieme, nessuno escluso. Succede che chiedi al ragazzo di guardare la palla, il risultato è: sguardo nel vuoto. Succede di chiedere di impugnare la racchetta gentilmente, il risultato è: stringere la racchetta come un bastone, una clava. Succede che chiediamo di ascoltare il suono del pingpong, il risultato è: cosa? come? A malapena sentono la tua voce.
Dopo aver descritto quanto sopra, possiamo indicare che giocare a pingpong dà alle attività del cervello risultati ricchi di interesse. L’obiettivo finale del pingpong è di avere 3 dei 5 sensi coinvolti allo stesso tempo, non male per una completa esperienza ed è ciò che dobbiamo ottenere.
Bene, da oggi ascoltate, guardate e giocate a pingpong in modo differente.
Divertitevi e buona fortuna.

Ancora su Niko

18 Aprile 2016 da Ping Pong Italia · 2 Commenti 

Ieri sera è andato in onda un servizio televisivo riguardante la vicenda Niko Stefanova sul programma Le Iene ecco il link Servizio su Le Iene (purtroppo dovete sorbirvi un o’ di pubblicità, non mia naturalmente), non voglio giudicare nessuno, lo sta facendo molto bene l’opinione pubblica, per me rimane il fatto che Nikoleta aveva il diritto di partecipare, il diritto le è stato negato giusto o sbagliato che sia, è così. A mio avviso in questa storia tutti hanno perso, Niko, la Federazione, il CONI, i tecnici, il movimento, gli appassionati e a chiunque stesse a cuore che un’italiana andasse alle Olimpiadi di Rio.
Ci sarebbe potuto essere una via d’uscita con la richiesta di una Wild Card all’ITTF quella che loro chiamano Tripartite Commission Invitation Places ma anche questa possibilità è al 99% svanita poiché l’inoltro della domanda andava fatto entro il 15 Gennaio 2016, e qui trovo un’altra incongruenza dello spirito olimpico, secondo il CIO la Wild Card dovrebbe essere richiesta prima dell’attuazione dei meccanismi di qualificazione, insomma chiedere la Wild Card a priori, indipendentemente dalle qualificazioni, mi sembra bizzarro, sarebbe stato
più corretto che al verificarsi di determinate situazioni (ecco quella di Niko sarebbe stata valida, oppure un’infortunio durante le qualificazioni etc), insomma non so quanti abbiano fatto la domanda.
Quell’1% mancante potrebbe dare uno spiraglio, tutto da verificare, in quanto l’ITTF potrebbe non allocare nessuna Wild Card e allora si procederebbe con la lista della Classifica Mondiale, e qui ci sarebbe nuovamente l’ingiustizia principe, ossia: per essere esigibile l’atleta deve aver preso parte alle qualificazioni olimpiche continentali.
Peccato per tutti.

Squadre Nazionali, criteri di selezione.

14 Aprile 2016 da Ping Pong Italia · 3 Commenti 

Criteri di selezione degli atleti per rappresentare le squadre nazionali italiane.

Penso che per avere una nazionale competitiva a livello internazionale occorra in primo luogo avere una buona competizione interna. Creare una migliore competizione interna significa sforzarsi come atleta di avere prestazioni sempre all’altezza di ogni situazione e soprattutto creare quella corsa e rincorsa fra atleti che è esattamente ciò che serve per competere a livelli sempre più elevati.

Dunque l’idea dei trials prende spunto proprio da questo tipo di impostazione, per rafforzare questa idea serve anche stabilire chi può rappresentare l’Italia all’estero? Chi ha il diritto di decidere?
Io credo che in primo luogo vada data la possibilità a tutti di gareggiare, senza limiti, è l’essenza della competizione stessa, non escludere ma includere. Per questo io penso che il tavolo sia la soluzione ideale, è evidente che occorrano i dovuti aggiustamenti, regolamenti, attuazioni etc, ma lo spirito deve rimanere tale, possibilità per tutti. L’obiettivo principe è di stabilire meccanismi oggettivi, dotati di massima trasparenza. Di tutto abbiamo bisogno eccetto dare adito a polemiche. Le critiche sono benvenute poiché rafforzano un sistema, le lamentele al contrario lo indeboliscono. Spetta alla dirigenza stabilire dunque i criteri selettivi in modo da non dare spazio a nessuna polemica. Anzi è sempre la dirigenza ad essere chiamata a creare meccanismi per mezzo dei quali l’affetto e la devozione del movimento pongistico verso le nazionali vengano esaltati sempre di più.

Propongo qui di seguito alcuni scenari indicando come ipotetico numero di 5 elementi se la gara è a squadre e 4 se è individuale. Non escludere la possibilità di indire un sondaggio che potrebbe darci ulteriori indicazioni di come la pensa il popolo pongistico. Ripeto sono solo idee e proposte, siate generosi, fate anche voi le vostre in modo libero e sincero.

  1. Trials dove i primi 5 o 4 ottengono il diritto a rappresentare l’Italia
  2. Tutti gli elementi vengono scelti dal tecnico
  3. Il campione Nazionale di ogni categoria assoluta, U21, junior, allievi, ragazzi ha di diritto un posto, i restanti verranno scelti dal meccanismo dei trials.
  4. Il campione Nazionale di ogni categoria assoluta, U21, junior, allievi, ragazzi ha di diritto un posto, gli altri 4 o 3 scelti dai rispettivi allenatori.
  5. Il campione Nazionale di ogni categoria assoluta, U21, junior, allievi, ragazzi ha di diritto un posto, 1 o 2 presi dai trials i rimanenti per scelta dei tecnici.
  6. Metodo a punteggio basato su 4 criteri di selezione:
    • classifica mondiale 40 punti con scarto di 4
    • classifica nazionale 30 punti con scarto di 3
    • valutazione commissione tecnica 15 con scarto di 1.5
    • valutazione allenatore della nazionale 15 con scarto di 1.5
  7. Metodo misto a punteggio basato su 5 criteri di selezione:
    • classifica mondiale 40 punti con scarto di 4
    • classifica nazionale 30 punti con scarto di 3
    • valutazione commissione tecnica 15 con scarto di 1.5
    • valutazione allenatore della nazionale 15 con scarto di 1.5
    • il campione Nazionale ha diritto ad un posto.
  8. Metodo misto a punteggio basato su 6 criteri:
  • classifica mondiale 40 con scarto di 4
  • classifica nazionale 30 con scarto di 3
  • valutazione commissione tecnica 15 con scarto di 1.5
  • valutazione allenatore della nazionale 15 con scarto di 1.5
  • Il Campione Nazionale ha diritto ad 1 posto
  • Trials per aggiudicarsi 1 posto

Come avrete notato ho inserito una nuova categoria di nazionale, l’U21. Il procedimento è semplice, direi intuitivo, se vi è un campionato italiano e un’attività internazionale specifica allora ci serve anche una rappresentativa nazionale specifica, l’U21.

Quelle che ho indicato sono solo alcune delle possibilità che si potrebbero vagliare, ma, come dicevo poco sopra, ben vengano altre in aggiunta.
Considerazioni:
a mio parere, il diritto di rappresentare l’Italia è comunque subordinato all’osservanza totale o parziale del programma indicato dai tecnici (allenamenti collegiali, competizioni internazionali, esibizioni, rappresentatività etc) i tecnici all’interno del loro programma potranno quindi agire in modo autonomo operando le proprie scelte tecniche.
Ancora a mio parere, il tecnico dovrebbe indicare quelle che sono le gare obbligatorie per le quali l’assenza di un atleta darebbe luogo all’esclusione dell’atleta stesso.

Ecco cosa penso in definitiva.
Valorizzare il Campione Nazionale
I criteri oggettivi sono trasparenti e danno luogo a maggior coinvolgimento degli atleti, infatti gli atleti sarebbero portati a fare più tornei internazionali e più tornei nazionali, della serie più gioco e più ho possibilità di essere in nazionale.
I trials danno una marcia in più, creano maggior competitività e lasciano decidere il verdetto al campo.
Il mio criterio preferito? Il n.8

Qualificazioni Olimpiche NA di Toronto

12 Aprile 2016 da Ping Pong Italia · 1 Commento 

È fatta. Anche questa volta è andata alla grande.

Vado con ordine. Lo scorso weekend a Toronto in Canada si sono svolte le qualificazioni Olimpiche Nord Americane. C’erano a disposizione 2 e non 3 posti poiché uno era stato già assegnato a Wu Yue (USA) in virtù del suo titolo vinto ai Giochi Panamericani. Tensione altissima, una possibilità sola, più un’altra eventualmente tutta da decidere per via della quota a squadre.
Lily Zhang, la mia allieva di sempre, c’è riuscita, andrà a Rio.
Per Lily, questa è la sua seconda Olimpiade dopo quella di Londra 2012.
Le sue vittorie sono state di autorità, limpide, senza sbavature, zero tentennamenti, brava Lily.
Ottenendo i due spot per il singolo femminile, come successe 4 anni fa in Nord Carolina, quando Lily and Ariel Hsing si aggiudicarono i due singoli, gli Stati Uniti hanno anche questa volta ottenuto il diritto di qualificare una terza atleta così da comporre la squadra per Rio. Il regolamento prevedeva che il miglior piazzamento di un’atleta americana nella giornata conclusiva avrebbe dato diritto alla qualificazione come terzo elemento per la squadra. Anche in questo caso obiettivo raggiunto: Jiaqi Zheng (ICC), altra mia atleta, che in finale del primo giorno era stata sconfitta proprio da Lily, ha vinto nell’ultima possibilità rimasta battendo per 4 a 2 in finale la fortissima Wang Chen, 43enne già olimpionica per la USA nel 2008 e campione del mondo a squadre con la Cina nel 1997. Jiaqi dunque nel terzo giorno di gare si è guadagnata il biglietto per Rio e farà quindi compagnia a Lily e Wu Yue.

Europei all’Italia? No way.

3 Aprile 2016 da Ping Pong Italia · 3 Commenti 

del Drago Rosso

Fra i grandi record negativi della Fitet di Sciannimanico ne mancava uno, il più importante. In Malesia, in occasione dei recenti Mondiali a squadre, il buco è stato riempito e questo record credo proprio che passerà alla storia per essere insuperabile, non solo nel tennistavolo, ma in qualsiasi altro campo, sportivo e no: candidatura unica, quindi la sicurezza di essere scelti, praticamente l’obbligo di essere scelti, ma col risultato finale di una bocciatura clamorosa. In parole povere, anzi poverissime: restiamo senza, piuttosto che prendere te!
Sveliamo subito l’arcano. La Fitet si era candidata a organizzare per il 2017 due grandi manifestazioni a Riva del Garda, dopo alcune buone prove internazionali giovanili che si sono svolte lì: i Mondiali junior e gli Europei assoluti. Da notare, innanzitutto, che i Mondiali junior sono una manifestazione meno importante degli Europei assoluti, con minor numero di iscritti, insomma, chiunque li voglia organizzare non ha problemi a farlo, anche perché, visto che si disputano ogni anno, possono essere “distribuiti” facilmente dall’Ittf. Più impegnativa e prestigiosa l’organizzazione degli Europei assoluti.
La doppia candidatura di Riva del Garda era nata perché, dopo gli Europei giovanili, la Fitet aveva ricevuto i complimenti dell’Ettu (la Federazione europea) per la buona organizzazione, qualcuno dell’Ettu aveva anche consigliato Sciannimanico di tentare la candidatura per gli Europei 2017, visto che non c’era ancora (e non c’è a tutt’oggi) alcuna candidatura. La Provincia di Trento, interpellata, aveva detto che l’ipotesi le interessava e quindi garantiva tutto l’appoggio necessario, anche per l’altra candidatura, i Mondiali junior.
Entrambe le decisioni sarebbero state prese durante i Mondiali in Malesia, dall’Executive dell’Ittf e dal Board dell’Ettu. E ai Mondiali la Fitet si presenta con i suoi dirigenti, affiancati da un importante rappresentante della Provincia di Trento. Per i Mondiali junior non c’è problema, assegnati a Riva del Garda, dal 3 al 10 dicembre 2017. Ma quando si arriva alla decisione sugli Europei succede l’incredibile: il Board dell’Ettu, di fronte all’unica candidatura per il 2017, quella italiana, quella “sicura”, decide di non assegnare gli Europei!
Ripeto, perché potreste credere di aver letto male: c’è una sola candidatura per gli Europei 2017, presentata dalla Fitet di Sciannimanico, e l’Ettu decide che preferisce rimanere senza sede degli Europei piuttosto che darla all’Italia di Sciannimanico. Certo, dovrà sceglierne un’altra (Svezia, Danimarca e Inghilterra le probabili candidate), ma è chiaro che il ritardo col quale si comincerà a lavorare per gli Europei avrà comunque conseguenze sull’efficienza dell’organizzazione, quindi c’è un danno dovuto a questa mancata decisione. Eppure, i dirigenti europei hanno deciso che è preferibile un danno di questo genere piuttosto che assegnare gli Europei all’Italia.
Una colossale figuraccia, insomma, con prevedibile incazzatura della Provincia di Trento. Ma vi immaginate il suo rappresentante, che va in Malesia con l’assicurazione di Sciannimanico che ottenere gli Europei è una semplice formalità e si ritrova in mezzo alla più incredibile e paradossale situazione tragicomica della sua carriera? Una sola candidatura e ti sbattono la porta in faccia! Vogliamo scommettere sulla voglia che la Provincia di Trento ha ancora di lavorare insieme alla Fitet? Se questa voglia è sparita, è un altro bel danno per il tennistavolo italiano. Ma possibile che in Malesia, con tutti i dirigenti delle varie Federazioni a portata di mano, nessuno della Fitet, a cominciare da Sciannimanico, che ha la massima responsabilità del tennistavolo italiano, si sia preoccupato di fare lavoro diplomatico e soprattutto si sia preoccupato di parlare con i componenti del Board dell’Ettu per assicurarsi che le cose stavano andando come previsto e che il loro appoggio era sicuro? C’era forse la convinzione che, con un’unica candidatura, non ci sarebbe stato bisogno di pubbliche relazioni, che l’Ettu era “obbligata” ad assegnare gli Europei all’Italia? Abbiamo visto come è andata a finire.
E per Sciannimanico è un’altra bella botta anche in chiave elettorale, tant’è vero che la bocciatura è stata tenuta accuratamente nascosta sul sito della Fitet. Personalmente, non sono riuscito a trovare nemmeno la notizia dei Mondiali junior 2017 assegnati a Riva del Garda, forse per lo choc di aver perso gli Europei? Uno choc comunque terribile, perché Sciannimanico si sarebbe potuto presentare all’assemblea elettiva vantando (per se stesso, se vorrà candidarsi, o per un suo fantoccio, se si renderà conto di non avere speranze) il grande risultato della conquista degli Europei e invece ne viene fuori come un presidente che fra i suoi colleghi europei non ha alcun credito. Ripeto per l’ultima volta: Italia unica candidata per gli Europei 2017, ma il resto d’Europa ha detto che la Fitet non è buona per organizzarli. Ecco dov’è finito il tennistavolo italiano. Ricordatevelo quando andrete a votare e vi venderete ancora una volta il culo per un tavolo e qualche pallina di merda.

I Mondiali a squadre a Shah Alam in Malesia

14 Marzo 2016 da Ping Pong Italia · 21 Commenti 

del Drago Rosso

I Mondiali a squadre sono davvero diventati la gara più stupida e scontata che ci possa essere. In Malesia se ne è avuta l’ennesima riprova, con match brutti dal punto di vista spettacolare e banali da quello del risultato. Tra l’altro, quello che gli appassionati hanno potuto vedere grazie alla Ittv, sul sito della Federazione internazionale, è solo la minima parte, relativa strettamente alle partite, di ciò che è accaduto. Conoscerlo nella sua interezza può far capire tante cose, a cominciare dal fatto che la via imboccata dall’Ittf rischia di portare alla distruzione il tennistavolo. Ovviamente, si tratta di cose che non potrete mai leggere sul sito dell’Ittf, né su quelli delle varie Federazioni nazionali, tutte d’accordo a esaltare una gestione fallimentare. Andrò comunque con ordine per cercare di spiegare tutto. Prima, però, devo rivolgere un ulteriore saluto al bell’addormentato nel bosco, quel Di Folco che sul forum di Giorno continua a compiere prodezze dialettiche, una delle quali, ancora una volta, produce sensazioni negative sul futuro di Costantini.

DIMENTICARE MAX

In una discussione sulla Nazionale azzurra, qualcuno si è chiesto, giustamente, come mai ex giocatori come Costantini e Mondello non siano tenuti in considerazione per i ruoli di tecnici dell’Italia. Di Folco, che ha aspettato ben sei anni per accorgersi che nel Consiglio nazionale della Fitet i consiglieri non contano una mazza e che fa tutto il presidente, per poi fare il bel gesto di dimettersi e riscoprirsi feroce critico di decisioni prese proprio nei sei anni in cui lui è stato in Consiglio (di qui l’onorificenza di “bell’addormentato”), è intervenuto per esprimere un parere, ma col tono di chi la sa lunga. E ha detto che per Mondello sicuramente ci sarà un futuro nei ruoli tecnici della Nazionale. E per Costantini? Chi aveva introdotto l’argomento aveva parlato di Mondello e Costantini, perché Di Folco si limita a dare un’indicazione solo per Mondello? Avrebbe potuto anche dire che non aveva informazioni su Costantini, qualsiasi cosa. Invece, nemmeno una parola. Costantini per Di Folco non esiste, così come non esiste per Sciannimanico. Il bello è che Di Folco si presenta come futuro protagonista di almeno una cordata che punta a vincere le elezioni federali, quindi il suo silenzio ha un significato ancora più profondo. Beh, possiamo star certi che Costantini dovrà rimanere ancora a lungo lontano dall’Italia. A Di Folco, ma soprattutto ai cosiddetti portatori di “nuove idee” nella gestione della Federazione e del settore tecnico (e non mi riferisco certo a Vermiglio, che su questo punto è sempre stato molto chiaro), possiamo solo fare i complimenti per l’annuncio di una “nuova fase” nella quale, come al solito, trionferà l’ostracismo, frutto di invidia e meschinità, verso un tecnico ammirato e stimato in tutto il mondo tranne che in Italia. Applausi a Di Folco.

MA QUALE KUALA LUMPUR

Torniamo quindi all’argomento principale, i Mondiali di Kuala Lumpur. Ma cominciamo subito a mettere in evidenza le grandi cazzate dell’Ittf. I Mondiali dovevano svolgersi a Kuala Lumpur, ma non è stato così. Si sono svolti a Shah Alam, città a 30 chilometri da Kuala Lumpur, capitale del Selangor, stato-provincia della Malesia. Gli organizzatori hanno dovuto spostarli perché il palazzetto dello sport, quello dei Mondiali a squadre del 2000, quello in cui l’Italia conquistò il bronzo, non era più disponibile, bisognava ammodernarlo in vista dei Giochi del Sud-Est asiatico (una specie di Giochi del Mediterraneo, quindi una cacata maestosa). Perciò, il Governo malese ha mandato affanculo la locale Federazione tennistavolo dicendo che non gliene poteva fregare di meno di questo “ping pong” e privilegiando l’altra manifestazione, anche se questa coinvolge solo il Sud-Est asiatico invece che tutto il mondo. Capite quindi quale considerazione ha il tennistavolo? La Malesia prepara i Mondiali e all’ultimo momento viene “sfrattata”. Bella figura di merda per il tennistavolo. Ovviamente, l’Ittf ha continuato a dire che i Mondiali si disputavano a Kuala Lumpur! Così, in poco tempo si è stati costretti a cambiare tutto: palazzetto dello sport a Shah Alam, alberghi per delegazioni, arbitri, stampa e così via, tutto spostato da Kuala Lumpur a Shah Alam, un casino inenarrabile.

MA CHE FREDDO FA

Il peggio è che il nuovo palazzetto non era grande abbastanza per metterci tutti i tavoli, come era stato annunciato invece per quello originario, così hanno “rimediato” con due tendoni a 100 metri del palazzetto, dove sono state piazzate altre due sale di gioco e altre due di riscaldamento. Il problema è che, col clima equatoriale della Malesia, i tendoni si sarebbero trasformati in autentici forni, quindi è stato necessario provvedere con potenti macchinari per l’aria condizionata, così potenti che nelle due sale c’era un rumore incredibile e continuo dovuto proprio a alle macchine che non potevano smettere un attimo di pompare aria fredda. L’ulteriore problema è stata l’incapacità degli organizzatori di regolare la temperatura in queste due sale, un freddo incredibile, fuori 35 gradi, dentro bisognava stare con i maglioni. Ancor più paradossale il fatto che, le due sale, pur essendo comunicanti, avevano temperature differenti, una meno fredda, l’altra più fredda, ma comunque fredde. A tutto questo si aggiungono altre due cose che davano fastidio. Lo spazio in cui sono stati messi questi tendoni era riservato a una specie di mercato del fine settimana, con centinaia di bancarelle che sono rimaste comunque lì attorno e addirittura con un piccolo palcoscenico sul quale si esibivano gruppi musicali e dj, tanto che all’interno dei tendoni, dove si giocavano le partite, c’era l’accompagnamento (nei fine settimana) di musica ad alto volume. Infine, a Shah Alam per tutto il periodo dei Mondiali si sono scatenati acquazzoni ogni giorno dalle 5 alle 7 del pomeriggio, con precisione svizzera. Il problema è che all’interno cominciava a gocciolare, sia per la condensa, sia perché c’era qualche buco nei tendoni, tanto che bisognava mettere i secchi per raccogliere l’acqua. Un macello. Il giorno in cui l’Italia maschile ha giocato con la Germania, non si riusciva a trovare un’area di gioco asciutta. Italiani e tedeschi si sono messi a cercarne una testando il pavimento, saltandoci sopra e vedendo se non si spostava. Ne hanno trovata una in fondo alla sala, l’incontro è cominciato con mezzora di ritardo. A tutto questo bisogna aggiungere l’altra vergogna dei bagni. Ovviamente, non potevano essercene nei tendoni. Ne hanno piazzati alcuni fuori, di quelli provvisori. Quando si sono accorti che erano pochi, perché dovevano servire a tutti, anche agli spettatori, ne hanno aggiunti altri 6 “solo per i giocatori”. Uno squallore senza fine. E infine, come ci si doveva aspettare, ecco le palline che prendono traiettorie inaspettate perché “spinte” dai getti di aria condizionata. Il peggio è che questo non si è verificato solo nei tendoni, ma anche nel palazzetto, dove non si è riusciti a regolare nemmeno lì il getto d’aria, col risultato che su molti tavoli i giocatori impazzivano e le loro proteste a nulla valevano perché gli arbitri allargavano le braccia e dicevano di non poterci far niente.

L’IMBROGLIO DEL PALAZZETTO PIENO

Ripeto, sono tutte cose che non si vedono dall’esterno, quindi l’Ittf e gli organizzatori locali pensano di avere l’impunità. C’è però un altro aspetto che può testimoniare il fallimento di una manifestazione ed è l’afflusso del pubblico. Qui non si può bluffare perché nelle immagini televisive si nota se un palazzetto è pieno o vuoto. Quello di Shah Alam, infatti, è stato desolatamente vuoto per quasi tutti i Mondiali, a parte un 200 spettatori per la gara della Malesia, inserita in Prima divisione solo perché giocava in casa. Ce ne sono stati un migliaio, in un palazzetto da 13.000 posti, nel terzultimo e penultimo giorno, ma dove l’Ittf ancora una volta ha superato se stessa è stato il giorno delle finali. In quel giorno il palazzetto era quasi pieno, circa 8000 spettatori, ma qui c’è stato il grande imbroglio. Se qualcuno ha visto sul sito dell’Ittf le finali avrà notato sia il palazzetto pieno, sia la stranezza dei tifosi cinesi (erano circa 6000), tutti con magliette bianche o rosse, nessun altro colore. La verità è che quei 6000 spettatori erano gli impiegati cinesi dell’azienda Perfect, malese ma anche con capitali cinesi, sponsor principale dei Mondiali, ai quali dava il nome. Tutti quei cinesi sono emigrati o figli di emigrati, tant’è vero che in Malesia circa il 25 per cento della popolazione è cinese. Inoltre, il proprietario della Perfect ha fatto preparare le magliette dei due colori per ottenere un effetti visivo particolare. Se guardate le mie foto o quelle sul sito dell’Ittf potete accorgervi che i tifosi cinesi sono piazzati scientificamente nei posti in modo da formare giganteschi caratteri, in cinese e in inglese, col nome dell’azienda, Perfect (lo si vede in inglese nella fila più in basso), e con un incitamento (solo in cinese) per i giocatori. Capito il trucchetto? Tutti quegli spettatori erano falsi. Quelli veri erano circa un migliaio, tutti nella tribuna dalla parte opposta. Ovviamente, si potrebbe obbiettare che qualche cinese non impiegato della Perfect è andato a vedere la finale o qualcuno degli impiegati della Perfect ci sarebbe andato comunque. E’ vero, ma il punto è che non c’erano tifosi cinesi vestiti normalmente o in altri posti del palazzetto, c’erano solo gli impiegati della Perfect. Inoltre, nei giorni precedenti, anche nelle semifinali, i tifosi cinesi erano poche decine, segno che di questi Mondiali non fregava una mazza a nessuno. Ma l’Ittf se ne viene fuori col grande imbroglio del palazzetto pieno! In un’altra mia foto potete constatare che è vuoto, foto prese nei giorni dei quarti di finale e delle semifinali. Ancor più squallido che l’Ittf se ne venga fuori col dato dei 178 milioni di spettatori televisivi, tutti in Cina ovviamente e in netto calo rispetto al passato (ma questo l’Ittf non lo dice). Che Eurosport non trasmetta quasi più il tennistavolo non sembra interessare l’Ittf. Che, dopo i Mondiali, se ne viene fuori di nuovo con l’ipotesi di ridurre il numero delle squadre. In un comunicato è stato annunciato che ad Halmstadt (Svezia) nel 2018 le squadre non potranno essere più di 72, ma che si stanno studiando ulteriori riduzioni. La verità è che si vogliono ridurre al minimo le squadre perché gli organizzatori non hanno più soldi da spendere e si trova la scusa dei problemi di gigantismo. Ma tutti i problemi che ho segnalato non dipendono dal numero delle squadre, bensì dalla cattiva organizzazione. Per l’Ittf l’ideale sarebbe un Mondiale con sole 24 squadre, ma anche in quel caso state sicuri che combinerebbero un mare di casini. Sempre più ridicoli, sempre più devastanti per il tennistavolo.

ARBITRI

Un paio di cose sugli arbitri. Non è stato fatto notare dall’Ittf, ma c’è stata una grande novità nelle semifinali e nelle finali: gli arbitri erano 3 e non più 2. Purtroppo, nella presentazione, ne venivano annunciati solo due, così gli stessi spettatori non hanno capito bene cosa stesse avvenendo, magari pensavano che uno si fosse sentito male. L’alternanza si svolgeva in questo modo: il primo arbitro dell’incontro inaugurale andava via, quello che aveva svolto il ruolo di secondo passava a quello principale, il terzo entrava e andava a svolgere i compiti da secondo; e così via a ogni incontro. Il settore tecnico e arbitrale dell’Ittf ha spiegato questa novità con l’esigenza di avere arbitri mentalmente più freschi e riposati, evitando, vista la tensione della gara, uno stress ulteriore dopo magari una partita tesa. Secondo me, l’idea non è male, anche perché in questo modo si evita che un arbitro, magari protagonista di contestazioni, giuste o no, da parte di un giocatore o di un allenatore, si ritrovi subito dopo in un’altra situazione di stress o che possa essere condizionato, in positivo o in negativo, dal timore di intervenire nuovamente contro la stessa squadra. In questo modo si può anche stemperare qualche tensione. A questo proposito, c’è da notare il ritorno di Paola Bongelli a gare di rilievo, dopo un’assenza non breve. Come si ricorderà, la Bongelli, italiana ma ora registrata come austriaca, era stata ferocemente contestata dai cinesi per le sue decisioni nella finale olimpica di singolo femminile a Londra 2012, quando tolse un punto su servizio a Ding Ning e immediatamente dopo diede alla stessa Ding Ning un punto di penalizzazione. Già ho fatto notare che entrambe le decisioni erano sbagliate e, soprattutto, che in quel modo una finale olimpica era stata rovinata per eccesso di pignoleria con l’unico risultato di una brutta figura galattica per il tennistavolo proprio nell’occasione più importante. Dopo quella disavventura, la Bongelli era stata messa da parte. Ora è stata ripescata, ma pare che il suo modo di vedere le cose non sia cambiato. In una partita della Cina maschile è stata capace di chiamare un servizio a Fan Zhendong che le dava le spalle, quindi intervenendo senza poter vedere bene cosa era successo, invece di lasciare la decisione al secondo arbitro, che era nella posizione ideale per giudicare se il servizio di Fan Zhendong fosse corretto, e infatti il secondo arbitro lo aveva giudicato corretto. Al di là del singolo episodio, quello che fa discutere è la decisione della direzione arbitrale di assegnare nuovamente alla Bongelli un incontro della Cina, quasi a voler dire che gli arbitri sono al di sopra di tutto e fanno quello che vogliono: “Ci avete imposto la sospensione della Bongelli? Adesso riprendiamo da dove aveva smesso, con la Cina”. Insomma, un vero atto di arroganza, come è solito nel mondo degli arbitri, ma soprattutto nel mondo dei dirigenti arbitrali, perché arbitri bravi ce ne sono tantissimi, che non usano il loro potere per mettersi in mostra o “vendicarsi” di qualche giocatore che sta loro sulle palle. A maggior ragione, considerato il livello molto alto di tanti arbitri, non si capisce perché tanti dei migliori siano stati relegati a incontri di scarsa importanza, quasi non avessero “raccomandazioni” eccellenti, mentre alla Bongelli sono stati assegnati molti incontri di rilievo, sempre nella sala principale e mai nei “tendoni da circo”. Non resta che sperare in un ricambio dei dirigenti arbitrali, altrimenti vedremo ancora tante nefandezze fuori dei tavoli.

IL NEMICO NUMERO 1

Altra questione di non primaria importanza, ma che dà qualche indicazione precisa sul modo di pensare dei dirigenti Ittf, è la difficoltà sempre più marcata di fare fotografie belle. Ormai, per i fotografi è un percorso a ostacoli, sembra proprio che l’Ittf abbia scoperto che siano loro il nemico pubblico numero 1 del tennistavolo. Pochi spettatori? Colpa dei fotografi. Eurosport non trasmette più il tennistavolo? Colpa dei fotografi. La tesi dell’Ittf è che le immagini televisive vengano “sporcate” dalla presenza dei fotografi attorno al tavolo, perciò si limitano all’inverosimile gli spazi per loro fino ad arrivare ad assurdità estreme. Naturalmente le limitazioni non valgono per i fotografi dell’Ittf e di poche agenzie, con la scusa che se un giornale vuole le foto può prenderle dalle agenzie. Il punto è che, oltre a dover pagarle, le agenzie, un giornale non ha più libertà di scelta, né di affidare a un fotografo di sua fiducia il compito di fare quelle che gli pare, anche come temi da scegliere. Avete mai visto sul sito dell’Ittf o nelle foto di agenzie i vuoti delle tribune? Per far capire ancora meglio ciò che voglio dire, ho scattato una foto rispettando i limiti imposti dall’Ittf ai normali fotografi: posizione, uso di seggiolino portatile non superiore a una certa altezza e via così. Ecco la foto che ne è venuta fuori. Non è uno scherzo, è proprio quello che si poteva vedere dalla posizione “autorizzata” per i fotografi “normali”. Il paradosso più grande, però, è stato un comunicato dell’ufficio stampa dell’Ittf, in cui si comunicava ai fotografi che, dopo aver constatato la situazione sul campo di gara, la tv Astro, detentrice dei diritti come Tv ufficiale dei Mondiali, aveva deciso di cambiare le posizioni dei fotografi. Quindi, in un documento ufficiale dell’Ittf, per la prima volta si dice che a decidere le posizioni dei fotografi e quant’altro non è l’Ittf, ma la Tv che detiene i diritti dei Mondiali. Insomma, l’Ittf si consegna mani e piedi alla Tv ricevendone in cambio cosa? Un beneamato cazzo!!! La scusa delle immagini “sporcate” dalla presenza di gente sul campo di gara non ha alcun senso. Intanto, perché più del 90 per cento delle immagini è ristretto al tavolo da gioco e area di competenza, quindi si vedono i giocatori e di straforo gli arbitri, niente altro. Poi, perché i dintorni del tavolo si notano solo nei replay (e che cazzo di fastidio può fare la presenza di qualche fotografo in più in quelle immagini) e comunque un bel po’ di gente c’è in ogni caso, fra operatori Tv, più ingombranti dei fotografi con le loro grandi telecamere, fotografi dell’Ittf e delle agenzie, più il personale dell’Ittf, fra competition manager e roba varia. E alla fine di tutto, dopo essersi appecoronati di fronte alle richieste insensate della Tv, non si ottiene nemmeno il risultato di avere le gare sulle Tv europee e occidentali in genere: giusto un po’ in Malesia (ma solo perché è il Paese ospitante), in Cina e in Giappone. Certo, in questo caso il mio interesse è anche personale, ma vi invito a confrontare le foto che ho sempre fatto quando ne ho avuto la possibilità e quelle che appaiono sul sito dell’Ittf e qui e là nei siti dei giornali, dopodiché potete pure dire che fanno bene l’Ittf e le Tv a impedire (a me e a tanti altri bravissimi fotografi, i migliori sono i giapponesi) di fare le foto che voglio io e non quelle che vogliono loro. Oppure pensare che ognuno di voi ha il diritto di scegliere e di decidere quale sia la foto migliore. Intanto, in questo articolo non ci sono foto di gioco perché non ho potuto farle e, quando magnanimamente me n’è stata concessa la possibilità, ero così rotto di coglioni che ho mandato affanculo l’Ittf.

CHE PALLE!

Il titolino di questo paragrafo potrebbe tranquillamente riferirsi alla noia per Mondiali senza più interesse, ma nello stesso tempo va bene per la questione delle palline di plastica. Brevemente l’antefatto: l’Ittf sostiene che la celluloide è pericolosa perché infiammabile, si rischia nei trasporti di palline, in treno o in aereo, quindi si passa alla plastica. Commento: avete mai sentito notizie di incendi sviluppatisi a causa di combustione di palline di celluloide? La storia dell’infiammabilità valeva per le pellicole cinematografiche (e lì si che il pericolo esisteva), tant’è che, prima ancora di passare al digitale, la celluloide era stata sostituita, sin dal 1954, dal triacetato di cellulosa e poi dal poliestere. Per quanto riguarda il tennistavolo, invece, è solo una gigantesca bufala per favorire le aziende del tennistavolo, ormai lo hanno capito tutti. Le conseguenze però le pagano i giocatori. A questi Mondiali si è avuta l’ulteriore conferma che i danni sono sia tecnici che fisici. La pallina gira molto di meno, c’è bisogno di una spinta maggiore, ovviamente non si può dosare la forza che si mette nel colpo quando si deve tirare al massimo e il corpo è sottoposto a uno stress sempre più grande. Quindi, difensori sempre più in difficoltà, variazioni di effetti e di stile che vanno scomparendo, giocatori con infortuni sempre più seri a spalle e schiena. Tutti protestano, ma inutilmente. Complimentoni all’Ittf!

ADDIO THRILLING

La questione delle palle di plastica si riconnette a quella dei cambiamenti partiti nel 2000 con la pallina da 40 millimetri, proseguiti con il set a 11 dal 2001 e poi con nuove regole che, nelle intenzioni dell’Ittf avevano un solo scopo: distruggere il dominio dei cinesi. Hanno ottenuto un solo risultato: la distruzione di tutti tranne che dei cinesi, quindi la distruzione del tennistavolo. Non a caso, l’ultima vera emozione dei Mondiali a squadre (diventati la gara più stupida, come ho ricordato all’inizio) si ebbe nel 2001, nella semifinale fra Cina e Sud Corea. Sul 2-2, Kim Taek Soo ebbe 7 matchball contro Liu Guozheng, 3 nel secondo set e 4 nel terzo, prima che Liu Guozheng chiudesse sul 25-23. Da allora, la gara a squadre è stata solo una marcia trionfale per la Cina (a parte la sconfitta delle donne con Singapore nel 2010, ma quella era Cina A contro Cina B, tutte cinesi), con appena un paio di match individuali emozionanti, come quello fra Wang Liqin e Boll in semifinale a Brema nel 2006, ma senza che mai la Cina come squadra rischiasse di perdere. E’ solo una coincidenza che ciò sia avvenuto dopo l’introduzione delle nuove regole? Per me ne è solo la logica conseguenza. E adesso l’Ittf non sa più che fare, visto che dall’Europa, ma ormai anche da Sud Corea e Giappone, gli unici Paesi che davano ancora segnali di vita, non arrivano nuovi giocatori. La situazione è davvero tragica se si pensa che l’Inghilterra ha conquistato il bronzo con un giocatore e mezzo! Già, perché se Pitchford merita di essere considerato come un potenziale futuro campione d’Europa, non altrettanto bene si può dire di Drinkhall, rozzo tecnicamente anche se capace di buoni risultati quando il gioco è meno raffinato, lasciando da parte Walker che ha tanta buona volontà ma limiti evidenti. Ma cerchiamo di analizzare meglio la situazione complessiva.

INGHILTERRA: SIAMO RIMASTI IN TRE

Come nella divertente canzone di un musical italiano del 1960, “Rinaldo in campo”, in cui si parla di tre briganti che “sono rimasti in tre” (con l’aggiunta di tre somari), lo stesso si può dire dell’Inghilterra, che si presenta con soli tre giocatori, quelli citati, e addirittura con il tecnico Alan Cooke, 50 anni, iscritto anche lui come giocatore nel caso ce ne fosse stato bisogno per infortuni o altri accidenti vari. Con tutto il rispetto per l’Inghilterra, ma vi pare una cosa seria per i Mondiali che una nazione con la storia e le tradizioni dell’Inghilterra nel tennistavolo si riduca così? Non sono riusciti a trovare nemmeno un altro giocatore degno sia pure di fare la riserva. E sono arrivati in semifinale, ulteriore segnale di quanto siano caduti in basso i Mondiali. Piccola parentesi: magari qualcuno può dire che anche nel 2000, con l’Italia in semifinale ci fosse un abbassamento del livello tecnico. Che non fosse il massimo è vero, ma comunque Yang Min e Mondello (con Piacentini e Giardina un po’ dietro) garantivano un livello alto. Inoltre, in quel caso l’Italia fu una sorpresa, ma il livello tecnico generale non ne fu inficiato perché quella sorpresa fu legata molto a una formula stramba che consentiva alla vincente del girone di andare direttamente ai quarti di finale e provocava molti sconquassi nel quadro generale, tanto che l’Italia si ritrovò nei quarti l’Olanda di Heister e Keen, con un terzo giocatore praticamente nullo, e le bastò vincere quell’incontro, da favorita, per conquistare il bronzo. Adesso, invece, il vantaggio dell’Inghilterra non è dovuto a formule strane, ma al caso, perché si ritrova nel girone della Germania, che gioca senza Ovtcharov e con Boll ammalato, e supera proprio i tedeschi per assicurarsi il passaggio al turno successivo, dopo essere stata battuta da Svezia e Francia. E proprio contro la Francia, che si ritrova di fronte nei quarti di finale, l’Inghilterra dimostra di meritarsi il podio, affievolendo così la sensazione di Mondiali fortunati. In ogni caso, il quadro tecnico non cambia. Pitchford, che aveva suscitato in me una favorevole impressione tecnica sin da quando era un ragazzino, ma con qualche dubbio sulla sua tenuta fisica e sulla sua evoluzione nel gioco, ha dimostrato progressi notevoli, una tecnica di alto livello e un bel gioco. L’unico limite, almeno in questo momento, è la tenuta mentale quando si arriva agli scontri con i più forti, ma questo secondo me è dovuto più a una scarsa abitudine a questi confronti che a una sua incapacità a reggere dal punto di vista nervoso. Gli serve più esperienza in “battaglie” con i primi della classifica mondiale e poi potrebbe davvero fare un ulteriore salto di qualità. Drinkhall, invece, non mi ha mai impressionato, l’ho sempre giudicato scarso tecnicamente e tuttora la penso così. Ai Mondiali ha ottenuto qualche buon risultato perché è un combattente, ma appena si trova davanti uno bravo tecnicamente mostra tutti i suoi limiti (due volte 0-3 con Gauzy, 0-3 con Mizutani, 0-3 e 1-3 con i due svedesi Karlsson). Il terzo, Walker, è niente di speciale, anche se si ritrova con una vittoria sul tedesco Franziska, dovuta soprattutto al fatto che Franziska è una pippa, anche se i soliti incompetenti lo hanno descritto come uno bravo, ma sulle seconde linee tedesche torno dopo per farmi quattro risate. In definitiva, all’Inghilterra è andata bene, ma nessuna indicazione positiva per il futuro a eccezione di Pitchford.

I SOLITI VECCHIETTI

Oltre a Pitchford, non è che ci siano molte altre piacevoli novità. Il bielorusso Khanin, che mi era piaciuto nel 2014 e 2015, mostra segni di stasi tecnica, mi auguro che sia solo un momento e che si riprenda. Il polacco Dyjas prometteva molto di più di quello che sta facendo vedere. Anche Gauzy non ha fatto il salto di qualità che mi aspettavo. Una impressione migliore mi hanno fatto in questi Mondiali gli svedese Karlsson, Mattias e Kristian, ma stiamo sempre su livelli medio-alti, non di eccellenza assoluta. Il guaio è che non si vedono giovani interessanti nemmeno nelle nazioni asiatiche. La Corea del Sud sta precipitando in una crisi preoccupante, sia con gli uomini che con le donne. Fra gli uomini, Jung Youngsik, sia pure col suo rovescio formidabile, sta tradendo le attese. Alla fine, l’unica certezza per i sudcoreani resta Joo Seehyuk, che però non può più garantire (per l’età e per la merdosa pallina di plastica) i risultati cui ci aveva abituato. Il Giappone sembra presentare nuovi volti, ma nella realtà si tratta di giocatori limitati. A parte il fatto che si sta dimostrando che i presunti “nuovi prodigi” come Niwa e i Matsudaira, indicati all’epoca come tali dagli “esperti” dell’Ittf, sono semplicemente giocatori di medio livello, come avevo sempre detto io, anche gli ultimi arrivati mostrano limiti evidenti. Da Taipei stesse notizie scoraggianti, non c’era nemmeno Chuan Chih Yuan, da Hong Kong stessa musica, con Tang Peng unico baluardo, ma anche lui è un vecchietto ormai (vinse i campionati nazionali cinesi nel 2002, ben 14 anni fa!), così come lo sono Tie Yana e Jiang Huajun nella squadra femminile di Hong Kong. E anche la Corea del Nord sta lì a battersi, ma più di tanto non può fare. Brutte notizie anche da Singapore, uomini e donne senza nuovi volti e sempre più in basso. Così, va a finire che lo “spettacolo” (lo dico ironicamente, ma senza mancanza di rispetto per gli interessati) è vedere i vecchietti europei ancora in campo. L’assurdo lo si è raggiunto con Schlager, costretto a tornare a giocare perché l’Austria non era in grado di portare altri giocatori ai Mondiali. E poi via con Kreanga, con Primorac schierato da titolare, sia pure come numero 3, nella Croazia. Samsonov rimane al di sopra come livello tecnico, ma anche lui ormai sta raggiungendo evidenti limiti di età. Fra le donne, poi, gioca ancora Ni Xialian col Lussemburgo: ha 53 anni! Insomma, è una situazione ridicola.

DEUTSCHLAND UNTER ALLES

E arriviamo alla Germania. Invece di Deutschland uber alles (la Germania sopra tutti, oppure prima di tutto) bisogna parlare di Germania “sotto” tutti. Bella figura di merda hanno fatto i giovani tedeschi considerati di alto livello. Con Ovtcharov e Boll fuori, ecco che i poverini hanno mostrato tutta la loro debolezza, a dispetto dei tanti incompetenti che li hanno osannati in questi anni. A parte Steger, che non può essere considerato giovane, eccola qua l’accozzaglia di impediti creati dai falegnami e dagli scarpari tedeschi che si spacciano per allenatori. Da vergogna. Tutti i limiti tecnici sono venuti fuori una volta che hanno avuto la responsabilità didover fare risultato. Magari, giocando una partita insieme a Boll e Ovtcharov, contro avversari di medio livello, si sono esaltati in passato e sono stati glorificati, ma quando hanno dovuto fare sul serio hanno mostrato quanto sono scarsi: Mengel, Franziska, Filus. Lo stesso Rosskopf, tecnico della Germania, ha dovuto cazziarli pubblicamente quando ha detto che “se c’è un’occasione devi sfruttarla”, a proposito delle loro brutte figure. Devono solo ringraziare il cielo e gli errori (soprattutto mentali) degli azzurri se sono riusciti a evitare la sconfitta clamorosa con l’Italia. Ma la vera questione è perché giocatori così pieni di difetti e scarsi tecnicamente abbiano una classifica mondiale così alta. Stesso discorso per i giapponesi, con Yoshimura e Oshima chiaramente sopravvalutati. Dovendo restringere il discorso ai minimi termini, faccio un esempio paradossale: diciamo che in tutto il mondo ci siano solo due giocatori di tennistavolo, io e Ma Long. Ovviamente, Ma Long vince tutte le partite, i tornei, i Mondiali e le Olimpiadi ed è numero 1 della classifica mondiale. Io le perdo tutte ma sono numero 2 della classifica mondiale. E allora, se sono numero 2 del mondo vuol forse dire che sono forte, quando invece non sono in grado di buttare la pallina dall’altra parte? Arriviamo così al nocciolo della questione: il vertice della classifica mondiale non equivale necessariamente al massimo livello tecnico. Se sono spariti, poco alla volta, giocatori di alto valore, i numeri 5, 6, 7 e così via, dove è scritto che i nuovi 5, 6, 7 e così via siano dello stesso livello tecnico? La comparazione non è semplice, ma quando la differenza fra i numeri 1 attuali, i cinesi, e i numeri 5 e via dicendo diventa imbarazzante sul campo, al contrario di quanto accadeva prima, con il numero 1 che doveva faticare per battere, e non sempre ci riusciva, il numero 5, allora si ha un quadro più chiaro. Adesso, basta fare tanta attività per salire in classifica, senza che questo comporti automaticamente una crescita del livello tecnico. Così abbiamo i Franziska, i Mengel, gli Oshima e tribù varia che imperversano nelle classifiche, ma sono dei pipponi spaventosi. Ulteriore esempio per intenderci meglio. Vediamo quanti cinesi, quanti giapponesi e quanti tedeschi (uomini e donne) ci sono nell’attuale classifica mondiale. Uomini: 12 cinesi, 31 giapponesi, 25 tedeschi. Donne: 16 cinesi, 31 giapponesi, 25 tedesche. Giappone e Germania hanno il doppio o quasi il triplo di giocatori rispetto alla Cina nella classifica mondiale. Per far risaltare ancora di più questa incredibile situazione, cito anche il numero degli italiani nel ranking: 15 uomini e 12 donne. Quindi, ci sono più italiani che cinesi nella classifica mondiale e le italiane sono solo 4 di meno rispetto alle cinesi! Ma ci rendiamo conto dell’assurdità? Al netto di qualche giocatore che vi compare ancora ma non fa più attività internazionale (ma questo vale anche per qualche cinese) il paragone è improponibile. I cinesi mandano fuori il numero minimo di giocatori, e questo già falsifica le classifiche perché nelle competizioni mancano moltissimi dei più forti, tanto che i meno forti conquistano punti con relativo sforzo; altri mandano i migliori a quasi tutti i tornei e comunque molti altri in giro per il mondo, così che accumulano punti e stanno davanti agli altri. Ma il livello tecnico poco alla volta si è abbassato e il ridicolo comportamento della “nuova” Germania in Malesia, ma anche di tanti altri giocatori in alto nelle classifiche e deludenti sul tavolo, è l’inevitabile conseguenza di tutto questo.

LA CINA E IL CASO ZHANG JIKE

La Cina non ha più avversari, quindi i problemi li ha solo in casa. Per il resto, deve solo fingere di avere paura di avversari ormai inesistenti. E Liu Guoliang ormai chiama i timeout (in certi casi davvero assurdi e completamente inutili) solo per farsi inquadrare dalla Tv e mostrare il suo potere ai telespettatori cinesi. Fra l’altro, vedere la panchina cinese che salta in piedi e applaude all’1-0 del primo set della prima partita della finale maschile contro il Giappone fa davvero venir voglia di dire: ma andate a cacare, siete ridicoli. L’unico aspetto critico riguarda Zhang Jike, che è vistosamente al di sotto della sua condizione migliore. In Malesia è stato utilizzato come terzo nei match importanti ed è apparso in difficoltà anche contro avversari di livello molto più basso. Zhang Jike è lento e negli scambi veloci e potenti, nei quali prima dominava, dopo due-tre colpi si mostra in ritardo, di pochissimo, millimetri e centesimi di secondo, ma in ritardo. Cosa è successo veramente? La verità è che Zhang Jike, dopo tante grandi vittorie (2 titoli mondiali, uno olimpico e 2 Coppe del mondo di singolo, oltre a quelli a squadre et similia) si è convinto di essere così superiore da non dover poi faticare più tanto in allenamento. Non sto scherzando, perché le notizie dall’interno della squadra cinese (e non sono bisbigli di giocatori invidiosi, ma informazioni di prima mano da alcuni allenatori) sono di un progressivo rilassamento di Zhang Jike. Più volte, ha abbandonato gli allenamenti dicendo di essere stanco, ha poi preso impegni mondani sempre più numerosi e infine si è dedicato a un altro sport (se così si può chiamare): il golf. Ripeto che non sto scherzando. Il suo allenatore personale è letteralmente impazzito perché, contrariamente a quel che si crede, la supremazia dei tecnici sui campioni non è più quella di una volta all’interno della squadra cinese. Zhang Jike ha quasi conquistato una sorta di immunità con le sue vittorie, per cui ha visto che può permettersi di snobbare i tecnici. Il punto è che, come Siddharta, protagonista del romanzo di Herman Hesse, Zhang Jike crede che tutto possa continuare a riuscirgli facilmente senza continuare nella disciplina che gli ha permesso di arrivare fin lì e non si accorge che, giorno dopo giorno, non è più lo stesso di prima. La differenza sta in quei millimetri e in quei centesimi di secondo che fanno la differenza. Liu Guoliang e i tecnici cinesi ne stanno discutendo, i dirigenti hanno chiesto più disciplina e lo stesso Zhang Jike ha capito, a prescindere dalla disciplina, che potrebbe perdere l’occasione dell’Olimpiade. In questo momento, l’orientamento dei cinesi è di portare Ma Long (che non sarebbe in discussione nemmeno se Zhang Jike fosse al massimo della forma) e Xu Xin per il singolo a Rio de Janeiro, Zhang Jike come terzo per la gara a squadre e Fan Zhendong come accompagnatore perché, data la sua età, viene considerato troppo giovane per un’Olimpiade e quindi a rischio di problemi dovuti a inesperienza ed emozione. Ovviamente, si sta cercando di recuperare Zhang Jike per il singolo, con spostamento di Xu Xin nella gara a squadre, quindi è ancora tutto in discussione, ma tutto dipende principalmente da Zhang Jike, se si rimette in forma o no.

RIO DE JANEIRO

L’appuntamento olimpico crea tensioni anche nella squadra femminile, con interventi “dall’alto” per sponsorizzare questa o quella giocatrice. Favorite per il singolo sono Ding Ning e Liu Shiwen, con la campionessa di Londra, Li Xiaoxia, spostata nella gara a squadre, ma la situazione è complessa perché proprio Li Xiaoxia non appare in grado di garantire un rendimento adeguato, ormai è la più “vecchia” della squadra, appare stanca e non più in grado di reggere ai massimi livelli. La riprova la si è avuta ai Mondiali dove, paradossalmente, Li Xiaoxia è stata premiata come miglior giocatrice, altra buffonata dell’Ittf dietro la spinta di alcuni dirigenti cinesi che sostengono Li Xiaoxia e hanno premuto perché questo premio fosse assegnato a lei, in modo da costituire una specie di viatico per Rio, ai danni di Zhu Yuling e Chen Meng, nettamente più in forma e comunque più forti di lei. Basta guardare i risultati per capirlo. Ding Ning ha giocato 6 partite, con 18 set vinti e 3 persi, rischiando di essere battuta da Li Jie (difesa cinese dell’Olanda, contro le difese Ding Ning è scarsa), 3-2 e 12-10 al quinto set; Liu Shiwen ha giocato 5 partite, 15 set vinti e uno solo perso, è lei la più in forma di tutte; Zhu Yuling 4 partite e 12 set vinti, nemmeno uno perso; Li Xiaoxia ha giocato più di tutte, 7 partite, ha vinto 21 set e ne ha persi 7, ma soprattutto ha rischiato di subire sconfitte da avversarie nettamente di categoria inferiore: 3-2 con la Pergel (Austria), 3-2 con la Szocs (Romania) rimontando da 1-2, 3-1 con la Eerland (Olanda), 3-2 con la Ishikawa (Giappone, unica avversaria pericolosa, ma nemmeno poi tanto) rimontando da 0-2. Un comportamento assolutamente inadeguato per una cinese, ma a lei è andato il premio come miglior giocatrice, a dimostrazione che già la sola convocazione è importante per i cinesi perché almeno l’oro olimpico a squadre è assicurato e gli ori olimpici, in Cina, contribuiscono a fare classifica fra le diverse Province con gli atleti che le vincono. Insomma, tanti interessi che nemmeno possiamo immaginare, di qui i casini all’interno del tennistavolo per convocare atleti che vinceranno sicuramente quattro ori in totale (8 distribuiti fra 6 atleti se si considera poi la classifica nazionale per Province) e molto probabilmente anche due argenti nel singolo.

ITALIA A MARCIA INDIETRO

Concludo con l’Italia, che ha subito una doppia retrocessione, peraltro annunciata, a dispetto dei grandi proclami lanciati sul sito della Fitet. E’ andata bene che ci sia stata la vittoria con la Russia, per il suicidio dei russi, per il resto non c’erano speranze e così è stato, sia per gli uomini che per le donne. Di positivo ci sono alcune buone prestazioni, a cominciare da quelle di Rech, non utilizzato dall’inizio ma poi sempre in grado di mostrare il suo valore: sfiora la vittoria contro uno scorrettissimo Primorac contro la Croazia, matchball nel quarto set, poi vince con Szocs (Romania), Barabanov (Bielorussia) e infine con il pompatissimo Mengel. E’ un Rech più convinto nei propri mezzi, con più confronti internazionali potrebbe acquisire quella sicurezza che finora gli è mancata. Bobocica è partito bene, ma poi si è perso. Stoyanov è sempre stato a un passo dalla vittoria, ma ha sciupato molto. Mutti ha cominciato come titolare, ha sprecato una grande occasione con Vlasov, 8-3 al quinto set, è finita 8-11, ma è anche vero che dalla panchina gli è arrivata eccessiva pressione e si è innervosito, continuo a pensare che questo modo di guidare i giocatori non sia buono. Si torna in Seconda divisione, anche se c’è la possibilità di ripescaggio grazie alle classifiche mondiali a squadre, ma per gli uomini questa è una ipotesi molto improbabile. Il ripescaggio tramite classifica, invece, è possibile per le donne, retrocesse in Terza categoria. Il paradosso è che, con la Stefanova in squadra, avrebbero lottato per la promozione in Prima divisione, ma il nome di Niko non si può nemmeno pronunciare in questa Federazione. Quello che è certo è che l’indicazione di non convocare la Stefanova non arriva dal c.t. delle donne, Gatti, ma è una linea imposta dalla Federazione e dal responsabile di tutte le Nazionali, Deniso. A quanto mi risulta, quando la Stefanova è stata convocata in Federazione per parlare della sua posizione, c’erano solo Sciannimanico e Deniso all’incontro, non Gatti, che non era stato nemmeno convocato. La Fitet e il responsabile tecnico hanno deciso di puntare sulle giovani, ma è un programma incomprensibile, considerando l’età di Niko, che non è una vecchietta, e le potenzialità dell’Italia con lei in squadra, considerando tra l’altro che se ne avvantaggerebbero anche le più giovani, sia con una promozione in Prima divisione, sia con la possibilità di incontri di più alto livello tecnico. Insomma, a chi conviene questo “suicidio”? E io continuo a riflettere sulle coincidenze sospette: perché Niko è diventata improponibile per la Nazionale solo dopo che ha lasciato Castel Goffredo? Infine, Niko potrebbe ancora puntare a Rio, ma così ne resta fuori, della famosa serie “tagliarsi le palle per far dispetto alla moglie”. Per l’Olimpiade non resta che sperare in Bobocica e Stoyanov, anche perché l’ennesimo cambio di regolamento ha dato loro una possibilità notevole di qualificazione, col vecchio regolamento sarebbe stato molto difficile. Il significato globale comunque non cambia: il tennistavolo mondiale va verso la distruzione, quello italiano lo anticipa di parecchio.

Talent

17 Dicembre 2015 da Ping Pong Italia · Lascia un commento 

What does talent mean? If you look up the meaning in the major dictionaries, they say: ”talent is a natural aptitude or skill”. Normally the term talent is associated to sports or even in any other field to indicate someone unusually, rarely skilled but one thing is indisputable fact, if you want to succeed in something you have to be a talent. Tabletennis certainly is not excluded from the list of sports where talent is one of the pre-requisite to excel at the highest level.

When we observe someone performing amazingly, It is extremely easy to exclaim: “what a talent!!!” Now the question is: as tabletennis coach or any key person for anything you want, are we able to identify some signs that lead us to invest or trust in somebody? Be a coach means to treat our kids as a sort of start up companies. What does the start up company need? Support, encouragement, knowledge and somebody who trusts in their abilities to make money or produce results. There have always been the start-ups since the dawn of the time, since birth of each person; who are the people who trust the most in our abilities? No doubt, our parents, I would say. Be sons or daughters for them mean having great talent, no matter what we do, how we do, if we do, just because we have a natural aptitude or skill to be devoted to whom gave us life, we are talents. But this is not enough, I would say too simplistic, because the crucial point to be a talent in anything you wish, is the environment and the aptitude to improve yourself. There have been a lot of studies that demostrated environment is the key of success.
To better explain it we should flip through the pages of anthropology. Our behavior is affected by our mother and father figures, why? Because for us they represent a role model and unconsciously, day after day, we want to be similar to them, if my father has been able to make it, hence I can make it. Another quick example, if my father is engineer, my least expectation of career is to be an engineer (emulation), but this is not enough, because I want become a chief engineer i.e. better than my father (challenge). And again, let’s see how it works in the animal behavior: what is the ability of a baby lion to hunt a prey? Surviving? yes, but most important is to stay all time with father lion and mother lioness, so they will guide the baby to develop the proper abilities in surviving, hence to hunt.
The consequence of all above said is: to have a talent we need to create and develop a solid, protective and, at the same time, challenging environment where our “babies” players can show day after day their potential to be and become talents.

I don’t want to write treatise of anthropology, so I want to keep my feet on ground and coming back to our major area of interest which is tabletennis but nevertheless not immune to the studies of anthropology.
We have a daily challenge: make our students devote to us in a sort of umbilical cord in a cozy and loving environment, every coach desires it. To do so, we have to set up few things: how to recognize a talent; in what area we want to identify the talent.
It is very common by mistakenly say: that player is a real talent just because played a outstanding stroke. Sometimes to me the word talent associated to amazing stroke is abstract because tabletennis is made by many different ways to express the talent. Talent is much more than a simple amazing shot. So what kind of talent are we looking for? What is the sign or signs which can inflame the will to dedicate our work in that particular element?
Let’s analyse the 4 skills + 1 of tabletennis:
1) Technique
2) Strategy and Tactic
3) Will power and mind set
4) Appropriate phisycal or as French say: having “Le physique du rôle”.

1) Technique
It is the ability to perform some particular movement with the paddle in order to make the ball on the other side of the table, this ability includes: grip, position of the paddle, rhythm (tempo), stability (balance), stance (posture), general coordination (ability to move in a certain area), specific coordination (ability to perform at least two things at the same time, an example: legs do something, arms do something else) and so on.

2) Strategy – Tactic
I keep these two aspects always separately cause is very common to conclude that the words are synonyms. To me they are not.
The strategy involves a general plan in order to put to opponent in a weak balance and make him an error, the tactic is the ability to use proper strokes (push, smash, various type of spins and so on) to achieve the strategy, both are inter-connected, for examples, there are lots of kids who keep playing their balls in the same spot, forgetting that the table is big enough to send the ball in some specific areas, now in this case we have a poor strategy plan. Have you ever noticed that when you play with some smart player either young or adult or amateur, the first things he/she does is to play what I call “windshell-wiper” example: one ball to the right, one ball to the left and keep going until the opponent loses his balance. There are some other kind of player that use only one kind of stroke or spin, in this case we have in front a player with poor tactic.

3) Will power and mind set
This combined skill includes the psychological sphere, in other words, everything that is truly untouchable like emotion, passion, will to win, hard work, excitement, fear to lose, be afraid of somebody or something, laziness and I can list many others, you can also name them. This area is directly related with the past experience and the motivational; most of the time the emotions are affected by the initial experience. So it is very important to consider and understand our kids in the very first moment of their tabletennis “life”.

4) Physique du rôle
This last skill is never considered enough in evaluating a potential champion, in the early stage does not matter if kids are too skinny or a bit chubby, too tall or too short, lefty or righty. We can definitely have time to shape them with some specific programs of training which allow him/her to better perform but we also have to keep in consideration the phases of their growth, a kid of 10 years old has different needs than a kid of 14 years old. One of the most important sign is how the kid moves his/her body in relation of the space of action. So the question is: where should I search the sign of talent? Have you ever gone into a ballroom? If so, you should have observed how the dancers move with music, you should have also noticed that someone has a special grace, a different way to express their dance. Here you are what to look for, the grace of movement, the harmony of the body stimulated by the sound of the ball. Most of the kids trying to hit some balls but they are mesmerized, motionless even afraid of their own shadow. Try it and let me know.

So when we have in front of us these start-ups we have to identify some potentials for the future. Many coaches think about technique, i.e. ability to generate power or spin, coordination, rhythm and so on. Other coaches are more focused on fitness or other abilities as I have listed above.
I’m not a know-it-all type, and I am very open to learn new things, so I don’t want to say “this sign is better than that sign”. My feeling is to be open in respect of whom I have in front and try to consider all the 4 skills at the same time. It often happens that a kid can be very talented in something and lacking in something else, then what to do? Well, of course, we try to bridge the gap by doing specific training or we can develop some other alternative solutions, but eventually that particular lacking will be his/her on going limitation for the which we have to live with. Or I can forget in what is lacking (I like it more) and I am more focused to perfect his/her skills. Anyway, most of the time, the reason why they did not achieved higher results is because they lack in something at the very first stage of career.
As tabletennis is considered a minor sport by a majority of media, we have to work with a limited number of subjects. We don’t “live off the fat of the land” like China superpower or Asia in general, so we should not weed out them, on the contrary we have to keep them involved and passioned to tabletennis by handling them with very much care, we don’t have to forget that they are fragile, in every sense, they can quickly approach to tt but likewise they can leave tt if we don’t give them proper support and incentives.

For some of you was evident that I forgot to tell about the +1 skill, I did it on purpose. To me is the most important. What is this +1 skill? It is the control panel, the setting icon. A stable system has beyond a solid setting. +1 skill is the ability to supervise all the 4 skills at the same time. This is the real talent that we are looking for to produce a great player first and then a champion. It is very difficult to identify it, because we are too focused for some limited things instead of seeing things as a whole. That’s why the observation of how they act, they play, they think, is crucial to assess them. And remember a great shot does not make a great champion.

I believe all above said is interesting indeed and can involve even other areas of daily life, Just imagine in any other field how is important to identify the right person in order to make your business more efficient and more effective in the market. Sometime we don’t linger enough to consider people in their whole, we want to be fast, at first glance, arrogantly, we want to understand everything.

So to conclude my a bit long write-up, the secret of success is to create a vital environment where people can perform freely by enjoying themselves, to establish a feeling of love and affection with people who take care of them and last but not least, to make them comfortable as if they were at home.
Classic question: “can my son/daughter become a champion? Obvious answer: “yes but he/she has to work very hard. Unusual answer: “after hard work he/she definitely can be a better person which is a requirement to be a champion”.

Massimo Costantini

A new way to teach tabletennis

8 Dicembre 2015 da Ping Pong Italia · Lascia un commento 

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I joined this professional social a bit awhile but I never published a single post, I’d like to do it now because I feel a sense of confusion when we talk about teaching tabletennis. There are lots and lots of coaches around the world who are trying to explain how to play tt in all their different and individual ways to communicate. Here I want to put my point of view.
I believe tt is a skill game overseen by a specific gestures, possibly correct gestures. I believe tt is a skill game overseen by a sense of game, of strategy, of tactic with a high level of winning mentality. I believe tt is a skill game overseen by a strong mind & soul participation, at last I believe tt is a skill game overseen by a fluid and harmonious body motion in a relatively limited space. It comes naturally that when we want to teach tt we have to confider all the factors at the same time either for beginners or for more advanced level players.
As you can see, in my humble opinion, there is something in common: the skill or ability (if you prefer) in doing something. Let’s bring some examples: we want a kid/adult learning forehand counter, we want arrogantly teach him/her to keep the paddle in proper position, bend their leg, lean their torso and so on then we invite him/her to wait for the ball coming and eventually hit the ball. First mistake: we don’t consider the grip. To me the grip it’s the “original sin”, everything you are doing in tt is generated by the grip. Second mistake: we don’t consider what kind of squeezing force he/she applies on the grip. Third mistake: are we sure he/she is looking the ball in all its trajectory? I can list many other mistakes but I stop here. What I want to explain is: are we sure to teach tt properly? I believe in individual, to me tt is a very subjective sport, in term that you cannot apply any kind of technique valid for every player who comes across to your lesson. And on top of that, worst, you cannot teach tt according to your skill. It is very common to see coaches teaching tabletennis in the exact way as the coach acts. Well, the instinct is to see your player performing like you perform, in a sort of duplication, in the image and likeness. It is like a doctor that before listening to what kind of symptom the patient has, he prescribes a drug. You need to get a sort of anamnesis in order to give the cure that fits to that specific person. Tabletennis is not that different, we have to consider the player as a unique type of player and we have to be skilled to understand their limitations in order to reduce them. So teaching…”hey look, you have to execute forehand in this way” and you show how to do, nicely, perfectly, amazingly, without thinking that for he/she that’s Greek, and the situation is tremendously emphasized when you have to deal with little kids. First you have to talk the same language, not your language, you have to wear his/her shoes and feel what kind of difficulties he/she has. Have you ever tried to get on your knees and see what a little kid sees? Well this is the challenge: to understand their need in order to give them proper advices.

Dall’America con furore

4 Dicembre 2015 da Ping Pong Italia · Lascia un commento 

In un clima che comincia a riscaldarsi, non quello di cui hanno discusso i capoccia della terra a Parigi nel cosiddetto COP 21 (in inglese: poliziotto 21), ma poi, in definitiva, cosa hanno deciso? Insomma parlavo del clima, quello pongistico naturalmente, dove iniziano già a circolare i nomi di candidati a destra e sinistra, sopra e sotto e chissà anche da dove; dove, appunto, il presidente uscente Sciannimanico si potrebbe ripresentare, non si presenterebbe, si presenterebbe a metà, 3/4, chi lo sa!!! Ci saranno accordi o lotte, oppure lotte concordate, lotte senza cordate, infine guerre e mai un armistizio? Insomma le solite cose, lo sappiamo già.

In questo clima nord californiano, un po’ rigido per i miei gusti, oggi cambio discorso e parlo dell’America, gli USA, gli Yankee con il fenomeno Curry.
Stephen Curry, pettorina 30, è il fenomeno del momento dei Warriors, la squadra chiamata GS Golden State che nella passata stagione di NBA ha vinto appunto il titolo e Curry è stato insignito del prestigioso MVP Award ossia Most Valuable Player. Curry è talmente fenomeno che sta influenzando tutti qui negli States, chiunque abbia qualcosa da gettare lo fa eseguendo un tiro da 3, è pazzesco, tutti vogliono fare i tre punti, al ristorante, al centro commerciale, al Jamba Juice e così via. Attualmente i giganti di Oakland hanno un parziale di 20-0 mostruoso, penso sia il record di tutti i tempi nella storia dell’NBA. E tutti, e dico tutti vogliono il tiro da 3 con la traiettoria più incredibile possibile.

A proposito di ristoranti, io vado sempre al Macaroni & Grill, mi conoscono e non ho nemmeno bisogno di ordinare, lunedì e giovedì mi faccio i miei Sausage Rigatoni (no Sausage) e mi arriva un bel piatto di pasta di rigatoni, rigorosamente entro 7 minuti altrimenti non si paga, il condimento è ai funghi, martedì e venerdì Chicken Pesto Farfalle (no Chicken), questo rigorosamente in 9 minuti, il Rigatone mi costa 2$ + tax, la Farfalla 4$ +tax. Direte, come mai così poco? Me lo chiedo anch’io. Insomma c’è una promozione che se torni con lo scontrino entro una settimana c’è lo sconto di 5$ ecco svelato l’arcano. Di sicuro con me non fanno del gran business, ma loro sono contenti e quando entro nel locale mi accolgono con tutti gli onori, anzi se appena appena dico che la pasta non va, il manager arriva prostrato come non mai a chiedere scusa, a fare in modo di rifare il piatto e naturalmente non fartelo pagare.

Parlando ancora di luoghi pubblici, beh chi non conosce Starbucks, in americano il Buck equivale a 1$ quindi dal “Dollari Stella” mi faccio il mio solito espresso single shot, tradotto il normale caffè, se lo vuoi doppio chiedi il double shot. La cosa interessante che succede dal Dollari/Stella, anzi le cose interessanti che succedono sono: ordini online con il tuo smartphone e come arrivi nel locale c’è un asiatica che chiama: “Massimo single shot, have agretta day” e tu dici presente, ricambi il great day, lo ritiri e te lo bevi dove ti pare, ah anche qui mi conoscono pertanto ci mettono già lo zucchero di canna e me lo servono in tazzina e piattino di ceramica targati Starbucks. La seconda cosa è la ricarica del telefono, ci sono dei normali tavoli e poi c’è un aggeggio a forma di cd, ben intagliano nel legno dei tavoli, si prende un piccolo dispositivo da collegare al cell, lo si appoggia al coso a forma di cd ed il gioco è fatto, la batteria del telefono inizia la sua ricarica. Ma la cosa bella sono gli avventori, in realtà Starbucks è un luogo per studenti e nullafacenti, i primi arrivano con zaini pesanti di libri, ma anche di iMac, Macbook, iPad, iPod, iPhone, Smartwatch, cuffie e altre inutili cose, ah gli studenti qua sono tutti multitasking, mentre studiano e si danno un gran da fare sui libri con evidenziatori di tutti i colori, guardano youtube nel computer, nel telefonino seguono Facebook ascoltando la musica con gli auricolari mentre controllano quante calorie hanno consumato dallo Smartwatch. Sono dei fenomeni, solo loro ci riescono, ah, nel frattempo bevono in enormi contenitori di carta delle cose imbevibili per noi, non vi dico cosa bevono perché mi sono rifiutato di memorizzare il menu. L’altra categoria di avventori è il nullafacente, il nullafacente è trasversale, ha un’età variabile di classe medio bassa, arriva con il laptop (computer portatile) e un incredibile numero di dvd, serie tv, film, documentari, qualunque cosa e sta là seduto per 3-4 ore o più finché il locale non chiude consumando un bibita. Se lo fai in Italia, il cameriere ti guarda con fare minaccioso intendendo: “allora lasci sto cavolo di tavolo o stai qui tutta la notte spendendo 2 euro?”

Il traffico nella Silicon Valley è intensissimo, nonostante le Freeways a 5-6-7 corsie il traffico c’è sempre, come a Napoli ma qua è leggermente ordinato, ma c’è qualcosa in comune, anche da queste parti passano con il rosso non verso tutte le direzioni, solo quando devi svoltare a destra, la regola dice che puoi svoltare a destra solo se la svolta è sicura, ossia priva di rischi per te e per gli altri. Oh, non se la prendano i napoletani, lo so che è un luogo comune dire quando scatta il verde ci si ferma e quando scatta il rosso si passa, ma succede davvero?
In America lo stop è sacro, è incredibile ma i poliziotti sono davvero appostati e se non ti fermi completamente allo stop, così come recita il codice della strada in men che meno hai le luci da discoteca dentro la tua macchina sparate dalla Patrol Car che attraverso l’altoparlante ti intima qualcosa, in modo gentile, ma te lo intima.. Anche il pedone è sacro, accidenti, certe inchiodate per farli passare, beh non ci pensi, dici tanto loro possono aspettare, no, sei tu ad aspettare e si va avanti così. I parcheggi sono straordinari, anzi sono ordinari, non esiste un parcheggio fuori parcheggio, devi essere preciso e mettere la tua auto nello spazio apposito, se non lo fai sei guardato malissimo e ancora una volta la pattuglia della polizia è li, in agguato. In auto non si scherza, è vero i ragazzi già a 16 anni possono guidare e devo dire che sono molto responsabili, innanzitutto perché fino a 21 anni non possono toccare alcol, e credetemi, non fanno i furbetti. Ancora una volta gli americani sono puntigliosissimi, ti chiedono la foto ID (in genere patente) per verificare la tua età. Per concludere la benzina costa…niente, nel senso che 1 gallone=3.7854118 L costa 2.50$ ossia 2.30 Euro.

Per quanto riguarda il pingpong, i mondiali di Francia hanno decretato che le giovani juniores hanno conquistato il podio per la seconda volta, credo sia un record, uno dei miei “studenti” ha perso sia da Pinto sia da Bressan, il che si deve preparare ad una punizione esemplare, insomma le solite cose.
Bene, ho altre faccende che vi racconterò più avanti, per il momento vi lascio e vi saluto augurando di godere la vita, sempre. Viva Starbucks.

P.S.
La foto di copertina, cioè questa qua sotto, l’ho scattata nel settembre 2011 mi piaceva l’idea di questa che fuoriusciva furiosamente.

I mondiali di Suzhou (parte III)

7 Ottobre 2015 da Ping Pong Italia · Lascia un commento 

del Drago Rosso

A dispetto di chi dice che questo è morto, continuo a scrivere, sia pure con i miei proverbiali ritardi. Diciamo che questo blog ogni tanto si addormenta profondamente, molto profondamente, ma poi si risveglia sempre. Ero in debito della terza e conclusiva parte delle mie riflessioni sui Mondiali e su altre cose, oltre che di ulteriori risposte e indicazioni a Sacramen e altri lettori. Provo a rimediare, scusandomi ancora una volta per il ritardo, problema che dall’inizio dell’anno prossimo non dovrebbe più sussistere perché a dicembre andrò in pensione e avrò più tempo per scassare la minchia a tutti! Innanzitutto un «avviso di chiamata» per altri argomenti molto importanti che affronterò fra un po’: vedo che si è scatenata la corsa per l’elezione del presidente federale, sto già scompisciandomi dalle risate nel vedere i quadrupli salti mortali che qualcuno sta facendo per presentarsi come «il nuovo che avanza» e sto commuovendomi nel leggere come l’eroico Di Folco abbia combattuto strenuamente per sei lunghi anni in Consiglio federale per opporsi a quel cattivone di Sciannimanico (fessi noi che non ce n’eravamo mai accorti), più in generale come tanti scendiletto del presidente federale uscente (dicono a Napoli: foss’a’ Maronna, se uscisse davvero) si stiano rivelando protagonisti della rinascita del tennistavolo italiano e come i tanti gonzi e le tante pecore che per tanto tempo hanno sorretto l’uomo solo al comando siano pronti a prostrarsi davanti a un nuovo uomo della provvidenza. Fino a prova contraria, ho visto solo Vermiglio e la sua cordata battersi davvero contro Sciannimanico. Per il resto, che spettacolo!

SUZHOU

E passo ai Mondiali. Ho già parlato delle disfunzioni organizzative e delle principali indicazioni tecniche, non mi resta che concludere i vari discorsi. Il più importante, a mio parere, è l’abbassamento continuo del livello tecnico generale. Il discorso non è nuovo, ma è inevitabile tornarci su: a parte i cinesi, non ci sono nuovi giocatori, soprattutto in Europa, ma neanche in Giappone e Sud Corea. Avevo già segnalato, nel mio secondo articolo su Suzhou, il polacco Dyjas e il bielorusso Khanin come giovani interessanti, ma poi c’è il deserto. Il punto è questo: lasciando da parte i cinesi (anche loro con ridotta capacità di ricambio generazionale, ma comunque in grado di tirar fuori qualcuno molto buono), non si vedono nuovi campioni, col risultato che ci ritroveremo fra qualche anno con giocatori sempre più scarsi, con i vecchi che si trascineranno più a lungo possibile perché almeno ai Campionati europei riusciranno a raccattare qualcosa, vista l’inconsistenza dei giovani. Non stanno tanto meglio Giappone e Sud Corea. Alla fine, dei giapponesi rimane soltanto il solito Mizutani, gli altri giovani che promettevano chissà cosa, come Matsudaira e Niwa, mostrano sempre più limiti ben precisi. E i sudcoreani, scuola sempre di tutto rispetto, ha molti giocatori di livello medio-alto, ma nessuno in grado di garantire qualche risultato di eccellenza. Della vecchia generazione (Yoo Seung Min e Oh Sang Eun gli ultimi ad abbandonare il palcoscenico mondiale) rimane solo il grande Joo Se Hyuk, che deve arrendersi a Ma Long, ma che fa capire una volta di più cosa il tennistavolo mondiale stia perdendo, senza intravedere ricambi all’altezza.
Una volta definite le linee tecniche principali, resta poco da dire, quasi tutto scontato. Sia negli articoli che nei successivi interventi in risposta a commenti sui vari aspetti dei Mondiali, ho già chiarito cosa è successo nel singolo maschile, posso solo aggiungere che nei successivi tornei internazionali ci sono state conferme delle indicazioni dei Mondiali, a parte la sconfitta di un Ma Long ancora ubriaco per il suo primo titolo mondiale di singolo contro l’altro cinese Shang Kun agli Open del Giappone, prontamente riscattata con la vittoria negli Open di Cina, in cui ha demolito tutti.

SINGOLO FEMMINILE

Non mi soffermo sui doppi, di quello maschile ho già parlato ampiamente, se non per segnalare il misto in cui, in omaggio alla politica dell’Ittf di far formare coppie di nazioni diverse, spicca quella col francese Lebesson e la cinese Chen Meng. Perdono dai cinesi Yan An-Wu Yang per evidenti limiti del francese, ma lo spettacolo è vedere Chen Meng che fa la parte dell’uomo e Lebesson che, timidamente, la segue e si mette a sua disposizione, è anche da questi particolari che si nota la differenza abissale fra Cina ed Europa. Per quanto riguarda Chen Meng, però, c’è da aggiungere qualcosa di interessante, vista la sua assenza nella gara di singolo. Chen Meng per me è una delle tre più forti in questo momento, insieme a Liu Shiwen e Zhu Yuling, ma i nuovi criteri di convocazione della Cina per le grandi manifestazioni l’hanno penalizzata. Nel torneo di qualificazione nazionale si è trovata in un momento di scarsa forma ed è stata eliminata, a vantaggio di Mu Zi, che è poi arrivata addirittura in semifinale grazie anche a un tabellone nettamente sbilanciato. La riprova è arrivata nei successivi Open del Giappone quando ha vinto il singolo, battendo 4-1 in semifinale Ding Ning e 4-3 in finale Zhu Yuling. Purtroppo, il sistema di convocazione cinese provoca questi danni, anche se la Cina non se ne preoccupa perché comunque vince, quindi non importa chi va ai Mondiali. Dal punto di vista tecnico, però, viene falsata la realtà. L’ulteriore dimostrazione la si ha guardando i risultati di una stagione intera, con Ding Ning che perde da quasi tutte le cinesi, ma vince la Coppa del Mondo 2014 solo perché si ritrova come unica avversaria (solo 2 ammesse per nazione) una Li Xiaoxia ormai non più in grado di competere con le migliori e poi i Mondiali con un tabellone debolissimo, in cui rischia con le cinesi meno forti (4-3 sia alla Wu Yang che alla Mu Zi), e con l’episodio della finale con Liu Shiwen su cui tornerò fra poco. Con Zhu Yuling perde 4-0 i Campionati Nazionali e 4-0 nella finale degli Open di Cina, arrivandoci tra l’altro grazie a un tabellone in cui non trova nemmeno una cinese fino appunto alla finale (e anche agli Open del Giappone arriva in semifinale senza trovare neanche una cinese per poi essere demolita dalla Chen Meng). Per il resto, non c’è molto di interessante, poco dall’Europa, poco dalla Sud Corea, con difese forti ma che non riescono a raggiungere i livelli di una Kim Kyung Ah, per citare l’ultima di tante fortissime giocatrici sudcoreane di difesa. Nemmeno il Giappone va oltre un certo limite. Restando alle giapponesi, comunque, chiudo parlando di una giocatrice che si è sempre distinta per il suo gioco spettacolare e per la sua grandissima grinta, Sayaka Hirano. Purtroppo per lei, gli anni passano e pesano, va fuori da una non eccelsa Matelova, dopo aver sprecato l’impossibile. La sua permanenza in nazionale ora è a rischio, considerata anche l’età (ha compiuto 30 anni il 24 marzo). Dopo aver perso, pur nel disappunto, disciplinata come un soldatino si è sottoposta per quasi mezzora alle interviste dei giornalisti giapponesi, carta stampata, internet, radio, televisioni. L’ho aspettata, alla fine della zona mista, per salutarla, lei però mi ha detto di seguirla nella sala lounge degli atleti, poi ho capito perché. Quando si è resa conto che nessuno la vedesse, oltre a me, è crollata ed è scoppiata a piangere, dicendomi che il c.t. della nazionale vuole metterla fuori e fare spazio alle giovani. So che il momento deve arrivare, ma perdere una giocatrice come la Hirano è un peccato per il tennistavolo e la sua stessa reazione, coraggiosa nel non mostrarsi debole di fronte ai giornalisti, fragile nel momento in cui non ce la fa più a reggere. Spero che possa giocare un altro po’, in ogni caso a lei va reso onore per quello che ha saputo dare al tennistavolo e a chiunque abbia assistito a una sua partita, regalandogli spettacoli ed emozioni indimenticabili. Sarà difficile trovare un’altra come lei.

DING NING-LIU SHIWEN

La conclusione la dedico a ulteriori riflessioni sulla finale femminile e alle polemiche a essa legate. Non ripercorro gli avvenimenti e quello che ho già scritto, potete facilmente ritrovarli sul blog insieme alle osservazioni di Sacramen, soprattutto quelle legate anche alla sua esperienza in tema di infortuni. Provo qui a chiarire ulteriormente, puntando su due punti essenziali: la possibilità che l’infortunio di Ding Ning fosse vero o no, la possibilità che Ding Ning alla ripresa del gioco abbia cambiato o no la sua tattica. Sul sito dell’Ittf e negli interventi di molti osservatori è stato detto che Ding Ning, dopo l’infortunio alla caviglia, ha cambiato gioco e, invece di stare lontana dal tavolo, come aveva fatto fino a quel momento, si è messa più vicina e non si è mossa più perché aveva difficoltà a muoversi. Prima di entrare in argomento vorrei parlare di un’altra vicenda, non legata al tennistavolo, che però può servire per capire quale sia stato l’impatto psicologico di quanto avvenuto nella finale Ding Ning-Liu Shiwen su chi la stava osservando. L’esempio è molto famoso e perciò comprensibile da tutti, riguarda il Mondiale di calcio vinto dall’Italia nel 1982. Nel girone dei quarti di finale l’Italia affronta il Brasile (dopo aver battuto 2-1 l’Argentina), gli azzurri sono obbligati a vincere per andare in semifinale, al Brasile (3-1 all’Argentina, miglior differenza reti in caso di arrivo a pari punti con l’Italia) basta il pareggio. Se andate a rivedere i commenti di quella partita, vinta 3-2 dall’Italia, o se li ricordate, come è probabile, viene fuori la storia del Brasile che non si accontenta del pareggio dopo essere riuscito a raggiungere gli azzurri sul 2-2 e dell’Italia che lo punisce in contropiede segnando il 3-2. Anche oggi, se andate a leggere sui giornali o sui siti le rievocazioni di quella partita, trovate la stessa storia, il Brasile presuntuoso che vuole vincere e l’Italia che lo punisce IN CONTROPIEDE. Bene, questa è UNA PUTTANATA GALATTICA. Sapete come segnò il 3-2 l’Italia? Su calcio d’angolo. Sì, su calcio d’angolo, ottenuto fra l’altro non in contropiede, ma su un errore dei difensori brasiliani, che si passano la palla fra loro per perdere tempo, finché uno non sbaglia il passaggio indietro al portiere che non ce la fa a recuperare il pallone, che va in calcio d’angolo. Ma non basta, perché quello che avviene su questo calcio d’angolo è ancor più da fantascienza. Andate a rivedere il filmato del gol, lo trovate facilmente su youtube, e provate a contare quanti giocatori brasiliani si trovano nella loro area nel momento del calcio d’angolo: cinque, sei, sette? Vi risparmio la fatica: TUTTI E UNDICI! Sì, il Brasile che nei racconti leggendari dei grandi giornalisti perse quella partita per presunzione, beccandosi il gol IN CONTROPIEDE, si prese il 3-2 su un calcio d’angolo sul quale tutta la squadra, per paura, si era rintanata nella sua area. Se l’ultima squadra di Terza categoria dilettanti va a giocare sul campo della Juve, dell’Inter o magari del Barcellona, non credo che si metta con tutti e undici giocatori in area su calcio d’angolo. Ma la leggenda dice che il Brasile perse con un gol in contropiede.
E allora, torniamo a noi. Non si tratta di essere stupidi o disattenti, si tratta di un atteggiamento mentale molto comune, di «fiducia» in quello che ci dice il telecronista o in quello che viene scritto sui giornali o sui siti, in questo caso su quello dell’Ittf, con conseguente «distrazione» dalla realtà. Perciò, vi invito a riguardare la finale come se non sapeste già cosa è successo. Per conto mio, faccio notare due cose, la prima sull’infortunio, la seconda sulla tattica di gioco. Sacramen descrive bene cosa succede a proposito di una distorsione alla caviglia e cita la sua esperienza con un movimento «più violento e rapido». Il punto è proprio quello. Guardate come avviene la caduta di Ding Ning (la ripresa è dalle sue spalle, quindi chiarissima): non avviene dopo un suo saltello (comunque quelli di Ding Ning sono appena accennati, lei non si distacca molto da terra quando li fa), ma con il piede ben piantato sul suolo. Lei finisce a terra perché perde l’equilibrio non perché poggia male il piede dopo un salto, e, mentre cade, continua a tenere il piede per terra tanto che si vede chiaramente che la caviglia si piega. Ma Ding Ning cade molto lentamente e altrettanto lentamente si piega la caviglia, che però torna immediatamente «dritta». Insomma, non c’è il colpo sulla caviglia dovuto all’impatto da caduta con il peso del corpo che va a gravare sulla caviglia stessa. C’è una torsione appena accennata che si risolve subito perché Ding Ning stacca il piede da terra mentre sta cadendo. Il dolore c’è, naturalmente, ma è difficile credere che il danno sia quello che Ding Ning ha voluto far credere, a maggior ragione se si considera cosa accade dopo. E passiamo al presunto cambiamento di tattica da parte di Ding Ning. Anche in questo caso, guardate il gioco prima e dopo l’infortunio, senza farvi fuorviare dai commenti apparsi sul sito Ittf. Io faccio notare che Ding Ning, prima e dopo, resta sempre alla stessa distanza dal tavolo, un metro o poco più, e gli spostamenti laterali, brevi, sono sempre gli stessi. L’unica cosa che cambia è che Ding Ning, dopo ogni punto, si mette a zoppicare. A Napoli dicono : ‘ccà nisciuno è fesso. Io dico lo stesso. Ma, naturalmente, ognuno è libero di verificare, le immagini sono chiare. Aggiungo solo qualche considerazione. Nel momento dell’infortunio, Ding Ning è in balia di Liu Shiwen, nel set precedente Liu Shiwen ha vinto ben 7 punti chiudendo azioni d’attacco e comunque è sempre lei ad attaccare. Ding Ning, insomma, è sulla difensiva, a ribattere, già prima dell’infortunio, risulta ancora più sbagliata quindi l’interpretazione della diretta Ittf e poi del commento sul cambiamento di tattica. Ding Ning è in difesa prima e dopo. Ciò che cambia è la tenuta mentale di Liu Shiwen. Sempre dalle immagini è possibile notare un’altra cosa importante: Liu Shiwen, dopo l’infortunio, guarda una sola volta cosa sta succedendo dall’altra parte del tavolo, poi si gira di spalle e rimane così finché non viene chiamata dagli arbitri, quasi 11 minuti con le spalle girate, a voler mantenere la concentrazione, ma perdendola, perché è umanamente impossibile non volersi girare per guardare cosa succede e di conseguenza si pensa a cosa sta succedendo, invece di restare tranquilli e concentrati solo su se stessi. Infatti, quando il gioco riprende, la tattica rimane la stessa, Ding Ning a ribattere a un metro dal tavolo, Liu Shiwen ad attaccare, ma con molti più errori.
Ognuno può avere la sua idea, ma, ripeto, guardate la partita e gli episodi senza pensare a cosa avete ascoltato e letto, dopodiché decidete. Io continuo fermamente a pensare che Ding Ning (a prescindere dalle testimonianze dirette dall’interno della squadra cinese) abbia compiuto una grandissima paraculata. E continuo a pensare che i risultati di tutti gli altri incontri, prima e dopo i Mondiali, confermino la sua inferiorità rispetto alle altre cinesi più forti.

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